LOGIN | REGISTRAZIONE | CERCA
 

LA FORZA DEL MITO E DEL FANGO

ASIA / Iran

Un itinerario intenso e appassionato, ma senza fretta, che prevede anche ciò che più di ogni altro luogo trasforma l’Iran in Persia, PERSEPOLI. Solo lei può fare di un arso pezzo di terra un mito. Incontriamo anche Shiraz, Isfahan, Yazd, Teheran, Pasargade, ma non dimentichiamo Kashan e  il granaio fortificato di Saryazd. Inoltre, in questo particolare itinerario che programmiamo per la prima volta, assieme alla dura indistruttibile pietra di Persepoli, toccheremo anche il fango fatto mattone e casa per uomini che solo così da millenni riescono a vivere in regioni tanto ostili. Ci introduciamo, infatti, nei deserti di Kavir e Lut per andare da Kerman nell’oasi di Garmeh, a Sarvestan, Shahdad, Mahan, visitare anche la sorgente di Chak Chak e i kalut, castelli di sabbia.
Poi, nell’inospitale sud, entriamo a Bam che, assai lentamente, sta tornando a vivere grazie a quella materia che un terremoto ha ridotto in polvere, ma che impastata un’altra volta con l’acqua torna a elevarsi per diventare abitazione, mura, torri. Un vero viaggio, attraversando via terra oltre 2500 chilometri, e migliaia di anni di storia, dalla capitale sino alle zone desertiche.
Ci consentiamo 13 giorni di viaggio utilizzando servizi di qualità superiore alla media, laddove vi è possibilità di scelta, e i migliori disponibili quando il nostro desiderio di conoscere ci porta lontani dalle rotte più battute. È questo un nuovo itinerario che proponiamo a chi accetti di inoltrarsi anche in regioni poco frequentate dal turismo, cui rapportarsi con una riserva di opportuno spirito di adattamento. 

 


Prezzo del Viaggio

A partire da: 4050 Euro

Questo viaggio prevede le riduzioni del Club, scopri con il tuo consulente quelle a te dedicate. Att.ne la riduzione è applicabile solo nei punti vendita e agenzie di viaggio che aderiscono al circuito Circle Travel

Il Club

Questo viaggio dà diritto a 120 Impronte del Club.
Scopri tutti i vantaggi di Circle Travel: il club dei viaggiatori.

Durata

13 giorni e di 12 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 6 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 16 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Partenza da Milano/Roma per Teheran  
Andiamo da Milano Linate a Fiumicino con volo di linea Alitalia delle 12. Arrivo a Roma alle 13,10 e partenza per Teheran alle 16.30 dove giungiamo alle 23.40. Disbrigo delle formalità di frontiera che, pur meno laboriose del passato, possono richiedere opportuna pazienza. Accoglienza da parte del rappresentante del nostro corrispondente e trasferimento in hotel per il pernottamento.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Teheran, villaggio di melograni. In serata volo per Kerman  
Fino al XIII secolo la località in cui è oggi Teheran non ha grande spazio nella storia della regione. Comunemente era indicata come il “luogo dove gli uomini vivono nelle caverne”. Nella versione più gratificante era il “villaggio dei melograni”. Solo nel XVI secolo un re safavide, decide che quell’ambiente naturale ben si presta a ospitare una città da ammirare e la arricchisce di giardini, caravanserragli, mura e torrioni. All’inizio del ‘900 è una delle più popolose al mondo. Oggi, molta parte del suo territorio urbano non mostra attrattive di particolare interesse. Ciò che è degno di nota si snoda lungo l’area attorno alla Valiasr Avenue nelle cui vicinanze si trova il nostro hotel. A nord, lungo questa arteria di oltre 15 chilometri, si sono sviluppati i quartieri più moderni e benestanti. A sud si concentrano quelli più antichi, e anche più poveri, dove stanno i luoghi in cui ci recheremo per le visite. Tanti caffè e case da tè sono invece presenti ovunque. Se Isfahan Shiraz e Persepoli sono il cuore culturale e storico del Paese, Teheran ne costituisce il caotico motore amministrativo e sociale. Qui sono più evidenti, pur tra contraddizioni, anche le aspirazioni più avanzate di modernità che spesso coincidono con richieste di maggiore laicità.In generale, nella capitale, luogo che concentra e accentua le caratteristiche dell’intero Paese, si può trovare conferma anche di quella che distingue l’Iran da molte delle altre regioni di frontiera. Infatti, pur essendo stato nel passato in grado di mettere in relazione mondi e culture diverse, contemporaneamente è stato, ed è, capace di dividere l’Est dall’Ovest e addirittura proporre fratture poderose all’interno dello stesso mondo islamico.(Ma, ciò ci porterebbe a frequentare aspetti politici anche attuali legati ai fronti sciita e sunnita che continuano a riempire pagine di cronache cruente quotidiane. Per questo ci limitiamo a farne solo cenno, evitando di entrare nel merito anche di altri aspetti decisivi nella storia controversa, anche recente, dell’Iran incluso il ruolo degli ayatollah a partire da Khomeini). Nella capitale visiteremo Il Museo Nazionale e Palazzo Golestan, perché ne rappresentano le specificità più significative.Il Museo Nazionale è una sintetica e utile panoramica della conoscenza storica del Paese che abbiamo attraversato. Vi si trovano ceramiche, terrecotte, sculture, incisioni, vasi zoomorfi, capitelli a forma di teste umane e tori, fregi, bronzi e l’uomo del sale.Il Palazzo Golestan che può essere fatto risalire alla metà del XIX secolo con interventi iniziali del ’700, è inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Questa memoria della dinastia qagiara*, situata nel cuore della vecchia Teheran, si sviluppa intorno a un giardino che contribuisce ancora oggi a giustificare l’antica denominazione data al complesso di Palazzo dei Fiori. Sale delle udienze e dell’incoronazione, specchi, alabastri, marmi, fontane, museo con ritratti degli scià e scene di vita quotidiana. E, poi, sale da biliardo, raccolte di fotografie storiche, torri del vento, sotterranei, pavimenti assai decorati, sala da tè.Alle 18 (orario soggetto a riconferma) volo di linea per Kerman dove si giunge dopo circa un’ora e mezza. Ciò consente di ottimizzare i tempi evitando il più lungo percorso terrestre. All’arrivo, trasferimento in hotel per la cena e il pernottamento. (Ricordiamo che i voli interni, pur prenotati e ad oggi confermati, possono subire ritardi, cancellazioni o sostituzioni, anche senza opportuno preavviso. Nel caso, pur non dipendendo da noi, ce ne scusiamo in anticipo).Pranzo nel ristorante locale “Shabestani” o “Ferdowsi”. Cena in hotel a Kerman.*Indichiamo le dinastie che si sono succedute per esemplificare il vasto mescolarsi di culture che hanno arricchito la realtà locale durante due millenni e mezzo.Achemenidi 550/330 a.C. - Seleucidi 323/162 a.C. - Parti 247 a.C./224 d.C. - Sasanidi 224/642 - Arabi e Turchi 642/1051 - Selgiuchidi 1051/1220 - Mongoli (Ilkhanidi) 1256/1335 - Timuridi 1380/1502 - Safavidi 1502/1736 - Nadir 1736/1747 – Zand 1750/1795 - Qagiari 1795/1925 - Palhavi 1925/1979)

