LOGIN | REGISTRAZIONE | CERCA
 

GIAVA E SUMATRA, DUE REALTA’ A CONFRONTO

ASIA / Indonesia
Un viaggio che tocca due realtà dell’Indonesia molto diverse tra loro, ma che, proprio per questo motivo rappresenta un’occasione unica per scalfire la superficie di questo vasto arcipelago. Delle 17000 isole che compongono l’Indonesia, Java è quella che ospita il maggior numero di abitanti e nel corso della storia ha suscitato l’interesse di varie potenze straniere e diversi imperi, hindo-buddhisti, musulmani e occidentali, nella corsa per conquistare spazio e influenza hanno lasciato le proprie meraviglie architettoniche delle quali l’isola è disseminata. Mentre le diverse civiltà si susseguivano, la cultura javanese assorbiva le nuove influenze integrandole alle precedenti e nella stessa direzione vanno i tentativi del governo di conservare una società multietnica e multireligiosa. Visiteremo quindi non solo il famosissimo Tempio di Borobudur, un grande tempio buddhista composto di oltre due milioni di blocchi di pietra e concepito come la visualizzazione della cosmologia buddhista, ma anche il tempio hinduista di Prambanan, eretto verso la metà del IX secolo, circa cinquanta anni dopo Borobodur e Patrimonio dell’Umanità. A Sumatra ci immergiamo nella natura, con il famoso centro per il reinserimento degli orangutan e il lago di Danau Toba, il più grande del Sud-est asiatico che occupa la caldera di un gigantesco vulcano. Diverse etnie popolano questo immenso paese e a Sumatra ci sarà l’occasione per scoprire alcuni aspetti dei Karo Batak e dei Minangkabau

Prezzo del Viaggio

A partire da: 4000 Euro

Questo viaggio prevede le riduzioni del Club, scopri con il tuo consulente quelle a te dedicate. Att.ne la riduzione è applicabile solo nei punti vendita e agenzie di viaggio che aderiscono al circuito Circle Travel

Il Club

Questo viaggio dà diritto a 149 Impronte del Club.
Scopri tutti i vantaggi di Circle Travel: il club dei viaggiatori.

