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MUSTANG, IL PICCOLO TIBET, IN OCCASIONE DEL TIJI FESTIVAL


Prezzo del Viaggio

A partire da: 3850 Euro

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Il Club

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Durata

14 giorni e di 12 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 8 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 14 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Partenza dall' Italia per Katmandu con volo di linea. Pasti e pernottamento a bordo e arrivo il giorno seguente  
Partenza dall’Italia con voli di linea per Kathmandu. Pasti e pernottamento a bordo.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Arrivo a Katmandu; fatica permettendo si potrà cominciare la visita della capitale nepalese  
Arrivo a Kathmandu nel pomeriggio. Al nostro arrivo all’aeroporto, dopo aver sbrigato le formalità relative all’ottenimento del visto, incontro con la guida locale e trasferimento in bus privato all’hotel Soaltee Crown Plaza. Tempo e fatica permettendo, si può iniziare la scoperta di questa incredibile città. Kathmandu è un museo all’aperto e anche se negli ultimi anni è molto cambiata, con una miriade di costruzioni senza alcuno stile, è diventata rumorosissima, caotica e con molto inquinamento, non ha tuttavia perso il suo antico fascino e se quando siamo a Durbar Square pensiamo solo ad immergerci nella sua magica atmosfera, riusciremo a dimenticare tutti gli aspetti negativi di questa città. La città si trova a 1.340 m slm ed è situata in posizione centrale rispetto alla valle che domina, più in lontananza, attorno alla valle, decine di montagne alte più di 6000 m che formano la catena himalayana. La città può essere visitata in diversi modi, ma l’ideale è scoprirla a piedi. Nel cuore della città vecchia: il Durbar, cioè “la piazza della corte reale”, dove sembra di tornare indietro nel tempo. Nel Durbar vi sono più di cinquanta templi e monumenti e fra questi spicca il magnifico Tempio di Taleju, che ospita la divinità della famiglia reale e che è possibili visitare solo esternamente. I suoi tre tetti sono ricoperti di rame dorato e una serie di campanelle tintinnanti rende atmosfera ancora più magica. Fu costruito dal re Mahendra Malla tra il 1549 e il 1596 dedicandolo alla divinità indiana Taleju Bhawani. Il Kasthamandap, il cui nome vuol dire “casa di legno”, venne costruito nel XII secolo e fu il re Laxmi Nar Singh Malla che volle la sua costruzione con il legno di un unico albero di “sal”. Inizialmente nell’edificio si tenevano cerimonie ed era il luogo di riunione dei forestieri che vi partecipavano e solo successivamente venne dedicato a Gorakhnath. Dietro questo edificio si trova il minuscolo tempio dell’Ashok Binayak, conosciuto anche come Maru Ganesh, una divinità molto amata dai nepalesi, il dio con la testa di elefante. Tornando più verso la piazza si trova il Tempio di Shiva. Sempre nella piazza, il vecchio Palazzo Reale, l’Hanuman Dhoka (il dio scimmia). Il palazzo venne fatto costruire nel XVII secolo dal re Pratap Malla, ma nel corso degli anni furono fatte diverse migliorie ed aggiunte. Nei pressi delle piazza, il Palazzo della Kumari, un edificio monastico costruito a metà del XVIII secolo e capolavoro dell’arte newar, con le finestre di legno riccamente scolpite. Qui vive la dea vivente, o Kumari, incarnazione di Taleju Bhavani, la dea protettrice della famiglia reale, manifestazione di Durga. Interessante anche il Tempio di Jagannath, l’edificio più antico della piazza (XVII secolo). Cena e pernottamento al Crown Plaza Hotel.