Tappa: 3 - Giorno: 3 - I castelli di sabbia nel deserto del Lut  
Kerman sarà la base da cui partiremo per le escursioni nei due giorni successivi prima di riprendere la strada verso il nord. La città possiede quell’interesse che può promanare dai luoghi “di confine”. Intorno, il paesaggio aspro fatto di catene montuose, deserti, oasi, attraversato da antiche vie carovaniere, è terra di piccoli insediamenti dove impera il fango. Qui si mescolano uomini e costumi che fondono culture iraniane e pakistane.Il clima è tipico delle zone desertiche e semidesertiche con territori aridi resi vivibili dalla tradizionale capacità di ingegneria idraulica dei persiani. Forse non tutti sanno che sono stati in grado di realizzare, in tutto il territorio iraniano, oltre 200mila chilometri di canalizzazioni sotterranee.Tali opere, i qanat, sono sempre stati di primaria importanza specie in regioni come questa dove da giugno a settembre le temperature raggiungono i limiti massimi superando i 50 gradi. Il periodo da noi scelto consente, pur in presenza di un caldo consistente, escursioni senza disagi insopportabili. L’altitudine, Kerman si trova a più di 1700 m slm, contribuisce a mitigare la calura specie di sera.La città, che ha ancora un cuore in mattoni di fango e un bazar, è animata da facce che denotano mescolanze dovute al ruolo di snodo commerciale svolto verso l’India e le altre regioni orientali. Forse può essere fatta risalire al III secolo d.C. e da sempre la sua vocazione è legata al commercio anche se, quando nel XVI secolo le rotte terrestri sono sostituite in gran parte da quelle marittime, ha dovuto riconvertirsi dedicandosi alla produzione di tappeti.Tra le facce diverse da quelle della maggior parte dei locali si distinguono i beluci. Fanno parte di una popolazione che ha il proprio territorio di origine in Afghanistan e Pakistan. Non sempre i rapporti con i persiani sono idilliaci. Si fanno notare per particolari costumi e una carnagione più scura.Durante gli oltre due giorni di sosta nella zona troveremo il tempo per introdurci nel suo centro storico.Dopo la colazione, che prevediamo presto, lasciamo l’hotel per iniziare il nostro consistente e impegnativo itinerario terrestre attraverso un Paese grande oltre cinque volte l’Italia, in cui vivono circa 80 milioni di persone. Dedichiamo la giornata a un’escursione nel Dasht-e Lut, il più meridionale e più caldo dei due grandi deserti iraniani (l’altro è il Dasht-e-Kavir). Situato tra rilievi poco frequentati dalle piogge e sottoposti a un'evaporazione più forte del secondo, è privo di vegetazione e quasi completamente disabitato.Essendo questa una regione assai calda anche in questo periodo, sarà bene prevedere una partenza di primissimo mattino, intorno alle 6, in modo da evitare le ore peggiori e poter utilizzare al meglio le ore della giornata.Da Kerman, passando per Syrch, arriviamo in un’ora e mezza a Shahdad, antico insediamento posto ai margini del deserto del Lut. Proseguiamo verso nord utilizzando una remota strada che ha il fascino di condurre, parrebbe, verso il nulla, sino all’area dei Kaluts.Qui la fantasia del creato ha trovato il luogo giusto per incontrare quella di altri agenti naturali. Ciò che c’era all’origine è stato sottoposto alla bizzarria del vento che, pur soffiando sempre nella stessa direzione, ha eroso il panorama con stupefacente immaginazione dando forma ai castelli di sabbia, “yardang”, superando anche l’altezza di dieci piani. Sabbia, guglie di argilla e sale, alture che paiono torri, cumuli di terra, formazioni che richiamano, secondo l’estro e l’umore dell’osservatore, la Valle della Morte degli USA o i deserti giordani, si alternano dando vita a un paesaggio solitario e imponente. Secondo l’ora di rientro a Kerman si potrà avere un primo approccio e passeggiare nella zona più antica della città. Pranzo a Shadad nel ristorante locale Tigran. Cena in hotel.