Durata

16 giorni e di 14 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 10 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 16 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Partenza dall'Italia per Singapore  
Partenza da Milano con volo di linea per Singapore. Pasti e pernottamento a bordo.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Arrivo a Singapore e proseguimento per Jogjakarta  
Arrivo di primo mattino a Singapore e proseguimento per Jogyakarta. Mentre Jakarta è il centro del potere finanziario e industriale di Java, Yogyakarta ne rappresenta l’essenza. È la città dove si parla la forma più pura della lingua javanese e dove le arti e le tradizioni dell’isola, come il batik, la danza, il dramma, la musica, la poesia e gli spettacoli di marionette, sono maggiormente coltivate. Fu la capitale indonesiana durante la Rivoluzione Nazionale Indonesiana, dal 1945 al 1949. Uno dei suoi distretti, Kotagede, fu la capitale del Sultanato di Mataran tra il 1575 e il 1640. Yogyakarta prende il nome dalla città indiana Ayodha, dal poema epico Ramayana. Yogya significa ‘adatto, proprio’ e Karta, ‘prospera, fiorente’ (‘una città adatta a prosperare’). Nel distretto di Yogyakarta vive una popolazione di più di tre milioni di persone. Situata tra il Monte Merapi a nord e l’oceano Indiano a sud, è una delle principali città turistiche dell’isola. Fu fondata per volere del principe Mangkubuni, che nel 1755 ritornò all’antica sede del regno di Matamaram e vi fece costruire il kraton (palazzo). Assunse il titolo di sultano, prese il nome di Hamengkubuwono e creò il più potente stato javanese mai esistito. Per il popolo javanese, Yogyakarta ha sempre rappresentato il simbolo della resistenza al dominio coloniale. Quando gli olandesi la occuparono, nel 1948, il sultano si barricò nel suo palazzo. Gli olandesi non osarono muovere contro il sultano per timore di scatenare la rabbia dei javanesi e il sultano permise ai ribelli di utilizzare il palazzo come quartiere generale della rivolta e proprio grazie al suo appoggio, quando fu concessa l’indipendenza, Yogyakarta si guadagnò lo statuto di territorio speciale.La nostra giornata comincia con la visita del kraton – uno splendido esempio di architettura di corte javanese – situato nel cuore della zona vecchia della città. La costruzione del palazzo cominciò nel 1755 e continuò per quasi quarant’anni, durante il regno di Hamengkubuwono I. Fu pensato come rappresentazione in miniatura del cosmo javanese; ogni entrata, cortile, albero, ha un significato simbolico. Venticinquemila persone vivono ancora all’interno delle sue mura, dove si trovano un mercato, negozi, scuole e moschee. Nel gruppo di edifici più interno vive ancora il sultano e la tradizione è così sentita che gli inservienti che si occupano del palazzo indossano ancora l’antico abito javanese. Cuore del kraton è la sala dei ricevimenti, la Bangsla Keniana (padiglione dorato), dal soffitto riccamente decorato e con massicce colonne di tek intagliato. La maggior parte del palazzo è oggi adibita a museo. Proseguiamo le nostre visite con il complesso di Taman Sari, conosciuto durante il regime coloniale olandese come ‘castello d’acqua’. Era un tempo, uno splendido giardino reale, nato appunto per il suo diletto. Costruito alla metà del XVIII secolo, ha rivestito diverse funzioni, come luogo di riposo, centro di meditazione, laboratorio e nascondiglio. Era composto di quattro aree distinte: un grande lago artificiale con isole e padiglioni a ovest, un complesso balneare nel centro, un insieme di padiglioni e piscine a sud e un piccolo lago a EST oggi, il complesso balneare centrale è quello meglio conservato. Il nome Taman Sari deriva dalle parole javanesi taman che significa ‘giardino’ o ‘parco’ e sari che significa ‘bello’ o ‘fiori’. Yogyakarta è famosa come centro di produzione del batik che rientra nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Il batik è una tecnica usata per colorare i tessuti a riserva, mediante la copertura delle zone che non si vogliono tinte tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti: argilla, resina, paste vegetali, amido. Il termine deriva dalle parole indonesiane amba (scrivere) e titik (punto, goccia), col significato ciò che si disegna, l'azione dell'artista per realizzarlo è detta membatik. Non si conosce il momento della scoperta delle tecniche di tintura a riserva, che probabilmente nascono da errori casuali nella tintura dei tessuti, dove macchie di grasso o di cera impediscono al colore del bagno di tintura di penetrare o in quella delle matasse dove i lacci legati troppo stretti lasciano delle righe non tinte sul filato. I primi ritrovamenti di frammenti di lino provengono dall'Egitto e risalgono al IV secolo, sono bende per le mummie che erano imbevute di cera poi graffiata con uno stilo appuntito, tinte con una mistura di sangue e cenere erano lavate con acqua calda per eliminare la cera. In Asia questa tecnica era praticata in Cina, durante la dinastia T'ang (618-907), in India e in Giappone, nel periodo Nara (645-794). In Africa era originariamente praticato dalle tribù Yoruba in Nigeria, Soninke e Wolof in Senegal. Strettamente legato in Indonesia all'uso in cerimonie rituali ad altre tecniche a riserva come l'ikat e il plangi (Giava, Bali), ha raggiunto grande raffinatezza tecnica ed ha elaborato una complessa iconografia.Nel pomeriggio, ci rechiamo al famoso complesso di templi induisti di Prambanan. Fu costruito nell’850 d.C. da Raki Pikatan, secondo re della dinastia Mataram. Sorge poco lontano dal colossale tempio buddhista di Borobudur, costruito pochi anni prima dalla dinastia precedente, i Sailendra. I due templi sono spesso accomunati per zona e periodo storico, ma presentano differenze strutturali enormi e si potrebbe anche dire che sono l'esatto opposto, visto che Borobudur è sviluppato in orizzontale e ha un aspetto massiccio, mentre Prambanan si sviluppa verso l'alto e possiede una forma slanciata. Entrambi questi monumenti sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1991. Si calcola che in origine il complesso fosse composto di ben 232 templi, ma in seguito si scoprì che molti di questi in realtà non erano templi, ma mausolei di antichi re. A metà del 1600 un terremoto devastante rovinò parte delle strutture e la prima ricostruzione dei templi principali iniziò nel 1918 per terminare nel 1953 tuttavia, nel 2006 un nuovo terremoto colpì l'isola di Giava e danneggiò nuovamente le costruzioni, anche se con danni di lieve entità. Il complesso conta diversi templi, ma i più famosi sono i tre principali dedicati rispettivamente a Brahma, Vishnu e Shiva che spiccano in mezzo a tutti gli altri che vanno a formare una specie di corte. Il tempio di Shiva è alto 47 metri e la sua pianta ricorda molto quella del precedente Borobudur. Infatti, anche qui la struttura è divisa in livelli. Al primo dei sei livelli i bassorilievi molto elaborati, raccontano la storia del Ramayana. All'interno del tempio vi è una camera più grande (chiamata camera principale) e percorrendo la scalinata est si può ammirare la statua di un bellissimo fiore di loto con al suo interno il dio Shiva dotato di quattro braccia. Nelle celle attigue alla principale ci sono diversi personaggi legati a Shiva: c'è il suo maestro Agastya, in un'altra c'è Durga, la consorte di Shiva, e infine il figlio di Shiva, Ganesh, caratterizzato dalle fattezze zoomorfe che comprendono elementi umani e altri animali (elefante). Il tempio dedicato al dio Brahma è più piccolo di dimensioni rispetto a quello di Shiva, ma ne ricalca la struttura e le forme di arte. Al suo interno vi è una notevole statua del dio raffigurato con quattro teste, e sulle pareti sono anche qui presenti un gran numero di bassorilievi raffiguranti le parti finali del Ramayana. Il tempio di Vishnu è molto simile a quello di Brahma e presenta una statua del dio con quattro braccia nella stanza principale e bassorilievi sulle pareti. I bassorilievi riproducono in immagini la storia di Krishna, una divinità-eroe la cui vita è narrata nel poema epico Mahabharata. Pranzo libero, cena e pernottamento all’Hotel Phoenix Jogya.

