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LAOS E ANGKOR, BIRMANIA


Prezzo del Viaggio

A partire da: 7900 Euro

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Il Club

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Durata

15 giorni e di 12 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 2 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 2 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Volo Thai Roma/ Bangkok  
Partenza per Bangkok con volo di linea. Pasti e notte in volo.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Volo Bangkok/Chiang Rai, relax in hotel, nel pomeriggio barca sul Mae Kok River  
Arrivo a Bangkok, disbrigo delle formalità di frontiera e coincidenza col volo per Chiang Rai.Arrivo in aeroporto e trasferimento in hotel.Nel pomeriggio prevediamo una breve escursione in barca di un paio d’ore in una vicina località sul fiume Mae Kok. Normalmente, le piccole località in cui ci si ferma, in questa e nelle altre occasioni durante il viaggio, sono assolutamente “normali”. Si tratta di ridotti agglomerati nella cui “normalità” si potrà individuare motivo d'interesse per la nostra sensibilità e per le immagini che riporteremo a casa.Vi risiedono persone che, in varia misura coinvolte in uno sviluppo verso un modello socioeconomico che pare tendere ad omogeneizzare ogni spicchio di mondo, possono fornire immagini, seppur fugaci, per constatare il permanere di modalità di vita diverse dalla nostra. Rientro a Chiang Rai nel tardo pomeriggio. E’ una piccola cittadina in cui semplicemente si transita e può costituire base di partenza per trekking o escursioni lungo il Mae Kok. A Chiang Rai esiste una tradizione di mercato notturno.Pranzo in ristorante e cena in hotel. Pernottamennto al “Wangcome Hotel” ( HYPERLINK "http://www.wangcome.com" www.wangcome.com) *Per il pernottamento del giorno dopo a Pak Ben (Pakbeng) nel lodge lungo il Mekong occorre un piccolo bagaglio a mano in cui mettere il necessario, inclusi repellenti per gli insetti. La valigia resta sulla barca. Sarà fruibile all’arrivo in hotel a Luang Prabang. In questo modo si evita il laborioso trasbordo di pesanti bagagli. (Può essere lo stesso bagaglio a mano usato quotidianamente o altro, secondo le personali esigenze).

Tappa: 3 - Giorno: 3 - Chiang Rai, Houeixai (Laos), barca sul Mekong, Pakbeng  
Sveglia di primissimo mattino per andare a Chiengkong, città di commerci col Laos, frequentata da elementi tribali che vivono sulle colline circostanti. Qui si attraversa il fiume per Houeixai sulla riva laotiana del Mekong. Dopo le operazioni di frontiera, per le quali occorre opportuna consistente pazienza, (le procedure non sono sempre le stesse), si sale sulla nostra barca che ci porta sino a Luang Prabang dopo due giorni di pacata navigazione sul Mekong.Il Mekong è grande, immenso e portatore di vita, ma riesce a essere pure molto feroce quando le piene trasformano il fiume in nemico incontenibile. Da sempre è per le tantissime popolazioni che hanno scelto di vivervi accanto via di comunicazione, riserva d’acqua, mezzo di sostentamento per i pescatori. Scorre per oltre 4500 chilometri attraverso Cina, Birmania, lambisce la Thailandia, entra in Laos per quasi 1.900 chilometri, poi va in Cambogia e Vietnam dove forma l’enorme delta, un tempo parte del dominio khmer.Da quando è stato teatro dell’attacco che più ha caratterizzato la guerra del Vietnam (“l’offensiva del Tet” del 1968), il suo nome in Occidente è indissolubilmente legato a quella guerra che ha diviso il mondo in due schieramenti nettamente contrapposti.Il Mekong non ha una sola madre. Varie sono le sorgenti che gli danno vita. E’ assodato che nasce in Tibet e nella prima metà del suo percorso scorre in terra cinese dove è noto come “fiume turbolento”, perché in circa 2.000 chilometri passa da una regione che sta a oltre 4.000 metri d’altezza a un’altra di soli 500. Fin qui non è navigabile. Poi fa da confine tra Birmania e Laos nella zona del “Triangolo d’Oro” e in seguito, prima di introdursi in Laos, costituisce la linea di divisione con la Thailandia.Nelle lingue di questi due Paesi è definito da tempo immemore “la madre di tutte le acque”, a significare l’importanza estrema che ha per le popolazioni locali.Noi lo conosceremo da una barca di una trentina di metri che offre un “ristorantino” per mangiare a bordo. La cucina è semplice, ma il lento andare della barca rende tutto apprezzabile. Potrebbe anche esserci un membro dell’equipaggio che in inglese fornisce qualche informazione sul Mekong. Secondo le condizioni generali e del fiume, nei due giorni a bordo sostiamo in un paio d’occasioni lungo un itinerario punteggiato da capanne e villaggi.Navigazione sino al pomeriggio per giungere nei pressi del piccolo centro di Pakbeng. Pernottiamo e ceniamo in un lodge lungo il Mekong sommerso nel verde. La barca è modesta e l’hotel non è lussuoso, ma sicuramente costituiscono le migliori soluzioni per la visione del fiume e dormire in un ambiente per noi poco consueto.Pranzo buffet (essenziale) . Cena e pernottamento nel nostro hotel lungo il Mekong, “Pakbeng Lodge”, ( HYPERLINK "http://www.pakbenglodge.com" www.pakbenglodge.com).

