LOGIN | REGISTRAZIONE | CERCA
 

INCONTRO TRA OCCIDENTE E ORIENTE

ASIA / Armenia

Un viaggio per intenditori tra Iran e Armenia esclusivo Kel 12, alla scoperta di culture millenarie attraverso una terra antica e sconosciuta al grande turismo. Un’occasione unica per mettere a confronto due mondi, due culture. Sciiti e cristiani, grandi moschee dalle cupole smaltate e minareti arditi, e piccole chiese di pietra dalla struttura essenziale. Due mondi che s’incontrano in una terra dalla posizione strategica, da sempre crocevia di merci e di genti, là dove passava la Via della Seta e dove l’Europa sfuma verso l’Asia. Questo era l’ingresso all’Asia immensa, per l’uomo antico da qui continuava quel mondo che aveva senso cercare, desiderare, quando l’Africa e gli oceani ancora spaventavano. Contrade e città che ci sono state raccontate con entusiasmo da Marco Polo, strade che hanno visto le tracce di generazioni di viaggiatori, mercanti, eserciti, popoli interi. Dell’ARMENIA visitiamo i monasteri più importanti attraversandola da sud fino alla capitale: il monastero di Tatev, il monastero di Khor Virap, la Cattedrale di Etchmiadzin e Zvartnots, il monastero di Geghard, il tempio di Garni, Yerevan. Dell’IRAN non tralasciamo nulla: oltre alle mete imperdibili, Teheran, Shiraz, Persepoli, Isfahan e Yazd, visitiamo pure il nord, la Valle degli Assassini, Qazvin, Zanjan, Tabriz e il monastero di Santo Stefano. Come sempre, ci accompagna in questo grande viaggio, l’Esperto Paolo Ghirelli, che è andato personalmente a visitare la Valle degli Assassini e il nord dell’Iran e ha già accompagnato diversi gruppi in questo viaggio che riserva ancora l’emozione di attraversare luoghi autentici, al di fuori delle rotte più battute. Paolo ci racconterà le storie più note di queste terre, ma anche quelle meno conosciute, del Vecchio della Montagna, del passaggio dei mongoli e di Freya Stark…


Prezzo del Viaggio

A partire da: 4000 Euro

Questo viaggio prevede le riduzioni del Club, scopri con il tuo consulente quelle a te dedicate. Att.ne la riduzione è applicabile solo nei punti vendita e agenzie di viaggio che aderiscono al circuito Kel 12 Circle

Il Club

Questo viaggio dà diritto a 140 Impronte del Club.
Scopri tutti i vantaggi di Kel 12 Circle: il club dei viaggiatori.

Durata

16 giorni e di 15 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 8 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 16 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Partenza da Milano per Teheran via Vienna. Arrivo e trasferimento in hotel  
Partenza da Milano per Teheran via Vienna. Arrivo, disbrigo delle formalità per l’ottenimento del visto e trasferimento con pulmino privato al Teheran Grand Hotel 4* (o similare) per il pernottamento.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Teheran, villaggio di melograni. In serata volo per Shiraz  
La città di Teheran si estende su una vasta superficie a partire dal limite meridionale delle montagne dell'Elburz. Teheran conta attualmente oltre 15 milioni di abitanti ed è una vera e propria megalopoli. Divenuta capitale alla fine del XVIII secolo, ha conosciuto a partire dagli anni 50, con la crescente prosperità dovuta in gran parte allo sfruttamento del petrolio, uno sviluppo senza precedenti, marcato dalla costruzione di autostrade e di edifici di diversi piani, nonché dal flusso inarrestabile di persone provenienti dalle parti rurali del Paese. Poche sono le tracce visibili che testimoniano i due secoli di vita della città come capitale. In effetti, da due secoli a questa parte, è cresciuta all'insegna della più totale assenza di un piano architettonico: sovraffollamento costante, traffico caotico ed evidente mancanza di progetti urbanistici adeguati non possono fare a meno di colpire spiacevolmente il visitatore. Tra la zona nord e quella sud della città si nota un profondo divario sociale. Nella prima il livello economico è elevato, vi si trovano quartieri residenziali eleganti, buoni ristoranti e negozi di qualità, mentre nella seconda si denota un certo grado di povertà e di caos, anche se è proprio questa la zona dove sono collocati i principali e più spettacolari musei che costituiscono il motivo d’interesse principale della nostra breve sosta. Il Museo Archeologico dell'Iran si trova in Kheyabun-e Shahid Yarjani. Si tratta senza dubbio del più bel museo del Paese, data la quantità e la qualità delle testimonianze esposte provenienti da ogni parte dell'Iran. La visita al museo costituisce un’eccellente introduzione alla storia della Persia e ai tesori che avremo modo di ammirare nei prossimi giorni. Vi si trovano ceramiche, terrecotte, sculture, incisioni, vasi zoomorfi, capitelli a forma di teste umane e tori, fregi, bronzi e l’uomo del sale.Il Museo Nazionale dei Gioielli è forse l’attrazione più nota della capitale con il più grande diamante tagliato del pianeta, il Mare di Luce, il Trono del Pavone, il Mappamondo di Gioielli, e decine di migliaia di altre pietre preziose. Tutto è esposto nel caveau della Banca Centrale, che apre solo per due ore nei giorni di sabato domenica lunedì e martedì.In serata trasferimento all’aeroporto nazionale e partenza per Shiraz (18.35/19.55, orario soggetto a riconferma). Pranzo in ristorante locale, “Shabestani” o “Ferdowsi”, non distante dal Museo dei Gioielli. Cena e pernottamento all’Hotel Aryo Barzan 4* (o similare).

