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“FRIENDSHIP HIGHWAY” LA STRADA DELL’AMICIZIA

ASIA / Nepal

Ideato e redatto da Giovanni Dardanelli

Questo viaggio è un percorso attraverso due terre combacianti eppure completamente differenti: il Nepal è l’acqua, il verde, il riso, il caldo, i fiori che inghirlandano le figure sacre; il Tibet è la pietra, il turchese dei laghi, il bianco lattescente degli immensi nevai, è il lumino tremolante delle lampade a burro nei templi bui. Dove per secoli sono passati solo sentieri tracciati da carovane di yak e dal cammino dei pellegrini, è nata una strada camionabile. E’ la “Friendship Highway” la cosidetta “Strada dell’Amicizia” costruita, dall’accordo comune di Nepal e Cina, per collegare le due terre saldate dal cordone himalayano: il Tibet e il Nepal. La strada percorre il plateau tibetano e scende alle valli nepalesi. Quest’arteria inaugurata nel 1987 è il filo conduttore del nostro viaggio tra le città, i paesi, i monasteri, le terre e le genti che hanno serbato l’originalità delle antiche ed affascinanti tradizioni himalayane.Terre di agricoltori, di pastori, terre di pascoli e di campi d’orzo; terre di eremiti, di monaci, di patriarchi, terre di magia e di preghiera. Terre di leggende e di figure leggendarie. Marpa, maestro del grande eremita Milarepa, lasciò il Tibet natale per raggiungere l’India, la madre dei testi sacri buddisti. Scese dall’altopiano e soggiornò per mesi, per acclimatarsi alle basse quote, nella valle di Kathmandu presso lo stupa di Swayambunath detto “l’autogenerato”. Sono trascorsi mille anni eppure i valori spirituali del popolo himalayano, nelle vallate di pascolo lontane dalle città, sono rimasti, incredibilmente, pressoché immutati.

Per rendere il viaggio ancora più speciale, per le quattro notti a Kathmandu, abbiamo scelto il Dwarika’s Hotel, l’albergo con più fascino e personalità del Nepal. E’ considerato “l’albergo museo” della valle di Kathmandu: la struttura, gli ambienti comuni e le stanze personalizzate sono il risultato delle ricerche di materiali, mobili e arredi antichi e prestigiosi che infondono un tocco di ineguagliabile raffinatezza. 

La partenza del 04/6 è in occasione del Festival del Saga Dawa
 


Prezzo del Viaggio

A partire da: 3980 Euro

Per questo viaggio non sono previste riduzioni.

Il Club

Questo viaggio dà diritto a 160 Impronte del Club.
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Durata

17 giorni e di 15 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 10 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 16 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Volo da Milano Malpensa per Muscat e proseguimento per Kathmandu dove l'arrivo è previsto il giorno successivo  
Partenza da Milano Malpensa con volo di linea per Muscat e coincidenza per Kathmandu.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Arrivo a Kathmandu (1400 m)  
Il volo arriva nel pomeriggio nella capitale nepalese, che è situata a 1400 metri di quota. Dopo il disbrigo delle formalità d’ingresso, trasferimento e sistemazione in hotel.NB: durante il soggiorno a Kathmandu abbiamo lasciato i pasti liberi. E’ una scelta fatta appositamente per consentire ai partecipanti, là dove possibile, di essere liberi di scegliere dove e quando consumare i pasti. L’accompagnatore sarà comunque a disposizione per ogni indicazione o consiglio si desideri in merito.

Tappa: 3 - Giorno: 3 - La Valle di Kathmandu: visita di Swayambunath, centro storico di Kathmandu, Patan e Boudanath  
La valle di Kathmandu è una culla affollata di gente con un’ampiezza di circa trenta chilometri. L’intera popolazione si aggira intorno al milione e mezzo di abitanti. Bhaktapur, Patan e Kathmandu stessa, sono i tre poli architettonicamente più importanti della valle. Il carattere “cittadino” di Kathmandu non è per nulla rappresentativo della realtà sociale e culturale del Paese, il Nepal è infatti immerso in una realtà rimasta autenticamente contadina con un’economia piuttosto povera ed elementare ed un tratto culturale ancora molto lontano dalla modernità. Dall’inizio della sua fama, intorno agli anni settanta, una fama legata anche allo stile degli hyppies che la frequentavano, Kathmandu è molto cambiata, si è modernizzata: quel fascino particolare, di città aperta, di città tollerante e pacifica, di città così isolata dal resto del mondo eppure così straordinariamente cosmopolita e accogliente, è comunque il suo aspetto di sempre, la sua capacità di far sognare e di farsi amare. Visiteremo la collina con lo Stupa di Swayambunath, luogo sacro buddista dall’atmosfera magica e tipicamente orientale. Questo monumento è considerato l’ombelico della valle, il suo nome deriva dalla lingua sanscrita e significa “l’autogenerato”. L’ origine di questa forma religiosa va cercata nella leggenda antica, quando la conca di Kathmandu era il bacino di un lago ed al centro di esso brillava una fiammella misteriosa. Appena le acque defluirono, là dove brillava la fiammella, si autogenerò il corpo di questa forma religiosa buddista.Una volta terminata la visita si discende dalla collina verso il centro antico della città: Durbar Square, ovvero la “Piazza del Palazzo”. Su questa piazza monumentale si affaccia l’antica residenza reale, i vari templi induisti e la casa della “Kumari”, la bambina che rappresenta una divinità vivente: la rincarnazione della dea Khali. A breve distanza dal centro architettonico si trova la famosa “freak street”, la “via-quartiere” dove negli anni ’70 si era concentrata la comunità straniera di quegli hyppies che avevano scelto di soggiornare in India o in Nepal.Continueremo le visite del pomeriggio con l’approccio al centro storico di Patan. Anticamente conosciuta col nome di Lalitpur, ovvero “Città della bellezza”, Patan ripropone i motivi architettonici del mattone, del legno e della pietra. Il palazzo reale e i suoi templi dalle linee stilistiche diverse, esibiscono nel dettaglio dell’intarsio o nelle sculture, la grande raffinatezza artistica raggiunta dagli artigiani newaresi (cioè della valle di Kathmandu) nel periodo medievale.Al termine del percorso nel centro di Patan ci si trasferisce verso il quartiere che racchiude il grande Stupa di Boudhnath. Negli anni della diaspora tibetana, gli esuli in fuga dall’occupazione cinese si insediarono intorno a quest’antico monumento buddista dando vita al nucleo tibetano più vivace della valle di Kathmandu. I tibetani rimasti così fedeli alla loro atavica abitudine religiosa pregano quotidianamente, sul finire della giornata, girando instancabilmente il loro mulino di preghiere e prostrandosi nella tradizionale circoambulazione del monumento sacro. Calano pian piano le luci del giorno sui lumini tremolanti accesi dai fedeli ai piedi del grande stupa bianco; l’atmosfera delle luci e il senso di pace di Boudanath sono una delle sensazioni indelebili di questo viaggio. Rientro in hotel (pranzo e cena liberi).N.B.: l’ordine delle visite dei centri della valle di Kathmandu potrebbe subire delle modifiche (qualche visita potrebbe essere anticipata al giorno precedente se l’arrivo del volo sarà puntuale). *Informiamo che è possibile effettuare un volo panoramico facoltativo che costeggia tutta la catena himalayana sul fianco nepalese, ovvero il fianco meridionale della catena. E’ un volo della durata di un’ora circa, che parte tutte le mattine (se il tempo non è eccessivamente nuvoloso) verso le 06.30-07.00. Per la variabilità delle condizioni atmosferiche il volo deve essere prenotato in loco ed il suo costo indicativo si aggira intorno ai 200 euro.

