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MONASTERI TRA LE NUVOLE IN OCCASIONE DEL FESTIVAL DI PARO

ASIA / Bhutan

Il Bhutan è l’ultimo regno buddhista himalayano, uno dei luoghi più remoti e meno visitati al mondo che, da poco più di vent’anni, ha scelto di aprire i suoi confini solo ad un turismo rispettoso della sua cultura e delle sue tradizioni. Circondato da due grandi colossi, la Cina e l’India, si avvicina cautamente alla modernità, accompagnato in questo da un sovrano illuminato. La terra del Drago Tonante è un luogo straordinario, ricco di miti e leggende. Meravigliosi paesaggi di montagna, dove cime imbiancate s’innalzano su foreste rigogliose e incontaminate che mostrano tutte le sfumature del verde. In questi scenari hanno un ruolo primario i monasteri e gli incredibili dzong, simili a fortezze. L’eccezionale architettura buddhista incarna la cultura tradizionale e fa da sfondo alle spettacolari feste religiose. In questo viaggio non visitiamo solo le mete classiche di questo paese, Paro, Thimpu e Punakha, ma ci inoltriamo anche nelle sue zone centrali e orientali, per scoprire i luoghi meno battuti dal turismo. Nel nostro viaggio abbiamo scelto di assistere a una delle grandi feste di carattere religioso e folcloristico (Tsechu), quando i monasteri-fortezza si riempiono di pellegrini e si animano di danze. Ogni Tsechu ha nomi e caratteristiche diverse, sia per il contenuto religioso delle rappresentazioni, che per l’intreccio delle trame e uno dei più noti è certamente lo Tsechu di Paro. Gli Tsechu si tengono almeno una volta l’anno negli dzong (monasteri) e, al fine di acquistare meriti, ogni bhutanese è tenuto ad assistervi almeno una volta nel corso della sua vita. Queste feste commemorano, attraverso danze mascherate, la vittoria del buddhismo sull’antica religione bon; le danze raccontano diversi episodi della vita del maestro tantrico Padmasambhava, venuto dall’India per evangelizzare il Tibet e fondatore della scuola religiosa Nyingmapa (Berretti rossi): è questa corrente antica che sopravvive in Bhutan. Durante i festival per parecchi giorni si alternano danze rituali e laiche, buffonerie di clowns e cerimonie ricche di mistica religiosità. Una delle particolarità del nostro viaggio e che ci differenzia dagli altri operatori e che percorriamo il Paese da ovest ad est, andando così a toccare regioni poco visitate dal turismo.


Prezzo del Viaggio

A partire da: 5000 Euro

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Il Club

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Durata

15 giorni e di 13 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 10 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 16 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Partenza dall'Italia per Calcutta via Dubai  
Partenza da Milano con voli di linea per Calcutta. Pasti e pernottamento a bordo.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Arrivo a Calcutta in mattinata  
L’arrivo a Calcutta è previsto in mattinata. Trasferimento in hotel Lalit un lussuoso cinque stelle nel cuore della città, un tempo si chiamava “Auckland Hotel” ed era definito “Gioiello d’Oriente”(fu costruito nel 1841). Calcutta non è una città, è un mondo che generalmente sgomenta il visitatore straniero più di qualsiasi altra megalopoli indiana per l’impatto forte che indubbiamente provoca, soprattutto la prima volta che la si visita. Ma non si può dire di aver visto l’India se non si è stati a Calcutta, dove si materializza quell’idea che ognuno di noi ha del subcontinente indiano. Città di origine britannica, nata da un piccolo villaggio di pescatori sul fiume Hoogli, ramificazione del Gange, Calcutta è oggi un immenso agglomerato urbano di 14 milioni e più di abitanti, dove quartieri sovraffollati, povertà estrema, mestieri tradizionali e tecnologie moderne si confondono e si mescolano con l’architettura coloniale degli antichi fasti. L’incredibile sovrapposizione tra aree di aspetto e morfologia completamente diversa crea una straordinaria alchimia che ha qualcosa di antico, quasi poetico. Città di scienziati e i poeti – tra cui spicca la figura di Rabindranath Tagore Premio Nobel per la letteratura nel 1913 - e culla intellettuale dell’India, la gloriosa capitale del Raj britannico è una città dai due volti. Nel pomeriggio, visita della città.Pranzo libero, cena e pernottamento in hotel.