Tappa: 3 - Giorno: 3 - Persepoli, la forza del mito, Shiraz, l'aristocratica città degli usignoli e del vino  
Dopo la colazione partenza per l’escursione a Persepoli, la capitale dei re achemenidi, di Dario, Serse e Artaserse I. I resti maestosi della reggia, i preziosi bassorilievi, la sfilata interminabile dei popoli che portano offerte al Re dei Re, i tori androcefali, i grifoni, le tombe scolpite nella roccia sulle pareti della montagna, fanno di questa giornata uno dei momenti più emozionanti del viaggio. Patrimonio UNESCO, è a Persepoli che possiamo ammirare ciò che resta del periodo di massimo splendore dell’architettura achemenide. Dario I vi trasferì la capitale nel 518 a.C., ma, se Dario aveva tracciato lo schema generale degli edifici, la Persepoli che conosciamo è opera di suo figlio Serse. Mentre i primi anni del suo regno furono dedicati alla guerra e all’amministrazione, già nel 485 a.C. l’interesse del sovrano fu dedicato all’edificazione della nuova capitale.La Grande Scalinata in genere è la porta che accoglie i visitatori, salvo che lavori in corso, a volte, non deviino l’itinerario di visita. I due tori guardiani indicano poi la Porta delle Nazioni o Porta di Serse. Seguono il Palazzo e la Scalinata dell’Apadana con bassorilievi importanti per la godibilità artistica e la capacità di mostrare scene di vita a corte, eventi storici, abbigliamenti, animali, riferimenti a vari popoli di quel periodo.Alcuni palazzi privati, tra cui il Tachara e l’Hadish, offrono anch’essi bassorilievi e iscrizioni degni di attenzione, oltre a scale e colonnati monumentali. Il museo, forse originariamente adibito a ospitare gli ambasciatori delle tante nazioni con cui Persepoli intratteneva rapporti, (per altri pare invece che fosse deputato a fungere da harem), conserva ritrovamenti recuperati nell'area del sito. Del Tesoro di Dario, dopo la non gradita visita di Alessandro Magno, rimangono solo interessanti tavolette che elencano l’ammontare dei salari degli operai. Tombe rupestri, che si osserveranno da lontano, sono state scavate sull’altura sovrastante il tesoro. Il Palazzo delle Cento Colonne una volta era un edificio di notevolissime dimensioni e oggi si presenta come uno spazio punteggiato da molti tronconi di colonne.Dopo la visita al celebre sito archeologico proseguiamo verso Naqhsh-e-Rostam, il luogo dove si trovano le tombe dei re achemenidi purtroppo ormai vuote. La località è celebre per i bassorilievi sasanidi: uno di questi è noto poichè testimonia la sconfitta e la cattura dell’imperatore romano Valeriano ad opera del re sasanide Shapur. Nel pomeriggio rientriamo a Shiraz, e ci dedichiamo alla visita di questa città molto gradevole e romantica, con bei palazzi e rigogliosi giardini. Visitiamo la tomba del grande poeta lirico persiano Hafez e la moschea Nasir ol Molk, costruita in epoca Qajar nel 1876. Verificheremo in loco se sarà possibile visitare il Mausoleo del Re della Luce, Aramgah-e Shah-e Cheragh, che conserva i resti del fratello dell’Imam Reza, morto nel IX secolo, un edificio la cui realizzazione si è protratta nel corso di molti secoli. Il luogo di culto sciita, a volte aperto senza interruzione di continuità giorno e notte, a volte con accesso interdetto ai non musulmani, consta di cortile, minareti, cupola, una miriade di specchietti per decori. Cercheremo di ricavarci del tempo anche per passeggiare tra le vie del bazar Vakil. Pranzo e cena in ristorante, pernottamento in hotel.

Tappa: 4 - Giorno: 4 - Partenza per Pasargade, la Tomba di Ciro il Grande, la fortezza di Saryazd, Yazd  
Partenza in direzione nord verso Yazd. Pasargade, a poco meno di 150 chilometri da Shiraz, risale al VI secolo a.C.I resti della città, dove non ci rechiamo, sono ben poca cosa e non sono neppure in grado di darci l’idea approssimativa di cosa fosse questa antica capitale. Invece, andremo e apprezzeremo il luogo dov'è la Tomba di Ciro, Patrimonio UNESCO. (Non importa se l’attribuzione non sia accettata da tutti gli storici. Ciò che è essenziale, per riconoscerla come Tomba di Ciro, è la storia che si è ormai impadronita del luogo dal momento in cui Alessandro Magno, omaggiandola, la riconobbe come tale). L’austera bellezza, solitaria e modesta, può sembrare maestosa e persino altera. Pare affermare, con la sua aspra e massiccia struttura, assolata e fiera, accentuata dall’ergersi solitaria nella piana di Morghab, di non aver bisogno di leziosità e preziosismi architettonici per mostrarsi sintesi stilistica ed emblema tangibile, proprio come la materia di cui è fatta, della solida potenza acquisita da Ciro. Sei piani sbalzati in pietra, elevano sulla pianura una struttura funeraria rettangolare con una copertura a tetto spiovente, anch’essa di forte brutale tenera pietra. Tutto qui, ciò che resta del grande Ciro. Dopo il pranzo in un ristorante locale durante il trasferimento, procediamo ancora verso nord per arrivare a Saryazd e Yazd.Saryazd, che significa “testa di Yazd”, era un granaio fortificato e svolgeva, pur tenendo conto delle differenti dimensioni, la stessa funzione dei qasr assai diffusi in Libia. Si trova a poco meno di 50 chilometri da Yazd, vi si giunge in un’ora. Era una specie di grande magazzino in cui nei periodi normali si custodivano beni alimentari e materiali degli abitanti del villaggio, ma che in caso di bisogno serviva come luogo dove trovare rifugio. Questa fortezza sasanide, secondo molti, è una delle più antiche se non la più antica di tutto l’Iran, ed è stata più volte restaurata. Mura, torri e fossato proteggevano il complesso che si trova in un luogo un tempo tappa di rotte commerciali provenienti dall’Oriente. Costruita in mattoni di fango, le sue mura interne ed esterne a volte lasciano intravvedere i mattoni o sono ricoperte da intonaco anch’esso di fango. Torri, cortili ombrosi, passaggi in cui non entra luce, scale, stanze, aperture nei muri, grandi orci, archi, soffitti da cui spuntano travi in legno, piccoli oggetti d’arredo, accolgono i rari visitatori. Dopo la visita si prosegue per Yazd. Cena e pernottamento all’Hotel ”Safaiyeh” 4* (o similare).Lo abbiamo scelto in fase di programmazione anche perché le sue dimensioni consentono di ospitare i tre gruppi che fanno itinerari diversi e per una sera pernottano tutti nello stesso hotel di Yazd.NB: Lo svolgimento concreto del programma suggerirà in loco se mantenere la visita di Saryazd nella giornata odierna o spostarla al giorno successivo, qualora il trasferimento da Shiraz richiedesse più tempo del previsto.