Tappa: 4 - Giorno: 4 - La Valle di kathmandu: tempio di Changu Narayan, Baktapur, Pashupatinath  
Da Kathmandu si percorrono circa venti chilometri per raggiungere uno dei templi più importanti dell’intera valle. Il tempio di Changu Narayan è la prima struttura templare della valle di Kathmandu ad essere passata sotto la protezione dell’Unesco. Da questo sito un percorso facile, una passeggiata di circa due ore (per chi lo possa fare), ci porta, attraverso la semplice realtà agricola della valle, fino alle porte del nucleo storico di Baktapur. Con Patan e Kathmandu, il centro di Baktapur fu, nel medioevo, una delle sedi più importanti dei diversi principati che controllavano la valle. Ciò che più colpisce è l’armonia, la compattezza, l’omogeneità architettonica di questo nucleo medievale nelle cui piazzette abitualmente si incontrano i vasai o nella stagione della mietitura i cumuli di riso o le chiazze rutilanti del peperoncino steso ad essiccare sul selciato di mattone cotto. Bhaktapur, riconosciuta dall’Unesco come uno dei luoghi facenti parte del Patrimonio dell’Umanità, è un museo di architettura all’aperto. Il mattone rosso e il legno si compongono negli edifici antichi mentre le figure scolpite in pietra ne proteggono gli ingressi. Al rientro verso Kathmandu sosteremo all’ ultimo sito storico della valle: Pashupatinath, il centro sacro delle cremazioni e il luogo, dove sorge uno dei templi più importanti dedicati a Shiva. I riti funebri lungo il fiume, le preghiere che si elevano dal tempio, i Sadhu che si aggirano tra i tempietti di pietra e le bancarelle degli ornamenti sacri sono i diversi artefici che animano questo particolare ambiente in un modo indimenticabile.Al termine delle visite si rientra in albergo. Pranzo e cena liberi.N.B.: l’ordine delle visite dei centri della valle di Kathmandu potrebbe subire delle modifiche (qualche visita potrebbe essere anticipata al giorno precedente se l’arrivo del volo sarà puntuale).

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Volo da Kathmandu a Lhasa (3600 m): dopo aver costeggiato le vette innevate della catena himalayana fino alla vista dell' Everest, il volo si dirige verso l'altopiano tibetano  
La distanza tra Kathmandu e Lhasa, in linea d’aria, non è tanta, ma la grande barriera naturale dell’Himalaya che vi si interpone, rendendo il passaggio, da sempre, difficile, ha contribuito alla creazione ed al mantenimento di due mondi diversi. Le greggi di capre e pecore che ancora oggi, alla fine dell’estate scendono dai pascoli dei dirupi tibetani e camminano, accanto all’acqua ferma delle risaie, verso la valle di Kathmandu, sono state uno dei pochi veicoli di “cultura “ attraverso l’imperiosa barriera di ghiacci perenni. Poco dopo il decollo dalla capitale nepalese, la traiettoria del nostro volo costeggia la lunga sequenza di vette innevate della catena himalayana fino ad arrivare alla vista dell’Everest. Aggirata al fianco la grande cima, il volo comincia il superamento della catena per arrivare sopra l’altopiano tibetano. Sorvoliamo Shigatse, poi il lago Yamdrok ed infine oltre il passo Kampa La, comincia la discesa nella piana, a fianco del letto del fiume Yarlung. Il tempo totale di volo è di circa 60 minuti. Una volta terminate le formalità d’ingresso si parte verso Lhasa che dista dall’aeroporto 60 chilometri.Si è atterrati a 3550 metri di altitudine. L’altopiano occidentale non ha aree di quota molto inferiori a questa. La luce del cielo è nitida, l’aria è asciutta e frizzante: è l’atmosfera del Tibet.La capitale del Tibet è stata ingrandita e pesantemente modificata dall’intervento urbanistico cinese… ma il suo cuore ha mantenuto fino ai giorni nostri la sua incredibile autenticità tibetana. Sistemazione all’hotel Shambala.Pranzo libero. Cena in ristorante locale.N. B.: - informiamo che il volo sarà a cavallo delle ore di pranzo, dunque non sarà possibile consumare il pranzo in un ristorante. - in alternativa alla sistemazione centrale dell’albergo prescelto, c’è la possibilità di pernottare presso un albergo di categoria superiore: lo Shangri La Hotel (dove dovrà essere consumata anche la cena). Questo albergo, considerato uno dei migliori di Lhasa si trova dislocato, nella parte cinese, a venti minuti a piedi dalla piazza del Potala e circa 40 minuti dal quartiere Barkhor, il quartiere tibetano e centrale di Lhasa. La nostra scelta ufficiale, secondo la “filosofia di viaggio”, cade comunque sull’hotel prescelto e di conseguenza l’accompagnatore pernotterà in questo albergo.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Lhasa: visita al Jokhang, il cuore della fede tibetana, e al Drepung, il complesso monastico più grande del Tibet  
Al mattino in fondo alla grande piazza, nell’atrio che guarda il portone di ingresso del Jokhang, i tibetani si prostrano verso il cuore del tempio. Il Barkhor, l’anello di preghiera intorno all’antico centro sacro, è una sfilata di costumi, di acconciature, di tratti fisici e somatici diversi; è da secoli il luogo, dove lo spirito commerciale si intreccia allo spirito religioso, è da sempre mercato tibetano e circuito di preghiera e di prostrazione. Il Jokhang è il tempio più sacro della tradizione religiosa del Tibet. Da occidente o da oriente, dalle terre dell’Everest come dalle terre dei Kampa, i tibetani guardano al Jokhang come al luogo più importante del pellegrinaggio. Nomadi e contadini lasciano per periodi a volte anche lunghi le loro case, i loro pascoli e le loro campagne per intraprendere il lungo viaggio di preghiera. In assoluto il Jokhang è il fulcro più palpitante per l’interesse etnografico e folcloristico del Tibet. Una volta visitata la parte interna del tempio si comincia la passeggiata sul circuito del Barkhor, dove talvolta si incontrano situazioni religiose molto suggestive e talvolta molto emozionanti.Il pomeriggio sarà dedicato alla visita di quello che fu il complesso monastico più grande del Tibet: il Drepung. Il breve tratto di strada sterrata che sale verso il monastero fiancheggia la struttura monastica di Nechung, che fu residenza dell’oracolo di stato. Il monastero di Drepung era un grande villaggio con una folla impressionante di monaci; i suoi vicoli, i suoi antri, i suoi cortili e le sue piccole finestre che dalle celle guardano l’ampia conca di Lhasa, sono l’immagine più completa e più autentica dell’antico Tibet. La popolazione di monaci che viveva all’interno del monastero è stata drasticamente ridotta. Camminando tra le viuzze che costeggiano i muri bianchi dei templi o delle residenze, talvolta si sente, in modo struggente, il senso di isolamento e di abbandono di questo luogo. Il Drepung è comunque un simbolo, è il complesso monastico che per la sua ampiezza da veramente il senso del peso storico che la vita religiosa ebbe sul Paese dal medioevo fino quasi ai giorni nostri. Sistemazione in albergo. Pensione completa.