Tappa: 3 - Giorno: 3 - Un volo spettacolare ci porta a Paro  
Un volo spettacolare, ci porta a Paro (2.200 m.). La valle di Paro è una delle più suggestive di tutto il paese. Fino a quasi tutto il XIX secolo, Paro è stata sede del governo, prima che questo fosse spostato a Thimpu. Le attrattive di Paro sono sicuramente il suo famoso Dzong (gli dzong del Bhutan sono sicuramente l’elemento architettonico più caratteristico del paesaggio del paese e costituiscono la sede dei centri amministrativi di tutti i venti distretti oltre ad essere il centro dell’autorità secolare e religiosa. Molti dzong sono dotati di una torre di guardia. Gli dzong del Bhutan sono costruiti in pietra o fango pressato, ma anche con notevoli quantità di legno. Ogni edificio presenta particolari unici, ma quasi tutti seguono alcuni principi generali. Nella maggior parte dei casi, gli dzong sono suddivisi in due ali: una ospita i templi e gli alloggi dei monaci, mentre l’altra è destinata agli uffici amministrativi). Queste enormi cittadelle dominano le principali città che è uno dei più importanti e famosi del paese e le cui mura massicce sono visibili da ogni punto della valle. La sua costruzione risale al 1644, anche se è stato restaurato nel 1907 a causa di un incendio.Al nostro arrivo a Paro, potremo già cominciare la visita della città.Pensione completa e pernottamento in hotel.

Tappa: 4 - Giorno: 4 - La giornata è dedicata al Festival di Paro  
Intera giornata dedicata al Festival di Paro, che si svolge in un campo nei pressi dello Dzong, il monastero fortezza. I Festival (o Tsechu) si celebrano ogni anno in diversi monasteri, templi e fortezze in tutto il paese. E’ principalmente un evento religioso, che si tiene il 10° giorno del mese del calendario lunare che corrisponde alla nascita di Guru Padmasambhava, un maestro indiano dell’VIII secolo. Il Paro Tsechu è uno dei più importanti festival del calendario bhutanese. Si celebra ogni anno dal XVII secolo, quando Zhabdrung Ngawang Namgyal, il fondatore dello stato del Bhutan, e il penlop (governatore) Rigzin Nyingpo lo istituirono in concomitanza con la consacrazione dello Dzong di Paro nel 1644. Il festival si compone di tre momenti diversi: i rituali pre-festival, il primo giorno; le cerimonie che si svolgono all’interno dello Dzong il secondo giorno; la parte principale del festival, che ha luogo in un terreno circostante lo Dzong e dura tre giorni. La danza e la musica giocano un ruolo importante nella vita culturale del popolo bhutanese. Ogni villaggio e comunità hanno una tradizione ricca di danze che scandiscono il passaggio delle stagioni e altre importanti circostanze (come la costruzione di uno dzong ad esempio). I Cham (danze rituali con le maschere), sono eseguite principalmente per trasmettere messaggi religiosi alla popolazione. Alcune furono composte dallo stesso Guru Rinpoche e altre da Terton Pema Lingpa, da Zhabdrung Ngawang Namgyal e altri santi. Durante le danze sono invocate le divinità degli insegnamenti tantrici e, per mezzo del loro potere e della loro benedizione, tutti i mali sono rimossi. Tutti gli spiriti maligni sono sconfitti e la dottrina del Buddha prospera e porta gioia e felicità a tutti gli esseri viventi. Ogni danza ha il suo significato e sono tutte eseguite dai monaci che indossano costumi diversi in armonia con ciò che devono rappresentare.Pensione completa e pernottamento in hotel.