Tappa: 3 - Giorno: 3 - Trasferimento all' aeroporto e partenza per Pokhara, durante il volo si può ammirare la catena Himalayana centrale  
Ancora qualche ora dedicata alla scoperta di Kathmandu come il tempio di Pashputinath, detto anche la “piccola Benares”, dove ha sede il più importante tempio induista del Nepal dedicato a Pashupati, una delle incarnazioni di Shiva nella sua forma positiva, in qualità di pastore d’animali, di uomini e segno di fertilità, il cui simbolo è il lingam, il suo organo sessuale che rappresenta appunto l’energia e la fertilità. Pashupatinah è considerato il cuore di Kathmandu, l’anello che unisce e trasforma le forme di vita. Qui si muore, ma s’incomincia anche il cammino verso una nuova vita. La sua costruzione è iniziata nel 427 dell’era cristiana; il tempio domina il fiume sacro Bagmati (nato dalla bocca di Shiva), al quale si accede percorrendo una lunga scalinata. La Bagmati divide che è riservata agli induisti, dall’altra, cosparsa di piccole cappelle dove si trovano i lingam di pietra; da questo lato i non induisti vanno per assistere ai riti giornalieri della cremazione dei corpi. I sadhu, gli asceti, i saggi erranti induisti, vivono nei piccoli templi. Dopo le visite, trasferimento all’aeroporto in tempo utile per il volo per Pokhara (890 m.), durante il quale si può ammirare la catena Himalayana centrale. All’arrivo a Pokhara, trasferimento in hotel Fish Tail Lodge. Il pomeriggio sarà dedicato alla visita della cittadina che ha visto un rapido sviluppo negli ultimi anni. Punto di riferimento della città il lago Phewa, sul quale si specchiano alcune delle più alte vette dell’Himalaya (quando il cielo è limpido). Tra queste il Machhapuchhare (6.944m.), il cui nome tradotto vuol dire coda di pesce. Durante la bella stagione oltre a questa cima, si possono ammirare anche l’Annapurna I (8.091 m.), uno dei 14 “ottomila” della Terra, altre quattro vette del massiccio dell’Annapurna, il Dhaulagiri (8.167 m.) e l’Himalchuli Himal (7.893 m.). La cittadina è anche il punto di partenza di numerosi trekking e quindi sulla strada che costeggia il lago, si affacciano numerosi ristorantini, negozi di artigianato e di attrezzatura da montagna. A Pokhara si trova un solo edificio religioso di una certa importanza, il Tempio di Binde Vasini, in cima a una collinetta con ai suoi piedi un parco. Il tempio è dedicato a Durba (Parvati) nella sua rappresentazione di Binde Vasini Bhagwati e la sua immagine è un saligram (fossile di ammonite nera risalente al Giurassico, più di 100 milioni di anni fa). Nel 2004 a Pokhara è stato inaugurato il Museo Internazionale della Montagna Himalayana. Pensione completa e pernottamento in hotel.