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Continua la visita della città, comprendente: il palazzo del Potala, antica sede del Dalai Lama, il monastero di Sera e Norbulinka, la residenza estiva dei Dalai Lama  
Mattinata dedicata alla visita del Potala, il grande palazzo che è stato sin dall’epoca della sua costruzione la sede dei Dalai Lama. Dal momento in cui il V Dalai Lama concentrò nelle proprie mani il potere spirituale e quello temporale questa residenza è diventata il vero fulcro del governo del Paese.All’interno del palazzo si visitano le sale del trono, le sale delle tombe, alcuni spazi privati di residenza e le sale di preghiera dedicate alle varie divinità. Il palazzo è oggi un grande museo. Si passa di sala in sala e tutti gli elementi decorativi sembrano molto statici, testimonianze di un passato che non esiste più. Non è così per le centinaia di pellegrini che vi entrano tutti i giorni, che intasano i passaggi stretti tra una sala e l’altra. Per i tibetani il palazzo del Potala continua ad essere un ambiente vivo e soprattutto indiscutibilmente “sacro”. Nel pomeriggio si visita il monastero di Sera, il secondo complesso monastico, in ordine di importanza, della città di Lhasa. Rispetto al Drepung, Sera è molto più ridotto, più raccolto e il suo carattere, unitamente al suo passato, è molto diverso dal precedente. Non bisogna dimenticare che questo monastero fu il centro di addestramento alle arti marziali dei “monaci” che costituivano il corpo di guardia del Dalai Lama. Molto spesso, nel pomeriggio i monaci-studenti si raggruppano all’ombra dei salici del cortile e danno vita ad uno spettacolo unico e di tradizione antichissima: il dibattito filosofico, lo scambio verbale su argomenti filosofici che è accompagnato da una gestualità molto particolare e talvolta da una veemenza veramente appassionata. Termineremo la giornata con la visita della residenza estiva dei Dalai Lama, l’insieme di strutture è conosciuto col nome di Norbulinka, il “Parco dei gioielli”. All’interno di questo insieme, divenuto da alcuni decenni, area pubblica, visiteremo quella che fu l’ultima abitazione del Dalai Lama nei giorni che precedettero il suo esilio. Sistemazione in albergo. Pensione completa.NB: l’ordine delle visite nella città di Lhasa varia a seconda degli orari e del giorno in cui viene dato il permesso per la visita del Potala e del Jokhang.

Tappa: 8 - Giorno: 8 - Lhasa - vallata di Chimpu - Samye  
Si lascia Lhasa, in mattinata, diretti verso oriente. Il nostro viaggio seguirà la sponda orografica sinistra del fiume Yarlung e, costeggiando l’acqua e le cadute di sabbie della montagna, raggiunge uno dei siti religiosi più importanti del Tibet: la valle di Chimpu, punteggiata dai punti di eremitaggio ed il monastero di Samye, il centro monastico più antico della storia buddista del Paese.Il fiume Yarlung nasce nella parte più occidentale dell’altopiano alle pendici del monte Kailash e dopo aver tagliato per duemila chilometri circa il plateau tibetano, entra in India prendendo il nome di Brahmaputra. Lungo questo fiume sacro sono sorti numerosi monasteri, alcuni di questi sono i complessi che hanno fatto la storia religiosa del Tibet. Dall’alto della collina di Hepo Ri, dove saliremo nel tardo pomeriggio, si ha la vista panoramica del monastero di Samye. Lo sguardo raccoglie in un pugno tutto il complesso religioso circondato dal muro ellittico bianco che ne simboleggia i confini fisici estremi. Pernottamento all’albergo di Samye. L’albergo, che è l’unica sistemazione possibile presso il monastero, è molto semplice e richiede un certo spirito di adattamento e tolleranza. Pensione completa.

Tappa: 9 - Giorno: 9 - Visita del Monastero di Samye, il più antico del paese. Trasferimento a Tsetang e visita di Yumbulakang e Tandruk  
Il monastero di Samye, come già menzionato, è il primo complesso monastico del Tibet. In molti dipinti storico-religiosi si ritrova l’inconfondibile pianta a “Mandala” di questa costruzione che venne realizzata seguendo la leggendaria rappresentazione dell’universo secondo il modello indiano: il monte Meru, i quattro continenti, il sole e la luna, il muro insormontabile di montagne che protegge e isola questo universo. Dopo la visita degli interni proseguiremo fino al ponte che ci permette di attraversare il fiume Yarlung e di raggiungere il centro cittadino di Tsetang. Dedicheremo alcune ore del pomeriggio alla visita di Yumbulakang, “il castello tra le nuvole” la struttura che, secondo la leggenda, fu la prima residenza dei re tibetani. Il castelletto, passato nei secoli attraverso varie distruzioni e rifacimenti, è oggi una costruzione sacra, consistente in due templi, appollaiata sulla collina rocciosa. La parte più suggestiva di questa breve escursione è il largo panorama che si può cogliere dall’alto del tempio: da una parte le terre verdi di orzo e grano e dall’altra la montagna arida con discese ghiaiose che scendono al piano. Termineremo la giornata con una visita speciale: il monastero di Tandruk, uno dei dodici templi più antichi del Tibet. Sistemazione in hotel. Pensione completa.

Tappa: 10 - Giorno: 10 - Tsetang - lago Yamdrok - Gyantse  
E’ giornata di attraversamento dell’altopiano centrale verso occidente. Comincia la Trans-himalayana conosciuta col nome di “Strada dell’amicizia”.Il percorso, una volta lasciato il fondovalle del fiume Yarlung, sale ripidamente. Si passa da un tornante all'altro e molto velocemente si guadagna quota. Nel fondovalle si scorgono verdi terrazzamenti accanto a gruppi isolati di case tibetane; nei mesi estivi gli Yak pascolano accanto alla strada lungo i fianchi ripidi della montagna. In breve si giunge al passo Kampa la (4870 m). Appena si arriva al piano del passo, si apre, al di sotto una vista favolosa, il lago Yamdrok dalle acque color turchese intenso e al fondo lo scenario delle cime innevate dominate dalla vetta del Nojyn Kang Sa (7200 m.). Dopo aver costeggiato il lago, la strada risale e arriva al secondo passo della giornata: il Karo la (5010 m.). Nella culla, raccolta sotto il ghiacciaio che fiancheggia il percorso, vivono, sotto le tende nere di pelo di yak, pastori di pecore e Yak. Nel tardo pomeriggio, dopo questa intensa giornata di paesaggi e momenti suggestivi, si giunge finalmente a Gyantse. Complessivamente questo percorso implica, con le soste, otto o nove ore di viaggio, ma, se accompagnato dal bel tempo, come usualmente accade, sarà un percorso di panorami ed immagini indimenticabili. Sistemazione in hotel. Pensione completa.