Tappa: 3 - Giorno: 3 - Mattinata dedicata alla visita del sito di Borobodur, Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Dopo il pranzo, proseguimento per Solo  
Dopo la colazione, ci dirigiamo verso il Tempio di Borobudur, situato a 42 km dalla città, il più famoso tra i templi indonesiani, e Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Si tratta di un enorme tempio buddhista mahayana che risale all’800 d.C., con una base di 123 x 123 metri e un’altezza di 35 metri che poggia su circa 1.600.000 colossali blocchi di pietra e le sue pareti sono ricoperte da 2.672 bassorilievi di cui più di 1.400 narranti storie riguardanti Buddha e da 504 statue dedicate a quest'ultimo. La costruzione cominciò all'incirca nell'800 d.C., si suppone in un periodo tra il 750 e l'830 e fu commissionata dalla dinastia regnante in quel momento, i Sailendra, all'apice del loro splendore e potere. Non si sa con precisione se la costruzione iniziò per merito di sovrani induisti o buddhisti. La scelta del luogo fu attentamente studiata, poiché la piana in cui si erge ricordava contemporaneamente diversi luoghi sacri per la popolazione, infatti, poco lontano dal tempio si può trovare una confluenza di due fiumi che ricorda quella dei fiumi Gange e Yamuna considerata sacra in molte culture; inoltre sullo sfondo del paesaggio si può notare una catena montuosa che ha alcuni tratti concordanti con il profilo dell'Himalaya, la catena montuosa sacra anch'essa per molte culture. L'architetto che la progettò fu Gunadharma, il quale fu assistito da alcuni monaci particolarmente saggi in ogni genere di disciplina, provenienti da tutte le parti del mondo; il monumento risente, infatti, d’influenze indiane, persiane e anche babilonesi e richiese la manodopera di più di 10.000 persone per circa settantacinque anni e finì poco prima della fine della dinastia di Mataram. L'attività di questo tempio durò poco perché una serie di cataclismi naturali costrinse i residenti ad abbandonare la zona. Infatti, in seguito ad un’eruzione vulcanica (si suppone poco dopo l'anno mille) il tempio fu completamente sommerso dai detriti, sui quali crebbe una fitta vegetazione. Nei secoli successivi iniziò un processo di conversione e nel XV secolo la popolazione era in maggior parte di culto islamico e quindi nessuno più era interessato a questo colossale luogo di culto, al punto che se ne perse anche la memoria e rimase solo nelle tradizioni popolari. Dopo la guerra tra olandesi e inglesi per il possesso dell'isola, dal 1811 al 1816, essa si trovò sotto il controllo inglese espresso in questo periodo dal governatore Thomas Stamford Raffles, che era un grande appassionato di archeologia e di storia locale e anche un collezionista di reperti. Fu proprio lui che, messo al corrente della leggenda del tempio-montagna decise d'intraprendere una ricerca che però non portò risultati. Si decise quindi di ingaggiare H.C. Cornellius, un ricercatore olandese per il ritrovamento e gli furono messi a disposizione 200 uomini. Cornellis e i suoi uomini impiegarono due mesi d’intensi lavori (scavi e deforestamento), ma alla fine trovarono ciò che cercavano nei pressi del villaggio di Bumisegoro e cominciarono a lavorare per riportare tutto alla luce. L'edificio è strutturato in dieci terrazze (corrispondenti alle dieci fasi del cammino spirituale verso la perfezione), le quali sono divise in tre gruppi, cosa anche questa non casuale, ma con un significato ben preciso: rappresentano, infatti, i tre regni del sāmsāra:il primo livello rappresenta la vita nelle spirali del desiderio ("regno del desiderio" o kāmadhātu); i cinque livelli quadrati rappresentano la progressiva emancipazione dai sensi ("regno della forma pura" o rupadhātu) e le ultime tre terrazze circolari simboleggiano il cammino progressivo verso il definitivo nirvāna, ("regno del senza-forma" o arūpyadhātu). Arrivati in cima, si può constatare che la struttura si evolve in una serie di spazi aperti e non più in stretti passaggi. Sulla cima dell'edificio è presente una serie di stupa. L'intero cammino è caratterizzato dalla presenza costante e ripetuta di nicchie contenenti statue di Buddha e ogni Buddha è diverso dagli altri. Andando in senso orario, il devoto buddhista meditava lungo le terrazze successive, ricche di progressivi insegnamenti, accumulando meriti e liberandosi progressivamente dalla "mondanità", giungendo infine alla liberazione della sofferenza ovvero al nirvāna, rappresentato dalla sommità del monumento. Visita anche del Tempio di Mendut, a circa 3 km da Borobudur che, a prima vista può apparire piccolo e insignificante in confronto all’altro, ma conserva la statua più grandiosa che si possa ancora vedere nella sua posizione originaria in tutta Java. L’incredibile statua del Buddha alta 3 m è fiancheggiata da due bodhissattva: Lokesvara e Vairapana. La statua è particolare anche per la sua insolita posizione: siede infatti alla maniera occidentale, con entrambi i piedi appoggiati a terra. Il Tempio fu scoperto nel 1836 e in seguito restaurato.Dopo il pranzo, proseguimento per Solo.Pensione completa e pernottamento all’Hotel Villa Rumah Batu. HYPERLINK "http://rumahbatusolo.com" http://rumahbatusolo.com