Tappa: 4 - Giorno: 4 - La cittadella di Bam, la forza del fango. Kerman, la porta del deserto  
Partiamo da Kerman per la visita di Bam, cittadella fortificata costruita in terra cruda. È distante poco meno di 200 chilometri e costituisce il punto più a sud del nostro itinerario in Iran. Lo sviluppo urbano in epoca remota si deve alla sua localizzazione lungo la via che collegava l'Iran centrale con le province orientali, che arrivava sino in Afghanistan e Pakistan. Bam visse il suo periodo aureo sino al XIII secolo grazie al fiorente commercio carovaniero e alla produzione di seta, lana e cotone. L’antico complesso, le sue abitazioni, moschee, hammam, bazar e caravanserragli hanno subìto il terremoto che il giorno dopo il Natale 2003 ha raso al suolo la città nuova, liquefacendo la cittadella di fango. Per fortuna questo luogo non è stato abbandonato e, dopo fasi di immobilismo e incertezze, sono cominciati lavori per rivitalizzarlo ed evitarne l’oblio. Uno stimolo all’interesse per il suo recupero e salvaguardia è stato certificato dal suo inserimento, già nel 2004, tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Fondata, a parere di alcuni, nel III secolo a.C. si è sempre caratterizzata per le sue attività commerciali e di produzione di tessuti, come annotava già nel del X secolo il viaggiatore Ibn Hawqal per il quale “…in questo luogo vengono tessuti belli e duraturi vestiti in cotone”, anticipando di quattro secoli la visita di un suo più famoso collega, Ibn Battuta.L’inizio degli interventi per la ricostruzione, che paiono non avere termine, costituirono anche il motivo per riallacciare rapporti con l’Occidente dopo tanti anni di isolamento.Andandoci oggi, non aspettatevi di rivedere le vecchie immagini che costituivano uno dei forti motivi di attrattiva in Iran. Vedremo qualcosa di diverso ma, se possibile, ancora più coinvolgente in grado di farci cogliere l’essenza dell’antica Bam, ed apprezzare quanto stiano facendo per farla risorgere. Usando quella stessa polvere e acqua con cui era nata oltre due millenni fa.Prima del terremoto, la cittadella era stata usata come set per il film “Il deserto dei Tartari”, tratto dall'omonimo romanzo di Dino Buzzati, e per alcune scene del film “Il fiore delle Mille e una Notte” di Pasolini. Tutto nella piccola città di fango si prestava a rappresentare scene teatrali, filmiche. Tanto era forte la sua immagine di monumento al fango che era diventata icona di tutti i luoghi al mondo dove l’uomo trova modo, con scarsità di risorse, di modificare un ambiente spesso ostile, maligno, cattivo, per realizzarvi insediamenti umani dotati non solo dei caratteri per la sopravvivenza.Sulla via del ritorno verso Kerman, o prima di giungere a Bam, ci fermiamo nell’oasi di Mahan che ospita un mausoleo degno di attenzione, l’Aramgah-e Shah Ne’matollah Vali, risalente al XV secolo. E’ famoso per le sue piastrelle, le sette porte indiane alcune con intarsi in avorio, una cupola la cui immagine è tra le più ammirate di questa regione iraniana e gli elaborati decori interni. È dedicato ad un religioso e poeta, Ne’matollah Vali, derviscio e seguace del sufismo. Pranzo a Bam nel ristorante dell’hotel Parsian Azadi. Cena in hotel a Kerman.Bam, la forza del fangoQuello che era forse la rappresentazione del fango più poderosa al mondo, mantiene la sua particolare suggestione perché continua a presentarsi come sfida della terra che unita all’acqua si eleva a forma di mura, case, torri. Da quando sono iniziati i lavori per fargli riacquistare vitalità, questo enorme cantiere appare quasi come un gigantesco “gioco” per costruire castelli di sabbia su una spiaggia. Cumuli informi di polvere, terra liquefatta, frammenti di case, mattoni sminuzzati, resti di edifici di cui non si riesce a individuare l’esatta forma originaria, mura puntellate, mucchi di mattoni, strutture metalliche di sostegno, attorniano spezzoni di costruzioni attraversate da spazi, che paiono strade in grado di ridare senso all’antico insediamento. Tetti, cornicioni, torrioni, finestre, porte, pareti, decori, archi, scale, muraglioni, ingressi, cominciano a riemergere da un contorno fatto ancora di ricordi tangibili del terremoto. Stanno però vincendo la sfida con le vecchie immagini di distruzione. E la presenza di visitatori aiuta a far rivivere Bam, fornendo ancora giustificazione al mito del fango.A pensarci bene, se si va oltre il suo aspetto di materia caduca, povera, senza spina dorsale, molliccia, a volte persino fastidiosa, il fango è un bene prezioso, a buon prezzo e facilmente reperibile. Si può creare e ricreare quasi ovunque. È riciclabile all’infinito. La polvere sposata all’acqua, si fa sostanza flessibile, malleabile, che assume la forma di cui si abbia bisogno. È sufficiente esporla al sole, che qui non manca, per trasformarla in mattone, muri, hammam, moschea. Non bastano uno o più terremoti a provocarne la fine, a renderlo inutile. Una casa, distrutta, ritorna a essere terra, polvere. Il mattone, sminuzzato, riunito all’acqua ne ricompone uno nuovo che può essere, come la volta precedente, accatastato sull’altro, fino a che non ricrei pareti da unire con un tetto per farne un’altra abitazione.Il fango è eterno perché, anche quando torni a essere polvere non muore mai. A differenza dell’uomo di cui nella “Genesi” si dice “… in polvere tornerai”, perdendo in questo modo definitivamente la sua essenza vitale perché cessa di esistere, il fango, quando ridiventa polvere, può riprendere vitalità, perché non ha perso la sua funzione vitale, il suo scopo di essere. Così, anche a Bam, in modo più appariscente che in tanti altri anonimi villaggi non solo dell’Iran, il fango può riproporre il proprio mito di sostanza distruttibile ma eterna, nonostante il significato comunemente attribuitogli.In generale, il termine fango, deve fare i conti con un senso comune che lo vuole sinonimo di degrado materiale e morale, di situazioni caratterizzate da sudiciume, denigrazione, di poca chiarezza. Melma, magma, pantano, poltiglia, torbido, lordura, sono associati al fango per esprimere significati legati a negatività materiali. Bassezza, immoralità, abiezione sono invece usati come suoi sinonimi relativamente a caratteristiche da attribuire quando si voglia screditare, infangare appunto, qualcuno.Tanti, come si vede, sono i suoi sinonimi, e tutti ne ripropongono interpretazioni non positive. Lo stesso Pasolini, che conosceva Bam per esserci stato, attento osservatore della marginalità sociale, utilizza questo termine per raccontare e sottolinearne gli aspetti di degrado. Nella sua “Alba Meridionale”, descrivendo la periferia romana che ospita la desolazione di esistenze che lottano persino per poter salire su un tram prima di rientrare a casa, per accentuare lo squallore delle nuove estranianti catene di palazzi in cui vivono, ce le raffigura attorniate dal fango.Per fortuna ci soccorrono altri filosofi, scrittori, cantanti, per i quali il rapporto con la realtà viene filtrato da una visione meno prosaica di tale materia.Pur potendo apparire una forzatura dialettica, il termine “purezza”, al contrario delle più diffuse interpretazioni, crediamo possa ben aderire alla natura del fango. Cosa c’è di più puro, di meno accostabile al significato di degrado morale e materiale che ne danno anche le pagine della Treccani, se richiamiamo i due elementi, terra e acqua, di cui è fatto?Per dare maggior forza a questa affermazione, facciamo riferimento a uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, Aristotele, grazie al quale da oltre ventiquattro secoli la terra e l’acqua fanno parte, assieme all’aria e fuoco, dei quattro nobili elementi naturali. (Anche se, al contrario della filosofia, che secondo lui “serve soltanto a comprendere l'ordine del mondo e a giustificarlo così com'è, non a cambiarlo”, acqua terra aria e fuoco - il sole che solidifica il fango per farlo mattone - sono in grado di trasformare il mondo rendendo regioni desertiche luoghi abitabili dagli uomini).Spesso, il fango, è stato messo in contrasto col “cielo” inteso anch’esso come purezza. A superare questa contrapposizione ci aiuta Jovanotti, quando canta “ Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo. E rido e piango, e mi fondo con il cielo e con il fango”. In tali strofe, il Cherubini, andando oltre la più facile delle interpretazioni, rende giustizia al termine dando al suo rapporto tra cielo e fango un significato di elogio della natura con cui l’uomo si relaziona, cercando e divenendo un tutt’uno con ciò che sta sopra, il cielo, e sotto di lui, il fango.Non la pensa certo così, e non poteva essere diversamente, Leopardi per il quale “la vita è amarezza e noia, e null’altro mai, e il mondo è fango”.Una visione brutalmente negativa che ben si sposa con prose e poesie legate alla Prima Guerra Mondiale. Infatti, la posizione della gran parte degli intellettuali a favore dell’interventismo, si trasforma nel suo opposto nelle trincee quando, la “meglio gioventù” di allora, “i ragazzi del ‘99”, dovettero fare i conti con “il sangue e il fango”.Per fortuna, possiamo contare sulle note di Jovanotti, il pensiero di Aristotele e soprattutto i redivivi mattoni di Bam per contrastare questi diffusi sentimenti. Ma, niente si avvicina di più al senso attorno a cui abbiamo cercato di far ruotare le nostre parole, delle strofe di “Eternamente vivo”, per privilegiare del fango la rappresentazione di ciò che si rinnova, rinasce, è eterno. “Io non so come prende forma una poesia. Io prendo il fango della mia vita e mi sento un grande scultore”. Così Alda Merini in poche sillabe concentra il suo particolare rapporto tra vita e poesia. Ci ricorda che ognuno può realizzare qualcosa di soddisfacente utilizzando il “fango della propria vita”. Intendendo per fango la materia che costruisce i mattoni della nostra esistenza.Da Aristotele a Jovanotti il passo non è breve, e metterli assieme a Leopardi, Pasolini, i “ragazzi del ‘99” e Alda Merini è certo una forzatura. Non hanno molto in comune. Forse, però, potremo giustificarne l’accostamento se sapremo guardare diversamente i cumuli di fango ancora polvere, o di nuovo mattoni, che ci accoglieranno a Bam.

