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GOBI SCONOSCIUTO

ASIA / Mongolia

La nostra storica proposta di viaggio nel sud della Mongolia, collaudata in anni di esperienza, ci conduce nel cuore del Deserto del Gobi, con un percorso circolare tutto via terra partendo dalla capitale. Un viaggio che ci regala un contatto diretto con una natura e uomini che ci riempiranno di tante semplici e forti emozioni, legate a panorami spesso “vuoti”, ma stracolmi di eventi da ricordare.Le modalità con cui effettuiamo il viaggio in Mongolia lo rendono il più piacevole possibile: garantiamo pernottamenti in ger da 2 persone o in singola (anche se le ger normalmente ospitano 4 persone) in campi ger selezionati, laddove esistono prevediamo campi ger con servizi privati, viaggiamo in comodi Toyota Land Cruiser in 3 passeggeri per auto oltre l’autista (l’accompagnatore e la guida possono occupare il 4° posto in un’auto), i nostri gruppi sono piccoli e non superano mai i 16 partecipanti per garantire la possibilità di un contatto più intimo con la realtà locale. Un viaggio in Mongolia è un’esperienza in cui attraversare il territorio, osservarlo e conoscerlo, costituisce la sua caratteristica fondamentale. Per questo il nostro viaggio in Mongolia è previsto tutto via terra, perché è l’unico modo per incontrare più da vicino luoghi e persone, per capire il territorio e godere degli svariati aspetti in cui si offre, per assaporare la libertà dello spazio infinito e cercare di entrare nei ritmi di vita dei nomadi. Per qualche giorno anche noi saremo nomadi, seppur privilegiati.


Prezzo del Viaggio

A partire da: 3850 Euro

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Il Club

Questo viaggio dà diritto a 130 Impronte del Club.
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Durata

14 giorni e di 12 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 6 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 16 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Partenza da Milano per Ulaanbaatar via Mosca. Pernottamento a bordo  
Partenza da Milano via Mosca per Ulaanbaatar. Cena e pernottamento a bordo. NB: per entrambe le partenze abbiamo provveduto a riservare i posti da Milano. Normalmente la compagnia richiede che tutti i passeggeri facenti parte di un gruppo partano dal medesimo aeroporto. Eventuali richieste di partenza da altri aeroporti italiani sono pertanto soggette all’autorizzazione da parte del vettore.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Ulaanbaatar: visita della capitale  
Arrivo nella capitale mongola verso le 7.00 del mattino. Disbrigo delle formalità aeroportuali e trasferimento in hotel. La capitale dista meno di 20 chilometri. Paese di altopiani e di deserti, la Mongolia è ancor oggi una terra per viaggiatori più che per turisti. Le strade asfaltate sono limitate a un solo grande asse che attraversa il Paese da ovest a est, i mezzi di trasporto, privati e pubblici, quasi inesistenti (l’unico vero mezzo di trasporto è il cavallo), le strutture turistiche minime. Circondata da due potenti vicini, Cina e Russia, e lontana da conflitti che la portino sulle cronache internazionali, la Mongolia resta uno dei più sconosciuti paesi dell’Asia e forse anche uno dei più affascinanti. Con i suoi due milioni di abitanti, ancor oggi in gran parte nomadi, sparsi tra steppe e deserti grandi cinque volte l’Italia, essa conserva l’eredità del più grande impero che il mondo abbia mai visto e del più geniale condottiero di tutti i tempi, Gengis Khan. Dopo aver depositato i bagagli in hotel e riposato un po’, ci dedichiamo alla visita della capitale che fino a pochi decenni fa non aveva case, ma solo centinaia di bianche “ger”, le yurte della Mongolia, tra le quali spiccavano i tetti colorati dei monasteri buddisti.Gran parte della città si estende da est a ovest lungo il corso principale, chiamato Enkh Taivny Orgon Choloo o più semplicemente Peace Avenue, che sfocia nella centralissima piazza Sukhbaatar. Gli estesi sobborghi periferici sono delimitati dalle quattro grandi montagne che cingono l’agglomerato urbano: Chingeltei, Bayanzurkh, Bogdkhan e Songino Khairkhan. La maggior parte dei luoghi di interesse si trova a breve distanza da Piazza Sukhbaatar su cui si affaccia il Palazzo del Parlamento, abbellito dalle statue dei più famosi khan (regnanti, capi) mongoli. Una delle qualità più apprezzate di Ulaanbaatar è la ricchezza degli allestimenti museali. Tra questi non mancheremo di visitare il Museo Nazionale di Storia Mongola, talvolta chiamato ancora Museo della Rivoluzione, dove sono esposti reperti risalenti all’Età della Pietra, interessanti collezioni di diversi gruppi etnici mongoli e numerosi cimeli del periodo dell’orda mongola. (Il Museo di Storia Naturale non si può visitare in quanto sono in corso lavori di ristrutturazione dell’edificio). Il raffinato Palazzo d’Inverno di Bogd Khan, in cui risedette per vent’anni l’ottavo Buddha vivente e ultimo re della Mongolia, è una di quelle attrattive che non si possono proprio perdere, con i suoi cortiletti, i pannelli affrescati e le bellissime porte. Vi si trovano, attraversato il grande portone di accesso, sale che custodiscono doni particolari di facoltosi visitatori, (tra cui stivali regalati dallo zar russo al Buddha), animali imbalsamati, “tanka” (pitture sacre su stoffe), costumi tradizionali.Pensione completa. Pernottamento all’Hotel Bayangol 4*. Situato in posizione centrale, è un’ottima base per la gestione delle visite in città.NB: a seconda dell’orario di arrivo e delle esigenze del gruppo, il Tour Leader assieme alla guida locale valuterà se spostare qualche visita l’ultimo giorno di permanenza a Ulaanbaatar per bilanciare al meglio le giornate e non stancarsi troppo il giorno dell’arrivo.