Tappa: 11 - Giorno: 11 - Visita del bellissimo insieme sacro composto dal Palkhor Chode e dal Kumbum e del monastero di Shalu. Proseguimento per Shigatse  
Tutta la mattina è dedicata alla visita del bellissimo insieme sacro composto dal Palkhor Chode e dal Kumbum. Due esempi di arte e architettura medievale raccolti entro un muro di protezione che ne è anche cornice. Queste strutture sono sicuramente l’esempio più completo della bellezza dell’architettura e dell’arte scultorea e figurativa del XV sec. in Tibet.La strada che porta all’ingresso principale del monastero fiancheggia l’agglomerato tradizionale e popolare di Gyantse. Dall’alto del castello, sul picco roccioso che domina la cittadina, si coglie l’insieme compatto del complesso monastico raccolto tra le mura e lo schema del villaggio antico che lo affianca. Il percorso tra Gyantse e Shigatse corre, nella piana del fiume Nyang Chu, tra campi d’orzo e di frumento. E' dal punto di vista agricolo la fascia più ricca del Tibet centro-occidentale. Le case sono più grandi, nella stagione estiva le aie sono spesso teatro di lavoro di raccolta e mietitura. Lungo la strada che ci conduce a Shigatse, faremo la deviazione nella vallata di Shalu. Il monastero lo si scorge già dalla strada maestra; il suo tetto a pagoda, di ceramiche verdi, emerge sopra le case del villaggio. Shalu è un monastero dall’aria veramente dimenticata. Al suo interno vivono, oggi, non più di quaranta monaci. Si visitano le sale di preghiera che con il corridoio di circumambulazione sono tra i lavori d’arte figurativa più importanti del Tibet medievale. Tanti aspetti all’esterno e dentro l’edificio lasciano trapelare la passata grandezza di Shalu. Terminata la visita si ritorna sulla strada maestra e si è ormai poco lontani da Shigatse, in ordine di grandezza e di importanza politica, la seconda città del Tibet.Sistemazione in albergo. Pensione completa.

Tappa: 12 - Giorno: 12 - Visita del Tashilumpo e trasferimento a Sakya  
Le prime ore della mattina le spenderemo nella visita del Tashilumpo. Questo complesso monastico è la residenza tradizionale della seconda carica politico-religiosa del Tibet, il Panchen Lama. L’importanza politica di questo monastero, nell’ultimo decennio, ha avuto una spinta di crescita molto forte.Vivono al suo interno circa ottocento monaci, le attività di studio e di preghiera a volte paiono frenetiche. La sala del Buddha più grande del Tibet, le tombe ricoperte di fregi d’oro, di argento e pietre dure dei Panchen Lama; le antiche sale di preghiera con le lunghe raccolte di dipinti sacri anneriti dal fumo delle lampade a burro…tutto ci parla del grande ruolo religioso e politico che il monastero ebbe nei secoli passati. Al termine della visita degli interni dedicheremo un po’ di tempo al percorso intorno al monastero e al mercato artigianale tibetano. Quando il cielo è sereno, dall’alto del sentiero di circoambulazione, si hanno delle belle vedute sui tetti dorati del Tashilumpo, sui quartieri tibetani della città, sui ruderi del castello oggi ricostruito e sulla piana tracciata dalla”Strada dell’Amicizia” che, uscendo dal centro città, corre come un nastro ondulante verso occidente.Nel pomeriggio si lascia Shigatse percorrendo la strada che corre verso il confine del Nepal. La piana lunga e altalenante, in piena estate offre sprazzi di giallo intenso della fioritura della colza, macchie contenute di rosa-violetto della fioritura della senape….il cielo di quel particolare blu forte degli altopiani scende a chiudere l’orizzonte sui contrafforti aridi e brulli della catena himalayana. Si sfiora il complesso di Narthang, l’antica stamperia del Tashilumpo. Una pietra miliare prima di salire al passo Tsuo Là, indica la distanza da Shangai, sono 5000 chilometri dal punto più orientale della Cina. Dopo il passo Tsuo Là (4500 m), il percorso scende di quota e infila la vallata che porta al monastero di Sakya. Da questo punto fino quasi al confine tutte le case tibetane portano, a mo’ di decorazione, tre linee verticali di colori diversi: il rosso, il bianco ed il nero. Sono, sin dal periodo medievale, i colori del monastero di Sakya, il simbolo, quindi, di appartenenza alla grande scuola dei Sakya’pa. Definire Sakya soltanto ' monastero ' è ignorarne il passato e non percepirne a fondo l'atmosfera che tutt’ora vi regna. Sakya è l’istituzione religiosa mescolata alla severa austerità del potere. Il monastero si trova in fondo alla valle del fiume Trum, tra le case contadine che lo circondano. La valle è molto povera. La grande struttura meridionale del complesso monastico guarda dall’alto del muro di difesa i ruderi dell’antico nucleo settentrionale completamente distrutto dalle guardie rosse. Sistemazione in un modestissimo albergo. Pensione completa.

Tappa: 13 - Giorno: 13 - Sakya - Passo di Già Tsu Là (5220 m) - Xegar (4200 m)  
Dedichiamo la mattina alla visita dei monastero. La sua struttura meridionale è rimasta fortunatamente indenne al passaggio distruttivo della rivoluzione culturale; del blocco settentrionale non rimangono invece che pochi ruderi, visibili sul pendio della collina, raggiungibili lungo un sentiero che i pellegrini utilizzano abitualmente come percorso di preghiera. Gli interni del complesso meridionale, protetto da un forte muro di circoscrizione e costruito secondo i suggerimenti degli ingegneri militari dell’imperatore Kublai Khan, sono molto suggestivi. I grandi tronchi secolari provenienti dai territori boscosi ai bordi dell’altopiano, a mo’ di pilastri sorreggono la grande sala di preghiera. Ognuno di questi tronchi è legato ad una leggenda particolare. La storia del monastero di Sakya è un momento fondamentale e particolarmente affascinante nel quadro politico e religioso del Tibet. Nel primo pomeriggio, terminata la visita di Sakya, imbocchiamo la trans- himalayana e saliamo verso uno dei passi camionabili più alti di tutto il territorio centro occidentale del Tibet, il passo Gyà Tsu Là (5220 m). Detriti di ardesie frammentate e aride pietraie accompagnano la salita al grande passo. Nella discesa dal passo avremo la prima apertura sulle vette degli “ottomila”. In serata raggiungiamo l’albergo della trans-himalayana nei pressi di Xegar. E’ una struttura elementare, con tutti i servizi di base, e si trova a pochi chilometri dalla deviazione che conduce all’Everest. Sistemazione in albergo. Pensione completa.