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Kerman, Sarvestan il palazzo di pietra e gesso, Shiraz  
L’itinerario da Kerman si snoda prevalentemente in un ambiente arido che alterna steppe e alture, interrotte qua e là da oasi. Giornata di trasferimento e visite. Sosteremo per necessità tecniche, per spezzare il percorso o per scattare foto. Troveremo anche un luogo dove poter consumare il nostro leggero pranzo pic nic. A poco meno di 100 chilometri dalla meta finale ci fermiamo a Sarvestan per la visita del palazzo fatto costruire in pietra e gesso da Bahram V, risalente all’inizio del V secolo. Il suo nome pare che voglia significare "terra dei cedri", anche se attualmente nella zona non se ne vedono molti. Invece, è sicuro che nella regione si coltivino pistacchi che per qualità possono fare concorrenza a quelli della martoriata Aleppo. I resti del palazzo emergono nella piana desolata che può contribuire a dare un qualche fascino a questo luogo inserito nell’elenco dei Monumenti Nazionali dell’Iran. L’edificio, di epoca sasanide è stato sottoposto a vari restauri che però non sono riusciti a valorizzarne l’importanza storica. Arrivo in serata a Shiraz, 1500 m slm.È considerata la città aristocratica, perché per tanti secoli gli iraniani ne hanno apprezzato il suo essere luogo di cultura. Città di poeti, degli usignoli e del vino, ha sempre goduto di grande rispetto nel mondo islamico sino a confrontarsi per importanza con Bagdad nell’XII secolo ed essere anche capitale della Persia nel XVIII. Tra il XIII e XIV secolo vive fasi di enorme sviluppo culturale e artistico, specie ad opera di poeti come Hafez e Hsa’di e una vasta presenza di rappresentanti di varie arti. Il suo declino inizia dopo i pochi decenni che la videro per la prima volta capitale del Paese e termina nella seconda metà del XVIII secolo, con l’arrivo di Karim Khan che ristabilisce qui la capitale. Oggi, nonostante i problemi propri delle grandi città, vi vivono circa un milione e mezzo di persone, continua a presentarsi con aspetti dell’antica grazia arricchita anche dal ricordo e opera di poeti di cui vanta le tombe.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Persepoli, la forza del mito e Shiraz  
Iniziamo presto la giornata per dedicare il giusto tempo al luogo forse più sontuoso del nostro viaggio.Andare a Persepoli è un desiderio che generalmente precede un’adeguata conoscenza delle attrattive esistenti e non si spiega interamente neanche basandosi solo sulle immagini già note. A meno che, non siano quelle che portiamo con noi da quando per la prima volta le abbiamo incontrate nei libri di scuola: figure umane e animali che sembrano fuse con la pietra. Pare tentino di svincolarsene per raccontarci storie di fasti e incontri con altri popoli, di leoni con teste umane barbe e copricapi raffinati, e altri leoni che da tanto tempo stanno lì, immobili, pronti ad azzannare tori.Ciò che oggi più suggestiona di Persepoli che, pur irrinunciabile, è solo il ricordo di venticinque secoli di storia, è il suo mito. Questo è più forte e corposo della sua materialità. Pietra.Prima, scarnificata per farne emergere uomini, animali e animali uomini. Poi, consumata, spezzata e oltraggiata dal tempo e dalle brutalità. Oggi, ricomposta per consentirci il ricordo visivo della sua passata maestosità.Qui, dove anche il solo nome propone forti sensazioni evocative, gli Achemenidi ebbero modo di condensare tutta la loro grandezza architettonica. E, per apprezzare la forza del suo mito, non è neppure necessario che sia direttamente proporzionale alla quantità di pietra antica lavorata che ancora si può toccare, né al tempo che necessita la visita.Patrimonio UNESCO, rimasto nell’anonimato sino alla metà del secolo scorso, conserva tracce notevoli di un complesso urbanistico, realizzato durante oltre centocinquant’anni di interventi a partire dall’inizio del VI secolo a.C. ad opera di Dario il Grande. Qui si concentra il meglio dello splendore dell’arte achemenide.La Grande Scalinata in genere è la porta che accoglie i visitatori, salvo che lavori in corso, a volte, non deviino l’itinerario di visita. I due tori guardiani indicano poi la Porta delle Nazioni o Porta di Serse. Seguono il Palazzo e la Scalinata dell’Apadana con bassorilievi importanti per la godibilità artistica e la capacità di mostrare scene di vita a corte, eventi storici, abbigliamenti, animali, riferimenti a vari popoli di quel periodo.Alcuni palazzi privati, tra cui il Tachara e l’Hadish, offrono anch’essi bassorilievi e iscrizioni degni di attenzione, oltre a scale e colonnati monumentali. Il museo, forse originariamente adibito a ospitare gli ambasciatori delle tante nazioni con cui Persepoli intratteneva rapporti, (per altri pare invece che fosse deputato a fungere da harem), conserva ritrovamenti recuperati nell'area del sito. Del Tesoro di Dario, dopo la non gradita visita di Alessandro Magno, rimangono solo interessanti tavolette che elencano l’ammontare dei salari degli operai. (Proprio da ritrovamenti minimi come questo, anche in altre parti di quelle regioni si è riusciti a ricostruire storie di vite e cronache sociali importanti. Come è accaduto per Ebla in Siria e ancor prima per l’Egitto. Qui, il ritrovamento di spezzoni del “papiro dello sciopero” risalente al XII secolo a.C. (la prima informazione scritta di un’astensione dal lavoro), fornì la conferma che per la costruzione di piramidi e tombe non venissero adoperati schiavi, ma soprattutto lavoratori che ricevevano un compenso. Ciò è stato di grande aiuto per ipotizzare quale fosse l’organizzazione economico sociale di allora. Allo stesso modo con cui ciò è stato possibile anche nel Regno di Persepoli grazie al ritrovamento delle tavolette. Da sottolineare che in quasi tutti questi reperti, i papiri e le tavolette trattano di questioni amministrative, di numeri. Infatti, è essenzialmente dall’esigenza economica di annotare dati quantitativi che quasi sempre nasce lo stimolo per lo sviluppo delle varie forme di scrittura).Tombe rupestri, che si osservano in lontananza, sono state scavate sull’altura sovrastante il tesoro.Il Palazzo delle Cento Colonne una volta era un edificio di notevolissime dimensioni e oggi si presenta come uno spazio punteggiato da molti tronconi di colonne.Nel primo pomeriggio di questa intensa giornata, dopo il pranzo nel ristorante locale “Il Giardino del Pavone”, vicino a Persepoli, rientro in città e conoscenza di Shiraz.Proprio accanto al nostro hotel sta la Cittadella di Karim Khan. Osserveremo da fuori la poderosa mole di questa fortezza sovrastata e delimitata da quattro torri circolari.La Tomba di Hafez, Aramgah-e Hafez, è un luogo davvero caro agli iraniani. Il poeta, del XIII secolo, è ancor oggi un riferimento culturale per moltissimi. È spesso citato e a lui si ricorre per avere conforto nelle scelte importanti da compiere. Ad alcuni, infatti, basta aprire a caso un suo volume per scoprire in quelle pagine il proprio futuro. Hafez nasce qui, e la sua tomba ornata da un mausoleo risalente al secolo scorso, si trova in un bel giardino. Prolifico autore, fu ed è ancora, per il ruolo che continua a svolgere, un contraddittorio personaggio. (Ma, ancor più contraddittorio sembra essere il favore che incontrano le sue opere con un contenuto per molti aspetti ai margini, se non contro, alcune di quelle che a noi paiono generali linee guida islamiche. Basti pensare al suo cantare le lodi anche degli eccessi del bere e degli amori venati di omosessualità).Il Naranjastan-e Qavam è una casa storica tradizionale risalente alla fine del XIX secolo costruita per la famiglia Qavam. È impreziosita dal Bagh-e Naranjastan, il Giardino degli Aranci. La Moschea Nasir ol Molk, notevole per eleganza, decori, soluzioni architettoniche, richiama l’attenzione dei visitatori e delle macchine fotografiche. Il Mausoleo del Re della Luce, Aramgah-e Shah-e Cheragh, che conserva i resti del fratello dell’Imam Reza, morto nel IX secolo, è un edificio la cui realizzazione si è protratta nel corso di molti secoli. Il luogo di culto sciita, a volte aperto senza interruzione di continuità giorno e notte, a volte con accesso interdetto ai non musulmani, consta di cortile, minareti, cupola, una miriade di specchietti per decori.Cena privata in una bella storica casa privata, “Manteghi Nezhad House”. È sede di un’associazione di giovani che vuole diffondere, non solo tra gli iraniani, la cultura di questo Paese. La semplice cena è resa apprezzabile anche dall’ambiente.

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Shiraz, Pasargade poderosa modesta commovente tomba di Ciro, la fortezza di fango di Saryazd, Yazd  
Partenza in direzione nord verso Yazd.Pasargade, a poco meno di 150 chilometri da Shiraz, risale al VI secolo a.C.I resti della città, dove non ci rechiamo, sono ben poca cosa e non sono neppure in grado di darci l’idea approssimativa di cosa fosse questa antica capitale. Invece, andremo e apprezzeremo il luogo dov'è la Tomba di Ciro, Patrimonio UNESCO. (Non importa se l’attribuzione non sia accettata da tutti gli storici. Ciò che è essenziale, per riconoscerla come Tomba di Ciro, è la storia che si è ormai impadronita del luogo dal momento in cui Alessandro Magno, omaggiandola, la riconobbe come tale). L’austera bellezza, solitaria e modesta, può sembrare maestosa e persino altera. Pare affermare, con la sua aspra e massiccia struttura, assolata e fiera, accentuata dall’ergersi solitaria nella piana di Morghab, di non aver bisogno di leziosità e preziosismi architettonici per mostrarsi sintesi stilistica ed emblema tangibile, proprio come la materia di cui è fatta, della solida potenza acquisita da Ciro. Sei piani sbalzati in pietra, elevano sulla pianura una struttura funeraria rettangolare con una copertura a tetto spiovente, anch’essa di forte brutale tenera pietra. Tutto qui, ciò che resta del grande Ciro. Le sue schematiche, non ricercate forme, paiono la rappresentazione del prototipo di una semplice casa.A circa 270 chilometri dalla partenza giungiamo nelle vicinanze di Surmaqh per pranzare nel ristorante locale Ghasre Bahran. (O altro ristorante, secondo l’andamento della giornata). Dopo il pranzo procediamo ancora verso nord per oltre 200 chilometri prima di arrivare a Saryazd.Saryazd, che significa “testa di Yazd”, era un granaio fortificato e svolgeva, pur tenendo conto delle differenti dimensioni, la stessa funzione dei qasr assai diffusi in Libia. Si trova a 50 chilometri da Yazd, vi si giunge in un’ora. Era una specie di grande magazzino in cui nei periodi normali si custodivano beni alimentari e materiali degli abitanti del villaggio, ma che in caso di bisogno serviva come luogo dove trovare rifugio. Questa fortezza sasanide, secondo molti, è una delle più antiche se non la più antica di tutto l’Iran, ed è stata più volte restaurata. Mura, torri e fossato proteggevano il complesso che si trova in un luogo un tempo tappa di rotte commerciali provenienti dall’Oriente. Costruita in mattoni di fango, le sue mura interne ed esterne a volte lasciano intravvedere i mattoni o sono ricoperte da intonaco anch’esso di fango. Torri, cortili ombrosi, passaggi in cui non entra luce, scale, stanze, aperture nei muri, grandi orci, archi, soffitti da cui spuntano travi in legno, piccoli oggetti d’arredo, accolgono i rari visitatori. Cena e pernottamento in hotel a Yazd.NB: Lo svolgimento concreto del programma suggerirà in loco se mantenere la visita di Saryazd nella giornata odierna o spostarla al giorno successivo, qualora il trasferimento da Shiraz richiedesse più tempo del previsto.