Tappa: 3 - Giorno: 3 - Il Monastero di Gandan e partenza per Baga Gazriin Chuluu, la solitaria formazione rocciosa granitica che sorge dalla pianura deserta  
Presto al mattino visita del Monastero di Gandan, il cui nome significa "luogo immenso della gioia completa", è uno dei posti più affascinanti di Ulaanbaatar, un luogo palpitante di vita e di sentimento religioso, con i suoi splendidi templi decorati con oro e pietre preziose.E’ uno dei pochi monumenti ad essere stato risparmiato dalla distruzioni attuate dagli stalinisti, che lo utilizzarono come importante attrattiva turistica. Gandan è il più grande monastero della Mongolia e le sue parti originali risalgono al 1838. Vi risiedono oltre 500 monaci e vi si trova la statua di Janraisig in piedi più grande al mondo. E’ l’immagine del Bodhisattva della compassione, figura centrale del buddismo di derivazione tibetana. E’ assai amata perché rappresenta l’uomo saggio che pur avendo raggiunto per la sua bontà la possibilità di accedere al “nirvana”, vi rinuncia e resta nel mondo al fine di aiutare gli uomini a raggiungere la salvezza. E’ noto anche come Avolikiteshvara, e il Dalai Lama è ritenuto una sua incarnazione. La statua ora esistente al posto di quella rimossa durante il periodo staliniano, è alta quasi 27 metri, pesa 20 tonnellate e presenta interventi in oro. Ha una struttura cava che contiene molte offerte, adornata con pietre preziose, sete, milioni di “mantra” (preghiere, formule magiche e mistiche), tantissime “sutra” (libri o scritture, anche nella forma di rotoli, che contengono regole buddiste). Lasciamo quindi la capitale e con i nostri fuoristrada partiamo in direzione sud, verso la pianura remota e deserta della provincia del Dundgobi, letteralmente “il centro del Gobi”. Gobi significa deserto. Ma deserto non è sinonimo di dune e sabbia. Per questo, andando nella regione del Gobi occorre sapere che si tratta di un’immensa distesa in cui convivono ambienti assai diversi fra loro, sia relativamente alle caratteristiche del territorio sia con riferimento alle presenze animali e delle comunità umane. Il Gobi occupa circa un terzo dell'intera superficie della Mongolia e domina incontrastato il territorio per chilometri e chilometri di distese uniformi. Il suo nome evoca dunque lande desolate e condizioni ambientali estreme, quasi del tutto ostili alla sopravvivenza. Ma evoca anche paesaggi di incontenibile bellezza e assoluto fascino: laghi salati, distese sabbiose e canyon dalle rocce rosse che al tramonto sembrano come incendiarsi ai riflessi degli ultimi raggi solari. La leggenda vuole che il Gobi sia stato creato dal passaggio degli imponenti eserciti di Gengis Khan, ma in realtà i numerosi fossili che lo costituiscono testimoniano che il suo territorio, ricco di acque e di vegetazione, era un tempo habitat ideale per i dinosauri. Oggi il Gobi è abitato da alcune tribù nomadi e da alcune rarità faunistiche, come l'asino selvatico (Khulan), il cavallo Prewalski (Takhi), un'antilope endemica (Saiga) e l'orso del Gobi, ragione per cui è stato dichiarato dall’UNESCO “Riserva della Biosfera”. Sul suo territorio sorgono anche splendidi monasteri e altre affascinanti testimonianze di storia e cultura. Non vi sono strade asfaltate, ma le piste locali sono spesso in buono stato e consentono a volte anche velocità tra gli 80 e i 100 chilometri l’ora.Dopo circa 4 ore raggiungiamo Baga Gazriin Chuluu, una formazione rocciosa granitica che si alza isolata dalla piana circostante. La leggenda vuole che nel 1800 due monaci venerati abbiano vissuto nei dintorni riparandosi in resti di ger. Le rocce sono oggetto di culto da parte degli abitanti del luogo che ogni tanto vengono a visitarle in pellegrinaggio. Secondo un’altra leggenda, Chinggis Khaan (Gengis Khan) stesso le visitò. Nei dintorni ci sono molte sorgenti e la particolarità della zona sono le formazioni rocciose dalle forme inusuali, spesso con degli “ovoo” (letteralmente cumulo di sassi) sulla sommità. Pranzo, cena e pernottamento al Erdene Khaa Ger Camp. Con bella vista su un’ampia vallata, è dotato di servizi molto semplici, ma efficienti.