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Escursione alla famosa tana della Tigre e proseguimento per Thimpu  
Sveglia prima dell’alba per assistere alla cerimonia del Thongdrol (enorme thangka di seta che viene esposto al pubblico per alcune ore, l’ultimo giorno del Festival). Thongdrol significa “Liberazione alla vista” e viene dalla credenza che il vedere un’immagine buddhista eseguita secondo regole tradizionali getti un seme dell’illuminazione nel cuore di chi la può vedere. Questo seme si trasformerà nel tempo nella liberazione della mente e metterà fine al ciclo delle rinascite. L’immagine principale del thongdrol rappresenta Guru Rinpoche, accompagnato dalle sue due mogli, Mandarava e Yeshe Tsogyal. A sinistra e a destra dell’immagine principale si vedono le otto principali manifestazioni del Guru. Nella parte superiore al centro sono rappresentati i tre bodhisattva, Amitabha, Avalokiteshvara e Ushnishavijaya. Sotto le figure delle mogli si trovano lo Zhabdrung Ngawang Namgyal, il fondatore del Bhutan moderno e il quarto Druk Desi (supremo capo civile) Tenzin Rabgye. Questo enorme thangka viene srotolato e poi di nuovo arrotolato cerimoniosamente prima che i raggi del sole lo raggiungano. Rientro in hotel per la colazione (chi non desiderasse assistere alla cerimonia del Thongdrol, potrà aspettare il gruppo in hotel). La nostra visita a Paro include la salita al celebre complesso di Taktsang (la Tana della Tigre). È il più famoso tra i monasteri del Bhutan, arroccato sul margine di un dirupo a 900 m sopra il fondovalle. Il nome del monastero fa riferimento a una leggenda secondo la quale nel VII secolo Guru Rinpoche sarebbe volato fin qui aggrappato al dorso di una tigre (una manifestazione della sua consorte Yeshe Tsogyal) per sottomettere il demone della zona, Singey Samdrup. Il guru trascorse i tre mesi successivi qui, in meditazione all’interno di una grotta, il cui accesso si può intravedere (è chiuso da una porta dorata) quando si visita il monastero. Dopo tale avvenimento, tutti gli abitanti della valle si convertirono al buddhismo. Il sito, riconosciuto come ney (luogo sacro) è meta di pellegrini provenienti da tutto il paese. Sembra che anche il santo Milarepa abbia meditato nel monastero. Il Lhakhang principale fu costruito nel 1692 intorno al Dukhang, la grotta sacra in cui meditò Guru Rinpoche, per volere del penlop di Paro, Gyalse Tenzin Rabgye. La struttura principale è stata ricostruita dopo che un incendio l’aveva distrutta nel 1998. Secondo la tradizione, l’edificio principale era ancorato allo strapiombo roccioso grazie ai capelli delle khandroma (divinità celesti femminili), che avevano caricato sulle loro schiene e trasportato lungo la salita il materiale da costruzione. Il complesso è composto di diversi edifici. Dopo il pranzo, proseguimento per Thimpu.Pensione completa e pernottamento in hotel.N.B. Segnaliamo che l’escursione a Taktsang comporta una camminata in salita di circa due/tre ore su un sentiero ben segnalato; i due terzi del percorso possono essere effettuati anche a cavallo (opzione valida solo per la salita, pagabile in loco al costo di ca. Usd 25,00) mentre l’ultima parte del sentiero è possibile effettuarla solo a piedi, in quanto si tratta di una scalinata.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Escursione al complesso monastico di Phajoding e visita della città  
Escursione a piedi al complesso monastico di Phajoding. Si tratta di un percorso di circa 5 chilometri ed è considerato uno dei trekking più belli del paese. La camminata comincia dalla valle di Motithang-Thimpu con una leggera salita attraverso una foresta di pini, rododendri, querce e altre piante di montagna. Il sentiero sale fino ad un piccolo stupa che ci regala il miglior panorama della valle di Thimpu. Ancora una camminata fino ad un’area aperta, dove sorgono alcune abitazioni alla base del complesso monastico. Phajoding Ghoenpa è un complesso formato da dieci templi e 15 residenze monastiche, alcune delle quali utilizzate per periodi di meditazione e ritiri spirituali. Fu fondato nel XIII secolo da Togden Pajo, uno yogi del Tibet che cercava un luogo per meditare. La maggior parte dei templi fu costruita nel 1748 per merito di Shakya Rinchen, il 9° Je Khenpo (il capo abate del Bhutan). Pranzo a pic-nic. Al termine della visita, rientro a Thimpu. Con una popolazione pari a circa 80.000 abitanti, è la capitale della nazione del Bhutan dal 1961 e la città più popolata. Insolitamente per una capitale di stato, Thimphu non è direttamente servita da un aeroporto cittadino e ricorre all'unico scalo aeroportuale internazionale di tutto il Bhutan, l'aeroporto di Paro, che si trova a circa 54 km dal suo centro. La Druk Air è la sola compagnia aerea nazionale a operare nel territorio bhutanese. La National Library (chiusa la domenica e le festività) fu istituita nel 1967 per conservare antichi testi scritti in dzongkha e in tibetano. Si tratta di un edificio riccamente decorato che ben rappresenta l’architettura bhutanese. I libri tradizionali e i manoscritti storici sono custoditi al piano superiore e includono testi stampati nelle famose tipografie di Derge e Narthang. Qui sono rappresentate le scritture di tutte le scuole religiose, compresa la tradizione bön. La maggior parte dei libri è in stile tibetano, cioè opere stampate o scritte a mano su lunghe strisce di carte realizzate artigianalmente, ripiegate e protette da due tavolette di legno rivestite di seta. Una curiosità: presso la biblioteca si trova il libro più grande mai pubblicato, intitolato Bhutan: il libro pesa 68 kg ed è alto più di 2 m. Il National Institute of Traditional Medicine è stato fondato nel 1978 e produce medicinali a base di erbe officinali e altri preparati. Il piccolo museo fornisce informazioni sui vari ingredienti utilizzati che spaziano dalle erbe ai minerali e dalle sostanze animali ai metalli e pietre preziose. L’istituto raccoglie piante medicinali dagli angoli più remoti dell’Himalaya bhutanese. Il Folk Heritage Museum, realizzato dalla regina del Bhutan in una dimora risalente al XIX secolo a testimonianza della vita, delle usanze e tradizioni della cultura bhutanese. Il Trashi Chhoe Dzong, situato a nord della città sulla sponda occidentale del Wang Chhu, non sovrasta la valle o la città come una fortezza. Questo dzong fu scelto come sito per la sontuosa cerimonia d’incoronazione ufficiale del quinto re nel 2008. L’edificio che si visita oggi non è quello originario, che è stato ampliato e restaurato più volte. Un tempo era sede dell’Assemblea nazionale, mentre oggi ospita il segretariato, la sala del trono e gli uffici del re, oltre ai ministeri degli affari interni e delle finanze. Il National Memorial Chorten è uno degli edifici religiosi più notevoli di Thimpu. Fu costruito nel 1974 in memoria del terzo re, Jigme Dorji Wangchuck (1928-1972). Il chorten, intonacato a calce, presenta dettagli riccamente intagliati che si affacciano sui quattro punti cardinali ed è caratterizzato da elaborati mandala (diagrammi esoterici), da statue e da un altare dedicato al terzo re. Molti buddhisti lo considerano il centro delle loro preghiere quotidiane. A tutte le ore del giorno, infatti, è frequentato da fedeli che vi camminano intorno e fanno girare le grandi ruote rituali rosse. Al termine delle visite, rientro in hotel per la cena e il pernottamento.