Tappa: 14 - Giorno: 14 - Xegar: escursione al monastero di Rongbuk e al campo base dell'Everest  
Di primo mattino partiamo verso le vette innevate a sud di Xegar e di Tingri. Dal 2015 la strada per il campo base è stata asfaltata quasi totalmente. Occorrono almeno tre ore per compiere i 90 chilometri del percorso di andata. La strada sale quasi immediatamente verso il passo Pang La (5100 m). I piani collinari bruni si elevano fino alle prime nevi e poi ecco svettanti i corpi del Makalu, dell’Everest e del Chohoyu….ancora un po’ avanti e a sinistra si apre la vista sul Shishapagma. Uno spettacolo davvero emozionante! Una volta lasciato il passo continueremo verso il monastero di Rongbuk. Il fianco settentrionale della montagna più alta del mondo è proprio di fronte a noi. Il piccolo monastero di Rongbuk è il luogo sacro nella storia delle grandi spedizioni sulla facciata settentrionale dell’Everest. Non c’è stata spedizione nel passato che non abbia avuto la benedizione dei lama di questo monastero. Da qui si continua fino al Campo Base, a 5200 metri, dove comincia il ghiacciaio dell’Everest. Il campo base dista circa 8 km dal monastero. Al termine di questa giornata, che sarà senz’altro indimenticabile, si fa ritorno verso l’albergo di Xegar o (a seconda delle disponibilità) si continuerà verso l’albergo di Tingri che si trova sulla direzione del giorno successivoNB: nonostante la quota di 5200 metri, possa impressionare, in genere, l’escursione a questa altitudine, fatta a questo punto del viaggio, cioè dopo tanti giorni di acclimatazione, non ha, fino ad ora, comportato problemi ad alcun componente dei gruppi.

Tappa: 15 - Giorno: 15 - Xegar (o Tingri) - Percorso verso la "corona himalayana" fino all'avvicinamento al confine nepalese  
Dalla sistemazione di Xegar o di Tingri si parte, sull’ asse della transhimalayana, verso la catena di montagne che divide il Tibet dal Nepal. Il tragitto corre in una lunga pianura costeggiata da montagne aride e punteggiata qua e là dai ruderi dell’occupazione militare nepalese di fine 1800. Nei pressi del muro bianco del fianco del Shishapangma (8030 m), il percorso discende per aggirare il blocco di montagne e risalire verso il passo Guntan La (5236 m). E’ la traiettoria che taglia trasversalmente la catena himalayana e, passandone sul versante opposto, raggiunge il luogo di confine verso il Nepal. Dopo il terremoto del 2015, la vecchia strada ed il passaggio di frontiera di Zhangmu sono stati tralasciati dalle autorità cinesi. Il posto di Kirong, che si trova ad un’altitudine di 2400 m., è diventato da poco tempo il nuovo passaggio di frontiera. Essendo la trasformazione della cittadina in posto di frontiera così recente, è ancora molto carente di strutture alberghiere adatte per le esigenze dei turisti occidentali. Anche qui dunque è richiesto un certo spirito di adattamento.Sistemazione e pernottamento in albergo.

Tappa: 16 - Giorno: 16 - Kirong - trasferimento in jeep verso Kathmandu (1400 m)  
Dopo le operazioni burocratiche di passaggio della frontiera, lasciato il Tibet ci si inoltra in un territorio completamente nuovo. Fino a Kirong la strada, curata dal governo cinese è in buone condizioni, ma al di là del confine la situazione è completamente diversa e i lavori di sistemazione della piccola arteria sono sempre in corso.L’intero percorso è di 9 ore circa, ma molto dipende dalle condizioni della strada che a seconda delle piogge sulla fascia territoriale nepalese, può offrire molte sorprese e molti rallentamenti. Le distanze non sono eccessive, ma le soste panoramiche, i saliscendi, i tornanti, il fondo sterrato spesso dissestato, la possibilità di frane, possono rallentare molto il viaggio.Si passa di vallata in vallata. E' un continuo saliscendi con panorami bellissimi. E' un mondo completamente diverso da quello tibetano. Il verde e l’acqua sono ovunque. I fianchi delle colline sono ripidi e terrazzati per la coltivazione del riso. Le case contadine sembrano irraggiungibili, in alto, lontane dalla strada, isolate tra il verde. E' un paesaggio molto bello e riposante… ma non è il Tibet, non c’è più quell’atmosfera impalpabile e sfuggente che appartiene solo all’altopiano. Nel tardo pomeriggio o in serata si raggiunge Kathmandu.Sistemazione al Dwarika’s Hotel (cena libera).

Tappa: 17 - Giorno: 17 - Voli da Kathmandu per Muscat e coincidenza per Milano Malpensa  
Dopo la prima colazione trasferimento in aeroporto e partenza con voli di linea per Milano Malpensa via Muscat, dove l’arrivo è previsto in serata.NOTA IMPORTANTE: PERCORSO DI RIENTRO DAL TIBET AL NEPALDopo il terremoto del 2015, la vecchia strada ed il passaggio di frontiera di Zhangmu non sono più accessibili ai turisti. Il nuovo passaggio di frontiera è Kirong che si trova ad un’altitudine di 2400 metri. Dal confine cinese a Kathmandu la strada è sterrata, pertanto verranno utilizzati dei mezzi fuoristrada. Ricordiamo però che la possibilità di rientro dal Tibet via terra è sempre soggetta a riconferma da parte delle autorità cinesi.Nel caso in cui non fosse possibile percorrere via terra il ritorno dal Tibet al Nepal, sarà necessario apportare alcune modifiche al programma e prevedere il rientro in aereo da Lhasa a Kathmandu. Tali modifiche comporteranno il pagamento di un supplemento che sarà quantificabile al momento della prenotazione del volo.1. Dwarika’s Hotel Kathmandu 2. Panorama del Tibet 3. Potala Lhasa


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Servizi inclusi nelle quote viaggio

 

Questi prezzi sono ancorati al rapporto di cambio (1 euro = 1,10 USD) e possono essere soggetti ad adeguamento valutario (valgono le condizioni di vendita da catalogo).

La percentuale della quota pagate in valuta estera è del 55% del prezzo del viaggio.

 

Prenota Senza Pensieri. Tutela il prezzo del viaggio da eventuali adeguamenti valutari.

Modalità:

 

  • In fase di prenotazione dovrai comunicare la volontà di aderire al “Prezzo bloccato”;
  • Potrai così conoscere da subito l’importo forfettario richiesto a copertura dell’adeguamento valutario, che normalmente viene comunicato fino a 21 giorni prima della partenza;
  • Ovviamente il “Prezzo bloccato” è facoltativo. Decidendo di non aderire, gli eventuali adeguamenti ti verranno comunicati fino a 21 giorni dalla partenza;
  • Il Blocco Prezzi può essere applicato solo alle prenotazioni effettuate fino a 45 giorni prima della partenza.