Tappa: 4 - Giorno: 4 - Tsagaan Suvraga: lo "Stupa Bianco"  
Proseguiamo verso sud, attraverso bei paesaggi, per raggiungere una movimentata zona di valli punteggiate da ardesia, dove gli antichi abitanti della Mongolia hanno lasciato le loro tracce. Un tempo l’area era un placido fondale marino, come testimoniano i reperti di cui è ricco il suolo. Oggi sfoggia la bellezza asciutta e cupa delle zone aride. Incisioni rupestri, che rappresentano personaggi e animali, ne accrescono il fascino. Improvvisamente nella piana compare una falesia di arenaria chiara che viene chiamata lo “Stupa Bianco”. Si tratta di una collina di roccia arenaria di 30 metri di altezza che deve la sua forma stranissima a causa di un’opera di erosione dell'acqua e del vento. Pranzo pic nic. Cena e pernottamento al Tsagaan Suvraga Camp. Campo molto spartano con ger e servizi essenziali, d’altronde la zona non offre alternative migliori.

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Il Parco Nazionale di Gurvan Saikhan e la Valle delle Aquile  
Entriamo nel cuore del deserto del Gobi. Siamo nella provincia dell’Umnugobi (Gobi del sud), la regione con la superficie più ampia e la densità più bassa della Mongolia. Ci dirigiamo verso la Valle delle Aquile, Yoliin Am, una lunga gola stretta e rocciosa a circa 2.500 metri di altitudine, con alte pareti a strapiombo che ombreggiano alcune zone della vallata per tutto l’anno permettendo la conservazione di profondi strati e candele di ghiaccio. Facendo una passeggiata può capitare di vedere stambecchi saltellare da un costone all’altro. La fauna selvaggia nella zona è abbondante (aquile, falchi, grifoni…) e la flora desertica molto varia. Queste aree sono incluse all’interno del Parco Nazionale di Gurvan Saikhan che comprende la catena montuosa omonima, i picchi delle “Tre bellezze”, che è la parte più orientale dei Monti Altai. Il paesaggio è molto interessante e stupisce che un simile ambiente si trovi nel deserto del Gobi. Nel complesso il parco è caratterizzato dalla presenza di oltre 600 tipi di piante, 200 di uccelli e poi alcune specie difficili da individuare e a rischio di estinzione, come rari asini e cammelli selvatici, oltre al leopardo delle nevi e all’orso del Gobi. Pensione completa e pernottamento al Goviin Naran Camp. Di recente apertura, questo nuovo campo offre ger dotate di bagno privato e doccia… una piccola grande comodità che certamente apprezzeremo a questo punto del viaggio.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Khongorin Els: le dune di sabbia più alte del Gobi  
Oltre alla Valle delle Aquile, l’altra meta obbligatoria del parco sono le più alte dune di sabbia del Gobi, che visitiamo oggi. Le Khongorin Els (note come le “dune che cantano”, “Duut Mankhan”) sono certamente tra le più maestose della Mongolia. Il nome pare prenda spunto dal vento che impatta contro le dune provocando un suono che, secondo alcuni, potrebbe essere stato imitato dai mongoli e costituire il riferimento per quello strano “canto di gola” tipico dei nomadi del deserto. Le colline sabbiose si innalzano sino ad oltre 300 metri e hanno un’estensione di una dozzina di km per 150 km. E’ l’ambientazione ideale per escursioni a piedi o con i cammelli (facoltative) per apprezzare pienamente il particolare scenario che si tinge di tutte le tonalità dell’ocra in cui roccia, sabbia ed erba si fondono secondo trame impreviste.Pranzo, cena e pernottamento al Gobi Erdene Camp, in casette di legno. Le sistemazioni offrono il vantaggio del bagno privato.