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Yazd, qui parla ancora Zaratustra e partenza per Isfahan  
Yazd, dove ancora parla Zaratustra, sembra legare la sua fama a Zoroastro, di cui rimane la presenza della seconda comunità in Iran, e a Marco Polo che ne descrisse le bellezze. Il quartiere di Fahadan conserva vicoli, giardini, case in mattoni, torri del vento, badgir, cortili, porte, tetti che consentono viste panoramiche, simboli di svastiche, gardoneh mehr, presenti in edifici che hanno anche migliaia di anni.La Moschea del Venerdì del XV secolo con due minareti alti quasi 50 metri e la particolare facciata del complesso di Amir Chakhmaq, sono nel nostro itinerario. Yazd sta tra due deserti e la sua antichità a parere dell’UNESCO è tra le più remote al mondo tra le città continuativamente abitate.Indipendentemente dal loro valore artistico, andremo anche alle Torri del Silenzio, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun. Non sono più utilizzate da circa mezzo secolo, ma queste scarne torri poste su desolate piccole alture, per molti secoli sono stati luogo di sepoltura per le comunità zoroastriane.I seguaci di questa religione nella zona sono circa un quinto dei 20.000 presenti in Iran, mentre nel mondo superano i 150.000. Provenendo anche da vari paesi, continuano a recarsi nel Tempio del Fuoco, dove da oltre un millennio e mezzo, pare, arda una fiamma qui portata da altri Tempi del Fuoco.Lo zoroastrismo è noto anche come mazdeismo dal nome di Mazda, il dio supremo che non è rappresentabile con particolari immagini. I fedeli, sin dalle origini di questa religiosità, sanno che per pregarlo devono rivolgersi verso una luce. Così, per rendere perenne omaggio al dio, erano soliti edificare Templi del Fuoco dove potevano mantenere sempre accese fiamme sacre cui rivolgere le proprie preghiere. A volte è anche inteso come magismo. Magi erano, infatti, i sacerdoti officianti e, forse, da ciò deriva l’ipotesi secondo cui i Re Magi che si recarono a far visita a Gesù fossero proprio dei sacerdoti zoroastriani.Zoroastro, o Zaratustra, di cui poco si sa (con certezza non è neppure noto il millennio in cui nacque, anche se molti lo vogliono contemporaneo del Buddha), è l’artefice della diffusione di tale forma di credo in una regione assai vasta, dell’odierno Iran all’India. Si basa sul presupposto di un dio onnipotente supremo e invisibile. In lui, ma anche in tutti gli esseri viventi, si pensa siano contemporaneamente presenti un'entità malefica e una benefica. Da qui nasceva una visione duale della realtà, vista come eterna lotta tra bene e male. Per rispettare la purezza della terra e non causare nessuna forma d'inquinamento, hanno sempre evitato di seppellire i morti a terra per non contaminarla. Sceglievano di depositare i corpi dei defunti nelle Torri del Silenzio lasciando che fossero gli avvoltoi a mangiarne e disperdere i resti. Normalmente le torri non avevano tetto e presentavano due aperture. Il corteo funebre entrava da quella orientale e usciva da quella occidentale che rappresentava il punto del tramonto e della fine della vita. Oggi si limitano a seppellirli in tombe di cemento. Dopo il pranzo lasciamo Yazd per Isfahan, distante circa 300 km, dove arriviamo in serata. Sulla strada per Isfahan potremo osservare numerosi caravanserragli, ancora in buono stato di conservazione, a testimonianza delle antiche vie carovaniere. Cena e pernottamento all’Hotel Abbasi 5* o similare.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Isfahan, la "Metà del Mondo", la città-sogno dell'Islam, capitale dello Scià Abbas  
La storia di Isfahan può essere paragonata alla sua complessa bellezza. Non si sa di certo quando fu fondata per la prima volta, ma si sa che già nel V secolo a.C. era una città importante perché i monarchi l’avevano scelta come residenza estiva. L’attuale aspetto della città è opera del re safavide scià Abbas (1587-1629) che durante il XVI secolo ordinò la costruzione di palazzi, ponti, moschee, giardini e marciapiedi che trasformarono la città già in quell’epoca in una delle più belle d’Oriente. Gli storici raccontano che era la città più prospera e moderna del mondo (aveva quasi un milione di abitanti). Dopo il regno di scià Abbas I altri artisti, monarchi, architetti, pensatori e intellettuali lasciarono la loro impronta e contribuirono ad alla sua bellezza.Straordinario il fasto delle molte, raffinatissime moschee, ornate di smalti e di ceramiche. L’azzurro delle maioliche si intreccia nelle preziose geometrie, la maestosità dei portali a stalattiti gareggia con la superbia dei minareti puntati contro il cielo. Tutto lo splendore dell’architettura e della decorazione islamiche si concretizza nelle forme graziosamente proporzionate della Moschea del Venerdì, nella Moschea dello Scià, nel Palazzo Ali Qapu, nella residenza delle Quaranta Colonne… Ma l'incanto della città sta anche nel passeggiare nei giardini, che risentono della tradizione degli antichi "paradisi delle delizie", passeggiare sui vecchi ponti e confondersi nei meandri dell’immenso bazar: è l'atmosfera d'incanto di una città che un vecchio detto definisce “la Metà del Mondo”. Iniziamo le visite dalla Meidun-e Naghsh-e Jahan. Questo enorme spazio aperto è una delle piazze più grandi del mondo e rappresenta un maestoso esempio di urbanistica. Realizzata nel 1612, intorno a essa si concentrano molti tra i più rinomati monumenti di Isfahan. Tra questi visitiamo il Palazzo di Ali Qapu dal cui balcone che si affaccia sulla piazza i re safavidi assistevano alle partite di polo. All'ultimo piano dell’edificio è possibile ammirare la splendida “sala della musica”, con i particolari soffitti traforati intagliati con le forme degli strumenti musicali. Di fronte al Palazzo di Ali Qapu visitiamo la Moschea di Cheikh Lotfollah costruita dallo scià Abbas I nel 1602, un piccolo tempio arredato con una molteplicità di dettagli che lo trasformano in una meraviglia. Per costruirla furono necessari più di vent’anni poiché i mosaici dell’interno sono incomparabili per la loro complessità. In passato questa moschea era conosciuta come “Quella delle donne”, perché in origine un cunicolo la collegava col palazzo di Ali Qapu e permetteva alle donne della corte di assistere agli uffici religiosi senza essere osservate. La maggior parte delle piastrelle che arredano l’interno sono rosa, ma hanno tonalità che variano con la luce. Sul lato sud della piazza sorge la Moschea dello Scià (o dell’Imam), che costituisce una delle più imponenti e favolose opere architettoniche dell’Iran. I muri dell’edificio, sia quelli esterni che quelli interni sono interamente rivestiti dalle piastrelle di maiolica azzurra che sono diventate uno dei simboli di Isfahan. Per completare il perimetro della piazza, manca il lato breve a nord, sul quale si apre l'ingresso del Bazar di Isfahan. Il Bazar si estende su di una superficie molto vasta: come la maggior parte dei bazar iraniani, anche questo è suddiviso in varie strade collegate tra loro, in ognuna delle quali si svolge una determinata attività o si vende un certo prodotto. La Moschea del Venerdì è l’espressione architettonica più importante della dominazione selgiuchide in Persia (1038-1118). Ciò che distingue in maniera immediata la moschea è la sua integrazione con il tessuto urbano attraverso i numerosi accessi che la collegano con le attività della città, sfumando i confini tra spazi cittadini e spazi religiosi. Questo risultato è anche l'esito finale del processo costruttivo e ricostruttivo verificatosi nel tempo. Di particolare interesse è il mihrab di Uljaitu, edificato nel 1310. Proseguiamo verso il Palazzo Chehel Sotun, un edificio destinato ai ricevimenti, fatto costruire dallo scià Abbas II nel XVII secolo. Le sue venti colonne di legno si riflettono sulla superficie della vasca del parco. Sarebbe questa l’origine del nome con cui è comunemente conosciuto: il Palazzo delle Quaranta Colonne. I ponti sullo Zayandè Rud (11 in totale, 5 sono antichi), costituiscono un aspetto piacevole della città, anche se l’acqua sotto quei ponti non è sempre assicurata. I più frequentati sono Pol-e Si-o-Seh, con 33 arcate, nelle vicinanze del nostro hotel, e il Pol-e Khaju. Il Ponte delle 33 Arcate è lungo circa 300 metri e la sua costruzione avviene tra gli ultimi anni del XVI e l’inizio del successivo. Era ponte e diga e, diversamente dagli altri, sino a poco tempo fa conservava in una delle estremità un ambiente adibito a sala da tè. Pensione completa. Pernottamento in hotel.N.B. L’ordine delle visite è puramente indicativo e potrà essere variato in loco dalla guida e dal Tour Leader a seconda degli orari di apertura, dell’andamento della giornata e delle esigenze del gruppo.