Tappa: 8 - Giorno: 8 - Yazd, dove ancora parla Zaratustra  
Giornata più rilassante per ritemprarsi un poco dopo gli intensi giorni precedenti e prima di quelli che seguiranno nella regione desertica di Garmeh.Yazd, dove ancora parla Zarathustra, sembra legare la sua fama a Zoroastro, di cui rimane la presenza della seconda comunità in Iran, e a Marco Polo che ne descrisse le bellezze. Ma, l’interesse nei suoi confronti resterebbe intatto anche se i due personaggi non fossero mai esistiti. Il quartiere di Fahadan conserva vicoli, giardini, case in mattoni, torri del vento, badgir, cortili, porte, tetti che consentono viste panoramiche, simboli di svastiche, gardoneh mehr, presenti in edifici che hanno anche migliaia di anni.La Moschea del Venerdì del XV secolo con due minareti alti quasi 50 metri e la particolare facciata del complesso di Amir Chakhmaq, sono nel nostro itinerario. Yazd sta tra due deserti e la sua antichità a parere dell’UNESCO è tra le più remote al mondo tra le città continuativamente abitate.Indipendentemente dal loro valore artistico, andremo anche alle Torri del Silenzio, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun. Non sono più utilizzate da circa mezzo secolo ma queste scarne torri poste su desolate piccole alture, per molti secoli sono stati luogo di sepoltura per le comunità zoroastriane.I seguaci di questa religione nella zona sono circa un quinto dei 20.000 presenti in Iran, mentre nel mondo superano i 150.000. Provenendo anche da vari paesi, continuano a recarsi nel Tempio del Fuoco, dove da oltre un millennio e mezzo, pare, arda una fiamma qui portata da altri Tempi del Fuoco.Lo zoroastrismo è noto anche come mazdeismo dal nome di Mazda, il dio supremo che non è rappresentabile con particolari immagini. I fedeli, sin dalle origini di questa religiosità, sanno che per pregarlo devono rivolgersi verso una luce. Così, per rendere perenne omaggio al dio, erano soliti edificare Templi del Fuoco dove potevano mantenere sempre accese fiamme sacre cui rivolgere le proprie preghiere. A volte è anche inteso come magismo. Magi erano, infatti, i sacerdoti officianti e, forse, da ciò deriva l’ipotesi secondo cui i Re Magi che si recarono a far visita a Gesù fossero proprio dei sacerdoti zoroastriani.Zoroastro, o Zarathustra, di cui poco si sa (con certezza non è neppure noto il millennio in cui nacque, anche se molti lo vogliono contemporaneo del Buddha), è l’artefice della diffusione di tale forma di credo in una regione assai vasta, dall’odierno Iran all’India. Si basa sul presupposto di un dio onnipotente supremo e invisibile. In lui, ma anche in tutti gli esseri viventi, si pensa siano contemporaneamente presenti un'entità malefica e una benefica. Da qui nasceva una visione duale della realtà, vista come eterna lotta tra bene e male. Antesignani all’eccesso di ecologisti e verdi, per rispettare la purezza della terra e non causare nessuna forma d'inquinamento, hanno sempre evitato di seppellire i morti a terra per non contaminarla. Sceglievano di depositare i corpi dei defunti nelle Torri del Silenzio lasciando che fossero gli avvoltoi a mangiarne e disperdere i resti. (Interessante la comparazione con le torri funerarie di Sillustani in Perù). Normalmente le torri non avevano tetto e presentavano due aperture. Il corteo funebre entrava da quella orientale e usciva da quella occidentale che rappresentava il punto del tramonto e della fine della vita. Oggi si limitano a seppellirli in tombe di cemento.Pranzo nel ristorante Melek-o Tojjar dell’Antique Hotel di Yazd. Un bel locale situato nella zona del bazar, a volte con buffet. Cena in hotel.

Tappa: 9 - Giorno: 9 - Il deserto del Dasht-e Kavir e l'oasi di Garmeh  
Oggi, quella che era una presenza di cui si avvertiva in lontananza l’aspro spazio, diviene paesaggio da attraversare.Partenza presto per affrontare nel modo più opportuno un’altra giornata intensa e soddisfacente. Il deserto si avvicina, circonda il nostro percorso e occupa la visione sino all’orizzonte.Ad alleviare il senso di arsura che la sola parola deserto evoca, interviene, dopo meno di 100 chilometri da Yazd, Chak Chak. L’onomatopeico nome di questo villaggio richiama il suono delle gocce d’acqua quando fuoriescono da una sorgente. L’acqua sarebbe miracolosamente sgorgata dalla fessura di una roccia per poter dissetare una principessa che si era rifugiata qui per sfuggire, nel VII secolo, agli arabi che avevano invaso la regione. (E’ una delle tante occasioni in cui gli iraniani, ancora ora, non dimenticano il loro non idilliaco rapporto con gli arabi). Al tempio, in posizione assai panoramica, si arriva alla fine di un faticoso sentiero. (Giunti sul posto, ognuno deciderà se intraprendere la salita, che comunque può essere effettuata con la dovuta calma, oppure attendere gli altri in bus).Chak Chak, è una piccola realtà ma è forse il posto più sacro del Paese per gli zoroastriani. Sta sul fianco di una montagna e, osservandolo su una mappa dell’Iran, pare essere esattamente al suo centro. La tradizione prevede che Zoroastro possa ritornare proprio qui ed è anche per questo che una volta all’anno i suoi fedeli, anche di altri Paesi, si incontrano a Chak Chak per celebrare riti sacri.La citata leggenda specifica che, dopo l’invasione araba del 637 d.C., la principessa sasanide Nikbanuh. In mancanza d’acqua, mandò i suoi servitori a cercarla sulla collina. Proprio qui, il prezioso liquido cominciò a gocciolare dalla roccia producendo quel suono, chak chak appunto, mentre cadeva sulla roccia. In cima alla collina, vicino alla sorgente, sorge il tempio del fuoco di Pir-e-Sabz caratterizzato da una porta in ottone con l’effige di Zoroastro.Poi, si prosegue verso nord est addentrandoci nel deserto del Dasht-e Kavir. Nella regione si trovano alcuni qanat che cercheremo di visitare, compatibilmente con la loro accessibilità.A pranzo prevediamo un leggero lunch box che consumeremo probabilmente vicino ad un caravanserraglio abbandonato.Infine, nel pomeriggio, arriviamo al villaggio che vive grazie all’oasi di Garmeh. L’antico piccolo insediamento è costituito da case in mattoni di fango ed è circondato da un rigoglioso palmeto con grande varietà di palme da dattero. Siamo ospitati in una semplice guest-house, nella quale si richiede l’opportuna capacità di adattamento per apprezzarne il contesto, ricavata in un’abitazione tradizionale, “Ateshooni” HYPERLINK "http://ateshooni.com/about-ateshooni/about-ateshooni.html" http://ateshooni.com/about-ateshooni/about-ateshooni.htmlNella guest-house, che offre poche stanze, al momento non è assicurata la possibilità di disporre di sistemazioni in singola. Si dorme in due o tre persone per stanza su materassi con lenzuola poggiati su tappeti direttamente sul pavimento. I servizi, bagni e docce, sono in comune. Arredi, oggetti tradizionali di uso comune, cuscini per rendere più agevole consumare i pasti seduti sulle stuoie, tappeti, la cortesia dei nostri ospiti, cibo semplice, anfore, otri, pareti colorate, nicchie nei muri, ambienti non banali, pelli, lampade, un fuoco… fanno da coinvolgente contorno alla nostra permanenza nell’oasi.