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Il deserto del Gobi: Bayanzag, "rupi fiammeggianti", la località nota per i ritrovamenti dei resti di dinosauri  
Dopo la colazione, ci avviamo verso l’area di Bayanzag, nota come “vette infuocate“, “rupi fiammeggianti” (per le alture, picchi e canyon che assumono tonalità rossastre specie in alcune ore del giorno), o “ricca di arbusti”. Ma i riferimenti che più la caratterizzano non sono né le vette né gli arbusti, piuttosto i dinosauri e Roy Chapman Andrews che negli anni ’20 del secolo scorso ne scoprì i primi fossili. La località è assai famosa perché qui sono stati ritrovati i tanti resti di dinosauri che ora arricchiscono il museo della capitale, ma anche altri di molte parti del mondo. E’ certamente il posto della terra in cui sono stati individuati più reperti di ossa, interi scheletri e uova di dinosauro. Le ricerche, che sono proseguite per tutto lo scorso secolo, hanno consentito di portare alla luce fossili di circa 70 milioni di anni fa. Pranzo lungo il percorso. Cena e pernottamento al Goviin Naran Camp, in ger con bagno privato.

Tappa: 8 - Giorno: 8 - Il monastero di Ongiin, ai margini del Gobi  
Lasciamo il Gobi e proseguiamo in direzione nord, verso le steppe centrali e la zona di Ongi Gol. Sparse nello spazio, biancheggiano ger di nomadi. Visita alle rovine del Monastero di Ongiin. Si trova ai margini della zona centro settentrionale della regione del Gobi, caratterizzata dalle anse del fiume Ongiin e dalle alture tra le quali è stato realizzato il monastero nel XVIII secolo. Ha subìto i torti del periodo staliniano quando ne è stata imposta la chiusura, e, pur non essendo stato distrutto totalmente come è capitato ad altri luoghi sacri, conserva assai poco delle sue vecchie attrattive architettoniche. In realtà si tratta di due diverse strutture, Barlim Khiid e Khutat Khiid, di cui si apprezzerà soprattutto lo scenario aspro in cui sono inserite. Nel passato hanno ospitato anche 500 monaci. Dopo la riapertura degli anni ’90 e i lavori di “restauro”, il complesso è custodito da alcuni monaci che ne curano anche la manutenzione. Pensione complete con pranzo a pic nic. Pernottamento al Ongiin Secret Ger Camp. Le ger di questo campo si trovano in una zona di dune sabbiose protette da alture, nelle vicinanze del fiume Ongiin. Le sistemazioni sono semplici e accoglienti, così come lo è la parte dei servizi comuni realizzata in muratura tradizionale.

Tappa: 9 - Dal Giorno: 9 al Giorno 10 - La Valle del fiume Orkhon, il canyon e le cascate  
Colazione e partenza verso la valle del fiume Orkhon, il più lungo del Paese. La Valle dell’Orkhon è un territorio ricco di testimonianze archeologiche oltre che di bellezze naturalistiche, dove si possono incontrare diverse famiglie di nomadi. Il punto più spettacolare della valle è il canyon strettissimo, schiacciato tra pareti di roccia, in cui la cascata del fiume Orkhon, la gola e i boschi circostanti costituiscono un bellissimo ambiente naturale. Dedicheremo parte della giornata all’esplorazione a piedi dei dintorni della cascata, l’Ulaan Tsutgalan, che scende da un’altezza di 20 metri e si infila nello scenografico canyon. Il panorama è coinvolgente con aspetti di territorio vulcanico, foreste, praterie, canyon, monasteri, cui i locali hanno dato l’appellativo di “paradiso degli allevatori di cavalli”. E’ una delle due località in Mongolia inserite tra i siti definiti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Poco distante, in un sito chiamato Temeen Chuluu, si trovano i resti di una tomba rettangolare dell’età del bronzo. Il giorno successivo prevediamo la visita al Monastero di Tuvkhun che si trova tra le alte montagne nel lato nord della valle di Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita tuttavia richiede una salita abbastanza impegnativa (a meno che non si sia abituati a lunghe camminate in montagna) a piedi di circa un’ora e mezzo. La Valle dell’Orkhon è conosciuta come la culla della civiltà mongola perché numerosi antichi monumenti giacciono entro i suoi confini. Questa zona del Paese è inoltre famosa per la produzione del migliore “airag” della Mongolia, vale a dire il latte fermentato di cavalla. Avremo certamente la possibilità di visitare qualche famiglia di pastori per assaporare la loro ospitalità e scoprire modi diversi di vita, e del tempo magari per fare una cavalcata (facoltativa). Pensione completa e pernottamento al Talbiun Ger Camp. Il campo è essenziale e gradevole. NB: l’ordine delle visite previste nella Valle di Orkhon è puramente indicativo e sarà gestito in loco dall’accompagnatore Kel 12 in accordo con la guida locale, anche tenendo conto delle condizioni meteo.