Tappa: 4 - Giorno: 4 - Visita di Solo che compete con Yogyakarta come centro della cultura giavanese: il  
Surakarta, spesso chiamata Solo e meno comunemente Sala, è una città del centro dell’isola di Giava con una popolazione di circa mezzo milione di persone. Con Yogyakarta, da cui dista 65 km, condivide il passato storico di sede del grande impero Mataram. Fino al 1744, Solo era poco più di un villaggio, 10 km a est di Kartasur, la capitale del regno di Mataram. In quell’anno il re Mataram, Pakubuwono II, si appoggiò ai cinesi per contrastare gli olandesi, ma come risultato la capitale fu saccheggiata. Il re quindi cercò un altro luogo più propizio per ricostruire la sua capitale e nel 1745 l’intera corte fu smantellata e trasportata con una grande processione a Surakarta, sulle rive del fiume Solo. Nel 1757 il regno di Mataram fu diviso nel Sultanato di Surakarta (corte settentrionale) e nel Sultanato di Yogyakarta (corte meridionale) e un’altra casa reale rivale, Mangkunegoro fu fondata da Raden Mas Said, giusto nel centro di Solo. Questo fu il risultato della politica olandese del divide et impera, nelle Indie Orientali. Le case reali di Solo, smisero di combattere e spesero le loro energie nelle arti, sviluppando una cultura di corte molto ricercata. Visita del palazzo reale. Nelle vicinanze del palazzo, si trova il mercato delle pulci di Solo (Pasar Triwindu). Lasciamo Solo per immergerci nella campagna circostante e scoprire il Candi Sukuh (tempio) che dista 36 km dalla città di Surakarta. Si tratta di un tempio giavanese-induista che risale al XV secolo, situato sulle pendici occidentali del monte Lawu, sul confine tra le province di Giava centrale e orientale. I bassorilievi del tempio sono diversi da quelli degli altri templi e i temi sviluppati sono la vita prima della nascita e l’educazione sessuale. L’edificio principale è una struttura a piramide con bassorilievi e statue nella parte frontale, incluse tre tartarughe con il carapace piatto e una figura maschile che tiene in mano il suo pene. Un lingga di quasi due metri con quattro testicoli è una delle statue che è stata collocata nel Museo Nazionale. Nel XV secolo la religione e l’arte si allontanarono dai precetti induisti che avevano influenzato lo stile dei templi dall’VIII al X secolo. Questo fu l’ultimo tempio importante costruito a Giava prima che la corte reale si convertisse all’Islam nel XVI secolo. Per gli storici è difficile interpretare il significato dei bassorilievi a causa della mancanza di testimonianze sulle cerimonie e credenzedell’epoca. Il fondatore di Candi Sukuh riteneva che le pendici del monte Lawu fossero un luogo sacro per venerare gli antenati e gli spiriti della natura e per osservare i culti della fertilità. Il monumento fu costruito nel 1437 durante il Regno Majapahit. Nel XIX secolo, il tempio versava in pessime condizioni causate da atti di vandalismo che si erano accaniti soprattutto verso le statue o i bassorilievi raffiguranti scene erotiche, molto probabilmente dovute all’invasione islamica. Merita una visita anche il Candi Ceto che risale allo stesso periodo del Candi Sukuh e anch’esso combina elementi dello shivaismo e del culto della fertilità, ma è di maggiori dimensioni, articolato su una serie di terrazze che salgono fino alla collina. Insieme a Sukuh è considerato tra i templi più antichi di Giava, sorti quando già l’Islam si stava diffondendo in tutta l’isola. Nei dintorni dei templi, si trovano diverse piantagioni di tè, introdotte dalla dominazione olandese. Il terreno dove ci sono le piantagioni ha un’altitudine cha varia dagli 800 ai 1000 m sopra il livello del mare, aspetto che conferisce al luogo un clima fresco e ideale. Al termine delle visite, rientro a Jogyakarta.Pensione completa e pernottamento all’hotel Phoenix Jogia.

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Volo per Medan via Jakarta. Proseguimento per Bukit Lawang  
Trasferimento all’aeroporto di Jogyakarta e volo per Medan, via Jakarta. Medan si trova nella parte nord dell’isola di Sumatra che è sicuramente la regione più visitata dell’isola, perché offre incredibili laghi, vulcani e diverse etnie. Sumatra Nord si estende dall’Oceano Indiano allo Stretto di Malacca ed è abitato appunto da diversi gruppi etnici, dei quali il più numeroso è quello dei malesi stanziati sulla costa affacciata sullo Stretto di Malacca, seguito dai cinque gruppi batak che vivono sugli altopiani intorno a Danau Toba e Pullau Samosir. Medan è il capoluogo di Sumatra Nord e la terza città più grande dell’Indonesia. Molti sono i contrasti che la caratterizzano: ricchi quartieri di periferia con splendidi edifici coloniali olandesi e costruzioni di materiali scadenti, dove vive la maggior parte della popolazione. Il termine medan significa ‘campo’ o ‘campo di battaglia’ e in effetti tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo la zona circostante l’allora piccolo insediamento fu un campo di battaglia per l’egemonia tra i due regni di Aceh e Deli. Medan rimase un villaggio di piccole dimensioni fino a buona parte del XIX secolo e cominciò a svilupparsi solo con l’arrivo degli olandesi e in particolare in seguito all’opera di un intraprendente colono di nome Nienhuys che nel 1865 introdusse la coltivazione del tabacco. La città fu poi scelta nel 1886 come capoluogo della provincia di Sumatra nord. La città non offre grandi attrazioni: la parte vecchia con alcuni edifici coloniali in stile europeo; il palazzo Istana Maimoon, costruito dal sultano di Deli nel 1888, il cui interno unisce elementi architettonici della cultura malese, islamica, spagnola, indiana e italiana e la Masjid Raya, la Grande Moschea, con la sua particolare cupola nera, commissionata dal sultano nel 1906 e in stile marocchino. Al nostro arrivo all’aeroporto di Medan, proseguimento per Bukit Lawang. Cena e pernottamento al Bukit Lawang Eco Lodge.( HYPERLINK "http://www.ecolodgebukitlawang.com" www.ecolodgebukitlawang.com)

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Giornata dedicata alla scoperta, a piedi, della flora e della fauna del Gunung Laser National Park  
Giornata dedicata alla scoperta del Parco. L’attrazione principale di questa Bukit Lawang è il Bohorok Orang-utan Viewing Centre, istituito nel 1973 per insegnare a questi animali a sopravvivere nella natura dopo un periodo trascorso in cattività o ad adattarsi a un nuovo habitat nei casi di ricollocazione in altre zone in seguito al disboscamento. Il Parco Nazionale di Gunung Leuser è un parco nazionale di 7927 km² situato lungo i confini tra le province di Sumatra Settentrionale e Aceh. Si estende dal mare alle montagne comprendendo paludi, vari tipi di foreste pluviali e dodici importanti fiumi. Nel parco si trovano quasi la metà delle novemila specie vegetali conosciute nell'area indo-malesiana occidentale, almeno 325 specie di uccelli e 130 specie di mammiferi. Abbastanza grande per dare sostentamento ad alcuni grossi mammiferi ormai in via di estinzione in altri Paesi, tra cui l'elefante e il rinoceronte di Sumatra, il parco ospita anche molti primati: oranghi, siamanghi, gibboni dalle mani bianche, presbiti della Sonda di Thomas, macachi dalla coda di porco e dalla coda lunga e il notturno lori gracile. Il parco è una delle ultime roccaforti degli orangutan. Attualmente questa scimmia vive solo a Sumatra e nel Borneo. Con i più grossi esemplari maschi che pesano fino a 90 kg. l’orangutan è il mammifero arboricolo più grande del mondo. Nonostante la sua taglia, si muove con grande agilità, dondolandosi su piante rampicanti e rami oppure usando il suo peso per far oscillare gli alberi più piccoli avanti e indietro in modo da poter raggiungere quello successivo. Orang hutan è un termine malese che significa ‘persona della foresta’ e ci sono diversi miti e leggende che circondano questo animale. Sono essenzialmente vegetariani e normalmente si nutrono di frutta, germogli e foglie, oltre che di noci e corteccia di albero. Talvolta si cibano anche di insetti, uova e piccoli mammiferi. Sono piuttosto longevi e tendenzialmente solitari. Crescono lentamente e hanno pochi cuccioli che rimangono con la madre fino a un’età compresa tra i sette e i dieci anni. La giornata di oggi sarà dedicata alla scoperta della flora e della fauna del parco che visiteremo a piedi.Pranzo a pic nic, cena e pernottamento al Bukit Lawang Eco Lodge.