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Kashan, città di rose e scorpioni, Teheran  
In mattinata potremo eventualmente terminare qualche visita che non fossimo riusciti a completare ieri, prima di partire verso nord, fermandoci a poco più di metà strada (240 km) per visitare Kashan.Conosciuta anche come città delle rose e degli scorpioni, oggi offre soprattutto case risalenti in parte al primo periodo qagiaro. Per quasi un migliaio d’anni la zona col bazar è stata il centro commerciale più importante della regione. Passeggeremo tra i suoi vicoli per entrare in una delle vecchie case ristrutturate, nascoste alla vista dei passanti dietro muri di anonimi mattoni. In genere si sviluppano attorno a cortili interni e sono abbellite da stucchi, vetrate, fontane, che caratterizzano il complesso degli ambienti domestici dove si trovano le zone riservate alla famiglia, andaruni, agli ospiti e divertimento, biruni, e anche alla servitù, khadame. Da notare le torri del vento, badgir, realizzate con un semplice ingegnoso sistema per convogliare e rinfrescare il vento che entra nelle case.Proseguimento verso Teheran dove arriviamo in serata. Pranzo in ristorante, cena e pernottamento al Teheran Grand Hotel 4* (o similare).

Tappa: 8 - Dal Giorno: 8 al Giorno 9 - Alamut, la culla della Setta degli Assassini  
Dopo colazione partenza in direzione nord ovest verso la Valle degli Assassini sulle tracce della leggendaria setta islamico-ismailita, che strinse alleanze con l'Ordine dei Templari.Gli Assassini sono loro. I seguaci di Hassan al-Sabbah. Fu lui a fondare la setta islamico-ismailita che seminò il terrore tra i crociati e i regni musulmani in lotta per il dominio di Gerusalemme, all'epoca delle crociate in Terra Santa. Assoluta era la loro obbedienza al capo, il Vecchio della Montagna che, dalla sua inespugnabile fortezza di Alamut, nel nord della Persia tra Teheran e il Mar Caspio, tramava e impartiva ordini per controllare una delle grandi rotte carovaniere, una delle arterie attraverso cui l’Asia ha comunicato e commerciato per secoli. Un abile gioco di politica internazionale e, naturalmente, risvolti economici che dura 166 anni (ce ne sono ben 8 di Vecchi della Montagna), dal 1090 al 1256, salvo cadere sotto i colpi dei mongoli. Ma esistono ancora i resti di quelle misteriose fortezze. La strada è buona, ma tutta curve, si va in montagna. Ben presto si raggiunge quota 2300 metri, e sotto di noi la splendida valle dello Shah Ruud. Alamut si raggiunge camminando per un sentiero erto. Se ad ovest la parete è liscia, un baluardo di 180 metri, a est la conformazione del terreno permette di salire, ma in un passaggio sempre più stretto e obbligato, intagliato nella roccia. A metà altezza della rupe, ecco i resti di una porta fortificata. Continuando a salire i gradini, circa 300, si arriva a un punto dove hanno bucato la rupe, da parte a parte, per controllare meglio la valle. E non siamo ancora in cima: poco oltre gli archeologi hanno appoggiato alla vetta della rupe una scala per superare l’ultimo tratto. La montagna di roccia diventa muratura, e poi palazzo, e poi colonne di una moschea che emerge dalla penombra di una cavità… siamo alle soglie di quel che resta del palazzo del temutissimo Vecchio. Sulla cima, è come essere su una terrazza intorno alla quale gli occhi incontrano solo la bellezza selvaggia della valle.Lasciamo Alamut per un altro castello. Sotto la fortezza di Lambsar la valle è molto ampia, coltivata a risaie, che sembra quasi d’essere in Oriente. Ma basta salire un poco di quota, oltre i canali fatti dall’uomo, che questa roccia arcigna diventa steppa e poi deserto. Lambsar ha resistito un anno all’assedio dei mongoli grazie alla sua posizione. Il lato ovest è protetto dalla montagna, il lato est confina con un baratro franoso, l’unico accesso era una collezione di rupi e pendii; un labirinto della morte su cui le macchine d’assedio nulla potevano. Il castello si vede all’ultimo, a una svolta. Dentro non c’è nulla, a parte il silenzio protetto da mura spesse più di un metro.Come ad Alamut il posto vale non tanto per quello che lascia vedere di testimonianza archeologica, ma per l'emozione che dà lasciandosi andare alla suggestione dei racconti di fatti antichi. La valle è molto bella e per questo abbiamo deciso di pernottarvi una notte sebbene non vi siano dei veri e propri hotel. Pranziamo, ceniamo e pernottiamo in una semplice guesthouse nel villaggio di Gazor Khan, sottostante la fortezza di Alamut, dove sono state ricavate delle camere che la gente del luogo affitta ai pochissimi turisti che si avventurano sin qui. Sottolineiamo che le camere sono modestissime e si richiede la condivisione (non è assicurata la singola); sono provviste di letti e servizi (che possono essere in comune tra più camere). Preferiamo questa soluzione alla tenda perché a causa del microclima della valle, dove la temperatura la notte scende sensibilmente, è certamente preferibile essere tra quattro mura riparatrici. E’ utile portarsi un sacco lenzuolo e un piccolo asciugamano se si desidera la garanzia dell’igiene.Al termine dell’ 8° giorno lasciamo la valle e le sue fortezze per raggiungere Qazvin. Il pranzo potrà essere un semplice box lunch.Se non arriviamo troppo tardi faremo una rapida visita alla Masjed el- Nabi (Moschea del Profeta), alla Masjed é Jamé, del periodo selgiuchide, e alla Emamzadé ye Hossein, mausoleo di un discendente di imam, altrimenti riserveremo queste visite per la mattina successiva.Sistemazione al modesto Hotel Marmar 2* (non essendo una zona molto turistica non vi sono sistemazioni alberghiere di qualità).Cena e pernottamento.