 

 

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Voli di linea Milano/Muscat/Kathmandu a/r oppure altra compagnia IATA. 
  • Volo di linea Kathmandu/Lhasa.
  • Trasferimenti da/per gli aeroporti all’estero.
  • Sistemazione in camera doppia negli alberghi citati nel programma o similari.
  • A Lhasa prevediamo 3 notti allo Shambala Hotel, albergo 4 stelle in ottima posizione, recentemente rinnovato.  Con supplemento è possibile prenotare l’hotel Shangri La di categoria superiore (ubicato in zona poco centrale).
  • In Tibet prevediamo 4 notti al Dwarika’s Hotel: la sistemazione più affascinante e confortevole di Kathmandu.
  • Trattamento di pensione completa per tutta la durata del viaggio ad eccezione di Kathmandu e della sua valle dove i pasti solo liberi.
  • Mezzi di trasporto: in Nepal è previsto un bus con aria condizionata durante le giornate dedicate alla visita classica di Kathmandu. In Tibet si utilizza un bus senza aria condizionata (non riteniamo importante l’uso di mezzi con aria condizionata sul territorio tibetano in quanto il clima secco e l’aria fresca rendono inutile tale accorgimento). Per la giornata di trasferimento dal confine cinese alla valle di Kathmandu sono previsti dei mezzi fuoristrada.
  • Visite ed escursioni come da programma con guida locale. Durante le visite in Nepal la guida nepalese è parlante italiano. Durante le visite in Tibet la guida tibetana è parlante inglese. L’accompagnatore Kel 12 sarà in grado di fornire ai viaggiatori tutte le informazioni direttamente in italiano.
  • Accompagnatore dall’Italia al raggiungimento di 10 partecipanti.
  • Ingressi, tasse e percentuali di servizio.
  • Facchinaggio (sia negli aeroporti che negli hotel).

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • Le bevande e le mance a guide, autisti e personale di alberghi e ristoranti.
  • I pasti a Kathmandu e nella sua valle.
  • I visti d’ingresso che si ottengono in loco (Visto Nepal = 25 $ + Visto Cina = 85 $.  Prevedere  in totale 110 USD soggetti a riconferma).
  • Eventuali tasse d’imbarco estere in uscita dal paese.
  • Tasse aeroportuali e fuel surcharge.
  • Extra personali in genere e tutto quanto non espressamente indicato nella voce “La quota comprende”.

Bene a sapersi

 

  • Visto e permessi: all’atto dell’iscrizione è necessario inviare scansione delle prime pagine del passaporto al nostro ufficio di Milano.

 

  • Questo itinerario è stato costruito e regolato nei tempi e nella distribuzione delle visite in seguito a decine di traversate effettuate negli anni sull’ altopiano tibetano. E’ particolarmente consigliato a coloro che, intraprendendo un viaggio, privilegino gli aspetti paesaggistici, folcloristici e culturali al puro confort delle sistemazioni alberghiere.

 

  • Materiale antigovernativo: preghiamo i signori partecipanti di non portare durante il viaggio in Tibet i testi reputati dalla Cina antigovernativi ad esempio: articoli di giornale a favore del Tibet libero, fotografie del Dalai Lama, testi sul Dalai Lama, la guida dell’EDT (Lonely Planet) sul Tibet con prefazione del Dalai Lama ecc.

 

  • Stagioni per un viaggio: l’altopiano tibetano, al di fuori della stagione invernale che va da fine novembre alla fine di marzo, offre un arco di mesi adatti per i viaggi, abbastanza ampio. Si potrebbe intanto dire che a seconda del tipo di viaggio o di sensibilità individuale un certo periodo può essere più adatto di un altro. Sicuramente per gli itinerari che tendono a mettere in luce soprattutto l’aspetto paesaggistico ed in prima linea le grandi montagne, i mesi migliori sono, normalmente, quelli primaverili (maggio e giugno), oppure quelli autunnali (fine settembre ed ottobre). Tra maggio e giugno possono esserci comunque passaggi di leggere perturbazioni. Il periodo centrale dell’estate, ovvero dalla metà di luglio alla fine di agosto, è la stagione dei monsoni. Le correnti umide in quella fase dell’estate diventano particolarmente forti e riuscendo a scavalcare il grande muro himalayano arrivano a riversarsi sull’ altopiano. Si tratta normalmente di temporali notturni che in genere non disturbano le visite turistiche giornaliere, ma, sicuramente, le masse di nuvole che stazionano sulla catena di montagne possono limitare la vista delle vette. I mesi migliori per la vista delle montagne sono quelli già citati, primaverili e autunnali, e sono anche i mesi più adatti (gli alpinisti lo sanno bene) per affrontare le grandi scalate. Nella stagione monsonica le piogge possono dar vita a frane e smottamenti perciò alcune strade minori possono essere chiuse al passaggio. Dunque un viaggio possibile nel mesi primaverili potrebbe essere non completamente fattibile nel cuore della stagione delle piogge.

 

  • Questione … Altitudine

 

  • Occorre innanzitutto sottolineare che il fenomeno della quota sull’ altopiano himalayano non è assolutamente rapportabile a quello che potrebbe essere in Europa. Intendiamo dire che stare in vetta al monte Bianco , a 4800 metri   e stare al campo base dell’ Everest a 5200 metri sono cose completamente diverse…….la seconda è molto più facile. Mentre in Europa le coltivazioni agricole possono arrivare fino a 1500 metri , ma non oltre, sull’ altopiano himalayano troviamo coltivazioni di orzo, patate, colza fino a 4300 -4500 metri. Sono dunque situazioni climatiche troppo diverse   e tutti possono constatare che anche ad alte quote l’ altopiano è spesso accogliente. Bisogna sfatare il problema “altitudine”. Senza dubbio esiste per il nostro corpo un momento critico necessario per l’ acclimatamento in quota, ma in genere è un processo naturale  che si compie  nell’ arco di poche giornate e  spesso  lo stato di disadattamento fisico è inferiore a quel che si sarebbe pensato. Sicuramente le scelte di sviluppo del viaggio da parte dell’ organizzazione sono molto importanti per agevolare l’ adattamento in quota. Prima di affrontare un viaggio in altitudine è sempre consigliabile un controllo medico preventivo. Avendo condotto centinaia di persone attraverso l’ altopiano, abbiamo  constatato che tutti coloro che siano in buono stato di salute possono affrontare senza problemi la quota. I casi di  coloro che, pur non avendo in precedenza particolari problemi fisici, non sono riusciti a  ritrovare in quota il giusto stato  di benessere  sono rarissimi, puramente casi eccezionali.