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Partenza da Thimpu attraverso il Dochu La (3150 m) e arrivo a Punakha  
Dopo la colazione, ci dirigiamo verso Punakha. Lasciata Thimpu, percorriamo la strada statale fino a giungere a un bivio, per entrare nella National highway che corre da est a ovest. Lungo la strada si potrà ammirare un bellissimo scorcio del Simtokha Dzong. La strada comincia a salire passando in mezzo a coltivazioni di alberi di mele e boschi di pini dell’Himalaya fino a raggiungere il villaggio di Hongtsho (2.890 m), dove c’è un posto di blocco che regola l’accesso al Bhutan orientale. La strada continua a salire fino al Dochu La (3.140 m), contrassegnato da una grande varietà di bandiere di preghiera e da un impressionante insieme di 108 chorten. Nelle giornate limpide il passo offre una veduta panoramica dell’Himalaya bhutanese. La serie di chorten fu costruita nel 2005 come atto di espiazione per la perdita di vite umane causata dallo sconfinamento di militanti indipendentisti assamesi nel sud del Bhutan. La collina sopra i chorten è ricoperta da un bosco di rododendri che in questo periodo dell’anno cominciano a fiorire. Avvicinandosi al passo, la vegetazione cambia bruscamente aspetto: querce, aceri e pini dell’Himalaya cedono il posto a un’umida foresta composta di rododendri, cipressi, cicute e abeti. Arrivati a Metshina, la strada si stacca dalla National Highway e scende a zigzag fino a Sopsokha. Su una collinetta al centro della valle, sotto Metshina è visibile il tetto giallo del Chimilhakhang, costruito nel 1499 dal cugino di Lama Drukpa Kunley in suo onore, dopo che questi sottomise la diavolessa del Passo Dochu con il suo magico fulmine della saggezza. Nel Lakhang, dove si recano le donne senza figli per ricevere un wang (benedizione), è custodita un’effige lignea del fulmine del lama. Il tempio si raggiunge a piedi in venti minuti, attraverso le risaie e fino all’insediamento di Pana, che significa ‘campo’ e poi una breve salita conduce al tempio. Il tempio è circondato da una fila di ruote della preghiera e vi risiedono alcuni monaci. Arrivo a Punakha. Dopo il pranzo, visita del famoso Dzong, il secondo più antico del Bhutan e fino al 1950 sede del governo. E’ uno degli dzong più belli del paese e in primavera il colore lilla degli alberi di jacaranda conferisce un’atmosfera idilliaca a questo luogo. Lo dzong è stato costruito nel 1637, nello stesso luogo dove, già nel 1326, sorgeva un edificio più piccolo chiamato Dzong Chug (piccolo dzong), che ospitava una statua del Buddha, e si trova tra due fiumi chiamati Pho (maschio) e Mo (femmina). Al termine delle visite, rientro in hotel per la cena e il pernottamento.