Tappa: 4 - Giorno: 4 - Pakbeng, navigazione sul Mekong, Luang Prabang  
Prima di riprendere la navigazione, chi vorrà alzarsi presto potrà visitare il mercato locale (non quotidiano) nel vicino villaggio di Pakbeng, in cui sono esposte merci di contadini e commercianti delle tribù stanziate sulle alture dei dintorni.Colazione nel lodge e partenza. Anche durante questa seconda giornata il Laos scorre placido, richiedendo da parte nostra solo quella distesa attenzione che l’andare per via d’acqua consente. Per riempire questo vuoto di tensione non è neppure necessario un libro impegnativo, (va bene anche il perfido godibile Wilbur Smith). La piacevolezza della permanenza in barca e del suo lento andare non è scalfita neanche da qualche motoscafo veloce su cui sfrecciano quelli che scelgono di giungere dalla Thailandia a Luang Prabang in poche ore, costretti a indossare caschi per proteggersi anche dai rumori prodotti dai fastidiosi motori..Prima di giungere a Luang si visitano le grotte dei “Diecimila Budda”, nelle vicinanze del Pak Ou Village, a circa 25 chilometri da Luang Prabang. E’ famoso per enormi anfratti dove sono state collocate nel corso del tempo innumerevoli statue del Budda. Non vi è un motivo preciso per questa scelta, se non il richiamo a una religiosità legata a forme di animismo. L’animismo è certamente la sorgente cui ha attinto nei millenni la maggior parte delle credenze religiose. “La Grande Madre di ogni forma di religiosità”, si fonda sul principio che assegna a tutti gli aspetti della natura un significato e una consistenza che non è solo materiale. Dietro il fulmine non vi è semplicemente una scarica elettrica, un corso d’acqua non è una banale massa liquida, un grande albero non è solo un ammasso consistente di legname…Anche le grotte, specie quelle profonde che si presentano in modo articolato, che entrano nei meandri della madre terra, non sono intese come mere cavità nella montagna. Sono luoghi in cui la natura, presentandosi in modo così eclatante, indica la presenza di caratteristiche particolari verso cui avere un’attenzione altrettanto speciale. Così qualcuno ha deciso un certo giorno di collocare una statua di Budda in un anfratto protetto dentro il ventre della madre terra. E’ stato l’inizio di un gesto che si è sempre più diffuso.Oggi vi si trovano tantissime statue realizzate in grandezze materiali e stili assai diversi fra loro, anche se prevalgono quelle che richiamano lo “stile in piedi di Luang”.Giunti a Luang Prabang ci rechiamo in hotel per la sistemazione nelle stanze.Pranzo sulla barca (essenziale) e cena in hotel.Pernottamento all’ Hotel Villa Santi, HYPERLINK "https://villasantihotel.com" https://villasantihotel.com

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Luang Prabang, "ultimo rifugio dei sognatori"  
E’ la località più coinvolgente del Laos.Con parole non originali ma non fuori luogo, Luang Prabang è stata definita all’inizio del XX secolo da una francese ”l’ultimo rifugio dei sognatori”. La signora in questione seppe certamente apprezzare un luogo che era stato già meta di altri viaggiatori amanti del “Grand Tour”.(E’ inserita dall’UNESCO tra le località Patrimonio dell’Umanità.Edifici antichi, case, templi, sono sparsi con noncurante grazia ai piedi della collina di Phu Si. Pure il nome della piccola altura che, specie il mattino presto, sembra sostare a mezz’aria al centro di Luang, denota dolcezza. E il fiume, lo stesso che più a nord è definito prima “turbolento” e poi “madre di tutte le acque”, qui pare rallentare ancora. Placido, lento, non distratto nel suo fluire dal ricevere le acque del Nam Khan. Col suo lambire attento, coccola le rive su cui si stende, adagiata appunto, Luang Prabang.Palme, case di legno, bambù, edifici coloniali, strutture in puro stile laotiano, influenze francesi, tetti con tegole, mattoni che arredano muri. Circondata da montagne, sovrastata dal verde e dalla collinetta che da sempre veglia sulla sua incolumità, è protetta da un lato dal Mekong e dall’altro dal Nam Khan. Tutto sembra voler scongiurare che Luang cambi troppo rapidamente.Fu capitale di un regno dai primi del ‘700 alla seconda metà del ‘900. Nel suo centro vi vivono circa 30.000 persone ed è a 700 metri sul livello del mare.E’ particolarmente coinvolgente e tranquilla. Basta evitare di andare sull’altura di Phu Si al tramonto, quando vi si danno appuntamento tutti i turisti presenti nella zona.Comunque, troveremo il momento per salire i circa 100 metri che portano alla sua sommità e osservare il panorama della cittadina cinta dal verde e dai due fiumi. Ci si reca, non necessariamente in quest'ordine, anche al Vixoun Temple, (pur ricostruito in parte alla fine del XIX secolo, è il più antico tra i templi ancora oggi frequentati dai fedeli a Luang), al Wat Aham, (certo tra i più sacri del posto), al Wat Xiengthong (la migliore dimostrazione architettonica dell’arte sacra nello stile locale).Pranzo in ristorante locale e cena i albergo.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Luang Prabang  
Ci si potrà svegliare ancor più presto del solito per assistere all’uscita mattutina dei monaci per la questua. (“Alms Giving”). E’ esperienza da fare. Rientro in hotel per colazione ed escursione alle cascate di Khouangsi.(Ricordiamo ancora che l’ordine delle visite dei tre giorni di permanenza sarà definito in loco in relazione agli orari di apertura dei templi, di svolgimento dei mercati…).Visita del Royal Palace, trasformato in Museo Nazionale. Unisce allo stile tradizionale laotiano interventi con influenze francesi e scaloni di marmo italiano. All’interno vi sono ambienti di cui noteremo la particolare modestia e pure pareti riccamente affrescate, la pomposa sala delle udienze, gli oggetti religiosi, arredi vari, statue d’oro, altri materiali preziosi risalenti a varie epoche a partire dal I secolo d.C.Nel giardino del Palazzo Reale si trova un padiglione, da alcuni anni in costruzione, (forse terminato), che non migliora l’apprezzabilità estetica del luogo. Dovrebbe diventare il nuovo museo per collocarvi alcuni oggetti ora esposti nel Royal Palace. E’ un edificio con caratteristiche architettoniche e cromatiche assai contrastanti la bellezza e sobrietà dello stile proprio del Royal Palace. Ricorda, invece, certe realizzazioni dell’architettura thailandese più roboante, non le ovattate opere tipiche di Luang Prabang.Il Palazzo Reale è edificato nel 1904 come residenza del re laotiano in coincidenza con la fase iniziale della presenza francese. E’ stato localizzato qui per accedervi direttamente dal fiume, che si trova proprio alle sue spalle. E’ utilizzato come reggia sino al 1975 anno della rivoluzione. Poi è adibito a museo.All’interno vi sono decori, arredi, ambienti e oggetti assai diversi fra loro, abbellimenti ricchi d’eccessi nei colori e dorature, e stanze molto semplici come quelle private in cui trascorreva la quotidianità dei sovrani. La visita offre la sala delle udienze, con paraventi dorati, affreschi, statue del Budda in oro, ritratti di regnanti, sala del trono, pareti mosaicate, abiti reali, sciabole, teche con doni di rappresentanti d’altri paesi, (porcellane, quadri, argenti…). Pranzo in ristorante e cena in hotel.