Tappa: 10 - Giorno: 11 - I templi di Erdene Zuu e l'antica Karakorum, la città che, fondata da Gengis Khan, divenne capitale dell'impero mongolo  
Si riparte in direzione dell’antica Karakorum, la città che, fondata da Gengis Khan, divenne capitale dell’impero mongolo. Di essa oggi restano solo poche rovine, ma quanto basta per continuare a offrire forte interesse per il significato storico, le strutture architettoniche e lo scenario ambientale in cui sono collocate. Nota nell’antichità per essere un punto centrale di snodo carovaniero dal carattere cosmopolita, era caratterizzata da grandi mura e porte che davano accesso a mercati specializzati nei diversi prodotti provenienti da vari angoli dell’Asia.I khan (regnanti, capi) mongoli erano giustamente famosi per la loro politica di tolleranza religiosa che consentiva la coesistenza tra diversi culti. Per questo la città era adornata da tanti templi, monasteri, chiese e moschee. Ma la fama di questa città e l’attrazione che ancora oggi esercita, nonostante l’irriproducibile antica magnificenza, è dovuta anche al rapporto avuto con Gengis Khan. E’ lui che nel 1220 trasferisce qui la capitale, anche se sarà il figlio Ogedei a edificarne le strutture che forniscono la fisionomia di vero importante centro dell’impero. Il nipote Kublai, però, cambia dopo solo alcuni decenni la capitale con l’attuale località dove sorge Pechino. Karakorum subisce così l’abbandono prima e la distruzione poco dopo, quando nel 1388 viene saccheggiata e distrutta dai cinesi. Nei pressi di Karakorum visita a Erdene Zuu, suggestivo monastero circondato da possenti mura interrotte da 108 bianche “suburga” (stupa), tante quanti sono i grani del rosario buddista. All’interno delle mura vi sono un grande stupa e numerosi templi ricchi di preziosi affreschi, statue, “tanka”, cortili, ruote preghiera, maschere per le danze, rappresentazioni di tante divinità, pietre tombali, altri stupa…Vanta inoltre la presenza di tre importanti edifici sacri, eretti in relazione a tre differenti fasi della vita del Buddha: infanzia, adolescenza, maturità. I templi di Erdene Zuu si sono miracolosamente salvati dalla distruzione del periodo stalinista (quasi tutti i monasteri furono distrutti e migliaia di monaci furono uccisi o deportati) in quanto furono ricoperti di terra dai fedeli che li trasformarono in colline. Il monastero costruito nel 1586 e circondato da mura di 400 m di lunghezza, oggi riportato alla luce, costituisce uno dei rari monasteri antichi sopravvissuti. Due interessanti tartarughe di pietra, il cui significato e importanza sono retaggio dell’influenza cinese, si trovano fuori delle mura. Simbolo di eternità, indicavano l’ingresso ai vari palazzi della capitale e avevano la funzione di proteggere la città stessa. Sono quelle che restano delle quattro originariamente esistenti nei punti che indicavano i limiti della città. Pensione completa. Cena e pernottamento al Orgoo Ger Camp.

Tappa: 11 - Giorno: 12 - Le dune di sabbia di Elsen Tasarkhai  
La strada che porta alla montagna Khogno Khan e alle dune di sabbia di Elsen Tasarkhai riassume molto del fascino che emana la natura, vera padrona di questo Paese, con le rocce purpuree delle montagne, il verde intenso delle praterie e il giallo ocra della sabbia incandescente. Si raggiunge la zona di Khogno Khan: il picco roccioso di circa 1.900 metri di altitudine emerge nella piana, tutt’intorno rovine di antichi monasteri del XXVII secolo sono sparse un po’ ovunque lungo i declivi. Tra queste anche le rovine del Monastero di Erdenekhamba, dove si può ammirare la sovrapposizione di stili: cinese, indiano, tibetano e mongolo.Pensione completa. Pernottamento al Hoyor Zagal Camp. Il campo, ubicato in bella posizione, è sufficiente nei semplici servizi che offre.