Tappa: 8 - Giorno: 8 - La nostra strada sale fino al passo di Pele La. Arrivo a Trongsa e proseguimento per la valle di Bhumtang  
HYPERLINK "http://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&frm=1&source=images&cd=&cad=rja&docid=QNmqPFdJ0D1skM&tbnid=wKTBTxmzfHJlKM:&ved=0CAUQjRw&url=http://www.riksinbhutan.com/?page_id=221&ei=4pBJUtsfxI60BtnMgIAO&bvm=bv.53217764,d.Yms&psig=AFQjCNF4ex9uNVf7LI64_cW-3CNxB_zyBA&ust=1380639325488400" Dopo la colazione, partenza per Trongsa. Dopo circa 21 km si giunge al villaggio di Wangdue Phodrang, il cui omonimo Dzong, situato all’estremità di un crinale sopra il fiume, ha subito una totale distruzione a causa di un incendio, ed è ora in ristrutturazione. La leggenda narra che lo Zhabdrung Ngawang Namgyal incontrò un giorno un ragazzo di nome Wangdi che giocava sulla riva sabbiosa del Punak Tsang Chhu. Quella vista lo intenerì al punto da indurlo a chiamare il nuovo Dzong Wagdi. Lo Dzong fu fondato nel 1638 e sicuramente la sua posizione fu scelta perché dominante sulle valli sottostanti. Secondo la leggenda, tuttavia, la ragione fu un’altra: durante la ricerca per un luogo adatto alla costruzione dello Dzong quattro corvi furono visti levarsi in volo verso quattro direzioni diverse. Ciò fu considerato di buon auspicio, perché stava significando la diffusione della religione verso tutti i punti cardinali. Proseguiamo verso est, fino a giungere al Passo Pele La (3.420 m), dove, se saremo fortunati, potremo ammirare le cime innevate e in particolare quella della montagna sacra del Bhutan, il Monte Jumolhari (7.314 m). Come ogni passo, anche questo è contrassegnato da un chorten e da moltissime bandiere di preghiera. Dal Passo, la strada scende inoltrandosi attraverso strani bambù nani chiamati cham. Questo tipo di bambù non cresce abbastanza da trovare un’utilità pratica, ma quando è piccolo, è il cibo preferito di yak e cavalli. La strada attraversa i rigogliosi boschi di sempreverdi della Valle di Longte e a mano a mano che scende iniziano a comparire latifoglie e bambù e si passa di fronte al villaggio di Rukubji, dove le case sono raccolte le une vicino alle altre. Tutto intorno al villaggio si susseguono campi di senape, patate, orzo e grano. Si continua a scendere in una valle secondaria fino al villaggio di Sephu (2.610 m) e poi si segue il corso del fiume Nikka Chhu fino al villaggio di Chendebji, sull’altra riva del fiume. Pranzo a Trongsa. Lo Stupa di Chendebji, prende il nome dallo Stupa di Swayambhunath a Kathmandu. Si tratta infatti di una grande struttura bianca progettata sul modello di quello di Kathmandu, che fu edificata nel XIX secolo da Lama Shida, originario del Tibet, per occultare i resti di uno spirito maligno ucciso in questo punto. E’ un luogo molto popolare e di pellegrinaggio. Superato lo stupa, la strada oltrepassa qualche fattoria, attraversa un torrente e s’inerpica nuovamente. La pianta che cresce lungo questo tragitto è l’edgeworthia, dalla quale si ricava la carta, mentre le scimmie marroni che spesso s’incontrano sono macachi resi. Si giunge infine a Trongsa (2.180 m), che è situata esattamente al centro del Bhutan ed è separata da alte catene montuose sia dalla parte orientale, sia da quella occidentale. Lo dzong e la città sorgono arroccati sopra una gola e offrono affascinanti vedute dei Monti Neri a sud-ovest. L’imponente dzong, in posizione strategica sopra l’impetuoso fiume Mangde Chhu, è forse quello situato nella posizione più spettacolare di tutto il Bhutan. Risale al XVI secolo e ha una storia molto ricca. La prima costruzione si deve a Lama Ngagi che giunse a Trongsa nel 1541 e fece costruire una tshamkhang (piccola sala di meditazione), dopo aver scoperto impronte di zoccoli appartenenti al cavallo della divinità protettrice Paldem Lhamo e che apparvero misteriosamente. Trongsa (‘nuovo villaggio’ nel dialetto locale) prende il nome dai rifugi e residenze di eremiti che presto sorsero attorno alla cappella. I diversi edifici che costituiscono lo dzong seguono il profilo del crinale, con una successione di corridoi che sembrano strade, ampie scalinate e cortili di pietra. Lo dzong, come si presenta oggi, fu fatto edificare nel 1644 dal Chhogyek Mingyur Tenpa, l’ufficiale inviato dallo zhabdrung per unificare il Bhutan orientale. La sua particolare posizione strategica attribuì a questa costruzione una grande importanza: l’unica strada tra il Bhutan orientale e quello occidentale passa ancora oggi per Trongsa e un tempo attraversava lo stesso Dzong; di conseguenza, prima della costruzione della strada, il penlop di Trongsa aveva il controllo assoluto del traffico di merci e di persone tra queste due parti del paese e beneficiava delle tasse che ne derivavano. Lo Dzong è la dimora ancestrale della famiglia reale del Bhutan.Cena e pernottamento in hotel.

Tappa: 9 - Giorno: 9 - Intera giornata dedicata all'esplorazione della valle del Bumthang, con lo Dzong di Jakar, il tempio Jampa Lhakhang e il palazzo di Chakar Lhakang  
Intera giornata dedicata alla scoperta della Valle di Bumthang. Si comincia con la visita dello Jakar Dzong. Secondo la leggenda, quando i lama si riunirono per scegliere un sito propizio su cui costruire un monastero, nell’aria comparve improvvisamente un grande uccello bianco che si posò sullo sperone roccioso di un’altura. L’apparizione fu interpretata come un segno di buon auspicio e su quell’altura furono eretti il monastero e lo Jakar Dzong, che significa ‘castello’ dell’uccello bianco’. Il complesso attuale, edificato nel 1667, si raggiunge a piedi, seguendo un sentiero lastricato. La nostra giornata prosegue con la visita del Jampey Lhakhang, uno dei templi più antichi del Bhutan che si crede sia stato costruito dal re tibetano Songtsen Gampo nell’anno 659. Il tempio fu visitato da Guru Rinpoche nel corso del suo viaggio nel Bumthang e fu rinnovato dal Sindhu Raja. Nel Jampey Lhakhang principale ci sono tre gradini di pietra che rappresentano diversi periodi. Il primo è coperto da un’asse di legno e scende nella terra a simboleggiare il passato, l’epoca del Buddha Sakyamuni. Il secondo corrisponde al presente ed è collocato allo stesso livello del pavimento. Il terzo rappresenta l’era che verrà: si crede che, quando lo scalino del presente affonderà nella terra, gli dei diventeranno come gli esseri umani e il mondo così com’era scomparirà. La figura centrale nell’antico tempio è Jampa, il Buddha del Futuro, con i piedi su un elefante. Poco distante dal Jampey Lhakhang si trova il Chakar Lhokhang (tempio del castello di ferro). Sorge nel punto in cui un tempo si trovava il palazzo di Sendha Gyap, il re indiano meglio noto come Sindhu Raja. Il palazzo originario era di ferro, da cui il nome Chakhar: pare che fosse alto nove piani e che potesse contenere tutti i tesori del mondo. La struttura attuale, fu edificata nel XIV secolo dal santo Dorji Lingpa. La nostra giornata non può concludersi senza la visita del complesso di tempi di Kurjey Lhakhang che deve il suo nome all’impronta (jey) del corpo (kur) di Guru Rinpoche, custodita in una grotta all’interno del più antico dei tre templi che fanno parte del complesso. Pranzo in ristorante locale. Al termine delle visite, rientro in hotel per la cena e il pernottamento.