Tappa: 9 - Giorno: 10 - Soltanieh, visita del mausoleo di Oljeitu, Zanjan  
Prima colazione e partenza verso Soltanieh per la visita al sito archeologico del Mausoleo di Oljeitu. Patrimonio UNESCO, Sultanieh fu costruita dai mongoli ilkhanidi, allo scopo di farne la capitale della Persia, a partire dal 1302. Alla fine del 1384 fu però rasa al suolo da Tamerlano. Il Mausoleo di Oljeitu è uno dei pochi monumenti che sopravvissero alla sua furia.Situato su un altipiano aperto, a poco meno di 2000 metri di altitudine, la sua cupola azzurra, grandiosa con i suoi 25 metri di diametro e 48 m di altezza, si annuncia da lontano.Purtroppo non è rimasto nulla di originale del portale d'ingresso cosi come degli otto minareti che attorniavano questo mausoleo dalla forma ottagonale. Il fossato si sviluppa ancora a tutto periplo, con bastioni rotondi di cui restano le fondazioni. Si può fare il giro completo della costruzione, ma all'interno permangono impalcature da tempo, i lavori di restauro sono fermi, e non si sa quando verranno ultimati. Il monumento è della fine del XIII secolo, e uno storico persiano del periodo Timuride, Hafez Abru, lo definì “una struttura davvero originale, e non vi è un altro monumento simile in tutto il mondo”. André Gedar, francese, scrive: ”...è perfetta architettura... una delle opere migliori dell'architettura islamica iraniana e, considerandola sotto punti di vista di carattere tecnico, forse la più interessante”. All'interno, le fitte impalcature si elevano sino al soffitto, impedendo purtroppo la visione dell'interno della cupola. C'è la possibilità di salire nella parte alta del monumento grazie a una scala, praticabile in modo non difficile. A un primo livello, ballatoi permettono di vedere l'interno dell'edificio, con parti decorate in modo certamente apprezzabile; proseguendo nella salita, si arriva a un loggiato aperto verso l’esterno che avvolge la sommità, e gira tutto intorno.Dal loggiato superiore si può avvistare in lontananza la cupola blu della Tomba del Mullah Hasan Kashi, solitaria a circa 1,5 chilometri a sud, verso il profilo delle montagne. Non la visitiamo in quanto chiusa per lavori di ristrutturazione (a meno che, in loco, non riceviamo informazioni circa la sua riapertura).Pranzo in ristorante.Riprendiamo il pullman e proseguiamo verso Zanjan. Arrivo in serata, cena e pernottamento al Grand Zanjan Hotel 4*.

Tappa: 10 - Giorno: 11 - Tabriz, capoluogo della regione e capitale durante il periodo mongolo  
Prima colazione e partenza per Tabriz, capoluogo dell’Azerbaijan iraniano, attraverso un paesaggio collinare a saliscendi, calanchi argillosi, dove la steppa delle colline si alterna a fondovalli verdissimi. Fin dalla sua fondazione, avvenuta probabilmente in epoca pre-sasanide, Tabriz si trova sull'itinerario principale dei commerci tra la parte settentrionale dell'Iran e il mondo esterno, ma la sua posizione e la sua vulnerabilità, causata in passato dalle invasioni straniere hanno finito per rallentarne lo sviluppo. Lo stesso Marco Polo trascorse un periodo in città, al pari di moltissimi altri viaggiatori, conquistatori e sovrani dell’antichità, tra i quali il mongolo Abaqa Khan che la trasformò in capitale di questa porzione dell’impero, scelta perpetrata anche dal suo successore Ghazan Khan. Prima ancora Tabriz fu la residenza scelta dai conquistatori yemeniti della tribù Azd, capeggiati dal sovrano Rawwad, che arrivarono fino a qui nella loro corsa alla diffusione dell’Islam. La ricchezza derivante dai commerci, unita alla posizione strategica lungo le rotte commerciali tra Est e Ovest, quindi il clima particolarmente favorevole, attirarono eserciti da tutta l’Asia e dal Medio Oriente, che nei secoli ingaggiarono aspre battaglie per accaparrarsi il controllo della città e dei suoi ingenti forzieri.Malgrado la città sia stata più volte rasa al suolo da forti terremoti e invasioni devastanti, si possono ancora ammirare edifici di grande interesse storico e architettonico. Prima tra tutti la Moschea Blu (1465 d.C.) dove della struttura originale rimane soltanto lo iwan (entrata) principale con tracce del blu della sontuosa decorazione che la ricopriva, mentre il resto della struttura è stata pesantemente danneggiata da un devastante terremoto nel 1773. Anche all’interno era decorata di blu e i motivi distrutti sono stati laboriosamente dipinti su molte delle sezioni più basse intorno alle poche piastrelle originali rimaste. Interessante è la visita al piccolo Museo Azerbaijan. Potremo osservare daghe e spade bronzee molto belle, bronzi del Luristan (1° millennio a.C.), e anche oggetti in vetro della civiltà sasanide. Tra tutti i bazar iraniani, quello di Tabriz, Patrimonio UNESCO, è probabilmente il più affascinante. Si estende su una superficie di 7 km quadrati ed è un labirinto di bei corridoi con soffitti a volta in mattoni. La costruzione ebbe inizio oltre mille anni fa, sebbene gran parte del raffinato lavoro in mattoni delle volte risalga al XV secolo,Pranzo in ristorante. Cena e pernottamento all’Hotel Pars El Goli 5* (o similare).

Tappa: 11 - Giorno: 12 - Il monastero armeno di Santo Stefano nella regione dell'Azerbaijan iraniano; passaggio del confine con l'Armenia  
Giornata lunga, intensa e impegnativa, ma ricca di soddisfazioni. Presto al mattino particamo per dirigerci a nord, verso il confine settentrionale, che corre seguendo il corso del fiume Aras, la cui sorgente si trova nei pressi di Erzurum, in Turchia. La valle fluviale è stata nell’antichità un’importante via di transito per mercanti e pellegrini cristiani, mentre oggi costituisce una frontiera naturale tra Iran, Armenia e Azerbaijan. Pareti verticali di roccia friabile si alzano a lato della carreggiata, in un susseguirsi di rilievi riarsi dal sole. Dopo poco meno di tre ore raggiungiamo lo splendido monastero di Santo Stefano, un significativo esempio di architettura armena, che avremo modo di approfondire nei prossimi giorni, situato a pochi chilometri da Jolfa, a ridosso del confine azero. Le origini di questo importante centro religioso risalgono al 62 d.C., anno le cui San Bartolomeo avrebbe fondato una chiesa proprio nel sito in cui in seguito fu eretto il monastero. La costruzione della struttura così come oggi la possiamo ammirare risale al XIII secolo, e per i due secoli successivi costituì un centro di grandissima rilevanza storica, artistica, filosofica oltre che religiosa. Fu con l’invasione ottomana dell’Armenia che il monastero di Santo Stefano dovette affrontare un rapido declino, dovuto alle violenze e agli scontri in corso nell’area e alla decisione dello Scià Abbas I di evacuare la regione dai propri abitanti (1604). Bisognerà attendere il tardo XVII secolo per assistere al ritorno dei fedeli e alla ripresa delle attività religiose in questa zona di confine, per arrivare poi a una prima ricostruzione e ampliamento tra il 1819 e il 1825.Riprendiamo la strada per dirigerci verso il confine con l’Armenia. L’Armenia ha solo due confini aperti: quello a nord con la Georgia e quello a sud con l’Iran. Non è invece possibile attraversare il confine a ovest con la Turchia e quello a est con l’Azerbaijan a causa delle tensioni tuttora esistenti, per ragioni diverse, con questi “scomodi” vicini.Questo è uno di quei pochi confini che non lascia indifferenti attraversandolo via terra. Ci renderemo conto che il traffico qui è davvero ridotto e le formalità da sbrigare ci appariranno senz’altro eccessive e, probabilmente, prive di qualsiasi logica. Tra i due confini esiste “una terra di mezzo” che i pullman non possono attraversare: lasceremo quindi il pulmino e la guida iraniani da una parte per andare incontro, a piedi, tirandoci il nostro bagaglio, al pulmino e alla guida locale armena che ci attendo dall’altra parte per proseguire il viaggio in direzione di Goris. Il percorso è scenografico, tra sali e scendi con larghi tornanti, in un paesaggio di montagne innevate intorno a noi.Dopo l’Iran, l’Armenia ci apparirà quasi come una Svizzera dove tutto funziona bene e i servizi sono adeguati, anzi superiori alle aspettative. Per pranzo prevediamo un semplice box lunch. Arrivo in tarda serata all’Hotel Mirhav 3* (o similare), cena e pernottamento.