Tappa: 12 - Giorno: 13 - Rientro a Ulaanbaatar e completamento delle visite  
Colazione e partenza in direzione della capitale Ulaanbaatar. Pranzo e completamento delle visite. Il Tempio di Choijin Lama è un complesso di templi rossi con il tetto verde dove visse il fratello minore del Bogd Khan dal 1908, Luvsan Haidav, potente monaco lama. Il monastero fu chiuso nel 1938 e successivamente trasformato in museo. Ciò gli evitò la distruzione. Lo visitiamo per la bellezza della struttura esterna, impreziosita da dipinti dedicati al Buddha e per i capolavori che contiene (statue, antichi libri di preghiera, maschere Tsam, thanka, oggetti vari e opere preziose…) Il tempo rimanente sarà a disposizione per visite individuali o per acquisti. Spettacolo serale e cena in ristorante. Pernottamento all’Hotel Bayangol.

Tappa: 13 - Giorno: 14 - Partenza con il volo di rientro a Milano  
Sveglia di buon mattino. Trasferimento in aeroporto per la partenza del volo di rientro in Italia via Mosca.Monastero di Erdene Zuu, Karakorum 2. Valle di OrkhonFamiglia nomade


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Servizi inclusi nelle quote viaggio

Questi prezzi sono ancorati al rapporto di cambio (1 Euro= 1,10 USD) e possono essere soggetti ad adeguamento valutario (valgono le condizioni di vendita da catalogo).

La percentuale delle quota pagate in valuta estera è del 55% del prezzo del viaggio

 

Prenota Senza Pensieri. Tutela il prezzo del viaggio da eventuali adeguamenti valutari.

Modalità:

  • In fase di prenotazione dovrai comunicare la volontà di aderire al “Prezzo bloccato”;
  • Potrai così conoscere da subito l’importo forfettario richiesto a copertura dell’adeguamento valutario, che normalmente viene comunicato fino a 21 giorni prima della partenza;
  • Ovviamente il “Prezzo bloccato” è facoltativo. Decidendo di non aderire gli eventuali adeguamenti ti verranno comunicati fino a 21 giorni dalla partenza;
  • Il Blocco Prezzi può essere applicato solo alle prenotazioni effettuate fino a 45 giorni prima della partenza.

 

LA QUOTA COMPRENDE:

 

  • Voli di linea Milano/Ulaanbaatar via Mosca con Aeroflot in classe turistica
  • Trasferimenti da/per gli aeroporti all’estero
  • Trasporti interni in pullman a Ulaanbaatar, in Toyota 4x4 dove si viaggia in 3 passeggeri oltre all’autista nel resto del tour
  • Sistemazione in camera doppia in hotel 4* a Ulaanbaatar, in ger a 2 posti letto durante il circuito
  • Trattamento di pensione completa, alcuni pranzi sono tipo pic nic laddove non vi siano alternative apprezzabili
  • Visite ed escursioni come da programma con guida locale parlante inglese
  • Accompagnatore Kel 12 al raggiungimento del numero minimo di partecipanti previsto (per la partenza dell’11 agosto l’incontro con l’accompagnatore Kel 12 è previsto direttamente in arrivo all’aeroporto di Ulaanbaatar; a Milano sarà data assistenza da personale qualificato per le operazioni d’imbarco in aeroporto)
  • Ingressi, tasse e percentuali di servizio

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

 

  • Visto d’ingresso da ottenere in Italia
  • Trasferimenti da/per gli aeroporti in Italia
  • Tasse areoportuali e fuel surcharge
  • Eventuali tasse d’imbarco da pagare in uscita dal Paese
  • Attività facoltative come passeggiate a cavallo o con il cammello (indicativamente per un’ora di cavalcata il costo varia da 5 a 8 USD a persona che si pagano direttamente in loco alla famiglia presso cui si noleggia il cavallo)
  • Mance (vedere il paragrafo Bene a sapersi)
  • Chiamate d’emergenza dal telefono satellitare in dotazione al gruppo (costo chiamate internazionali: 5 USD al minuto)
  • Bevande
  • Facchinaggio
  • Extra personali in genere e tutto quanto indicato come facoltativo
  • Tutto quanto non espressamente indicato nel programma e alla voce “La quota comprende”.