Tappa: 10 - Giorno: 10 - Il viaggio continua verso est, attraverso una strada spettacolare fino al passo carrozzabile più alto del paese, il Thrumshingla (4.000 m). La nostra tappa finale è Mongar  
Il viaggio continua verso est, lungo una delle strade carrozzabili più spettacolari della regione, scendendo per 3,200 m su un percorso di 84 km. Il primo villaggio che incontriamo lungo il nostro percorso è Ura, uno dei più interessanti del Bhutan. E’ costituito da circa 40 case molto vicine le une alle altre e separate da strade di acciottolato, mentre il Lhakhang principale domina il paese e gli dona un’atmosfera medievale. Qui si celebra una grande festa nel mese di maggio, lo yakchoe di Ura. Dal villaggio la strada attraversa il Thrumshing La National Park. Si sale oltre pareti a picco e alberi di cedro e poi, oltre il crinale, la strada comincia a scendere nella Valle di Gayzam Chhu per poi salire nuovamente. Poco prima di giungere al valico s’incontra un piccolo parco che vanta oltre 40 specie di rododendri. Se la giornata è limpida, avvicinandoci al passo, potremo osservare il panorama sul Gangkhar Puensum (7.541 m). Un muro mani (muro di pietre con iscrizioni sacre per il buddhismo) e le immancabili bandiere di preghiere decorano il passo (4.000 m). La strada scende a tornanti attraversando una foresta di abeti e dopo essere scesi per circa 700 m, ci si addentra nei pascoli della valle di Sengor. Il successivo tratto di strada è il più selvaggio del paese. Oltre la valle di Sengor comincia una ripida salita nella valle di Kuri Chhu e la strada è attraversata da numerose cascatelle che scendono dalle pareti circostanti. Sul posto si trovano numerosi chorten eretti in memoria dei lavoratori indiani e nepalesi rimasti uccisi durante la costruzione della strada. Nella zona non esistono insediamenti umani ad eccezione di un campo di lavoratori a Namling. Dopo questo punto, il tragitto diventa più tranquillo, si esce dal Thrumshing La National Park fino ad arrivare nella parte più elevata di un’ampia valle laterale del Kuri Chhu, un luogo verde e rigoglioso, ricco di bambù e felci. La strada continua a scendere tortuosa nel fondovalle fino alla comparsa di terrazze coltivate a riso, mentre la vegetazione diventa tropicale, con piante di ananas e mango. La strada prosegue verso nord fino a incrociare la valle principale del Kuri Chhu e, dopo essere scesi di 3.200 m, raggiungiamo infine il fondovalle. La strada per Mongar sale tra i boschi di pini himalayani lungo il versante orientale della valle del Kuri Chhu. Avvicinandoci al villaggio, si cominciano a vedere le coltivazioni di cereali. Nel Bhutan orientale quasi tutti i centri abitati, tra cui Mongar, si trovano sulla sommità di un rilievo o di un crinale. La strada principale di Mongar è fiancheggiata dalle tradizionali case bhutanesi in pietra dipinta, dalle facciate in legno con tante piante multicolori in vaso e ruote di preghiere sulle verande. Il Mongar Dzong, insolito per via dei due ingressi e per il fatto che il personale dell’amministrazione e i monaci, che dovrebbero avere sempre cortili separati, qui condividono il medesimo, è stato ricostruito nel 1953. Lo dzong ospita un’ottantina di monaci, dei quali circa settanta sono ragazzi tra gli otto e i dieci anni. Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