Tappa: 12 - Giorno: 13 - Il sud dell'Armenia: i monasteri di Tatev e di Noravank, il monastero di Khor Virap e la regione vinicola di Areni  
Prima colazione. Attraversiamo la regione di Syunik dove si trova il Monastero di Tatev, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, un tesoro medioevale del X secolo. Dal XIII secolo fu il centro culturale dell’Armenia Orientale. Quello di Tatev è un complesso fortificato cinto da imponenti mura, sulle quali è possibile camminare per ammirare il panorama sulla valle sottostante. La sua posizione strategica l’ha sempre reso inaccessibile ai nemici ed è per questo motivo che divenne sede vescovile e centro politico e amministrativo della regione di Syunik. All’interno del complesso si trova il monumento Gavazan, una colonna di otto metri costituita da pietre sovrapposte e sormontata da un katchkar. In caso di scosse sismiche, il pilone si inclinava per poi tornare alla sua posizione iniziale, segnalando così il pericolo di un terremoto. Si può ancora vedere questa singolare opera di ingegneria architettonica eretta nel 904 al suo posto, anche se non più in funzione e tenuta insieme da placche metalliche.Ripartiamo verso la regione di Vayots Dzor, tra fiumi, cascate, grotte e picchi montani. In posizione inaccessibile e spettacolare troviamo il monastero di Noravank, situato in fondo alla valle, tra montagne di roccia rossa che gli fanno da sfondo. Il monastero sorge in una situazione di totale isolamento, in un ambiente aspro e roccioso, ma insieme grandioso e solenne. Conserva stupende scene bibliche scolpite sulla facciata della chiesa-mausoleo della Santa Madre di Dio, tra i più raffinati esempi di scultura del patrimonio armeno. I paesaggi sono molto belli: l’aridità delle montagne contrasta con la fertilità del fondovalle dove verdeggiano pioppi e tamerici. Continuando a risalire verso nord arriviamo nell’impervia e isolata regione montagnosa di Yeghegnadzor. La strada attraversa la fertile valle dell’Ararat, unica vera pianura della piccola repubblica dove è possibile praticare un’agricoltura sistematica. Il cono del Monte Ararat, simbolo dell’Armenia sebbene ora si trovi in territorio turco, ci accompagna lungo il percorso. Secondo il mito sulla sommità dell’Ararat si sarebbe posata l’Arca di Noè dopo il Diluvio Universale. Raggiungiamo il monastero di Khor Virap, situato in cima a un colle sulla fertile piana, a 30 km a sud di Yerevan. Risale dal IV al XVII secolo e secondo la leggenda vi fu imprigionato per tredici anni San Gregorio l’Illuminatore, fondatore della Chiesa Armena, perché predicava il Cristianesimo (letteralmente Khor Virap significa fossa profonda). Dal monastero si apre una stupenda veduta del Monte Ararat.Al termine di questa intensa, ma soddisfacente giornata, arrivo a Yerevan e sistemazione al Tufenkian Historic Yerevan Hotel 4* (o similare).Pranzo e cena in ristorante. Pernottamento in hotel.

Tappa: 13 - Giorno: 14 - I dintorni di Yerevan: la cattedrale e le chiese di Etchmiadzin (il Vaticano armeno), il tempio di Zvartnots, il tempio di Garni e il monastero di Geghard  
Dopo la colazione partenza verso est, attraverso le periferie e i palazzoni d’epoca sovietica, verso la città di Vagharshapat, antica capitale dell’Armenia fondata nel III secolo a.C., a circa 20 km dalla capitale. Qui si trova e si visita la Cattedrale di Etchmiadzin. Il nome del luogo significa “L’Unigenito è disceso” poiché, secondo la leggenda, Cristo vi apparve a San Gregorio l’Illuminatore. A Etchmiadzin batte il cuore della chiesa armena. E’ qui che risiede il “Catholicos di tutti gli armeni” e si trovano oltre alla cattedrale-residenza, alcune tra le più antiche e splendide chiese armene, quelle intitolate alle sante Gayanè (630) e Hripsimè (618) dedicate a due vergini cristiane martirizzate dal re Tiridate III. Con queste due chiese l’architettura classica armena raggiunge la perfezione. Nel giardino della cattedrale è possibile ammirare alcuni khachkar, steli funerarie a forma di croce di pregevole fattura e la porta del re Tiridate risalente al VII secolo. Poco distante si trova il Tempio di Zvartnots, delle “forze vigilanti”. Costruito da Narsete III nel 652 è crollato per un terremoto avvenuto tra il 930 e il 1000. Il sito, oggi ridotto in rovina, forma una collina di ruderi ancora in gran parte da esplorare. Una lunga campagna di scavi condotta tra il 1900 e il 1907 ha rivelato la consistenza completa e la grande importanza archeologica e architettonica del complesso che fu uno dei capolavori dell’architettura armena dell’Alto Medioevo. Il tempio si distingue per la profusione di sculture e altorilievi di cui si può ancora ammirare la ricchezza dei capitelli di stile ionico. Etchmiadzin e Zvartnots sono entrambi inseriti tra i siti Patrimonio Culturale dell’Umanità dell’UNESCO. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio partenza per la regione di Kotayk. Lungo la strada sosta all’Arco di Charents, il promontorio dove il grande poeta armeno Yeghishe Charents amava venire a contemplare il Monte Ararat che si svela in tutto il suo splendore da questo piccolo arco eretto in sua memoria. Visita del Tempio del Sole di Garni (III secolo a.C.) gioiello dell’architettura armena precristiana, l’unico monumento che appartiene alla cultura ellenistica conservatosi dopo la cristianizzazione in Armenia. Oltre al tempio, il complesso architettonico comprende il palazzo reale con i bagni, dove è ancora visibile il pavimento a mosaico rosa e verde di notevole fattura e i resti della chiesa tetraconca a pianta circolare. Si prosegue verso il Monastero di Geghard, XII-XIII secolo, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, dove la tradizione vuole fosse conservata la lancia, geghard in armeno, che trafisse il costato di Cristo. Si trova in una gola montagnosa di grande fascino e la particolarità della sua costruzione, in parte ricavata nella roccia viva, rende questo complesso particolarmente suggestivo. Attorno al monastero sono visibili numerosi khachkar, alcuni finemente scolpiti nella montagna. Dentro, si susseguono ambienti bui, trafitti qua e là da pochi raggi solari che filtrano dalle finestrelle. Rientro a Yerevan. Cena in ristorante e pernottamento in hotel.