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Ritorno a Medan e proseguimento per la città di Berastagi, sull'altopiano di Karo. Durante il percorso, sosta al villaggio di Peceren per visitare il mercato e le case tradizionali Karo Batak  
Dopo la colazione, ritorno a Medan e proseguimento per la cittadina di Berastagi, sull’altopiano Karo. Nonostante la cittadina non sia nulla di particolare è situata in una zona splendida, circondata da lussureggianti prati degli altopiani Karo e dominata da due vulcani: il Gunung Sinabung a ovest e il fumante Gunung Sibayak a nord. Essendo situata a un’altitudine di 1300 m, la cittadina ha un clima fresco e nelle vicinanze si trovano numerosi villaggi tradizionali karo batak. Lungo il percorso, sosta al villaggio di Peceren per ammirarne le case tradizionali. I batak sono un popolo proto-malese che abitavano le montagne della Thailandia settentrionale e della Birmania. Quando sbarcarono sulla costa di Sumatra, questi popoli si diressero quasi subito nell’entroterra e stabilirono i loro primi insediamenti nei dintorni del Lago Toba, dove le montagne li potevano proteggere da eventuali invasioni. I batak erano uno dei popoli più bellicosi di Sumatra e la pratica del cannibalismo rituale, è sopravvissuta fino al 1816. Sono un popolo dedito principalmente all’agricoltura. Per lungo tempo schiacciati tra le due roccaforti islamiche di Aceh e Sumatra Ovest, hanno finito per essere sottomessi dagli olandesi che hanno diffuso il cristianesimo. Oggi sono principalmente protestanti, anche se molti praticano ancora una miscela di credenze e di rituali animisti tradizionali. L’elemento più distintivo della cultura batak è l’architettura tradizionale. Le case sono costruite su palafitte alte fino a 2 m e hanno il tetto a padiglione (karo) o a schiena d’asino (toba), con le due estremità che terminano con una punta aguzza e assomigliano alle corna di un bufalo. Sono tradizionalmente in legno e hanno il tetto in fibra di palma da zucchero. I frontoni sono generalmente abbelliti da mosaici e sculture e lo spazio sotto la struttura è utilizzato per tenere animali domestici.Pensione completa e pernottamento in camere de luxe del Grand Mutiara Hotel.www.grandmutiarahotel.com

Tappa: 8 - Giorno: 8 - Escursione al vulcano di Sibayak  
Presto la mattina, escursione al Gunung (vulcano) Sebayak, a nord della città di Berastagi. Situato a un’altitudine di 2.094 m, il Gunung Sebayak è probabilmente il vulcano più accessibile di tutta l’Indonesia. Per arrivare in vetta bisogna percorrere circa 7 km, in circa tre ore e la salita non è particolarmente impegnativa, mentre la discesa può essere scivolosa (consigliabile avere i bastoncini per evitare di scivolare). È un piccolo stratovulcano che guarda la cittadina di Berastagi e anche se l’ultima eruzione è avvenuta più di un secolo fa, è presente ancora dell’attività geotermica sotto forma di vapore e di sorgenti d’acqua calda. Il vapore produce del solfuro che è stato raccolto nel passato. Sibayak è un termine della lingua Karo Batak che si riferisce ad una comunità fondatrice. Al termine della discesa è possibile rilassarsi nelle sorgenti calde. Dopo il pranzo (pic nic), si farà una bella passeggiata attraverso una foresta di pini, le piantagioni terrazzate e prati verdeggianti. La frutta e la verdura che avrete visto al mercato fornisce un’idea chiara dell’abbondanza di produzione dell’altopiano. Cena e pernottamento in hotel.Nota. Nel caso non sia possibile effettuare l’escursione al vulcano per un qualsiasi motivo, si opterà per una passeggiata alternativa nei villaggi vicini dell’altopiano Karo.