 

  • Difficoltà del viaggio: negli ultimi dieci anni il Tibet ha avuto cambiamenti enormi sotto il punto di vista turistico. I primi alberghi, nati nell’ 87, quando la trans- himalayana, la via detta dell’ Amicizia che unisce Tibet e Nepal venne terminata, sono stati recentemente risistemati e oggi sono delle sistemazioni abbastanza confortevoli.  Vi sono sicuramente degli alberghi che richiedono una buona capacità di adattamento perché molto carenti sotto il punto di vista delle strutture igieniche. Nel caso specifico del nostro viaggio , di questo tipo  di sistemazioni che definiamo “carenti”, incontreremo gli alberghi di Samye e di Sakya  e  l’ albergo  sulla trans-himalayana nei pressi di Tingri e Xegar. Altre difficoltà particolari del viaggio sono legate alla rete stradale. Oggi la strada principale che collega le grandi città fino al confine nepalese è in buone condizioni ed è abbastanza scorrevole. Durante il nostro itinerario percorreremo  alcune  vie laterali e minori che sono ancora sterrate e quindi possono essere polverose. Il percorso a cavallo del confine è ,in caso di piogge, soggetto a frane. In stagione monsonica, tra luglio e fine agosto,l’ interruzione della strada a causa di frane talvolta comporta la necessità di compiere a piedi alcuni tratti; in questi casi per il trasporto dei bagagli vengono assoldati degli “sherpa” e in casi eccezionali potrebbe essere necessario viaggiare per alcuni chilometri su mezzi di fortuna ( camion) per superare i tratti interrotti dalle frane. La suggestione di questi percorsi è senz’altro impagabile, ma è sconsigliabile a chi non sia disposto ad accettarne i disagi.

 

  • Trasferimenti e tempi di percorrenza: le distanze ed i tempi  di percorrenza segnalati sul programma sono puramente indicativi. La variabilità di questi tempi è conseguenza delle condizioni del fondo stradale. I tempi possono variare da una stagione all’ altra e gli stessi interessi del gruppo in viaggio influiscono  sui tempi di spostamento in modo da renderli diversi di volta in volta. I tempi indicati si rifanno a viaggi fatti in precedenza dunque già tengono conto di soste panoramiche, soste a villaggi e non sono da intendersi come “puri trasferimenti ciechi” da un punto ad un altro. Un percorso particolarmente impegnativo sarà quello tra Kyrong (confine tra Tibet e Nepal) e la valle di Kathmandu. La discesa dall’ altopiano e il passaggio di vallata in vallata in Nepal rallenta molto la velocità di percorrenza. A questi fattori va aggiunto il tempo di passaggio della frontiera cinese e di quella nepalese Complessivamente la giornata comporta un viaggio di 10/12 ore da partenza ad arrivo.

 

  • Valige: preghiamo vivamente di evitare l’utilizzo di valige rigide che, essendo molto ingombranti, implicano grossi problemi di carico ed adattamento all’interno del vano bagagli dei bus locali e nel caso di eventuali trasferimenti a piedi sono difficilmente trasportabili sul dorso dai portatori! Occorrono borsoni (meglio se con ruote) oppure valige semi rigide.

 

  • Clima e abbigliamento: il Tibet , nei mesi precedenti l’ estate, ha un clima certamente inaspettato. Nelle annate normali, nei mesi di maggio e giugno, le temperature sono molto miti e gradevoli. Certamente può succedere che allo scavalcamento dei passi  e alle quote superiori a 4000 metri  i venti possano  essere particolarmente freddi  dunque la giacca a vento e,  per ogni eventualità, un cambio pesante  è sempre consigliato ma in genere un abbigliamento fatto di magliette, maglie, pantaloni di peso medio è  sufficiente. Cosi come le giornate, anche le notti non sono particolarmente fredde.Per la parte nepalese invece l’abbigliamento deve essere senz’altro leggero. Infatti il Nepal, nella stagione estiva, ha un clima caldo e un po’ umido. T.shirts, pantaloni leggeri o corti, scarpe leggere e una maglia per le  serate fresche.

 

  • Scelta degli alberghi: come tutti i viaggiatori sanno, le “stelle” degli alberghi nei Paesi in via di sviluppo sono indicative e non sono rapportabili agli standard europei!

 

      In Nepal, a Kathmandu è previsto il Dwarika’s Hotel. E’ sicuramente l’albergo con più fascino e ricco di personalità del Nepal. E’ considerato “l’albergo museo” della valle di Kathmandu. L’arte secolare della lavorazione del legno, lo stile “newarese” medievale, è il dettaglio che con la sua originalità e autenticità infonde un tocco d’ineguagliabile raffinatezza all’insieme della struttura architettonica. Il cortile interno del Dwarika’s Hotel è già di per sé un angolo magico di Kathmandu.

 

      A Lhasa la scelta tra le due sistemazioni è facoltativa. Abbiamo di scelto per i nostri gruppi lo Shambala Hotel, situato proprio a due passi dalla piazza del Jokhang, nel cuore del quartiere tibetano. E’ stato recentemente ristrutturato e può essere paragonato a un albergo a quattro stelle. In alternativa è possibile prenotare lo Shangri La Hotel, un albergo inaugurato da pochi anni e considerato uno dei migliori della città (resta comunque un albergo a gestione cinese). La sua collocazione si trova a circa 15 minuti a piedi dalla piazza del Potala e 40 minuti a piedi dal quartiere Barkhor, il quartiere tibetano centrale.  Per chi desiderasse la sistemazione in questo albergo di categoria superiore (dove dovranno essere consumate anche le cene) sarà possibile richiederla all’atto dell’iscrizione pagando un supplemento da richiedere di volta in volta in quanto variabile secondo la data di partenza.

 

      Gyantse e Tsetang: il Gyantse Hotel e lo Tsetang Hotel sono delle          strutture nate per volere governativo alla fine degli anni ’80. Per almeno         un ventennio  sono state le sole strutture accettabili per il turismo          occidentale. Negli ultimi anni, questi alberghi  sono stati  rinnovati e hanno ricevuto impulsi diversi. Il Gyantse hotel, pur rimanendo la migliore sistemazione di Gyantse e pur essendo stato rinnovato continua ad avere le caratteristiche di fabbrica degli alberghi di stato. E’ comunque una sistemazione accettabilissima. Lo Tsetang Hotel  ha avuto rinnovamenti ed ampliamenti ed è oggi una buona struttura che può garantire un buon livello di confort.

 

      Shigatse: la sistemazione è prevista  al Chomo Langzom Hotel, un nuovo albergo piuttosto moderno di categoria 4 stelle.