Tappa: 14 - Giorno: 15 - Yerevan, la "città rosa"  
Capitale dal 1918, cresciuta lungo le rive del fiume Hrazdan, Yerevan risulta piacevole grazie all’ampiezza degli spazi, al tufo usato per i palazzi che le donano delicate sfumature di colore rosa, all’abbondanza di parchi e fontane. La visita panoramica della città include Piazza della Repubblica, il cuore della capitale su cui si affacciano alcuni degli edifici più scenografici della città costruiti in tufo chiaro; il Teatro dell’Opera; la Cascade, la monumentale scalinata che collega la zona bassa del Teatro dell’Opera con il Parco della Vittoria, più in alto, dove si trova la statua intitolata a Madre Armenia. Il luogo è diventato un centro di aggregazione, molto animato e frequentato dai locali specie durante la bella stagione. Vicino all’Opera si trova anche un piccolo parco dove durante i fine settimana si svolge il mercato dei quadri chiamato Vernissage d’arte. Tra i vari allestimenti museali che Yerevan offre scegliamo il Museo di Storia Nazionale, ricco di reperti, che costituisce un ottimo compendio per rendersi conto di dove si è. L’Armenia è un paese effimero, un frammento del vasto territorio storico degli armeni, che nei secoli si è ampliato e ristretto molte volte. Quel che rimane è un lascito delle divisioni sovietiche degli anni ‘20 del XX secolo. Strepitoso è il piano alto che ospita due carri funerari in legno e una vasta collezione di oggetti di ceramica, bronzo, terracotta oltre a gioielli e coltelli. Visitiamo il Matenadaran, la biblioteca dove sono conservati più di 14.000 manoscritti di inestimabile valore tra cui traduzioni di testi di Aristotele e Zenone, l’unica traduzione delle “Cronache” di Eusebio di Cesarea e molte altre opere greche, latine, arabe… I manoscritti meravigliano per l’abilità delle miniature i cui fregi ornamentali brillano come fossero pietre preziose. In serata visita al Monumento Commemorativo del Genocidio Tsitsernakaberd sulla Collina delle Rondini, costruito a memoria dell’eccidio di un milione e mezzo di armeni ad opera della Turchia ottomana nel 1915. Pranzo e cena in ristorante. Pernottamento in hotel.NB: L’ordine delle visite di Yerevan è puramente indicativo e potrà essere svolto con ordine diverso da quello presentato.

Tappa: 15 - Giorno: 16 - Volo di rientro in Italia  
Sveglia in tempo utile per recarsi in aeroporto per il volo su Vienna che parte alle 04.25. Arrivo a Vienna, cambio di aeromobile e proseguimento per l’Italia dove si arriva in mattinata.Isfahan 2. Yazd 3. Persepoli


Gallery


Richiedi un preventivo

Email*:  
Data Partenza:
Data Ritorno:
Numero Adulti:
Numero Bambini:
Aeroporto di Partenza:
Vuoi volare in business:
Budget:
Tipo Sistemazione:
Lingua Guida:
 
L'invio del presente modulo non comporta alcun impegno nei conforni di Kel 12 Travel S.p.A. Al ricevimento della richiesta, i nostri operatori provvederanno a contattarti per fornirti informazioni sulla disponibilita' del viaggio nel periodo prescelto insieme alle modalita' per effettuare l'eventuale prenotazione. I dati raccolti verranno trattati da Kel 12 Travel S.p.A. nel pieno rispetto della legge sulla privacy. Dichiaro di aver letto ed accettato le regole di tutela della privacy proposte da Kel 12 Travel S.p.A.

 

 

Servizi inclusi nelle quote viaggio

 

La quota comprende:

 

  • Voli di linea dall’Italia in classe turistica con Austrian Airlines
  • Volo di linea Teheran-Shiraz in classe turistica
  • Franchigia bagaglio aereo kg. 20 per persona
  • Trasferimenti da/per gli aeroporti all’estero
  • Trasporti interni con minibus/bus privato provvisto di aria condizionata a seconda del numero di partecipanti
  • Sistemazione in camera doppia in alberghi 2*/3*/4*/5* (classificazione locale) come da programma dettagliato, o similari
  • Un pernottamento in guesthouse (leggere i dettagli nel programma di viaggio)
  • Trattamento di pensione completa
  • Supplementi alta/media stagione dei voli e servizi a terra
  • Acqua a disposizione in pullman
  • Visite ed escursioni come da programma dettagliato
  • Assistenza per l’ottenimento in Italia del numero di autorizzazione per il rilascio del visto d’ingresso all’arrivo in Iran
  • Accompagnatore Esperto Kel 12 dall’Italia al raggiungimento del numero minimo di partecipanti previsto
  • Guide locali parlanti italiano in Iran e in Armenia
  • Ingressi, tasse e percentuali di servizio

 

La quota non comprende:

 

  • Partenze da altre città e voli business: disponibilità e costi su richiesta
  • Mance: si suggerisce un importo di circa 100 euro a persona a seconda del numero di partecipanti da distribuire al personale che fornisce i vari servizi (guide, autisti, camerieri…)
  • Visto d’ingresso: 80 Euro da pagarsi in loco (l’importo potrebbe variare anche senza congruo preavviso, ce ne scusiamo se ciò accadesse). Il visto si ottiene all’arrivo in aeroporto in Iran previo ottenimento in Italia del numero di autorizzazione ministeriale che vi sarà inviato con i documenti di viaggio
  • Eventuali tasse d’imbarco estere in uscita dal Paese
  • Tasse aeroportuali e fuel surcharge
  • Bevande, spese extra, personali e tutto quanto non espressamente indicato nel programma e nel paragrafo “La quota comprende”
  • In generale, compagnie aeree, enti, autorità locali e fornitori di servizi possono decidere, insindacabilmente, di  aumentare o introdurre spese non segnalate in “la quota non comprende”. Pur non dipendendo dalla nostra volontà, ci scusiamo sin da ora nel caso ciò dovesse verificarsi

 

Bene a sapersi

 

E’ doveroso rilevare che l’Iran sta attraversando un momento storico di apertura verso l’Occidente mai registrato fino ad ora. La richiesta di servizi turistici sta crescendo rapidamente, ma l’offerta è rimasta limitata e impreparata a farvi fronte, anche per la mancanza di congrui investimenti, specie con riferimento a quelli di più elevata qualità.