Tappa: 11 - Giorno: 11 - Attraverso il Kori La Pass (2.450 m) arriviamo a Trashigang  
Lasciando Mongar, la strada sale fiancheggiando campi di granoturco fino al shedra (collegio buddhista) di Kilikhar, quindi taglia tra i rododendri e i boschi di pini himalayani fino alle case sparse dell’insediamento di Naling. Più avanti si trova il Kori La (2400 m), decorato da una quantità di bandiere di preghiera e un piccolo muro mani. Dal passo la strada scende bruscamente nella parte superiore dell’ampio bacino del Manas Chhu, snodandosi attraverso una foresta di latifoglie. Dopo aver attraversato campi di cereali e senape, si raggiunge il villaggio di Yadi (1480 m). Oltre Yadi, un lungo tratto di strada è fiancheggiato da bandiere di preghiera; al di sotto si snodano numerosi tornanti che conducono in basso ad attraversare una foresta di pini himalayani, con un sottobosco di citronella. Oltrepassati altri tornanti, la strada attraversa un ponte su cui sono dipinti gli otto Tashi Tagye, i simboli buddhisti della buona fortuna. Dopo 71 km da Mongar, si giunge a Thungdari e in alto si può intravedere lo Dzong, situato sopra la riva meridionale del Drangme Chhu. Giunti al ponte di Chazam, la strada si dirige a nord, seguendo la valle del Kulong Chhu per poi salire a Trashigang (1070 m). Questa è una delle cittadine più interessanti del Bhutan. Il pittoresco centro abitato sorge ai piedi di una ripida valle boschiva, attraversata dal corso del Mithidang Chhu. Lo dzong , attualmente chiuso per restauro dopo il terremoto del 2009, sorge su un elevato promontorio che domina la confluenza del Drangme Chhu e del Gamri Chhu. L’edificio risale al 1667 e si deve a Mingyur Tenpa, il terzo desi del Bhutan. L’intera regione orientale fu governata da questo dzong dalla fine del XVII all’inizio del XX secolo. La sua struttura è anche qui piuttosto insolita, perché il corpo amministrativo e quello monastico si affacciano sullo stesso cortile. Pranzo in ristorante lungo il percorso e cena in guest house.

Tappa: 12 - Giorno: 12 - Escursione a Trashiyangtze  
Partenza per Thashiyangtze dove visiteremo il famoso Monastero di Gom Kora (gom significa luogo di meditazione e kora circumambulazione), circondato da campi terrazzati di riso. Guru Rinpoche ha meditato in questo luogo e ha lasciato l’impronta del suo corpo su una roccia dopo avervi schiacciato un malvagio dragone. Qui il Guru ha anche nascosto un tshebum o vaso contenente l’acqua dell’ immortalità. Il tempio è stato costruito nel XII secolo da Minjur Tempa; i pellegrini lo riveriscono come un luogo particolarmente sacro. Raggiungiamo il villaggio di Doksum, le cui donne sono abili tessitrici; la tecnica di tessitura più famosa è detta kushuthara (broccato). Quasi tutte le case che costituiscono il villaggio ospitano un telaio nel porticato. Pranzo in ristorante locale, cena e il pernottamento.

Tappa: 13 - Giorno: 13 - Proseguimento per Samdrup Jongkhar, al confine con l'India  
Dopo la prima colazione partenza per Samdrup Jongkhar, la principale città commerciale del Bhutan, situata ad est, al confine con l'India. Dopo circa 45 km la strada attraversa lo Yongphu La (2190 m), offrendo un ultimo colpo d’occhio sull’Himalaya, poi, dall’alto della valle di Barshong, inizia a scendere bruscamente attraverso un crinale, raggiunge un’altra valle e continua a scendere fino ad arrivare a Gumchu, al di sotto del quale si apre una valle incantevole, punteggiata di abitazioni tradizionali circondate da vasti pascoli verdeggianti. Si giunge infine al villaggio di Khaling, dove è situato il Khaling Institute, la scuola per i ciechi, una delle più antiche istituzioni scolastiche del Bhutan, che si trova in questa verde e fertile valle del Khaling, il cui nome viene da Kha, uccello, e ling, valle. Pensione completa. Arrivo a Samdrup Jongkhar e sistemazione in albergo. Nota bene. L’albergo di Samdrup Jonghar è molto spartano, ma non esistono sistemazioni migliori.

Tappa: 14 - Giorno: 14 - Partenza per Guwahati via terra e proseguimento in volo per Delhi  
Dopo la prima colazione, partenza per l’aeroporto Guwahati (nello stato federato di Assam, in India), che si raggiunge dopo circa tre ore.Pranzo in hotel a Guwahati. Nel pomeriggio volo per Delhi. Arrivo e trasferimento in hotel.Cena libera e pernottamento.

Tappa: 15 - Giorno: 15 - Partenza da Delhi per Milano via Dubai. L'arrivo in Italia è previsto in serata  
In mattinata trasferimento in aeroporto e partenza per Milano, via Dubai.Arrivo in serata.Monaci 2. Pellegrine bhutanesi 3. La Tana della Tigre

PARTENZE


26/03/2018 - Sarai accompagnato da:   MARINO KELLER BARD  

Prezzo del viaggio 5.686 Euro TUTTO INCLUSO

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Servizi inclusi nelle quote viaggio

CAMBIO APPLICATO:

Questi prezzi sono ancorati al rapporto di cambio (1euro= 1,15 usd) e possono essere soggetti ad adeguamento valutario (valgono le condizioni di vendita da catalogo).