 

Bene a sapersi

 

  • Visto Per i cittadini italiani è necessario un visto d’ingresso. Il visto d’ingresso viene rilasciato dalle autorità competenti in Italia prima della partenza previa compilazione di un modulo, invio di due fototessere 3x4 cm con sfondo bianco, invio del passaporto individuale in originale valido per almeno 6 mesi dalla data di entrata nel Paese e pagamento dei diritti dovuti all’atto della prenotazione del viaggio.

 

  • Voli I voli sono previsti da Milano con Aeroflot via Mosca e per entrambe le partenze abbiamo provveduto a riservare i posti con anticipo. Eventuali richieste di partenza da altri aeroporti italiani sono soggette ad autorizzazione da parte della compagnia, che normalmente richiede che tutti i passeggeri facenti parte di un gruppo partano dal medesimo aeroporto.

 

  • Pernottamenti Lontano da Ulaanbaatar si dorme nelle “ger”, “gher”, “yurta” o “jurta”, tipiche abitazioni di feltro della Mongolia fatte per resistere alle decine di gradi sotto zero delle notti invernali. Le “ger” sono vere e proprie abitazioni circolari tipiche del luogo, usate dalle popolazioni nomadi e seminomadi dell’Asia Centrale da millenni. Sono spaziose e realizzate con una struttura in legno rivestita di feltro dove si entra stando in piedi. Sono essenziali, senza particolari comodità, ma dotate di tutto ciò che possa consentire di cogliere e fruire della tipicità del modo di vivere delle popolazioni del posto. Letti, materassi, lenzuola e coperte non mancano, e spesso qualche altro mobile può completare l’arredo degli ambienti in cui soggiorniamo. La porta è quasi sempre esposta a sud per poter far entrare al massimo la luce del sole. Una stufa, il cui tubo di fuoriuscita del fumo spunta nella parte centrale del tetto, a volte alimentata con sterco seccato (non emana alcun particolare cattivo odore), completa le dotazioni delle singole abitazioni. I servizi, bagni e docce, sono generalmente comuni e anch’essi il più delle volte essenziali, posti in una tenda o altra sistemazione stile campeggio. I campi con le “ger” sono dotati di energia elettrica, 220 volt, anche se la sua erogazione non avviene di norma per 24 ore al giorno, ma secondo modalità ed orari indicati in loco. A volte c’è il collegamento diretto con la rete pubblica, in altri casi c’è la disponibilità di autonomi generatori. Quasi sempre è possibile utilizzare prese elettriche per caricare telefonini, telecamere, ecc. presenti nelle stesse ger o nelle strutture comuni. Non c’è bisogno di sacchi a pelo o sacchi lenzuolo. Lenzuola e adeguate coperte sono fornite in loco. Si suggerisce di dotarsi di un asciugamano della grandezza desiderata perché a volte quelli delle “ger” sono piccoli. L’acqua calda fornita nei campi viene riscaldata con vari sistemi e a volte è possibile che si debba attendere prima di poterla utilizzare. Se le “ger” sono dotate di stufa, il personale del campo si occupa di tenerle in funzione e di mantenere adeguata temperatura spesso anche di notte. A seconda della stagione e soprattutto delle piogge, può verificarsi la presenza fastidiosa di insetti dentro le ger, che non deve stupire essendo posizionate in aperta campagna. Per limitare l’eventuale disagio, a seconda della propria sensibilità, suggeriamo di dotarsi di una zanzariera (tipo Decathton) da appendere sopra il letto.

 

  • Trasferimenti locali Per i trasferimenti via terra fruiremo in città di minibus e negli altri luoghi di jeep 4X4 di fabbricazione giapponese dove trovano posto 3 viaggiatori oltre all’autista (può capitare che il Tour Leader e/o la guida locale siano il 4 passeggero) in modo tale che ognuno possa godere della vista dei panorami esterni dal proprio finestrino. In un viaggio in cui si passa diverso tempo in auto, riteniamo fondamentale effettuare trasferimenti e visite nel modo migliore e più confortevole in assoluto. Le jeep, infatti, si prestano meglio di ogni altro mezzo a percorrere itinerari in cui la viabilità è caratterizzata in gran parte da strade sterrate e l’occupazione di 3 passeggeri anziché 4 come avviene normalmente, evita che una persona debba viaggiare stretta in mezzo ad altre due. Nel caso di pioggia, inoltre, questi mezzi sono certo in grado di consentirci di procedere nel migliore dei modi rispetto ad altre vetture. Relativamente ai posti a sedere, il buon senso suggerisce un opportuno cambio nei posti occupati, in modo che tutti i partecipanti possano fruire delle stesse condizioni. Nel caso vi fossero delle particolari esigenze, sarà bene che vengano segnalate al momento dell’iscrizione in modo che se ne possa riscontrare la fattibilità. L’eventuale presenza nelle jeep di un impianto d’aria condizionata funzionante, non garantisce che possa essere utilizzato continuamente, (ammesso che ve ne fosse bisogno), non solo perché alcuni partecipanti potrebbero non gradirlo per il rischio degli sbalzi di temperatura tra interno ed esterno delle jeep, ma anche perché normalmente non viene attivato nelle salite e nelle zone polverose.