Tappa: 10 - Giorno: 10 - Garmeh, le palme e il fango, Nain, Isfahan  
Abbiamo scelto di venire in questa oasi e pernottare in una vecchia casa che il signor Maziar, un bel personaggio, e la sua famiglia hanno trasformato in un luogo adatto ad accogliere chi, volendo frequentare e conoscere rotte poco affollate, si presuppone possa apprezzarlo. Maziar ha semplicemente, e con passione, cercato di trasferire alcune delle caratteristiche delle abitazioni locali in questa guest-house. E noi, in perfetta sintonia col titolo del viaggio, saremo in grado di cogliere il meglio di quanto sappiano offrire i mattoni di fango fatti casa. Col giusto spirito di adattamento potrà essere una piccola esperienza da ricordare.Più in generale ammireremo l’opera della famiglia di Maziar perché con la sua attività ha fornito il villaggio di alcune infrastrutture, ha generato lavoro, riuscendo a mantenere in vita una comunità salvandola dal declino cui sono incorse tante altre piccole realtà del deserto. (Anche grazie a chi come noi, sceglie di arrivare sino qui).Il centro abitato, che si trova a circa 900 m slm, vive grazie a quelle persone che sono la rappresentazione più tangibile dell’ospitalità iraniana che qui trova modo di esprimersi al meglio proprio perché le difficoltà dell’ambiente rendono, come in questo caso, più solidali i rapporti tra gli uomini. Le ore che trascorriamo qui possono essere usate semplicemente per passeggiare nel palmeto, arrivare alla sorgente eventualmente servendosi di dromedari, organizzare escursioni nei dintorni, salire sulle dune, finire la lettura di quel libro che qui potrebbe trovare l’ambiente più adatto per terminarne le pagine. O, più semplicemente, sorbire le particolari suggestioni che il silenzio e l’isolamento possono far vivere.In realtà, al di là dei nostri suggerimenti, durante la sosta a Garmeh accetteremo soprattutto quelli che lo stesso nostro ospite è in grado di fornire per apprezzare gli aspetti più significativi del luogo e della zona circostante.Restiamo nell’area di Garmeh tutta la mattinata. Poi, dopo il pranzo, attraversiamo un tratto di territorio piegando a sud ovest sino a giungere a Isfahan (1600 m slm). Arrivo a Isfahan in serata. Prima o dopo cena, compatibilmente con l’ora, si potrebbe avere un primo incontro personale con la città, per arrivare nella sua più famosa piazza o sul lungofiume. C’è chi dice che basterebbe recarsi solo a Isfahan per motivare un viaggio in Iran. Per fortuna così non è perché questo Paese ha tanto altro da offrire, e non può essere sostituito dalla pur imperdibile città “metà del mondo”. È però certo che nessun viaggio in Iran sarebbe giustificabile senza calpestare la Naqsh-e Jahnan Sq (Imam Sq) e attraversare uno dei ponti fatti erigere nel luogo trasformato in capitale da Abbas il Grande.Ci piace definirla “bellezza eccessiva”, e va assaporata cercando di centrare l’attenzione anche sui particolari, utilizzando ogni ora di questa intensa giornata. Può succedere, infatti, che presi dalla grandiosità delle opere cui ci si trova davanti, si rimanga preda dell’insieme di quelle architetture perdendo il gusto del dettaglio.Giardini, viali, complessi islamici, bazar, ponti, moschee. Nei secoli, viaggiatori, poeti, scrittori hanno decantato questo museo della cultura tradizionale vivente, oggi elevato a Patrimonio UNESCO. Tutto ciò rende ininfluente il suo traffico congestionato e gli aspetti meno appetibili legati anche agli impianti industriali e nucleari. Nel passato, ci hanno pensato Sasanidi, Buyidi, Selgiuchidi, Mongoli, Safavidi, dal III al XVI secolo, a trasformare un anonimo centro in Isfahan. Il cuore del centro cittadino è un viale lungo più di 5 chilometri, Chahar Bagh, Quattro Giardini, che dalla fine del secolo XI attraversa i luoghi più attraenti.Pranzo a Garmeh e cena in hotel a Isfahan.

Tappa: 11 - Giorno: 11 - Isfahan, bellezza eccessiva  
Elenchiamo di seguito i luoghi più interessanti di Isfahan. Sceglieremo cosa visitare, in gruppo o da soli, compatibilmente con gli orari di apertura e il tempo disponibile.La Masjed-e Jameh, Moschea del Venerdì, Patrimonio UNESCO, è la rappresentazione più esauriente della capacità di evoluzione architettonica islamica nel corso di circa un millennio. I primi segni di luogo adibito a culto pare risalgano a Zoroastro, e la più antica testimonianza di moschea data XI secolo. Nel XII subisce incendi e ricostruzioni, dal XV si riscontrano successive elaborazioni, aggiunte e abbellimenti. Un lavorio che determina, nonostante invasioni esterne ed eventi che ne hanno messa a repentaglio l’esistenza, il suo essere non solo la moschea più maestosa dell’Iran, ma pure la più significativa dal punto di vista dell’elaborazione artistica. Grazie alle diverse presenze che hanno dato il loro contributo per farne esempio di contraddittoria gustosa maestosità e raffinatezza. Non importa se, come sostiene qualcuno, la Naqsh-e Jahan Square sia la seconda piazza più grande al mondo, (quasi certamente non lo è). Così come non è essenziale concordare sul fatto che la sua denominazione in italiano suggerirebbe essere ”la piazza modello del mondo”. Ciò di cui si può esser certi, è che rappresenta la più preziosa cornice per contenere le Masjed-e Shan e Masjed-e Sheikh Lotfollah, il Kakh-e Ali Qapu. Patrimonio UNESCO, deve la sua realizzazione ad Abbas il Grande.La Masjed-e Shan, ultima opera del citato Abbas, è ricca di particolari e presenta un insieme complesso e assai significativo del periodo safavide. Portali, nicchie, iwan (sala con tetto a botte e apertura verso un cortile), motivi ornamentali a stalattite e mosaici, cortili, minareti, cupole, mihrab (nicchia rivolta verso La Mecca), minbar (pulpito). Tutto ciò ha necessitato un quarto di secolo circa per essere portato a termine.La Masjed-e Sheikh Lotfollah è la moschea dedicata da Abbas al suocero, Lotfollah. Meno ricca della precedente, la cui direzione dei lavori era stata affidata proprio a Lotfollah, è diversa anche nell'accesso. Il mihrab si presenta maestoso. Portale, cupola, santuario e corridoi offrono tonalità aggraziate che a volte tendono al panna crema rosa bianco turchese giallo azzurro…Il Kakh-e Ali Qapu, il Palazzo di Ali Qapu, di poco più recente delle precedenti realizzazioni, risale alla fine del XVI secolo e fu residenza di Abbas I (sempre lui, il Grande). Dedicato al genero del Profeta, Ali, è imponente, è alto quasi 40 metri. Sale del Trono e della Musica, la terrazza con 18 colonne, denotano l’edificio fornendo vari spunti di interesse. Ne possiede 20 ma il Kakh-e Chehel Sotun è definito Palazzo delle Quaranta Colonne. Un poco decentrato rispetto alla piazza, in prossimità della Chahar Bagh, il complesso ha una storia travagliata di cui ciò che ancor oggi si nota risale soprattutto all’inizio del XVIII secolo. Periodo achemenide e safavide si armonizzano in questo complesso che originariamente era stato concepito come luogo di svago. Vi sono giardini, terrazza, affreschi, salone e fontane che rispecchiando le 20 colonne ne fanno apparire 40.Il Bazar-e Bozorg, con caravanserragli, moschee, negozi, portali, vicoli, soffitti a volta, madrase, sala da tè, è posto tra la Moschea del Venerdì e la Naqsh-e Jahan. I ponti sullo Zayandè Rud (11 in totale, 5 sono antichi), costituiscono un aspetto piacevole della città, anche se l’acqua sotto quei ponti non è sempre assicurata. I più frequentati sono Pol-e Si-o-Seh, con 33 arcate e il Pol-e Khaju. Il Ponte delle 33 Arcate è lungo circa 300 metri e la sua costruzione avviene tra gli ultimi anni del XVI e l’inizio del successivo. Era ponte e diga e, diversamente dagli altri, sino a poco tempo fa conservava in una delle estremità un ambiente adibito a sala da tè. Il secondo ponte, Pol-e Khjau, pur essendo lungo meno della metà del precedente, è il più ammirato di Isfahan. Dovendo sceglierne uno ci si potrà recare qui perché è esteticamente il più gradevole. La sua costruzione, alla metà del XVII secolo, si deve non al solito Abbas ma al suo successore. Pranzo al Bastani Traditional Restaurant. È ritenuto il ristorante con l’atmosfera più coinvolgente di Isfahan. Cena nello Shahrzad. E’ considerato il migliore della città. Anche l’ambiente non è da tralasciare.

