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A Torino c’è più gusto

di Marilena Roncarà
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Torino è sempre più bella, come se la celebre eleganza sabauda avesse col tempo fatto un patto di reciprocità con l’accoglienza e quello che ci si presenta davanti è una città davvero vitale e con più di un punto di attrazione. Per non perderci tra le molteplici meraviglie partiamo per un viaggio all’insegna del gusto, con qualche piccola ma doverosa deviazione in materia. Ebbene la prima notizia da dare è che nel 2018 Torino ospita il Bocuse D’Or Europe e la cosa è degna di nota perché è la prima volta nella storia del celebre concorso gastronomico che le selezioni si svolgono in una località dell’Europa meridionale.

Torino, Piazza Castello
Torino, Piazza Castello

Precisamente l’11 e il 12 giugno in occasione del Gourmet Expo Forum, 20 giovani chef, vincitori delle rispettive selezioni nazionali, cercheranno di aggiudicarsi, nella cornice del Lingotto Fiere, il Trofeo europeo e l’accesso alla finale mondiale di Lione 2019 e il tutto alla presenza di Enrico Crippa, chef tre stelle Michelin del ristorante Piazza Duomo di Alba, in veste di presidente onorario d’eccezione. A fare da testimonial della tradizione enogastronomica italiana è il Piemonte tutto, a partire da Alba, capitale delle Langhe, dove ha sede il quartier generale dell’Accademia Bocuse d’Or Italia, il nuovo organismo creato ad hoc e che, sotto la guida del presidente Enrico Crippa (appunto) e del direttore Luciano Tona, supporterà le fasi di training del Team italiano e del suo candidato Marino Ruggieri, in vista della sfida continentale. L’obiettivo è ambizioso e proprio per questo il Piemonte scende in campo con tutti i suoi impareggiabili prodotti, dal tartufo bianco d’Alba ai vini, con 17 etichette DOCG e 42 DOC, dalla carne di razza piemontese alla nocciola IGP, fino al riso del Piemonte, al cioccolato e ai prelibati formaggi artigianali.

Torino. Chef stellati all'opera
Torino. Chef stellati all’opera

Ogni aspetto del territorio sarà protagonista dalle risaie del vercellese con il loro tipico paesaggio che rimanda a un “mare a quadretti”, ai morbidi paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato con il museo del vino di Barolo che merita ben più che una semplice sosta, fino agli antichi borghi fortificati e ai castelli tra Astigiano e Alessandrino, per poi tornare a Torino, capitale del vermouth e dell’aperitivo, dei gianduiotti e dei grissini.

Torino, sotto i portici
Torino, passeggiare sotto i portici del centro

Ed è proprio la città della Mole a proporsi sempre più come città “plurale”, capace di trasformare la chiusura dei tanti impianti industriali che a suo tempo l’avevano resa protagonista, in altrettante forze di attrazione, come nel caso di EDIT (Eat Drink Innovate Together) un luogo polifunzionale e innovativo che applica al settore del food & beverage due dei più riusciti trend contemporanei: il co-working e la sharing economy. Situato nell’edificio di un’ottocentesca fabbrica di cavi elettrici (la Incet), Edit si colloca su uno dei due capi del cosiddetto “Miglio dell’innovazione”, lungo un asse strategico che percorre la città collegando il Politecnico alla stazione Dora. Ebbene qui, su una superficie di 2.400 metri quadri, distribuiti su due piani, prende corpo un’esperienza interattiva totale che, all’interno di una destinazione gastronomica suddivisa in cinque aree: Bakery Cafè, Brewery, Pub, Cocktail Bar, Restaurant e Kitchens (ovvero quattro cucine professionali, più una sala adibita a showcooking), offre la possibilità di scegliere se essere “attori protagonisti” e mettersi alla prova in cucina o nella produzione della birra o semplici “fruitori” delle proposte gastronomiche, con la curiosità di lasciarsi sorprendere dalle ricette di chef, mastri birrai e bartender professionisti. Edit, infatti, non è solo un polo di ristorazione di qualità: Renato Bosco, con le sue pizze crunch e doppio crunch, oltre che con i lieviti mattutini e il pane, fa squadra con Pietro Leeman e i suoi piatti vegan, mentre il ristorante è in mano ai Costardi brothers del Cinzia di Vercelli e il cocktail bar è gestito dai ragazzi del Barz8, ma è anche un luogo in cui amatori, professionisti o piccole realtà artigianali possono affittare gli impianti e gli strumenti per svolgere il proprio lavoro. Per tutti gli orari di apertura vanno dalle 7 con la Bakery Cafè, fino alle 23:30 per il  Restaurant (19:30-23:30), mentre Pub e Cocktail Pub sono aperti dalle 12 alle 2 di notte, con la possibilità di mangiare anche oltre i consueti orari, scegliendo tra un unico grande tavolo comune da 50 coperti e i tradizionali tavoli da 2 o 4 coperti. A questo indirizzo tutte le info www.edit-to.com.

Torino, Edit
Torino, gli spazi interni di Edit

Tornando infine nel cuore di Torino, un percorso imperdibile è quello tra le storiche caffetterie della città: dal caffè Fiorio (fondato nel 1780), al Bicerin (1763), da Baratti & Milano a Mulassano, luoghi pronti a incantarci per l’atmosfera che regalano, in grado di colorare e dare sollievo anche alla nostra quotidianità più grigia e stanca, e dove non può mancare l’occasione di assaggiare quella specialità tipica che è il bicerin, una bevanda a base di caffè, cioccolata calda e latte.
Da vedere, nell’ottagonale piazza della Repubblica, è anche il Mercato di Porta Palazzo, il più grande mercato all’aperto di frutta e verdura d’Europa, che durante la manifestazione Luci d’artista ci accoglie con la scritta di Michelangelo Pistoletto Love difference a promuovere, in modo trasversale, quel mix unico di culture che, nel caso specifico, mette insieme gli agricoltori delle valli piemontesi, con i nuovi contadini cinesi e gli abili venditori arabi.

Torino, interno caffè storico
Torino, interno caffè storico

Infine, concedendoci una deviazione nell’itinerario del gusto, un salto è d’obbligo anche alla Real Chiesa di San Lorenzo, un edificio che è sinonimo di bellezza, mistero e genialità. Se la cupola della chiesa è una delle caratteristiche dello skyline torinese, resta tuttavia difficile, una volta giunti in piazza Castello, individuarne l’entrata, perché la chiesa non ha facciata: i Savoia non volevano fosse intaccata l’armonia della piazza. Ma appena individuata la porta d’ingresso, bisogna addentrarsi alla scoperta di un altro mistero della chiesa, ovvero i dipinti nascosti negli oblò delle cappelle radiali, progettati dall’architetto Guarino Guarini per essere illuminati da un raggio di luce solare in due unici giorni all’anno: in occasione dell’Equinozio di Primavera e d’Autunno. Solo in questi due giorni, a mezzogiorno, un raggio di sole entra, infatti, dalla cupola donando alla chiesa un’ulteriore meraviglia, un appuntamento da non perdere. E seppure sappiamo che non è magia, di sicuro è la città tutta a incantarci.

Chiesa di San Lorenzo, Torino. Foto di T. Francesco
Chiesa di San Lorenzo, un dettaglio della cupola di Guarino Guarini, Torino. Foto di T. Francesco

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