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Luang Prabang, visite e tempo libero, nel tardo pomeriggio volo per Vientiane  
Luang Prabang è uno di quei luoghi in cui è obbligatorio ricavarsi il più possibile tempo per assaporarlo senza che sia scandito dall’accompagnatore. E, anche oggi, ne avremo possibilità compatibilmente con eventuali visite ancora da svolgere.Suggeriamo di farsi trasportare per alcune ore da un “tuk tuk”, noleggiare bici per un’esplorazione nei dintorni, visitare altri templi religiosi, ricercare souvenir in uno dei mercati che si svolgono in diverse zone e vicinanze della cittadina nelle varie ore del giorno…Trasferimento in aeroporto in tempo utile per il volo per Vientiane.A Vientiane, capitale del Paese grande poco più di due terzi dell’Italia con circa dieci milioni di abitanti, pare risieda oltre un milione di persone. (La cifra è approssimativa. Il recente flusso migratorio dovuto al rompersi degli equilibri tradizionali nelle zone rurali, determina ondate migratorie anche stagionali non controllabili).Risale a un migliaio di anni fa ed è localizzata su un’ansa del Mekong, molto vicino al confine con la Thailandia. Nel mezzo di questo gomito fluviale si trova il quartiere in cui sono stati di recente edificati alberghi, tra cui il nostro, ristoranti e negozi. Nella zona vi sono anche alcuni dei templi che visiteremo.Durante la permanenza ci rechiamo al That Luang il grande stupa del XVI sec.,), e al Wat Si Saket (inizio del XIX secolo con influenze thai ed elementi tipici laotiani, uno dei più famosi monumenti del Paese usato dagli studenti d’arte per elaborati dal vivo), Il Wat Si Saket, pur possedendo caratteri siamesi, sfoggia anche aspetti specifici laotiani. Risale ai primi del XIX secolo e pare essere il più antico tra i templi ora aperti al pubblico e ai fedeli della capitale. Un muro di cinta protegge il manufatto centrale. La parte interna della muratura è caratterizzata da numerosissime nicchie che custodiscono centinaia di piccole rappresentazioni del Budda. Altre di diverse dimensioni e materiali si trovano sempre nello spazio perimetrale del monastero. Sono in argento, pietra, legno. Stanno in posizione eretta o seduta. Realizzate scolpendo o fondendo vari materiali, risalgono dal XV al XIX secolo. Le varietà nelle forme, stili, significati rendono interessante l’insieme. Tra le altre si nota un Budda seduto su un “naga” (il serpente sacro) le cui teste sono sollevate per proteggerlo. E’ immagine ricorrente nella tradizione religiosa e artistica del buddismo in vari paesi in cui è diffuso tale credo. Il “sim” (l'ambiente più venerato dei luoghi sacri ove vengono ordinati i monaci), vanta un tetto a cinque livelli e nella sala interna le mura contengono nicchie con ulteriori raffigurazioni dell’Illuminato e affreschi.Da rilevare, nel complesso monasteriale, oltre 7000 rappresentazioni del Budda e una grandissima tinozza di legno in cui ricompare il “naga”, usata durante il capodanno buddista per lavare le immagini di Siddharta Gautama, (altra denominazione del Budda).Nell’area del wat vi sono anche numerosi piccoli stupa con reliquie di uomini particolarmente pii che hanno onorato il monastero.Arrivo e sistemazione in albergo.Pranzo in ristorante. Cena e pernottamento all’ Hotel Ansara, HYPERLINK "http://www.ansarahotel.com" www.ansarahotel.com

Tappa: 8 - Dal Giorno: 8 al Giorno 9 - Vientiane, volo per Pakse, "4000 isole", Khong Island  
Sveglia di buon mattino per il volo che ci porta a Paksè. Così possiamo avere l’intera giornata a disposizione. (L’hotel potrebbe non prevede una colazione a quest’ora né la possibilità di un breakfast box. Nel caso, l’accompagnatore farà in modo di provvedere a una “colazione” a Paksè se non vi è possibilità in aeroporto).Oggi e domani, tempi e modi dei trasferimenti via terra e escursioni in barca, sono concordati in loco con il corrispondente e la guida locale, compatibilmente con le condizioni specifiche ambientali, ferme restando le visite indicate. (L’escursione alla cascata, per esempio - Phapheng o Liphi - prevista domani, potrebbe essere anticipata compatibilmente con l’andamento pratico delle visite e i tempi di spostamento).La mattinata potrà essere dedicata a escursioni in bus e barca nella regione genericamente indicata come “4000 isole”, dove si giunge con circa 3 ore via terra, e una parte del pomeriggio si potrebbe impegnare per esplorare alcuni aspetti dell’isola Khong in cui pernottiamo.La zona in cui siamo è caratterizzata da minuscoli agglomerati. Qui vivono di gesti ripetitivi, rassicuranti, che da sempre raccontano l’esistenza di chi ha avuto la sorte di nascervi. Legno, paglia, canne, riso, risaie, bufali, palafitte… il tradizionale modo di vivere non è mutato e continua, in molti aspetti, a non voler cambiare.I locali sono di varie etnie tra cui quella dei “lao-loum”, lao delle pianure, che costituiscono la maggioranza della popolazione laotiana, abbondantemente presenti in tutta la regione. Da secoli, proprio sfruttando la loro predominanza numerica, si sono insediati nelle zone più fertili delle valli prodotte dalle acque del Mekong. Sono buddisti di scuola “theravada”, ma, come tutti quelli che nel mondo mantengono ancora un forte rapporto con gli elementi della natura, dai quali dipendono e proprio per questo deificano, sono anche animisti. Le loro principali fonti di sostentamento sono legate alla pesca e agricoltura, specie quella che abbisogna di molta acqua come il riso. In quest’area, e in molte altre del Paese, non disdegnano la produzione del tradizionale torcibudella “Lao Lao”, che avremo già avuto modo probabilmente di assaggiare in una delle soste della barca nella parte iniziale del viaggio verso Luang Prabang.Sino a poco tempo fa alcuni villaggi non potevano contare sull’energia elettrica e anche l’approvvigionamento dell’acqua potabile era assai problematico. Usavano soprattutto acqua prelevata direttamente dal Mekong. (Non dimentichiamoci, nel bene e nel male, di essere nel Paese che non vuole, o a volte non può, cambiare troppo in fretta). Ci rechiamo, anche per il pranzo, a Khone Island, una delle più grandi delle “4000 isole” che punteggiano questa parte del Mekong che qui s’ingrandisce e circonda, appunto, migliaia di piccolissime isole. In questa regione, racchiusa entro una cinquantina di chilometri di fiume, il Laos, ancor più che altrove manifesta pienamente la sua volontà di non voler cambiare troppo in fretta.Durante i monsoni il letto del fiume si allarga per diventare un lago che si espande per oltre 15 chilometri. Nei periodi secchi le acque si ritirano mostrando migliaia d'isolotti. In quelli abitati scorre una quotidianità fatta ancora di gesti ripetuti da secoli. Il quadro si completa con coltivazioni di riso, cocco, canna da zucchero, pescatori, imbarcazioni, reti, bufali…Nel pomeriggio, sulla Khong Island dove pernottiamo, si potrà fruire di tempo libero per una piacevole passeggiata in un luogo che ben rappresenta le caratteristiche proprie delle terre dei “mangiatori di loto”.Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento all’Hotel Pon Arena HYPERLINK "http://www.ponarenahotel.com" www.ponarenahotel.com