Tappa: 12 - Giorno: 12 - Isfahan, Kashan, città delle rose e degli scorpioni, Teheran  
Andiamo per oltre 450 chilometri decisamente verso nord, fermandoci a poco meno di metà strada per visitare Kashan.Conosciuta anche come città delle rose e degli scorpioni, oggi offre soprattutto case degne d’attenzione risalenti in parte al primo periodo qagiaro. Per quasi un migliaio d’anni la zona col bazar è stata il centro commerciale più importante della regione. Passeggeremo tra i suoi vicoli per entrare in una delle vecchie case ristrutturate, nascoste alla vista dei passanti dietro muri di anonimi mattoni. In genere si sviluppano attorno a cortili interni e sono abbellite da stucchi, vetrate, fontane, che caratterizzano il complesso degli ambienti domestici dove si trovano le zone riservate alla famiglia, andaruni, agli ospiti e divertimento, biruni, e anche alla servitù, khadame. Da notare le torri del vento, badgir, realizzate con un semplice ingegnoso sistema per convogliare e rinfrescare il vento che entra nelle case.Non passano inosservati i batacchi di forma tondeggiante e quelli oblunghi e sottili che ornano ancora alcuni dei portali, riservati il primo alle donne e il secondo agli uomini. Il differente suono prodotto sulla porta indica se il visitatore sia uomo o donna, in modo che ad aprire possa andare una persona dello stesso sesso.Il Giardino di Fin, (Bagh-e Fin). Vasche, fontane, cedri centenari, padiglione per gli svaghi, hammam. Si trova a pochi chilometri dal centro cittadino e, assieme ad altri di località diverse, ben rappresenta la tipologia di giardini persiani inserita tra i Patrimoni Umanità UNESCO. (Si tratta di una lista che comprende circa 1.000 beni presenti nel mondo. Al primo posto, con 51 citazioni, si trova l’Italia. Seguono Cina e Spagna).Pranzo nel ristorante della “Manouchehri House”. Si tratta di un gradevole piccolo boutique hotel con solo 8 stanze ricavato all’interno di una casa tradizionale. È un buon modo per sostare lungo l’itinerario di oggi, anche se il servizio è a volte lento. (Set menù).Dopo il pranzo si continua verso nord. Nel tardo pomeriggio, con altri 240 chilometri si arriva a Teheran. Cena e pernottamento in hotel nei pressi dell’aeroporto. Ciò evita di percorrere ulteriori chilometri per entrare nella capitale dove il traffico è congestionato e poter riposare il più possibile considerato l’orario del volo di rientro in Italia.

Tappa: 13 - Giorno: 13 - Volo per Milano/Roma  
Sveglia “assai presto” per il volo di linea Alitalia delle 04,10 con arrivo a Fiumicino alle 6,55. Quelli che hanno destinazione finale a Milano Linate proseguono con Alitalia alle 8,20 per giungere alle 9,30.Kaluts, Deserto del Lut 2. L’oasi di Garmeh 3. Isfahan


Gallery


Richiedi un preventivo

L'invio del presente modulo non comporta alcun impegno nei conforni di Kel 12 Travel S.p.A. Al ricevimento della richiesta, i nostri operatori provvederanno a contattarti per fornirti informazioni sulla disponibilita' del viaggio nel periodo prescelto insieme alle modalita' per effettuare l'eventuale prenotazione. I dati raccolti verranno trattati da Kel 12 Travel S.p.A. nel pieno rispetto della legge sulla privacy. Dichiaro di aver letto ed accettato le regole di tutela della privacy proposte da Kel 12 Travel S.p.A.








Servizi inclusi nelle quote viaggio

La quota comprende:

 

  • Voli Alitalia a/r Milano/Roma/Teheran in classe turistica. (Ricordiamo che l’assegnazione dei posti in aereo è di esclusiva pertinenza delle compagnie di volo. Nel caso ci giungano particolari richieste le inoltreremo alla compagnia che, solitamente, risponde con una “presa d’atto” non vincolante. Il suggerimento più opportuno è quello di recarsi in aeroporto prima possibile in modo da richiedere direttamente, se disponibili, le sistemazioni gradite).
  • Franchigia bagaglio kg 20 per persona più kg 5 per il bagaglio a mano.
  • Trasferimenti da/per gli aeroporti in Iran.
  • Hotel: 12 pernottamenti. Degli alberghi forniamo i nomi in modo che gli interessati ne possano riscontrare direttamente le caratteristiche.
  • Trasporti interni con minibus o bus con aria condizionata, secondo il numero dei partecipanti.
  • Volo di linea interno da Teheran a Kerman.
  • Pensione completa.
  • Supplementi alta/media stagione dei voli e servizi a terra.
  • Visto d’ingresso: 80 Euro. Il visto si ottiene all’arrivo in aeroporto in Iran previo ottenimento in Italia del numero di autorizzazione ministeriale che vi sarà inviato con i documenti di viaggio.
  • Acqua a disposizione in pullman.
  • Visite ed escursioni come da programma dettagliato.
  • Guida locale parlante italiano.
  • Assistenza per l’ottenimento in Italia del numero di autorizzazione per il rilascio del visto d’ingresso all’arrivo in Iran.
  • Accompagnatore Kel 12 dall’Italia al raggiungimento del numero minimo di            partecipanti previsto.

 

La quota non comprende:

 

  • Partenze da altre città e voli business: disponibilità e costi su richiesta.
  • Mance: si suggerisce un importo di circa 100 euro a persona da distribuire al personale che fornisce i vari servizi (guida, autisti, camerieri…).
  • Eventuali tasse d’imbarco estere in uscita dal Paese.
  • Tasse aeroportuali e fuel surcharge.
  • Bevande, spese extra, personali e tutto quanto non espressamente indicato nel programma e nel  paragrafo “La quota comprende”.
  • In generale, compagnie aeree, enti, autorità locali e fornitori di servizi possono decidere, insindacabilmente, di  aumentare o introdurre spese non segnalate in “la quota non comprende”. Pur non dipendendo dalla nostra volontà, ci scusiamo sin da ora nel caso ciò dovesse verificarsi.

 

Bene a sapersi

 

È un nuovo itinerario che proponiamo a chi accetti di inoltrarsi anche in regioni poco battute dal turismo, con eventuali incertezze proprie di aspetti cui rapportarsi con una riserva di opportuno spirito di adattamento.

L’esperienza è intensa ma resa più apprezzabile anche dal fatto che  includiamo soprattutto 2 o più pernottamenti consecutivi, per non dover cambiare albergo e non essere costretti a rifare la valigia ogni giorno.

E’ doveroso rilevare che l’Iran sta attraversando un momento storico di apertura verso l’Occidente mai registrato fino ad ora. La richiesta di servizi turistici sta crescendo rapidamente, ma l’offerta è rimasta limitata e impreparata a farvi fronte, anche per la mancanza di congrui investimenti, specie con riferimento a quelli di più elevata qualità.