Tappa: 9 - Giorno: 9 - Nel tragitto verso l'isola di Samosir, nel Lago Toba, sosta a Tongging per ammirare la cascata di Sipsopiso  
Dopo colazione, lasciamo Berastagi verso sud per raggiungere la località di Parabat sulla sponda orientale del lago Toba. Lungo il percorso, sosta alla cascata di Sipiso-Piso, la più alta dell’Indonesia (120 m), circondata da una vegetazione lussureggiante. Nasce da un piccolo fiume sotterraneo dell’altopiano di Karo che si ‘getta’ da una grotta che si trova sopra il lago Toba. Il nome significa lama, a causa proprio della forma della cascata. Un’altra sosta nel villaggio di Pamatang Purba per ammirare le case tradizionali (rumah bolon) dei capi dell’etnia dei simalungun batak. Il termine ‘Purba’ è il nome della dinastia. Il regno della dinastia Purba cominciò nel 1624 con il primo re, Tuan Pangultop Ultop e continuò fino al 1947 con il 14° e ultimo re, Tuan Mogang, dopo il quale il regno dei Simalungun Batak fu integrato nell’Indonesia indipendente. Tra le abitazioni tribali, di notevole pregio la casa del re (rumah bolon). Questa casa lunga era costruita su palafitte con il legno di tek. I timpani dell’abitazione erano decorati con disegni rossi, neri e bianchi, i colori dei Batak, che avevano un significato particolare dove, il bianco rappresentava lo spirito sacro, il rosso il modo di vivere e il nero la magia nera. Nel primo pomeriggio, arrivo a Parabat, sul lago Toba. Il lago Toba occupa una caldera vulcanica, completamente ricoperta d’ignimbrite. Ulteriori ricerche dimostrano che le ceneri di riolite che l'eruzione emise si trovano sparse in un raggio di 3000 km. Esse interessano oltre all'isola di Sumatra anche la Malesia e l'India e se ne trovano anche sul fondo dell'oceano Indiano e nel Golfo del Bengala. L'eruzione del supervulcano è fatta risalire a 70-78.000 anni fa. Essa è ritenuta una delle più catastrofiche degli ultimi 500.000 anni. Secondo i ricercatori del Michigan Technological University, il volume del materiale eruttato era all'incirca di 2800 km³ di cui circa 2000 km³ di ignimbrite e 800 km³ di ceneri che seppellirono l'intera regione sotto numerosi metri di depositi. Si calcola che nella regione attorno al vulcano esse raggiunsero un'altezza superiore ai 400 metri e sedimenti di oltre 4 m sono presenti in molte regioni indiane. L'eruzione ebbe luogo nell’arco di più settimane e alla fine l'intera regione collassò lasciando un grande cratere che si riempì d'acqua e al centro una nuova montagna che oggi raggiunge i 1600 metri di altitudine e che forma l'isola di Pulau Samosir, grande quasi come Singapore. L’isola un tempo era collegata alle pareti della caldera da un istmo che è stato scavato per facilitare la navigazione. Per raggiungere l’isola di Samosir che si trova all’interno del lago è necessario prendere il ferry pubblico.Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento al Tabo Cottage o al Samosir Villa. HYPERLINK "https://tabocottages.com" https://tabocottages.com e HYPERLINK "http://www.samosirvillaresort.com" www.samosirvillaresort.com

Tappa: 10 - Dal Giorno: 10 al Giorno 11 - Giornate dedicate alla scoperta dei villaggi Batak Toba dell'isola di Samosir. Nel pomeriggio del secondo giorno, rientro a Parapat  
Giornate dedicate alla scoperta dei villaggi tradizionali Batak Toba e all’isola di Samosir. Ambarita è un piccolo villaggio batak non lontano da Tuk Tuk. È rinomato perché vi si trova un gruppo di sedili in pietra che risalgono a tre secoli fa e dove si tenevano le riunioni delle comunità e si processavano i trasgressori. Quando gli imputati erano riconosciuti colpevoli erano condotti in un vicino cortile, dove sorgeva un altro gruppo di megaliti ai quali erano legati, bendati e feriti con lame, cosparsi d’aglio e peperoncino e poi decapitati. Il villaggio di Tomok è invece famoso per le numerose case tradizionali e per alcune tombe e lapidi con raffinati motivi decorativi. Una delle tombe appartiene all’ultimo re Sidabutar, la cui effige è scolpita sulla lapide insieme con quelle della sua guardia del corpo e di Anteng Melila Senega, la donna che Sidabutar avrebbe amato per molti anni senza essere corrisposto. Poiché il re era considerato una persona saggia, riusciva a farsi amare e ascoltare dai suoi sudditi. Quando il re morì, non venne sepolto nel terreno, ma in una tomba scavata nella roccia e posta al centro del villaggio. Era un’abitudine per i batak di quel tempo che, quando un re moriva fosse seppellito sette giorni dopo e i suoi discendenti piantassero degli alberi chiamati hariara nel sito. Se gli alberi crescevano bene, significava che i suoi discendenti sarebbero vissuti in pace e avrebbero avuto molti figli. Sulla tomba sono inoltre incisi vari singa, creature con grottesche teste con tre corna e occhi sporgenti. Il villaggio di Simanindo si trova all’estremità orientale dell’isola di Samosir, dove sorge l’antica dimora tradizionale del re batak Rajah Simalungun e delle sue quattordici mogli che è stata restaurata e oggi è un museo. In origine il tetto era decorato con dieci corna di bufalo che rappresentavano le dieci generazioni della dinastia. Il museo ospita una piccola collezione di oggetti di uso comune, di sculture e incisioni batak. Il villaggio è famoso anche per le danze tradizionali (Tor-Tor).Nel cuore dell’isola si trova la collina di Samosir dove si trova un piccolo lago proprio sulla sua cima chiamato Sidahoni Lake o ‘il lago nel lago’. Lungo la strada si trovano numerosi villaggi batak toba, dove cercheremo di capire in modo più approfondito la cultura di questa importante etnia. Il Monte Pusuk Buhit e Pangururan sono due siti ideali dai quali ammirare il Lago Toba che è considerato uno dei più belli dell’Indonesia e non solo. A Pangururan si trova anche la Gereja Katolik Inkulturatif Paroki St Mikhael, una chiesa in stile batak.Al termine delle visite del secondo giorno, rientro in ferry a Parapat.Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel in entrambe le giornate. L’hotel previsto a Parapat è l’Inn Parapat. HYPERLINK "http://www.parapat.grandinna.com" www.parapat.grandinna.com