Tappa: 9 - Giorno: 10 - Khong Island, cascate di Phapheng, Champasak  
Le cascate di Pha Pheng, non distanti dal nostro hotel (una mezz’ora in bus), si trovano nella parte terminale del fiume proprio a ridosso del confine con la Cambogia e localmente sono conosciute anche come “Niagara of the East”. Qui le acque del Mekong fanno un salto di oltre trenta metri, che costituisce il motivo principale che impedisce la completa navigabilità del Mekong.Il piatto forte della giornata e, dal punto di vista archeologico, dell’intero permanere in questo tratto meridionale del Laos, è la visita del Vat Phou Temple, che raggiungiamo in circa 3 ore via terra.Le dimensioni del complesso sono notevoli perché si sviluppa poco meno di un chilometro e mezzo ai piedi di rilievi montuosi. Risale al IX secolo, quindi è precedente al periodo classico di Angkor e alcune sue parti possono addirittura essere ricondotte al V secolo, come sembrerebbero testimoniare fonti cinesi e iscrizioni in sanscrito. Inizialmente l’intento era farne una rappresentazione grandiosa del paradiso, collegata a una ragnatela stradale che portava sino all’Angkor Wat in Cambogia e al tempio di Preah Vihear posto al confine tra Cambogia e Thailandia. Pranzo in ristorante locale durante le visite nella zona di Champasak e cena in hotel. Il nostro hotel sul Mekong, vicino al Vat Phou Temple “La Folie Lodge” boutique hotel. Gratificante. In ottima posizione sulla riva di un’isoletta sul Mekong a meno di un’ora dall’aeroporto di Paksè, a 8 chilometri dal Vat Phou. Si rimpiangerà di potervi sostare solo una notte.

Tappa: 10 - Giorno: 11 - Champasak, Paksè volo per Siem Riep, Angkor  
Colazione e trasferimento in aeroporto per il volo per Siem Riep (Angkor).Appena giunti, ci rechiamo al Banteay Srey, il “tempio rosa”, per la qualità della pietra con cui è stato realizzato nel X secolo. E’ comunemente considerato in assoluto una delle maggiori preziosità architettoniche e artistiche cambogiane.Si trova a una trentina di chilometri da Siem ed è noto anche come “cittadella delle donne” per la graziosità delle raffigurazioni presenti nel tempio, caratterizzato da un ottimo stato di conservazione, dalla raffinatezza della fattura e accorti restauri. Eleganti figure femminili presenti nelle pareti del tempio narrano episodi dell’onnipresente poema classico indiano Ramayana. E’ dedicato a Shiva, ma sono numerose anche le altre divinità maschili e femminili che ne ornano, ingioiellandole, le strutture.Il Banteay Samrè, verso Banteay Srey, risale al XII secolo, è in buono stato di conservazione e si presenta in posizione isolata con un corpo centrale, spazi per biblioteche e atrio. E’ protetto, cosa rara, da una doppia cinta muraria con un fossato centrale. Vi andiamo per le caratteristiche artistiche e scarsi turisti.Durante la giornata prevediamo di recarci anche in uno dei tre siti che hanno reso famosa Angkor. Noi indichiamo l’Angkor Tom, ma potrà essere inserito un altro secondo quanto si riterrà più opportuno in loco per ottimizzare i tempi.L’Angkor Thom era una vera città fortificata realizzata tra il XII e XIII secolo. Sembra che nel periodo d’oro nella zona vivesse oltre un milione di persone. L’area era cinta da muro e fossato, chiara rappresentazione architettonica del monte sacro Meru e degli Oceani. Porte monumentali alte oltre 20 metri sono arricchite da proboscidi, grandi statue di divinità e demoni. All’interno vi si trovano edifici quali la “Terrazza del Re Lebbroso”, la “Terrazza degli Elefanti”, ma soprattutto il “Bayon”.Se la struttura più maestosa di Angkor è l’Angkor Wat, il Bayon rappresenta certamente quella in cui arte e capacità fantastiche degli autori e di chi l’ha commissionata si sono espresse al meglio della creatività. I 216 enormi volti di Avalokitesvara sembrano inseguire con lo sguardo freddo, ma con sorriso più conciliante, il visitatore che in ogni caso rimane assai colpito dalla straordinarietà dell’opera. Il sorriso, appena accennato, delle sue 432 labbra può anche richiamare, (non per proporre inconsistenti rapporti ma solo per omogeneità estetiche), quello di Abu Simbel. Oltre allo straordinario insieme dell’opera, sarà interessante osservare nel dettaglio anche i bassorilievi con oltre 10.000 raffigurazioni. Molte di queste rappresentano scene di vita del XII secolo.Pranzo in ristorante e cena in Hotel.Il nostro hotel ad Angkor, “Lotus Blanc Angkor Resort’’ HYPERLINK "http://www.lotusblanchotel.com" www.lotusblanchotel.com