 

  • Bagaglio Il bagaglio, pur viaggiando all’interno delle jeep, è bene sia costituito da un contenitore possibilmente non rigido e impermeabile anche alla polvere. Suggeriamo quindi di approntare un bagaglio essenziale e comunque assolutamente non eccedente 20 chili.

 

  • Cucina La carne (in particolare di pecora e montone) e il latte sono da sempre la base dell’alimentazione dei mongoli. Frutta e verdura si trovano in alcuni mercati di Ulaanbaatar, ma non fanno certo parte della dieta mongola, anche per le proibitive condizioni climatiche del Paese. Se siete vegetariani, vi preghiamo di informarci in fase di prenotazione, ma segnaliamo (in base alla nostra esperienza) che nonostante il nostro interessamento e le nostre segnalazioni, nei campi ger non si troveranno piatti vegetariani cucinati, ma solo insalate. Suggeriamo quindi di portare con voi una scorta di alimenti di gradimento secchi o liofilizzati. Nei supermercati locali potrete eventualmente acquistare spaghettini cinesi liofilizzati (dove basta aggiungere dell’acqua bollente), frutta (non sempre) e verdure (i costi non sono economici).

 

  • Clima Durante la lunga stagione invernale la Mongolia è in preda al gelo con temperature di decine di gradi sotto lo zero nella capitale e nella steppa. In estate, da giugno ad agosto, le condizioni sono molto più miti e piacevoli con clima più secco e temperature medie intorno ai 15/20 gradi con punte di oltre i 30, specie in alcune regioni del deserto del Gobi. La notte si può verificare una notevolissima escursione termica anche a causa dell’altitudine, visto che il territorio attraversato mantiene altitudini medie intorno ai 1300/1600 metri sul livello del mare. Sono prevedibili acquazzoni che possono rallentare i trasferimenti sulle piste. Pur essendo opportuno che si adotti l’abbigliamento più adeguato alle proprie caratteristiche, è bene disporre di qualche capo pesante e di un indumento impermeabile perché in questo periodo sono possibili piogge.

 

  • Andamento delle giornate Un viaggio in cui le escursioni e i trasferimenti hanno un ruolo centrale, presenta un andamento delle giornate che potrebbe essere diverso da quello ora presupposto. Il programma proposto sarà così realizzato tenendo presente le condizioni specifiche che si riscontreranno in loco. Tutto ciò fa parte della normalità in un viaggio in cui le condizioni della transitabilità stradale, gli orari di apertura dei luoghi da visitare, i ritmi in generale della vita locale hanno caratteristiche certamente assai diverse da quelli cui siamo abituati. Le distanze, le modalità di trasferimento, la localizzazione dei luoghi di pernottamento possono far sì che si giunga a destinazione a volte prima del previsto. Nel caso in cui, quindi, si abbia nei campi ger del tempo libero e non siano previste attività quali escursioni nei dintorni, il noleggio di cavalli o cammelli, queste ore libere possono essere semplicemente riempite da passeggiate, appartarsi per osservare il panorama, leggere, attendere che arrivi il tramonto. Per godere di un viaggio in Mongolia è indispensabile considerare i trasferimenti via terra non come l’inevitabile disagio da sopportare per raggiungere le varie località, ma come il modo migliore per un rapporto il più ravvicinato possibile con la realtà locale.

 

  • E’ opportuno dotarsi di Insetticida, zampironi, Autan o similari. In aperta campagna, nelle “ger”, ricordiamo che è possibile la presenza di insetti (che non deve stupire). Creme solari, occhiali da sole, cappellino. Medicinali d’uso personale (tra cui disinfettante intestinale). Una pila per eventuali necessità notturne o per sopperire alle possibili interruzioni nell'erogazione di energia elettrica.

 

  • Mance Prevedere circa 100 Euro di mance (per un gruppo di 10 persone) per autisti, guida e personale di servizio, da dare all’accompagnatore a inizio viaggio. L’importo delle mance è indicativo e può variare in base al numero complessivo dei partecipanti al viaggio e in base alla soddisfazione per il servizio.