Per questo, pur prenotandoli con largo anticipo, e pur avendone conferma, può succedere che i ristoranti e gli hotel (la maggior parte dei quali è statale), per motivi che potrebbero non esserci noti tempestivamente, non garantiscano quanto indicato o assegnino camere di tipologia difforme da quanto concordato. Più in generale, è anche possibile che vengano proposti hotel diversi da quelli segnalati nel programma. In tale caso, ovviamente, Kel 12 s’impegna a offrire la migliore soluzione alternativa disponibile più rispondente a quanto previsto.

La stessa avvertenza è doverosa anche relativamente ai voli interni che potrebbero effettuarsi in orari o giorni diversi da quelli segnalati, con i relativi opportuni aggiustamenti nel programma.

Relativamente alle visite, segnaliamo che alcune di queste, pur indicate, potrebbero non potersi effettuare a causa del divieto di accesso ai non musulmani o perché potrebbero essere stati introdotti, anche senza congruo preavviso, nuovi orari di aperture non compatibili con lo svolgimento del programma. Ci scusiamo in anticipo di tali eventualità, anche se ciò non dipenderà dalla nostra volontà.

Riteniamo, però, che la bellezza del Paese e l’importanza delle testimonianze storiche che offre, siano il motivo principale che inducano a visitarlo, e possano compensare anche qualche eventuale disagio. Inoltre, la cortesia e disponibilità dei locali suppliscono generalmente alla minore capacità organizzative e puntualità a volte riscontrabili nella generale fornitura dei servizi.

 

Più complessivamente, per questioni operative, di forza maggiore o scelte del corrispondente l’itinerario potrebbe subire cambiamenti, pur mantenendo le località da visitare, con l’eventuale variazione anche di hotel che potrebbero essere sostituiti da altri di pari qualità o i migliori disponibili.

 

Voli e trasferimenti interni. Il programma è stato costruito presupponendo il regolare andamento di voli e percorsi terrestri. I trasferimenti via terra, considerando le specifiche condizioni locali, possono comportare tempi superiori a quelli previsti.

Lo stato della viabilità non risponde agli standard cui siamo abituati in altri Paesi, e i tempi presunti sono appunto tali: presunti.

Quindi, certe sveglie, pranzi, cene, arrivi in hotel potrebbero svolgersi in ore inconsuete per cause ora non note ma che potrebbero condizionare lo svolgimento pratico del viaggio stesso.

L’accompagnatore provvederà a stabilire ogni giorno orari di partenza, soste, durata delle visite e quant’altro finalizzando tutto al completo svolgimento del programma previsto. Si sottolineano ulteriormente e con particolare evidenza questi aspetti, richiamando lo spirito di adattamento dei partecipanti. 

 

Alberghi. Gli hotel selezionati per questo itinerario sono tutti di buon livello, in assoluto tra i migliori disponibili nelle varie località. Tuttavia, anche in presenza del numero massimo di “stelle”, gli hotel potranno apparire al di sotto delle nostre aspettative, perchè il servizio e la qualità offerta potrebbero non essere paragonabili con gli standard cui siamo abituati in altri Paesi.

In altre occasioni, come a Garmeh, (vedi programma dettagliato quotidiano), pernottiamo in una struttura di qualità certamente diversa, ma certo non banale, che necessita del richiamato opportuno spirito di adattamento.

In ogni caso, come nostra abitudine ne segnaliamo non solo le caratteristiche generali ma anche i nomi in modo che, al di là dei nostri giudizi e del numero di stelle proposto, si possa verificarne le caratteristiche direttamente su Internet.

Gli hotel sono confortevoli e alcuni di pregio e charme, selezionati per posizione o particolare qualità delle strutture. In generale, fruiamo di hotel di più elevata qualità laddove la scelta è più ampia e dei migliori disponibili in località con minore offerta.

 

Usanze locali e abbigliamento. L’Iran è un Paese di rigida osservanza sciita ed è necessario conformarsi  alle leggi islamiche. In particolare le signore devono coprire sempre il capo e il collo con un foulard, e indossare capi ampi che coprano le forme e le braccia, non attillati. Suggeriamo caldamente di indossare pantaloni lunghi. Gli abiti possono essere colorati e vivaci, non è d’obbligo il nero. Tali regole dovranno essere osservate in tutti i luoghi pubblici e nelle aree comuni degli alberghi (reception, sala ristorante, ecc.). Gli uomini possono indossare camicie o T-shirt. Evitare sempre canottiera e pantaloni corti.

Si raccomanda di avere sempre con sé un paio di calzini da indossare quando si entra nei luoghi di culto.

Le consuetudini locali andranno rispettate. Guide locali e accompagnatore suggeriranno gli atteggiamenti più opportuni da adottare anche nei confronti della situazione ambientale.

 

Voli. Iniziamo e terminiamo il nostro itinerario a Teheran perché ciò consente di ottimizzare i tempi dei voli internazionali che abbiamo voluto diretti dall’Italia (da Milano e Roma), in andata e ritorno. Un volo interno da Teheran a Kerman evita un lunghissimo trasferimento via terra.

Abbiamo scelto voli di linea Alitalia perché offrono operativi migliori di altre compagnie e consentono, cosa non secondaria, di poter volare direttamente dall’Italia senza scali in altri Paesi.

 

Varie. La durata del viaggio di 13 giorni e 12 notti è congrua per effettuarlo nel modo che riteniamo più opportuno. L’itinerario è assai intenso ma con tempi ottimizzati per visite adeguate.

Per svolgere pienamente il programma prevediamo alcune partenze di primo mattino e anche orari insoliti dei pasti e delle sistemazioni in hotel.

Nel programma dettagliato offriamo particolari che non sempre sono esplicitati con tanto anticipo. Noi lo facciamo perché preferiamo informare sul maggior numero possibile di aspetti, e consentire una più esaustiva visione della proposta di viaggio. I trasferimenti via terra, considerando le specifiche condizioni riscontrabili in loco, potrebbero comportare tempi superiori a quelli previsti. In ogni caso, è opportuno intendere i tratti in pullman non come il necessario sacrificio cui sottoporsi per spostarsi da una città all’altra, ma come possibilità di un rapporto più ravvicinato col territorio e poter gestire col massimo di autonomia il tempo a disposizione.

La tipologia del pullman sarà proporzionato al numero dei partecipanti. Accompagnatore e guida siedono sempre avanti vicini all’autista. Nella distribuzione dei posti loro dedicati, i partecipanti possono ruotare per fruire a turno di tutte le postazioni. Chi soffra il mal d’auto è opportuno che si munisca di medicinali per tale disturbo.

Garantiamo un accompagnatore dall’Italia che ben conosce queste regioni, per aiutare a filtrare aspetti della realtà locale, tenendo presente la nostra sensibilità occidentale. In corso di viaggio fruiamo di una guida parlante italiano che accompagna per tutto l’itinerario.

 

CONSIGLIAMO DI DOTARSI DI

Foulard, indispensabile alle donne per coprirsi il capo e collo.

Abbigliamento molto pratico, (conforme alle usanze locali), scarpe comodissime.

Qualche capo pesante per la sera (se necessario nella stagione in cui si viaggia).

Un indumento impermeabile anche se non si è nel periodo delle piogge.

Calzini di ricambio (da avere sempre durante le visite) per l’ingresso nei luoghi sacri.

Creme solari e idratanti, occhiali da sole, cappellino, salviette umidificate.

Medicinali d'uso personale (tra cui disinfettante intestinale).

Pila (utile per possibili blackout), sveglia, adattatore universale per prese elettriche.

Euro, per le spese in loco.

Suggeriamo, a chi fosse interessato ad acquistare un tappeto persiano, o altri oggetti di un certo valore, di portare con sé la carta di credito. I negozi di un certo livello accettano infatti le carte di credito facendo le transazioni via Dubai o altro.

 

 

Potrebbero interessarti

Iran
L'ESSENZA DELLA PERSIA, DA TEHERAN A PERSEPOLI
Iran
VIAGGIO SU MISURA ''TESORI DI PERSIA''
Iran
L'ESSENZA DELLA PERSIA
Armenia Iran
INCONTRO TRA OCCIDENTE E ORIENTE

Articoli Correlati

Danimarca Giappone India Italia Vietnam
In viaggio dentro al Circle
Giappone
A caccia di foglie