Tappa: 11 - Giorno: 12 - Angkor - Preah Vihear (250 Km 5 ore circa) - Angkor  
Quest’altra intensa giornata è dedicata al sito di Preah Vihear (dal nome della provincia in cui si trova), di età precedente l’era classica di Angkor. Per la sua rilevanza storico- architettonica e la sua posizione ci piace ancora ricordare che dal 2008 è l’unico sito oltre Angkor in Cambogia a essere Patrimonio UNESCO.Ci concediamo un “giorno d’avventura” attraversando un territorio poco influenzato dal turismo. Partenza di primo mattino verso il nord sino a ridosso del varco di confine con la Thailandia, che ha spesso cercato di contendere alla Cambogia il possesso dell’importante complesso kmer. L’arrivo nel sito è previsto dopo circa 5 ore. (Ricordarsi di avere con sé il passaporto).Si percorre un itinerario antico che faceva parte di una ragnatela di “strade reali” fatte realizzare dai regnanti kmer. Le principali erano sette vie lastricate che portavano in luoghi di particolare rilevanza come Preah Vihear, Sambor Prei Kuk, Phnom Kulen o Vat Phou in Laos.Su un’altura di quasi 600 metri si trova il complesso religioso che i thailandesi chiamano “Monastero Sacro”. Nel periodo di Angkor era una meta di devozione tra le più apprezzate dai pellegrini. La sua realizzazione si attua in diversi periodi, pare dal IX- X secolo, anche se secondo molti studiosi i primi interventi sarebbero certamente anteriori. In ogni caso si tratta di un monumento che pur essendo apprezzabile dal punto di vista architettonico, lo è soprattutto per la sua posizione (la più strepitosa tra i siti cambogiani). Rappresenta, assieme a Sambor Prei Kuk, (che includevamo negli anni passati al posto di Preah Vihear), la prima fase dello sviluppo dell’arte kmer che solo dopo più di un secolo darà vita ad esempi più noti come il Bayon o l’Angkor Wat.I templi di Preah Vihear sono un'efficace raffigurazione materiale del periodo architettonico iniziale kmer, quando uno dei temi dominanti è la realizzazione di edifici sacri che simboleggino il Monte Meru, la Casa degli Dei, il centro del mondo. L’immaginaria altura religiosa può consistere in una montagna reale o, in assenza, in un manufatto artificiale. Ovviamente la presenza di un luogo naturale su cui erigere l’edificio fornisce maggiore importanza al luogo stesso. Anche per questo Preah Vihear già in passato aveva un ruolo assai rilevante per i comuni fedeli ed anche per i regnanti kmer. Ancora oggi i buddisti cambogiani vi riconoscono uno dei più sacri luoghi del Paese. Pure i thailandesi lo apprezzano, tanto che è stato motivo di recente contenzioso anche militare con Phnom Penh. (Di queste tensioni rimangono segni tangibili nella presenza di soldati che presidiano la zona).Quando è aperta la frontiera dal lato della Thailandia, i thailandesi vi giungono in numero assai maggiore dei cambogiani perché dispongono di una migliore viabilità ed un accesso facilitato. Nel sito, che sta proprio sul confine in territorio cambogiano, si può restare sorpresi dal costatare il numero di presenze che possono provenire dall’altro lato. In questo periodo, dopo gli ultimi screzi e i successivi accordi con i thailandesi, le autorità cambogiane hanno però deciso di chiudere il posto di frontiera, impedendone così l’accesso ai vicini.Il primo impatto può non essere sorprendente perché il complesso non si manifesta immediatamente in tutta la sua grandezza. Poi, però, si rimane coinvolti dalla vastità del sito e, come detto, dalla sua localizzazione (si tratta certamente della più spettacolare posizione fra tutti i siti archeologici della Cambogia), e dall’opportunità che si ha di vederlo così come è stato riscoperto senza particolari interventi che ne abbiamo modificato lo stato originario. (Aspetto, questo, che ha contribuito alla scelta dell’UNESCO di inserimento tra i Patrimoni dell’Umanità).Il complesso si dipana in forma allungata per circa 800 metri dall’ingresso costituito dallo Scalone Monumentale al Santuario Centrale, che coincide col punto più alto e panoramico del sito. Segue, eccezionalmente, un orientamento da nord a sud invece che est ovest com'è nella più parte dei templi. Le strutture sono state adattate alla conformazione morfologica del terreno. Uno sperone di roccia ne condiziona la forma. E’ costituito da una serie di edifici, strutture e torri che si susseguono su pedane un poco sempre più alte sino a giungere alla sommità, che coincide appunto col santuario centrale alla fine della spianata, proprio sul bordo meridionale del dirupo.Portali decorati, gradinate e scaloni monumentali, santuari, torri, gallerie, finestre, qualche cumulo di pietre scarnificate che attendono di essere ricomposte nella loro originaria forma, colonnati, piani rialzati, Naga, cisterne…un insieme di edifici, alcuni ben conservati altri meno, indubbiamente valorizzati dalla posizione.Da qui la vista non ha limiti sul circostante territorio cambogiano e thailandese, e nelle giornate assai limpide, si dice, possa arrivare sino a far scorgere il profilo di un’altra montagna sacra, Phnom Kulen. Pare che già alla fine del XII secolo il posto non fosse molto frequentato e che la vegetazione abbia di lì a poco cominciato ad avvolgere, nascondere, proteggere, stritolare, abbracciare le sacre pietre conservandole sino ai giorni nostri.Pranzo nel sito (leggero lunch-box). Cena in hotel, ad ora più tarda del solito.