Tappa: 11 - Giorno: 12 - Partenza per Sipirok e lungo la strada visita delle piantagioni di chiodi di garofano e anas e il villaggio tradizionale di Balige  
Dopo la colazione, partenza alla volta di Sipirok. Lungo la strada, ci fermeremo a vedere le piantagioni di chiodi di garofano che cresce spontaneamente solo nelle isole Molucche, ma che ora si possono trovare in diverse parti del mondo. La chioma è a forma tondeggiante e le foglie sono ovato-lanceolate, opposte, di color rossastro da giovani che man mano diventano di una tonalità verde scuro che, se viste in trasparenza, presentano numerosi puntini traslucidi ricchi di olio essenziale. Le infiorescenze a pannocchia sono composte da numerosi fiori ciascuna che variano dal cremisi al giallo. I boccioli fiorali vengono raccolti ed essiccati e costituiscono la spezia chiamata chiodi di garofano. Un singolo chiodo di garofano è quindi formato dal lungo calice gamosepalo, formato da 4 HYPERLINK "https://it.wikipedia.org/wiki/Sepalo" \o "Sepalo" sepali e da 4 HYPERLINK "https://it.wikipedia.org/wiki/Petalo" \o "Petalo" petali ancora chiusi che formano la parte tonda centrale. erano usati come ingrediente dei profumi e principio medicamentoso già nella HYPERLINK "https://it.wikipedia.org/wiki/Cina" \o "Cina" Cina di 2200 anni fa. Già gli antichi romani (i patrizi) usavano questa spezia per le sue proprietà antisettiche, quindi per calmare il dolore ai denti. Divenne una spezia rara ma conosciuta in Europa tramite la HYPERLINK "https://it.wikipedia.org/wiki/Via_dell%27incenso" \o "Via dell'incenso" via dell'incenso, fin dal medioevo, e HYPERLINK "https://it.wikipedia.org/wiki/Dante" \o "Dante" Dante stesso, ne parla come fossero un bene di assoluto lusso ( HYPERLINK "https://it.wikipedia.org/wiki/Inferno_-_Canto_ventinovesimo" \o "Inferno - Canto ventinovesimo" Inf. XXIX, 127-129) usato dai vani scialacquatori senesi per far la brace per arrosti milionari. Nella zona si trovano anche delle piantagioni di ananas.Sosta nel villaggio tradizionale di Balige, famoso per la tessitura degli ikat.Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento all’hotel Tor Simboli Nauli. HYPERLINK "http://www.torsibohinauli.com" www.torsibohinauli.com

Tappa: 12 - Giorno: 13 - Lasciamo sipirok per raggiungere Bukittinggi, attraversando vallate, fiumi e piantagioni  
Oggi ci aspetta una lunga giornata di trasferimento per raggiungere Bukittinggi, ma non mancheranno le occasioni per ammirare il panorama che attraverseremo con le sue vallate, montagne, fiumi e villaggi tradizionali. Lungo la strada è possibile fermarsi a vedere la cascata di Sijormih e il giardino botanico di Sihepeng dove si trova ogni tipo di pianta, dalle palme da cocco, piante di pepe, vaniglia e cardamomo. Lungo il percorso, possibile fare una sosta per una passeggiata nella giungla della Riserva di Canti, al confine tra Sumatra Settentrionale e Sumatra Occidentale. Si attraverserà anche la riserva naturale di Rimba Panti con la sua particolare flora, fauna e l’erbario. A Bonjol attraverseremo la linea dell’Equatore!!!Nel tardo pomeriggio, arriviamo nell’animata città di Bukittinggi nella regione dei Minangkabau, la cui particolarità più importante è quella di avere una società matrilineare.Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento all’hotel The Hills Bukittinggi. HYPERLINK "http://www.thehillshotel.com" www.thehillshotel.com

Tappa: 13 - Giorno: 14 - Giornata dedicata alla scoperta della regione di Minangkabau  
Giornata dedicata alla scoperta della zona di Minangkabau. Bukittinggi, situata ad un’altitudine di 930 m, è un’animata città sede di mercato che sorge in una regione rigogliosa, dove la fertilità è dovuta alla presenza di diversi vulcani ancora attivi. A breve distanza sorgono infatti il Merapi, il Singgalang e il Sago, che a intervalli regolari si fanno sentire. L’altro nome con cui è conosciuta la città è Tri Arga e si riferisce proprio ai tre vulcani e la città è il punto di partenza per scoprire la cultura Minangkabau. Il Pasar Atas è un grande e pittoresco mercato pieno di bancarelle, mentre il Benteng de Kock è il forte costruito dagli Olandesi durante la guerra dei paderi, dalla cui collina si può ammirare la città. La Jam Gadang è la torre dell’orologio ed il centro delle attività quotidiane della città e risale agli anni ’20 del Novecento e fu costruita per ospitare l’orologio donato dalla regina olandese. Le campagne che circondano Bukittinggi sono molto affascinanti. I campi di riso a terrazza, incuneati tra le catene montuose offrono uno spettacolo incredibile. Nei villaggi, le tradizionali case in legno minangkabau sono decorate con tetti a forma di corna di bufalo. La zona è anche famosa per l’artigianato e non mancherà l’occasione di assistere alla tessitura tradizionale. A Batu Sangkar visiteremo il Palazzo del Regno Minangkabau. I Minangkabau sono un gruppo etnico conosciuto anche come Minangs e rappresentano la più grande società matrilineare del mondo, dove la proprietà, il nome di famiglia e la terra si trasmettono da madre a figlia, mentre gli affari religiosi e politici sono responsabilità degli uomini anche se alcune donne giocano un ruolo importante per questi aspetti. Oggi circa quattro milioni e mezzo di Minangs vivono nella parte Ovest dell’isola di Sumatra e altrettanti sono sparsi nelle altre città dell’Arcipelago Indonesiano. I Minangkabau sono famosi per la loro dedizione all’educazione e anche per il fatto di essersi trasferiti in luoghi diversi del sudest Asiatico e il risultato è che molti di loro hanno guadagnato delle posizioni di prestigio economico e politico nel Paese. Il cofondatore della Repubblica dell’Indonesia, Mohammad Hatta era un Minang, così come il Primo Presidente di singapore, Yusof bin Ishak e il Pirmo Capo di Stato della Malesia, Tuanku Abdul Rahman. I Minangkabau sono musulmani, ma seguono anche le loro tradizioni etniche o adat che derivano da credenze animiste e indo-buddhiste.Al termine delle visite, rientro a Bukittinggi, passando per il Lago Singkarak.Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

Tappa: 14 - Giorno: 15 - Trasferimento in aeroporto per il volo da Padang a Jakarta. Proseguimento per Singapore  
Dopo la colazione, trasferimento all’aeroporto di Padang per il volo per Jakarta. Proseguimento per Singapore. Pasti e pernottamento a bordo.