Per questo, pur prenotandoli con largo anticipo, e pur avendone conferma, può succedere che i ristoranti e gli hotel (la maggior parte dei quali è statale), per motivi che potrebbero non esserci noti tempestivamente, non garantiscano quanto indicato o assegnino camere di tipologia difforme da quanto concordato. Più in generale, è anche possibile che vengano proposti hotel diversi da quelli segnalati nel programma. In tale caso, ovviamente, Kel 12 s’impegna a offrire la migliore soluzione alternativa disponibile più rispondente a quanto previsto.

La stessa avvertenza è doverosa anche relativamente ai voli interni che potrebbero effettuarsi in orari o giorni diversi da quelli segnalati, con i relativi opportuni aggiustamenti nel programma.

Relativamente alle visite, segnaliamo che alcune di queste, pur indicate, potrebbero non potersi effettuare a causa del divieto di accesso ai non musulmani o perché potrebbero essere stati introdotti, anche senza congruo preavviso, nuovi orari di aperture non compatibili con lo svolgimento del programma. Ci scusiamo in anticipo di tali eventualità, anche se ciò non dipenderà dalla nostra volontà.

Riteniamo, però, che la bellezza del Paese e l’importanza delle testimonianze storiche che offre, siano il motivo principale che inducano a visitarlo, e possano compensare anche qualche eventuale disagio. Inoltre, la cortesia e disponibilità dei locali suppliscono generalmente alla minore capacità organizzative e puntualità a volte riscontrabili nella generale fornitura dei servizi.

 

Più complessivamente, per questioni operative, di forza maggiore o scelte del corrispondente l’itinerario potrebbe subire cambiamenti, pur mantenendo le località da visitare, con l’eventuale variazione anche di hotel che potrebbero essere sostituiti da altri di pari qualità o i migliori disponibili.

 

Alberghi. Tutti i pernottamenti sono previsti in hotel, tranne una notte in cui pernottiamo in una guesthouse modestissima nel villaggio di Gazor Khan, nelle vicinanze dei resti della fortezza di Alamut. Le camere, essenziali, sono dotate di letti e servizi (che potranno essere comuni tra più camere). Non è garantita la sistemazione in singola e, se necessario, si dormirà anche in 3 o 4 persone nella stessa camera. E’ utile portarsi un sacco lenzuolo e un piccolo asciugamano se si desidera avere la garanzia dell’igiene.

E’ richiesto un buon spirito di adattamento.

Gli hotel sono tutti accettabili, alcuni di qualità, altri con servizi appena sufficienti, ma sempre dignitosi.

Tuttavia, ci preme segnalare che anche in presenza delle famose stelle, per quanto riguarda l’Iran, dove l’offerta è molto limitata e gli edifici sono in genere costruzioni vecchie, gli hotel facilmente ci appariranno al di sotto delle nostre aspettative, in quanto il servizio e la qualità offerta non sono paragonabili con gli standard occidentali. In Armenia la situazione è decisamente migliore in termini di servizi e qualità degli stessi.

 

Usanze locali e abbigliamento. L’Iran è un Paese di rigida osservanza sciita ed è necessario conformarsi  alle leggi islamiche. In particolare le signore devono coprire sempre il capo e il collo con un foulard, e indossare capi ampi che coprano le forme e le braccia, non attillati. Suggeriamo caldamente di indossare pantaloni lunghi. Gli abiti possono essere colorati e vivaci, non è d’obbligo il nero. Tali regole dovranno essere osservate in tutti i luoghi pubblici e nelle aree comuni degli alberghi (reception, sala ristorante, ecc.). Gli uomini possono indossare camicie o T-shirt. Evitare sempre canottiera e pantaloni corti.

Si raccomanda di avere sempre con sé un paio di calzini di ricambio da indossare quando si entra nei luoghi di culto.

Le consuetudini locali andranno rispettate. Guide locali e accompagnatore suggeriranno gli atteggiamenti più opportuni da adottare anche nei confronti della situazione ambientale.

 

Varie. La durata del viaggio di 16 giorni e 15 notti è congrua per effettuarlo nel modo che riteniamo più opportuno.

Qualche giornata è particolarmente intensa.

Per svolgere pienamente il programma potrebbero prevedersi alcune partenze di primo mattino e anche orari insoliti dei pasti e delle sistemazioni in hotel.

I trasferimenti via terra, considerando le specifiche condizioni riscontrabili in loco, potrebbero comportare tempi superiori a quelli previsti. In ogni caso, è opportuno intendere i tratti in pullman non come il necessario sacrificio cui sottoporsi per spostarsi da una città all’altra, ma come possibilità di un rapporto più ravvicinato col territorio e poter gestire col massimo di autonomia il tempo a disposizione.

La tipologia del pullman sarà proporzionato al numero dei partecipanti. Accompagnatore e guida siedono sempre avanti vicini all’autista. Nella distribuzione dei posti loro dedicati, i partecipanti possono ruotare per fruire a turno di tutte le postazioni.

Chi soffra il mal d’auto è opportuno che si munisca di medicinali per tale disturbo.

Garantiamo un accompagnatore dall’Italia che ben conosce queste regioni, per aiutare a filtrare aspetti della realtà locale, tenendo presente la nostra sensibilità occidentale.

In corso di viaggio fruiamo di una guida parlante italiano in Iran e di una diversa guida parlante italiano in Armenia.

 

CONSIGLIAMO DI DOTARSI DI

Foulard, indispensabile alle donne per coprirsi il capo e collo.

Abbigliamento molto pratico, (conforme alle usanze locali), scarpe comodissime.

Qualche capo pesante per la sera (se necessario nella stagione in cui si viaggia).

Un indumento impermeabile anche se non si è nel periodo delle piogge.

Calzini di ricambio (da avere sempre durante le visite) per l’ingresso nei luoghi sacri.

Creme solari e idratanti, occhiali da sole, cappellino, salviette umidificate.

Medicinali d'uso personale (tra cui disinfettante intestinale).

Pila (utile per possibili blackout), sveglia, adattatore universale per prese elettriche.

Euro, per le spese in loco.

Suggeriamo, a chi fosse interessato ad acquistare un tappeto persiano, o altri oggetti di un certo valore, di portare con sé la carta di credito. I negozi di un certo livello accettano infatti le carte di credito facendo le transazioni via Dubai o altro.

 

 

Potrebbero interessarti

Armenia Georgia
LE CIVILTA' CRISTIANE DEL CAUCASO
Armenia Iran
INCONTRO TRA OCCIDENTE E ORIENTE
Armenia
SPECIALE DOVECLUB: CHIESE E MONASTERI ALL'OMBRA DELL'ARARAT
Armenia Georgia
LE CIVILTA' CRISTIANE DEL CAUCASO

Articoli Correlati

Danimarca Giappone India Italia Vietnam
In viaggio dentro al Circle
Giappone
A caccia di foglie