Tappa: 12 - Giorno: 13 - Siem Reap, partenza per Yangon  
Visita al Ta Phrom. Rappresenta la più originale sintesi estetica tra quanto la mano dell’artista e la megalomania del potente, abbiano saputo produrre, e la natura abbia voluto preservare quasi incorporando ciò che riteneva degno di essere conservato e sottratto all’incuria e a volte al disprezzo degli uomini.In realtà i monumenti afferrati protetti e stritolati dalle radici e rami, il forte contrasto anche cromatico tra le chiare articolazioni arboree e gli scuri delle pietre antiche, non sono stati lasciati in balìa della natura. Periodicamente l’opera di sorveglianza e manutenzione del sito evita che boscaglia arbusti siepi e piante varie invadano troppo le aree con gli edifici distruggendoli completamente. Sono invece lasciati indisturbati gli alberi di più rilevante dimensione che ormai hanno trovato casa e coabitano, a volte sorreggendosi vicendevolmente, con le strutture create dall’uomo. Il tutto si presenta in uno stato d'affascinante contaminazione tra natura e cultura.Di questo manufatto eccezionale per dimensioni e raffinatezza che unisce senso religioso e architettonico a un livello raramente riscontrabile in altre parti del pianeta, se ne noteranno il simbolismo, gli elementi imponenti e i particolari minuti ed aggraziati, a partire dalle oltre 3.000 raffigurazioni delle deliziose “apsara”. Saremmo però tentati di consigliarne la visita anche senza essere accompagnati dalle parole della guida né da alcuna nozione sul significato del monumento, perché la sua visione ispira una tale immediata sensazione di straordinarietà che ogni parola e “preconcetto” potrebbero risultare se non eccessivi, superflui.Trasferimento in aeroporto e partenza per Yangon.Trasferimento all’ Hotel Park Royal HYPERLINK "https://www.parkroyalhotels.com" https://www.parkroyalhotels.com e pernottamento. Pasti liberi.

Tappa: 13 - Giorno: 14 - Visita di Yangon  
Yangon è lo specchio della coinvolgente e contraddittoria realtà del Paese. Vi convivono il quartiere cinese, quello indiano e la Grande Moschea della zona musulmana, gli edifici coloniali e le antiche architetture religiose, gli ampi viali paralleli previsti dagli inglesi nel periodo dell’occupazione, i laghi, il fiume, i mercati, il verde, gli stupa che scintillano anche se non c’è il sole. Visita al Grande Buddha Reclinato Chaukhtatgy e alla dorata Shwedagon, simbolo del Myanmar che veglia sulla città col suo pinnacolo ricco di migliaia di diamanti, rubini e zaffiri. Qui una variopinta folla di fedeli si aggira a piedi nudi in senso orario, secondo le regole del Theravada, fra centinaia di Buddha seduti, reclinati, in piedi, con le mani in diverse posizioni, ognuna delle quali con il suo preciso significato. Intere famiglie di fedeli seduti con grande dignità sul pavimento di uno dei tanti tempietti che fanno da corona al grande stupa dorato pregano, meditano, riposano. Senza dubbio la pagoda Shwedagon offre una delle più forti emozioni di un viaggio in Birmania!Ci rechiamo al Museo Nazionale, recentemente rinnovato e interessante per il Trono Reale e gli oggetti cerimoniali appartenuti all’ultima corte birmana prima del dominio inglese. Il resto della giornata è dedicato ad approfondire la visita della città. Pranzo e cena in ristorante. Pernottamento in albergo.N.B. In Birmania, periodicamente, le pagode, specie quelle dorate, sono sottoposte a restauro.Dal settembre 2014 al febbraio 2015 era previsto un intervento anche nel complesso sacro Shwedagon di Yangon, che ad oggi non è terminato. Questi lavori, potrebbero essere ancora in corso e rendere poco visibile parte della pagoda principale che potrebbe essere ricoperta da impalcature di bambù. Il resto del complesso è però fruibile, e gli stessi lavori sulla pagoda più alta potranno essere motivo di ulteriore interesse per i visitatori. Si tratta di un impegno che vede coinvolti molti birmani. Diffusissima è la pratica di offrire gratuitamente la propria opera, perché concorrere al buon mantenimento e restauro dei luoghi sacri costituisce motivo per acquisire meriti, ampiamente riconosciuti dal Buddhismo. Per questo, proprio perché si tratta di un lavoro meritorio, lo scopo principale non è quello di "fare in fretta", ma di mettere la massima cura nella migliore riuscita dell'impresa, per la quale potrebbe essere necessario un tempo ancora più lungo di quello preventivato.

Tappa: 14 - Giorno: 15 - Trasferimento all' aeroporto e volo per Heho; proseguimento per il Lago Inle  
Trasferimento in aeroporto e volo per Heho da dove proseguiremo per il Lago Inle tra alture con risaie a secco e villaggi montani. Orti e mercati galleggianti, abitazioni su palafitte, pescatori che remano con i piedi per disporre delle mani libere, pagode, monasteri, laboratori per la seta, fanno da contorno alla permanenza nell’area del lago. Gli “Intha” popolano le rive e la superficie lacustre. Vivono su palafitte collegate da passerelle, coltivano orti sospesi in acqua ed i pescatori usano atleticamente enormi nasse. Ci troviamo sempre nella regione Shan a 1100 metri, una tra le aree meno integrate del Myanmar, con i commerci d’oppio e la gelosa conservazione d’autonomia culturale. Ma i locali sono ospitali, lavorano gli orti galleggianti realizzati intrecciando piante acquatiche, ancorate sul fondo con canne di bambù riempite di fango. Vendono prodotti agricoli ed articoli d’artigianato su piccole imbarcazioni.Pernottamento al Sanctum Inle Resort HYPERLINK "http://www.sanctum-inle-resort.com" www.sanctum-inle-resort.como similare. Pranzo in ristorante e cena in albergo.

Tappa: 15 - Giorno: 16 - Lago Inle: a bordo di canoe a motore si raggiunge la famosa Phaundawoo Pagoda, e il sito archeologico di Shwe Inn Thein  
Percorriamo in canoe a motore la ragnatela di canali nell’incanto di un paesaggio oltraggiosamente pittoresco fra coltivazioni galleggianti e grovigli di giacinti d’acqua fino a raggiungere l’antico monastero in mezzo al lago che custodisce pregevolissime statue antiche in stile Shan. Poi non può mancare una sosta alla Phaundawoo Pagoda famosa per le cinque statue d’oro del Buddha.Riprendiamo le nostre piccole imbarcazioni per raggiungere il villaggio di Inn Thein. Attraverso una sorta di infinito porticato che ripara dal sole centinaia di bancarelle, si arriva al sito archeologico Shwe Inn Thein. E’ un posto davvero particolare, abbandonato agli elementi naturali che ne accentuano i tratti antichi e selvaggi. Vi sono decine e decine di piccoli stupa e templi spesso assaliti da erbe ed arbusti che ne mettono fortemente a rischio stabilità ed esistenza, ma ne rendono ancora più interessante la visione.Tra i prodotti locali tipici segnaliamo che oltre ai “cheroot”, i grossi sigari, e alla seta lavorata ad ikat, solo qui si trova la preziosa “bava dei fiori di loto” usata per realizzare costosi tessuti.Pranzo in ristorante e cena in albergo.

