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Giù la maschera, Carnevale! Dalle origini alle feste più popolari

di Alessandra Bergamasco

Sembrerebbe una filastrocca giocosa  – e chissà quanti la ricordano – nata per essere appresa e ripetuta dai bambini ma “Carnevale, vecchio e pazzo, s’è venduto il materasso per comprare pane e vino…” è più di un allegro testo in rima, concentra infatti in pochi versi le tematiche tipiche del Carnevale: l’azione scellerata del vendere un oggetto importante, l’abbondanza di cibo e di vino, un eccesso tale da condurre alla morte il bizzarro sovrano del fantomatico Regno di “Cuccagna”, la cui capitolazione segna la fine del periodo caotico dell’anno appena passato e l’avvicendarsi di una nuova era di prosperità. Il ritornare cenere è, inoltre, un chiaro riferimento all’imminente “mercoledì delle ceneri” che segue il martedì grasso (ultimo giorno di festa) e inaugura la morigeratezza quaresimale. Non è un caso che l’autore del componimento sia un certo Gabriele d’Annunzio, e chi  più del Vate poteva cogliere lo spirito della festa folle e goliardica per antonomasia?

Volo dell'Angelo al Carnevale di Venezia
Volo dell’Angelo al Carnevale di Venezia

Partendo dalle origini, non si può parlare del Carnevale senza far riferimento alle tradizioni pagane dei Saturnali, in onore del dio Saturno, e Lupercali, in onore del dio Fauno, conosciuto anche come Luperco e protettore  del bestiame dall’attacco dei lupi. Secondo un’altra interpretazione, invece, il culto di Luperco sarebbe dedicato al prodigioso allattamento di Romolo e Remo da parte di una lupa. Ancora più antiche sono le celebrazioni greche in onore del trasgressivo Dioniso (diventerà Bacco per i romani da cui avranno origine i lascivi “Baccanali”). Si tratta di culti pre-carnevaleschi caratterizzati dall’abbandono all’ebrezza del vino, da canti e balli sfrenati, banchetti pantagruelici,  sacrifici animali, sfilate su carri e corse a piedi con indosso pelli di capi offerti agli dei. Metaforicamente, il bisogno di rigenerazione e purificazione –  che si avverte pressante nell’ostile stagione invernale – genera il Caos, ossia il “rovesciamento del mondo”, il ribaltamento dei ruoli e delle convenzioni sociali. Questo momento di confusione e dissolutezza totale serve ad azzerare ciò che è stato per ripristinare un nuovo ordine: il Cosmos, è la Primavera che ritorna e con essa la vita.

Agli albori dell’era Cristiana, i Padri della Chiesa faticano a convincere gli adepti a non prendere parte agli eccessi previsti da tali culti. Dobbiamo attendere il Medioevo per ritrovare un rinnovato interesse per la “festa dei folli” che, seppur osteggiata dal clero, trova spazio presso le corti rinascimentali, dove compagnie teatrali itineranti mettono in scena spettacoli comici carnevaleschi. È in questo contesto che, nel Seicento, iniziano a prendere forma le maschere regionali della Commedia dell’Arte con i loro caratteri netti e definiti:  il partenopeo Pulcinella, servo sciocco e malinconico, si contrappone al furbo Arlecchino bergamasco, mentre a Bologna ci attende il serioso dottor Balanzone e nel Veneto c’è l’anziano mercante di Venezia Pantalone. Queste sono solo alcune tra nostre maschere più celebri, ma la nostra Penisola ne è ricca da Nord a Sud.