La percentuale della quota pagata in valuta estera è del 55% del prezzo del viaggio.

 

La quota comprende:

 

  • I voli internazionali in classe economica
  • Il volo Calcutta-Paro in classe economica
  • Il visto per l’ingresso in Bhutan
  • Le Royalties del Bhutan Tourist
  • I trasferimenti in minibus con aria condizionata
  • Tutte le visite, come da programma
  • Esperto dall’Italia al raggiungimento del minimo previsto di 10 partecipanti
  • Guida locale parlante inglese
  • Sistemazione nelle strutture previste dal programma
  • Early check in il giorno dell’arrivo a Calcutta e prima colazione
  • Mezza giornate di visite a Calcutta
  • Tutti i pasti menzionati nel programma che saranno previsti in hotel, in ristoranti locali o come picnic
  • Un litro d’acqua al giorno a persona
  • Tutti i permessi e gli ingressi nei siti da visitare

 

La quota non comprende:

 

  • Il visto per l’ingresso in India (68 euro + 30 euro di spese)
  • Le bevande
  • Le mance
  • Facchinaggio
  • Tax & Fuel
  • Tutto quanto non incluso nella ‘la quota comprende’

 

MANCE

Le mance non sono incluse nella quota di partecipazione. Prevedere circa 90 euro che l’accompagnatore provvederà a suddividere tra guide locali, autisti, facchini…

 

 

 

Bene a sapersi

 

  • Questo itinerario prevede l’entrata in Bhutan via India, è necessario quindi ottenere due visti d’ingresso per i rispettivi paesi:
  • il visto Bhutan per il quale è necessario richiedere un permesso anticipatamente inviando a Kel 12 la scansione del passaporto  e  di una fototessera, entrambe a colori.
  • il visto India che si ottiene in Italia inviando a Kel 12 il passaporto, i moduli compilati e le due fototessera a colori 5cmx5cm su sfondo bianco (si paga in Italia € 68 + 30) 

 

  • Preghiamo quindi di inviare a Kel 12 al momento della prenotazione la scansione del passaporto e di una fototessera (entrambe a colori) via email.
  • Il passaporto in originale, due foto tessera a colori formato 5cmx5cm su sfondo bianco ed i moduli per il visto India dovranno essere spediti a Kel 12 almeno un mese prima della partenza.
  • Portare in viaggio almeno 4 fototessera a colori.

 

  • RACCOMANDIAMO DI AVERE ALMENO 6 PAGINE LIBERE SUL PASSAPORTO

 

Questo viaggio è stato programmato in uno dei periodi migliori per visitare questo paese, che sono appunto, marzo-aprile e settembre-novembre, anche se bisogna tenere conto del fatto che, essendo un paese di montagna, le temperature, la mattina presto o la sera, potrebbero diminuire.

  • Tutte le strade che percorriamo in Bhutan sono spesso soggette a manutenzione e quindi NON asfaltate; essendo un paese di montagna, molto spesso si dovranno percorrere tornanti in salita e in discesa e il tempo di percorrenza si allunga. I tempi segnalati nel programma si riferiscono ai tempi di percorrenza escluse le soste; tali tempi potranno variare in caso di lavori di manutenzione. I paesaggi comunque sono piacevoli anche se i percorsi possono essere lunghi in alcune giornate. In alcune giornate attraverseremo dei passi ad altitudini elevate, ma non è previsto alcun pernottamento sopra i 2.500 m.
  • Le sistemazioni scelte per i viaggiatori Kel 12 in Bhutan sono   standard, di livello medio e non lussuose. Nella parte centrale del Paese e nella parte orientale, che è anche quella meno turistica, le strutture sono molto semplici e spartane, ma comunque sempre pulite e con bagno privato.

I nominativi degli alberghi previsti saranno riconfermati un mese prima della partenza. Alcune sistemazioni potranno essere sostituite da strutture di pari categoria.

  • All’interno dei monasteri non è mai consentito fotografare. Quando si visitano gli dzong, le foto sono consentite nel cortile e esternamente agli edifici, ma non al loro interno.
  • Vi ricordiamo che il Bhutan è un paese profondamente buddhista ed è quindi consigliabile comportarsi in mondo da non urtare la sensibilità locale (non baciarsi in pubblico, non abbracciarsi, vestirsi in modo decoroso…).
  • Regole per i fumatori. Ai fumatori è richiesto di dichiarare le sigarette che importano nel paese e di pagare una tassa del 200%. Sarà consegnato un permesso speciale per fumare solo in aree designate. La persona potrebbe essere perseguita se non trovata in possesso del permesso.
  • Consigliamo di portare con voi i tappi per le orecchie, poiché durante la notte ci sono molti cani che abbaiano.
  • Utile avere con sé una torcia elettrica per i probabili blackout e a volte per visitare l’interno di templi e monasteri.

 

 

 

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