Tappa: 16 - Giorno: 17 - Trasferimento all'aeroporto di Heho e partenza per Mandalay  
Via terra si ritorna ad Heho per prendere il volo per Mandalay, l’ultima capitale reale birmana prima dell’avvento dell’impero coloniale britannico ed oggi la seconda città più popolosa dopo Yangon.Proseguimento per Amarapura, antica capitale birmana, e visita al monastero di Mahagandaryon dove potremo assistere ad alcuni momenti di vita monastica. Rientrando a Mandalay proseguimento delle visite con la pagoda di Kuthodaw, chiamata anche “il libro più grande del mondo”, perché intorno alla pagoda centrale vi sono 729 stele di alabastro su cui è iscritto tutto il canone buddhista o Tripitaka. Tali stele sono protette da altrettanti tempietti di un bianco immacolato. Lungo il percorso sosta per ammirare il ponte U Bein, la vera “attrazione” della zona. Da circa due secoli la struttura lunga oltre 1 km, la più lunga al mondo costruita in legno di tek, consente il transito da una sponda all’altra del Lago Taungthaman. Pernottamento al Mandalay Hill Resort HYPERLINK "http://www.mandalayhillresorthotel.com" www.mandalayhillresorthotel.com o similare.Pranzo in ristorante e cena in albergo.

Tappa: 17 - Giorno: 18 - Escursione in barca a Mingun per la visita ai resti della più grande pagoda del mondo e al Tempio Myatheindan; la navigazione prosegue fino ad Ava, dove si trovano alcuni tra i più interessanti monasteri del paese  
Inizieremo la giornata con l’escursione a Mingun. La raggiungeremo in barca privata, navigando l’Irrawaddy per circa 2 ore. Il percorso è interessante per l’ambiente del fiume, le abitazioni e la gente che ci vive. Vedremo ciò che rimane della più grande pagoda del mondo, della sua enorme campana e del Tempio Myatheindan, la cui forma simboleggia il Monte Meru. Sempre in barca proseguiamo per Ava ammirando durante la piacevole navigazione il vasto panorama verde delle colline di Sagain punteggiate da guglie e pinnacoli di edifici sacri. Ava (oggi rinominata Inwa) fu capitale di vari regni birmani per quasi 400 anni ed ora è un piccolo villaggio di struggente bellezza. Pranzo e cena in ristorante. Pernottamento in albergo.

Tappa: 18 - Giorno: 19 - Proseguimento per Bagan, che conserva più di 2000 templi ed edifici religiosi innalzati nel breve periodo di fortuna della città  
Dopo la prima colazione partenza per Bagan, una delle grandi meraviglie dell’Asia, uno di quei siti che restano indimenticabili. Sistemazione nelle camere riservate all’Hotel The Tarabar Gate www.tharabargate.com o similare. Pranzo in ristorante e cena in albergo.

Tappa: 19 - Giorno: 20 - Bagan  
Più di 2000 templi, risalenti al X e XIII secolo, sparsi in un orizzonte immenso, in un paesaggio che cambia colore ad ogni ora del giorno. E' un vero shock artistico, ma anche spirituale, per l’incredibile magia che il luogo ispira. Ovunque si guardi si ammirano rovine di tutte le dimensioni nella pianura ocra, rossa e verde: templi grandi e gloriosi come quelli di Ananda, Shwezigon e Dhamayangyi e pagode piccole e solitarie in mezzo ai campi. Una giornata dedicata alle visite dei templi dell’area archeologica: la più impressionante città morta della religione che vi sia al mondo. Quanto possiamo vedere oggi corrisponde grosso modo alla metà degli edifici religiosi innalzati nel brevissimo periodo di fortuna della città (dal 1000 al 1200), cui andrebbero aggiunti poi tutti i monasteri e le abitazioni in legno, naturalmente andati distrutti, compreso il palazzo reale, necessari ad ospitare una popolazione che contava allora un milione di abitanti. Il tramonto sulla sommità di una pagoda per ammirare la piana disseminata di rovine e bagnata dall’Irrawaddy è uno scenario che difficilmente si può dimenticare. Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in albergo.

Tappa: 20 - Giorno: 21 - Volo per Yangon e concidenza per lItalia  
Prima colazione e pranzo in ristorante.In serata trasferimento all’aeroporto e partenza con volo di linea per Yangon (possibiltà di avere una camera d’appoggio in albergo con supplemento). Coincidenza con il volo notturno per l’ Italia con scalo.Pasti e pernottamento a bordo.

Tappa: 21 - Giorno: 22 - Arrivo in Italia  
Arrivo in Italia.


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Servizi inclusi nelle quote viaggio

 

 

 

La quota comprende:

  • Voli intercontinentali di linea della Thai
  • Pensione completa con pasti come da itinerario
  • Guide locali parlanti italiano
  • Visite e ingressi come da programma.
  • voli interni di linea
  • sistemazione negli alberghi indicati in programma o similari

 

La quota non comprende:

  • Visto d’ingresso in Laos 36 $ da confermare in loco.
  • Visti di ingresso in Birmania
  • Mance.
  • Tasse aeroportuali internazionali e fuel surcharge € 390 da confermare.
  • Bevande, extra di carattere personale
  • Quanto non espressamente menzionato alla voce "La quota comprende”.

 

Nota generale

I prezzi sono ancorati al rapporto di 1 EURO = 1,13 USD e possono essere soggetti ad adeguamento valutario. Quote di partecipazione e supplementi sono stabiliti in base ai costi di servizi e imposte alla conferma degli stessi e al numero minimo di partecipanti indicato. Le quote potranno variare se, al momento del viaggio, riscontreremo differenze nel numero minimo di partecipanti, nelle imposizioni fiscali, nei costi dei trasporti e dei servizi in genere.