Battaglia delle arance al Carnevale di Ivrea
Battaglia delle arance al Carnevale di Ivrea

L’Italia, dunque, per storia e tradizione è la patria del Carnevale. È qui che oggi si festeggiano alcune delle manifestazioni più famose nel mondo. La regina del Carnevale nostrano è certamente Venezia. La città lagunare vanta un Carnevale sfarzoso, dalla cornice incantata, che affonda le proprie radici intorno all’anno Mille, allorché le oligarchie della Serenissima concessero un periodo di svago ai ceti popolari – di valenza identica al panem et circenses romano – per contenere i malumori e placare gli animi. In questo lasso temporale, tutelati dall’anonimato delle maschere, ci si poteva concedere il lusso di dileggiare il potente e l’autorità. Una sorta di livellamento sociale ben tollerato che rendeva la pubblica piazza un misterioso palcoscenico dove, al saluto di  “Biongiorno siora maschera”, ci si sentiva protagonisti di una meravigliosa e grande illusione. La maschera più nota era, ed è tutt’oggi, la Bauta: volto coperto di bianco (detto Larva) con delle aperture che consentivano di bere e mangiare, lungo mantello scuro (tabarro)  e tricorno. In passato veniva utilizzata anche al di fuori del Carnevale in tutte quelle circostanze in cui si desiderava celare la propria identità, in particolare, per i corteggiamenti e gli incontri galanti. Tra gli appuntamenti clou veneziani c’è il Volo dell’Angelo che apre ufficialmente i festeggiamenti, si tratta di uno spettacolare passaggio, dal campanile di San Marco al centro della Piazza, compiuto da una fanciulla in ricordo della straordinaria impresa di un funambolo turco nel Cinquecento. La protagonista è la “Maria” eletta nell’edizione precedente, ossia, una sorta di madrina della festa, dall’usanza di benedire il 2 febbraio (giorno della purificazione della Vergine) un gruppo di dodici fanciulle prossime al matrimonio. (Per maggiori info, clicca qui).

Carnevale 2014. Thaila Ayala. Rio de Janeiro
Carnevale 2014. Thaila Ayala. Rio de Janeiro

Lasciamo la bruma lagunare, con le sue  romantiche e rarefatte atmosfere, per approdare sulle coste brasiliane alla scoperta di quello che è l’altro celebre evento, che attira ogni anno milioni di turisti da ogni dove: il Carnevale di Rio De Janeiro. A ritmo di Samba, è tutto un tripudio di danze, allegria e colori vivacissimi, tra piume e lustrini di conturbanti ballerine che sfilano su sgargianti carri allegorici. Dal giovedì al martedì grasso è un susseguirsi ininterrotto di eventi, sia di giorno che di notte. Il cuore pulsante della festa è il Sambodromo – una eccezionale struttura che ospita le grandi manifestazioni – che, in questa occasione, vede esibire al suo interno le più importanti Scuole di Samba della città. Ogni scuola sceglie un tema, declinandolo in musica, carri e costumi, il risultato è una parata imponente e scenografica che merita di essere vista almeno una volta nella vita. (Per maggiori info, clicca qui).

Wagen: Angela Merkel und Alexis Tsipras
Carnevale in Germania. Wagen: Angela Merkel und Alexis Tsipras

Dopo Venezia e Rio, è impresa ardua scegliere chi deve salire sul podio dei Carnevali più popolari. La lista è lunga e, per motivi diversi, ciascuno meriterebbe una special mention. Ritornando al Belpaese è d’obbligo citare gli straordinari carri allegorici Viareggio, la battaglia delle arance del Carnevale di Ivrea, i maestri cartapestai di Putignano, le affascinanti tradizioni carnevalesche sarde e lucane, ma l’elenco non si esaurisce certamente qui. Oltre i confini nazionali, invece, ci piace ricordare il Carnevale di Colonia, il Kölner Karneval, dalla numerologia legata all’undici. Inizia l’undici Novembre – 11/11 – alle ore 11 e 11 minuti  con la nomina dei suoi tre personaggi simbolo: il Principe, il Contadino e la Vergine. L’evento cardine è il rogo del Nubbel:  il martedì grasso un fantoccio di paglia viene bruciato per lasciarsi alle spalle il vecchio anno e propiziarsi il nuovo. Tra gli  appuntamenti peculiari c’è “il Carnevale delle donne”: sono loro le protagoniste assolute della festa, vagano per le vie della città con forbici alla mano, tagliando le cravatte dei “malcapitati per poi farsi perdonare con un bacio sulla guancia. (Per maggiori info, clicca qui).

Donne mascherate per il Carnevale delle donne a Colonia
Donne mascherate per il Carnevale delle donne a Colonia

 

 

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