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CULTURE |

Il Paese dai due cuori

di Elisa Zanetti
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Se siete viaggiatori e non turisti, il Kazakistan vi entrerà nell’anima. In questo Paese fatto di grandi spazi semideserti, di città costruite ex novo, di rotte poco battute dal turismo, ma segnate da vie millenarie come quella della seta o dai percorsi che il suo popolo a lungo nomade ha tracciato, vi sarà facile scoprire l’essenza del viaggio in un modo più profondo e intenso. Dal turco-persiano qazāq nomade, vagabondo”, il nome stesso del suo popolo rivela che viaggiare e muoversi in questa terra dura e sorprendente al tempo stesso è l’azione più spontanea e vera che possiate compiere. E non importerà se dormirete in una stanza o in una tenda e se i servizi saranno scarsi, avrete sempre la rassicurante certezza di sentirvi ospiti desiderati. L’ospitalità è nella cultura kazaka un dovere sacro: la tradizione vuole che l’unico cavallo della famiglia venga sacrificato e portato in tavola qualora qualcuno sopraggiunga in visita, così come è proprio un cavallo che i genitori di un novello sposo legano fuori dall’ingresso della yurta (la tipica abitazione mobile) preparata per la coppia, affinché i giovani sposi si ricordino sempre di essere ospitali e generosi. Arnayy konak, kudayy konak e kydyrma konak sono i tre diversi modi con cui viene indicato l’ospite: invitato, inaspettato o straniero. Non importa a quale tipologia si appartenga, quello che è certo è che a tutti verrà riservato il cibo più saporito e verrà chiesto di cantare e animare la festa, sempre accompagnati dagli strumenti tipici dombra e kobyz. «Accogli l’ospite come un messaggero di Dio», dice del resto un antico detto kazako.

Lago di Almaty. Foto di Martin de Lusenet
Kazakistan, Lago di Almaty. Foto di Martin de Lusenet

Accoglienza e apertura segnano intrinsecamente il DNA di questo Paese, il nono al mondo per grandezza: all’interno dei suoi confini convivono pacificamente 129 etnie differenti e 40 religioni. Il perché di questa mescolanza ha sia radici lontane, databili attorno all’anno Mille, quando numerose tribù nomadi invasero queste zone, sia appartenenti alla storia contemporanea: nel 1848 l’impero zarista russo riuscì ad annettere il territorio delle steppe e da allora i due Paesi sono rimasti legati (l’indipendenza della nazione arriva solo nel 1991, con la caduta dell’Urss). Forte e duraturo, il rapporto fra Russia e Kazakistan è segnato da momenti felici e da altri più complessi. Ne trovate testimonianza nel Museo Nazionale della Repubblica Kazaka, dove si racconta con orgoglio di alcuni momenti della storia sovietica che coinvolsero il Kazakistan, come il programma spaziale o la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, sia di vicende buie, come la realizzazione di Alzhir, un campo destinato alle mogli e ai figli dei dissidenti russi, esiliati al di fuori della madrepatria. Ed è proprio a poco più di 30 kilometri da Alzhir che è sorta Astana, la cosiddetta Dubai della steppa, capitale solo dal 1997, costruita dal niente per mostrare la voglia di affermazione della Repubblica Kazaka.

Kazakistan, Almaty. Foto di Alexander Fisher
Kazakistan, Almaty. Foto di Alexander Fisher

Decisamente più vicina al confine russo rispetto alla precedente capitale Almaty, situata nel sud est del Paese, Astana rappresenta anche un messaggio di indipendenza che il Presidente Nursultan Äbişuli Nazarbaev ha voluto ribadire ai confinanti russi. La politica ferma di Nazarbaev, in carica sin dalla nascita della giovane nazione e non estraneo a critiche di eccessivo accentramento del potere, ha però permesso al Kazakistan di mantenere l’equilibrio fra le diverse componenti della popolazione. Kazaki e russi sono oggi i due principali gruppi etnici del Paese (la lingua nazionale è il kazako, ma il russo è considerato lingua alla pari), seguono poi minoranze uzbeche, ucraine, uigure, tatare, tedesche e infine altre etnie minori come coreani, turchi, azeri, dungani… Con i suoi palazzi avveniristici, realizzati da architetti di fama internazionale come Norman Foster e Kishō Kurokawa, Astana svela il volto più moderno della Repubblica Kazaka e il suo desiderio di crescita: un Paese che dopo il dominio sovietico ha iniziato a sfruttare le proprie ingenti risorse minerarie. Tra i primi produttori al mondo di alluminio, piombo, argento e zinco, è inoltre ricco di oro, rame, petrolio e gas naturale, che ne hanno guidato il recente sviluppo. È una ricchezza di tipo naturalistico quella che invece caratterizza Almaty, la prima capitale del Kazakistan, e l’omonima regione che la ospita. Antico cuore della nazione, offre ai visitatori un’atmosfera del tutto diversa diversa da quella di Astana. I suoi palazzi sono decisamente meno imponenti rispetto a quelli dell’attuale capitale, ma lasciano che gli occhi corrano alle vicine vette del Tien Shan, le cosiddette Montagne Celesti che con i loro picchi creano un confine naturale fra Cina e Kirghizistan e attraversano l’antica regione del Turkestan.

Kazakistan, Charyn Canyon. Foto di Mauriusz Kluzniak
Kazakistan, Charyn Canyon. Foto di Mauriusz Kluzniak

Di grande impatto l’imponente Monumento all’Indipendenza di Piazza della Repubblica e imperdibile la Cattedrale Zenkov: fra i pochi edifici di epoca zarista sopravvissuti al terremoto del 1911. Lasciate la città per visitare alcuni dei meravigliosi parchi situati nel sud del Paese: più piccolo, ma suggestivo quanto il Grand Canyon americano, il Canyon Charyn è il risultato dell’azione erosiva dell’omonimo fiume che ha lasciato traccia di sé scavando nella steppa piatta una gola profonda tra i 150 e i 300 metri. La varietà di colorazioni, forme e misure saprà stregare lo sguardo del viaggiatore. Se volete che a essere sedotto sia anche il vostro senso dell’udito, non perdete il parco di Altyn-Emel: in un’ampia area ricoperta da rocce, foresta, deserto e prateria troverete le dune cantanti. Mossi dal vento, i granelli di questi sinuosi e imponenti cumuli di sabbia iniziano la loro danza e così il loro canto ammaliante. Altyn-Emel vale una visita anche per le sue incredibili montagne multicolori: formate da differenti strati di roccia hanno striature orizzontali che vanno dal bianco al rosso e all’arancione.
Se ancora non avete trovato un motivo abbastanza speciale per scegliere di visitare questa terra tanto vasta quanto ricca per etnie e bellezze della natura, eccovi un ultimo segreto: nei boschi di Tekeli, alle pendici del versante kazako del Tien Shan, milioni di anni fa nacque il malus siversii, il primo melo selvatico, che ancora cresce e prospera tra le montagne e i dirupi di queste zone. Il giardino dell’Eden è qui.

 

Articolo pubblicato su Circle Magazine, issue 05 / ottobre 2017. Clicca qui per sfogliare il magazine.

 

 

 


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