 

      Samye e Sakya: gli alberghi disponibili in queste due località sono costruzioni recenti ma richiedono una buona predisposizione all’adattamento. Fino a pochi anni fa non era assolutamente pensabile il pernottamento in queste zone, oggi grazie a queste costruzioni semplici e “cinesi” abbiamo la possibilità di sfruttare meglio il tempo di visita sul circuito. Questo viaggio in Tibet è fondato sull’interesse del percorso e non viceversa sul confort degli alberghi

 

      Tingri-Xegar: il Chomolangma Hotel si trova sulla trans-himalayana a 4250 metri di quota  all’ incrocio con la strada che porta a Xegar ( anche conosciuta come New Tingri). Dagli anni 90 ai giorni nostri è stata l’ unica struttura alberghiera accettabile per gli occidentali. Anche questo albergo è stato rinnovato ma bisogna considerarlo nel contesto in cui si trova. Le camere hanno i servizi, la luce, e l’ acqua calda è normalmente erogata solo in certe fasce orarie. Non c’è un metro di giudizio per dare una valutazione a questo albergo. E’ una sistemazione molto utile, ma la capacità di adattamento è essenziale. A seconda della disponibilità, durante il corso del viaggio potremmo utilizzare  un albergo situato nel villaggio di Tingri dello stesso livello del Chomolangma Hotel sopra descritto. NB: la regola più semplice da adottare quando si viaggia in questi spazi è quella semplice di portare con sé   un  sacco lenzuolo  leggero. In questo modo l’ igiene è sempre garantita.

 

  • Fotografia: ricordiamo che in Tibet la fotografia degli interni è spesso soggetta al pagamento di un biglietto o di un obolo che varia da interno a interno. In alcuni casi, come all' interno del Potala,  del Jokhang e  in alcune sale del Tashilumpo vige il divieto di fotografare o filmare.

 

  • La cucina tibetana tradizionale ed antica  è sempre stata a base di elementi molto essenziali: burro di yak, farina d’orzo, latte, formaggi , alcune verdure di stagione,carne secca  di pecora o di Yak, riso e tè della vicina Cina . Esiste una cucina tradizionale  un po’ più elaborata ed è quella della nobiltà tibetana che però risente di un forte influsso della cucina cinese. In tutti gli alberghi e in tutti i ristoranti del Tibet moderno  i piatti più diffusi sono quelli tipici della  Cina. La cucina tibetana è preparata solamente  in pochi ristoranti ad uso  prettamente turistico. Da alcuni anni a questa parte esistono anche alcuni ristoranti a conduzione privata con piatti di cucina mista nepalese-cinese. Durante il nostro viaggio molti pranzi saranno consumati durante i trasferimenti, saranno dunque pranzi pic-nic. Per quanto riguarda il Nepal, la cucina è varia, saporita e completamente diversa da quella cinese. Nella valle di Kathmandu i pranzi e le cene  sono sempre liberi e la possibilità di scelta è molto ampia. NB: i pasti in Kathmandu e nella sua valle sono lasciati liberi affinché ognuno possa scegliere , a seconda dei propri interessi culinari o delle proprie esigenze, il ristorante o il tipo di cucina preferito.

 

  • Mezzi di trasporto: durante questo tipo di viaggio utilizzeremo dei pullman privati nella valle di Kathmandu e su tutta la porzione di territorio tibetano. Le strade in Tibet sono state, nell’ultimo decennio, rimodernate dal governo cinese e sono percorribili da qualsiasi mezzo. Sui pullman verrà effettuata la rotazione dei posti. Per la giornata di trasferimento dal confine cinese alla valle di Kathmandu, essendo la strada sterrata e soggetta a smottamenti, useremo invece dei mezzi fuoristrada. Nei periodi ad alto rischio di pioggia per il passaggio del monsone in Nepal (soprattutto luglio ed agosto) eventuali interruzioni della strada potrebbero comportare la necessità di percorrere alcuni brevi tratti a piedi oppure l’utilizzo (su tali brevi tratti) di mezzi occasionali.

 

  • Differenze orarie: Italia /Nepal   + 3.45, Italia /Tibet ( Cina) + 6, Nepal/Tibet ( Cina) + 2.15

 

  • Mance: abbiamo già incluso nel prezzo i costi delle mance dovute per il facchinaggio negli alberghi, negli aeroporti e per i trasbordi di confine. Resta a vostro carico l’importo delle mance per gli autisti e le guide. L’importo delle mance, che verrà raccolto dall’accompagnatore Kel 12, si aggira intorno a 70 euro per persona a seconda del numero dei partecipanti componenti il gruppo.

 

 

 

Partenza del 4 giugno - Viaggio in occasione del SAGA DAWA

 

Ci sono momenti sull’altopiano del Tibet, ormai da decenni travolto dal confronto politico-culturale con la Cina, in cui la storia si riavvolge su se stessa.

E’ come se il tempo si estraesse dalla modernità e ritornasse a vivere l’antica tradizione della preghiera, delle cerimonie religiose e del flusso “anacronistico” dei nomadi verso la città sacra, Lhasa.

E’ il tempo del Saga Dawa, il momento più propizio per i pellegrinaggi.

Centinaia e centinaia di pellegrini dalle terre periferiche e lontane del paese, si portano verso il territorio centro-occidentale e si disperdono verso i centri religiosi che sono stati i veri pilastri delle antiche scuole religiose.

I dipinti sui muri dei monasteri e dei templi ci descrivono viaggi antichi; antichi volti d’indiani, kashmiri, mongoli, cinesi e antiche fogge dell’immensa Asia centrale.

L’altopiano del Tibet così protetto dalle sue montagne, così irraggiungibile per tanti mesi dell’anno, è stato comunque un piccolo laboratorio dove l’arte ha ritratto il passaggio di uomini e costumi di terre lontane.

 

Cos’è il Saga Dawa

Nel calendario tibetano uno dei mesi più importanti dal punto di vista religioso è appunto quello primaverile del Saga Dawa. Ogni anno le date di questo mese si spostano seguendo il calendario  lunare. Secondo una tradizione secolare è il periodo più propizio per i pellegrinaggi.

Dal punto di vista agricolo, questo periodo precede quello che sarà il momento dei grandi lavori che coincide con la mietitura dell’orzo e del frumento. E’ dunque un momento di relativa tranquillità che consentiva, e tuttora consente, ai contadini di assentarsi dalle terre anche per periodi abbastanza lunghi.

Oggi, nonostante il Paese con la sua cultura e la sua tradizione viva, a causa della situazione politica, dei passaggi molto travagliati, il tempo del Saga Dawa resta ancora un momento della vita tibetana molto sentito.  I fedeli arrivano nei monasteri e i monasteri si preparano ad accoglierli.  S’incontrano pellegrini sulle cui spalle ci sono giorni e giorni di viaggio. S’incontrano nomadi che hanno lasciato spazi sperduti di pascoli lontani per approdare al mitico centro sacro di Lhasa. Il tempo del Saga Dawa, essendo distribuito in un arco temporale abbastanza ampio non è come le altre feste tibetane. Non è come nelle cerimonie, dove tutto succede in un giorno, il Saga Dawa è un palcoscenico, dove tutto s’improvvisa … si può incontrare una cerimonia particolare dei monaci Nigma’Pa nel cortile del Jokhang, si può incontrare una preghiera commissionata dai fedeli nella grande sala del monastero di Sera, si può assistere allo sbarco di un gruppo sostenuto di Kam’Pa nel cortile di Samye … ecco questo è il Saga Dawa: tutto possibile, nulla di programmato.