Tappa: 15 - Giorno: 16 - Arrivo in Italia  
L’arrivo a Milano Malpensa è previsto di prima mattina.Casa Karo Batak 2. Complesso di Prambanan 3. Tombe Megalitiche Sumatra


Gallery


Richiedi un preventivo

L'invio del presente modulo non comporta alcun impegno nei conforni di Kel 12 Travel S.p.A. Al ricevimento della richiesta, i nostri operatori provvederanno a contattarti per fornirti informazioni sulla disponibilita' del viaggio nel periodo prescelto insieme alle modalita' per effettuare l'eventuale prenotazione. I dati raccolti verranno trattati da Kel 12 Travel S.p.A. nel pieno rispetto della legge sulla privacy. Dichiaro di aver letto ed accettato le regole di tutela della privacy proposte da Kel 12 Travel S.p.A.








Servizi inclusi nelle quote viaggio

La quota comprende:

 

  • I voli di linea intercontinentali
  • I voli domestici
  • I trasporti via terra con un bus A/C
  • Visite ed escursioni come da programma con guida locale parlante inglese
  • Esperto Kel 12, al raggiungimento del minimo dei partecipanti.
  • I pasti come da programma
  • Sistemazione in camera doppia negli hotel previsti dal programma.
  • Il ferry pubblico nel lago Toba
  • Escursione in barca motorizzata all’isola di Koh Tao nel lago Toba

 

La quota non comprende:

 

  • Tax & fuel
  • I pasti non previsti nel programma
  • Facchinaggio negli alberghi e negli aeroporti
  • Visto d’ingresso ottenibile all’arrivo in Indonesia (al costo di circa 35 usd)
  • Tasse aeroportuali nei voli domestici/intercontinentali, in Indonesia
  • Mance e bevande
  • Biglietti per l’utilizzo della fotocamera/video dove richiesti
  • Equipaggiamento per immersioni/snorkeling
  • Tutto quanto non espressamente indicato nella ‘La quota comprende’

Bene a sapersi

  • Questo itinerario include due isole dell’Indonesia, molto diverse tra di loro, non solo per quanto riguarda la cultura e il paesaggio, ma anche per il grado di sviluppo raggiunto. In alcuni luoghi da noi toccati, c’è ampia disponibilità di strutture ricettive di tutte le categorie e in questo caso quelle scelte rispecchiano la nostra esigenza di offrire ai nostri clienti una buona sistemazione. Tuttavia, in altre zone incluse nel nostro itinerario, la scelta delle strutture ricettive non è così ampia e questo è il caso dell’isola di Sumatra e in questo caso, abbiamo scelto la migliore struttura disponibile.
  • Questo programma include l’utilizzo di compagnie aeree che compaiono nell’elenco dei vettori aerei soggetti a divieto operativo nell’Unione europea. Si tratta di un elenco redatto dalle autorità dell'aviazione civile degli Stati membri dell’Unione che sono abilitate a ispezionare soltanto i vettori aerei di compagnie che volano da/verso aeroporti dell’Unione. Dato il carattere aleatorio di tali controlli, effettuati a caso, non è possibile esaminare tutti gli aeromobili che atterrano in ogni aeroporto dell’Unione. Se una compagnia aerea non figura nell’elenco comunitario non significa quindi automaticamente che essa soddisfi i criteri di sicurezza vigenti; analogamente una compagnia aerea che non atterra nel territorio comunitario potrebbe soddisfare tutti i criteri di sicurezza vigenti nell’Unione.
  • Anche la cucina è molto diversa da isola ad isola e quando i pasti sono previsti nei ristorantini locali bisogna essere preparati a consumare piatti semplici. In ogni caso, soprattutto nell’isola di Sumatra nel periodo in cui si effettua il viaggio è disponibile dell’ottima frutta tropicale che può essere acquistata per strada o nei mercati locali.
  • L’Indonesia è un paese dove la religione predominante è l’islam. Si consiglia quindi di adottare un abbigliamento rispettoso delle usanze del paese. Ricordiamo che per visitare le moschee è obbligatorio togliere le scarpe, a volte indossare anche una sciarpa sulla testa e non usare gonne corte, pantaloncini o magliette senza maniche. L’Indonesia è un paese piuttosto conservatore, dove i valori religiosi, familiari e sociali sono ancora profondamente sentiti. E’ consigliabile cercare di evitare comportamenti che vadano contro i loro valori e a questo scopo il vostro accompagnatore e la guida locale sono a vostra disposizione per comunicarvi tutte le informazioni necessarie.
  • In Indonesia è pratica comune il mercanteggiare quando si è intenzionati a fare un acquisto.

 

Potrebbero interessarti

Indonesia
FLORES, SUMBA E IN VELIERO NEL PARCO DI KOMODO
Indonesia Papua Nuova Guinea
Silver Discoverer: i misteri della Nuova Guinea
Indonesia
Silver Discoverer: gli orangotanghi e le isole nascoste dell'Indonesia
Australia Indonesia
Silver Shadow: da Singapore all'Australia

Articoli Correlati

Australia
Il primo hotel astrologico al mondo
Giappone
A caccia di foglie
Danimarca Giappone India Italia Vietnam
In viaggio dentro al Circle