 

 

Bene a sapersi

 

  • I tempi di percorrenza riportati nel programma sono indicativi e dipendono dal traffico/condizioni delle strade/soste fotografiche richieste dal gruppo.
  • La durata del viaggio in barca da Huey Xai a Luang Prabang dipende dal livello dell’acqua.
  • I voli interni possono essere soggetti a modifiche di orario talvolta senza preavviso.
  • E’ importante sottolineare che le guide locali in Laos e Cambogia, sebbene molto gentili e disponibili, non possono essere paragonate per conoscenza della lingua straniera, per professionalità e preparazione culturale alle guide locali che si trovano in altri Paesi. 
  • In Laos le visite ai templi si effettuano senza scarpe (consigliamo di tenere a portata di mano un paio di calzini).
  • Le mance non sono incluse nella quota di partecipazione. Prevedere 80 euro a persona da dividere  tra  autisti, guide,  facchini e personale in generale.
  • Nel Laos sono presenti due stagioni determinate dai monsoni. La stagione secca va da inizio novembre a fine marzo e costituisce il periodo migliore per visitare il paese. Da aprile a inizio maggio inizia il periodo molto caldo. Da giugno a metà ottobre è la stagione delle piogge con forti rovesci ed elevato tasso di umidità.
  • Il clima in Cambogia è determinato da due monsoni: da novembre a marzo il monsone di nord-est è secco e fresco; da maggio a ottobre quello di sud-ovest porta un alto tasso di umidità, temperature elevate e precipitazioni abbondanti in tutto il paese, in modo particolare nelle zone montuose del sud-ovest. La temperatura massima più alta si registra in aprile, 35 gradi; la più bassa in gennaio, 20 gradi, il mese più freddo.

 

 

  • In Birmania, periodicamente, le pagode, specie quelle dorate, sono sottoposte a restauro. Dal settembre 2014 al febbraio 2015 era previsto un intervento anche nel complesso sacro Shwedagon di Yangon, che ad oggi non è terminato. Questi lavori, potrebbero essere ancora in corso e rendere poco visibile parte della pagoda principale che potrebbe essere ricoperta da impalcature di bambù. Il resto del complesso è però fruibile, e gli stessi lavori sulla pagoda più alta potranno essere motivo di ulteriore interesse per i visitatori. Si tratta di un impegno che vede coinvolti molti birmani. Diffusissima è la pratica di offrire gratuitamente la propria opera, perché concorrere al buon mantenimento e restauro dei luoghi sacri costituisce motivo per acquisire meriti, ampiamente riconosciuti dal Buddhismo. Per questo, proprio perché si tratta di un lavoro meritorio, lo scopo principale non è quello di "fare in fretta", ma di mettere la massima cura nella migliore riuscita dell'impresa, per la quale potrebbe essere necessario un tempo ancora più lungo di quello preventivato.
  • Le autorità di Bagan hanno stabilito, dal 1° marzo, il divieto di salita su tutte le strutture religiose giorno e notte per salvaguardare i monumenti e per l'incolumità delle persone, dopo il verificarsi di spiacevoli episodi di danneggiamenti alle cose e cadute di persone. Non si conosce la durata di tale proibizione. Nel caso dovesse essere ripristinata la possibilità di salire, ne daremmo immediata comunicazione.
  • La sistemazione alberghiera verrà ulteriormente riconfermata 45 giorni prima della partenza.
  • L’ordine delle visite ed escursioni in ciascuna località può essere soggetto a variazioni per motivi di opportunità contingenti in funzione degli operativi aerei, senza compromettere le peculiarità del viaggio.
  • I tempi di percorrenza riportati nel programma sono indicativi e dipendono dal traffico/condizioni delle strade/ /soste fotografiche richieste dal gruppo.
  • I voli interni possono essere soggetti a modifiche di orario e cancellazioni talvolta senza alcun preavviso.
  • Le visite ai templi si effettuano rigorosamente a piedi nudi.
  • Le mance non sono incluse nella quota di partecipazione, prevedere 80 euro da dividere tra guida, autista e personale in generale.
  • Il clima in Birmania è tropicale, contraddistinto da tre stagioni: calda da aprile a maggio, monsonica con piogge ed alta umidità da giugno a settembre, fresca da ottobre a febbraio/marzo (il tempo è secco e soleggiato). Tuttavia negli ultimi anni il cambiamento mondiale di clima ha fatto sì che anche in Birmania le stagioni non siano più ben definite e si sono verificate punte di freddo o pioggia nei mesi di dicembre e gennaio.
  • Anche se la situazione è in continua evoluzione, le carte di credito sono accettate solo negli alberghi di Yangon, Mandalay e Bagan.
  • Gli euro non sono ancora entrati nelle più diffuse abitudini commerciali dei birmani. Si consiglia vivamente di arrivare in Myanmar con  sufficiente valuta in dollari americani in contanti. Si ricorda che i dollari emessi prima del 1990 non vengono più né accettati né cambiati, a causa delle numerose falsificazioni. Non vengono accettate banconote con macchie, strappi, segni o altre imperfezioni. Non si può riconvertire la valuta locale in dollari o euro.
  • In Birmania il GSM International Roaming non è attivo e tutti i telefoni cellulari provenienti dall’estero sono inutilizzabili.
  • La telefonia cellulare è uno degli aspetti che può cambiare rapidamente, anche senza preavviso, non solo per le caratteristiche proprie di questo strumento di comunicazione, ma per la particolare realtà birmana. Sino a pochi mesi fa era possibile usare cellulari italiani con schede acquistate in Birmania. Poi la situazione è cambiata improvvisamente perché queste schede, teoricamente in commercio, sono scomparse dalla circolazione. Quindi, prima di partire, consigliamo di consultare il proprio operatore, tenendo presente che tutte le informazioni fornite possono non  trovare riscontro in loco per le motivazioni sopra esposte. Le chiamate da telefono fisso possono essere effettuate solo dagli hotel, anche se il loro costo è elevato e varia da albergo ad albergo. Gli hotels da 4* in su sono in genere dotati di business center presso i quali si può accedere alla rete internet. Anche questo aspetto va verificato in loco per appurarne fattibilità costi e tempi di attesa.
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