Tappa: 4 - Giorno: 4 - Volo da Pokhara a Jomson; a bordo di fuoristrada, lasciamo il fiume Kali Gandaki per visitare la valle di Muktinth e l'omonimo villaggio. Dopo la visita, proseguimetno per Kagbeni, dove inizia l'area ristretta e proseguimento per Chhusang  
Nella mattinata trasferimento all’aeroporto per il volo per Jomsom (2.710 m.). Durante il volo e tempo permettendo si possono ammirare a destra le cime del Machapuchere (6.999 m.), l’Annapurna South (7.219 m.), lo Hiuchuli (6.441 m.) e parte dell’Annapurna I (8.091 m.), mentre a sinistra il massiccio del Daulaghiri (8.167 m.) e il Putali Himal. A Jomson incontro con il nostro staff e ultimati i preparativi, partenza in fuoristrada in direzione di Mukhtinath (3.810 m.). Il panorama è cambiato e ora alle brulle pietraie delle vallate del nord del Mustang si contrappone il verde della conca di Muktinah. Il significato delle due parole sanscrite da cui è formato il nome Mukti-nah è il Luogo del Signore della Liberazione, mentre nella lingua tibetana è detto Luogo delle Cento Sorgenti. Muktinath (3.810 m.), ritenuto luogo sacro già prima dell’avvento del Buddismo, è un importantissimo centro religioso e meta di pellegrinaggio per indù e buddisti e base di partenza per alcuni circuiti dell’Annapurna. A Muktinath, si trova un gonpa, il tempio di Vishnu e più in basso, in un vecchio tempio è custodita una fiamma sacra sprigionata da un gas naturale. Lasciato questo villaggio, la strada scende al pittoresco villaggio di Jarkoth, arroccato su di uno sperone della montagna e circondato da un susseguirsi di campi coltivati. La discesa continua in un ambiente aperto e quando arriviamo a picco sulla Kali Gandaki, il villaggio fortezza di Kagbeni si staglia in lontananza. Kagbeni (2.810 m), la Porta della Terra Proibita, infatti, al limitare del villaggio termina l’area visitabile con il normale trekking permit. Probabilmente nel passato il villaggio era pensato come una fortezza per difendersi dal nemico, mentre oggi offre un valido baluardo all’impeto del vento che implacabile si alza nella tarda mattinata di ogni giorno. Il villaggio è sovrastato dal massiccio del Nilghiri (7.061 m.) e in lontananza si scorge il colosso del Thorong. Kagbeni, il cui nome significa “alla confluenza di due fiumi”, sorge dove il fiume Jong Chu, proveniente da Muktinath, s’immette nel fiume Kali Gandaki; in cima si erge la tozza e massiccia costruzione del gompa (tempio in tibetano). Nel monastero vive una comunità di monaci dell’ordine Sakya e, infatti, sui muri esterni spiccano le caratteristiche strisce di colore grigio alternate a strisce rosse, segno distintivo di quest’ordine (i visitatori stranieri non sono ammessi all’interno del tempio). Il terreno attorno al villaggio è stato strappato alla montagna attraverso il lavoro dell’uomo che ha creato dei terrazzamenti dove sono coltivati orzo, patate e fagioli. Gli abitanti di questo villaggio appartengono all’etnia Gurung e la loro lingua è un intreccio tra il tibetano e il nepalese. Si prosegue, lasciando il corso del Kali Gandaki e seguendo una strada che comincia a salire, fino ad arrivare a un punto dal quale, si può vedere Kagbeni alle nostre spalle e l’imponente Nilgiri come sfondo. Il paesaggio è mozzafiato. Il fiume si fa strada attraverso le montagne creando un ampio letto. Il fiume scorre alla nostra sinistra e il sentiero che percorriamo, inizialmente largo, in seguito si stringe e corre lungo il fianco della montagna. Dall’altra parte del fiume il villaggio di Tiri Gaon circondato da campi coltivati. La strada che in alcuni punti è stretta, è un continuo saliscendi e se si incrociano altre carovane è necessario avanzare a sensi alternati, essendo impossibile talvolta per le bestie con il carico procedere nei due sensi. Gli animali delle carovane avanzano in fila indiana e sono tutti bardati: al collo pesanti campanacci, sulla fronte un triangolo di stoffa tessuto come i tipici tappeti tibetani che riproducono i simboli di buon auspicio o altri simboli dell’iconografia buddista; i capi fila sfoggiano dei pennacchi di coda di yak bianchi e rossi; le selle di legno poggiano su due tappeti. Si raggiunge un piccolo plateau da cui si può ammirare il fiume Kali Gandaki nel punto in cui riceve le acque del Ghilungpa Khola (khola in nepalese significa fiume). In alto sulla sinistra si scorge il sentiero che giunge dal Dolpo, mentre altri sentieri disegnati sui fianchi della montagna dagli uomini e dagli animali conducono ai pascoli estivi per gli yak. In vista del villaggio di Tangbe (3.060 m.) la strada scende verso il fiume per poi risalire verso le prime abitazioni del villaggio. Non si può non cercare di immortalare quello che si vede: sotto di noi il terreno forma dei contrafforti naturali chiamati sandbar. Si arriva a Tangbe, antico villaggio fortezza, con i suoi viottoli strettissimi che corrono tra gli alti muri delle costruzioni e sulle quali si aprono piccole finestre bordate da una spessa striscia di colore rosso. Tangbe è un grazioso villaggio, ormai abitato da poche persone di etnia Tagbeni Gurung. L’attuale villaggio non è l’originario che sorgeva più in basso ma che è scivolato a valle a causa di una frana. Uscendo da Tangbe, in breve si giunge a Chhusang (2.980 m.), un villaggio che si protende sul fiume Kali Gandaki, mentre intorno è circondato da uno scenario di rocce dai mille colori. Disseminate tra le rocce, innumerevoli grotte, ricordo di un passato movimentato e oggi quasi tutte inaccessibili; in tempi remoti furono abitazioni, ricoveri per carovane e pellegrini, ma anche eremi per monaci e asceti. Ancora d’etnia Gurung, a Chhusang la gente comprende e parla anche la lingua tibetana, ci si trova, infatti, al bivio tra due mondi quello nepalese che stiamo lasciando per entrare in un angolo intatto del Tibet. Sul greto dei fiumi e dei torrenti è relativamente facile trovare i saligram (fossili di ammonite nera) che i locali raccolgono per vendere agli stranieri (l’amministrazione nepalese ne vieta l’acquisto e all’aeroporto di Jomsom chi ne è trovato in possesso rischia multe salate). Disseminati attorno all’ambiente innumerevoli chorten (in tibetano reliquario e rappresentazione tridimensionale dell’universo Buddista). Pensione completa e pernottamento in guest house.(da Kagbeni comincia l’area per la quale è necessario essere muniti di un permesso speciale rilasciato dall’Autorità competente, all’ottenimento del quale provvederà l’organizzazione locale).

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Lasciamo il villaggio di Chhuksang per arrivare a Ghami, passando per Samar  
Si lascia Chuksang e si attraversa il Narsing Khola, un affluente del Kali Gandaki. Per un tratto la strada corre parallela ai possenti muri di pietra che delimitano gli appezzamenti coltivati e poi costeggia il fiume.Il paesaggio intorno è un tripudio di colori e d’imponenti pareti rocciose. A destra s’intravede in lontananza il villaggio di Tetang. In cima a una ripida e polverosa salita è appollaiato il villaggio di Chele (3.050 m.). Nel raggiungere le porte del villaggio, un ultimo sguardo a Chuksang immerso in uno splendido panorama. Lasciando Chele e poco dopo, si avvista il sentiero che la collega, dopo aver attraversato un ponte sospeso, al villaggio di Ghiekar appollaiato su uno sperone di roccia, circondato da campi coltivati. Il nostro percorso invece, sale al piccolo passo Taklam La (3.624 m.), da dove ci si addentra in uno spazio pietroso e selvaggio, uno dei luoghi più suggestivi di tutto il territorio. Superato un breve plateau, la strada sale tortuosa. Dopo la salita il percorso si snoda dolcemente fino al Dajori La (3.550 m.). Quasi su ogni cima, su ogni valico si scopre un luogo propiziatorio per accendere un fuoco e svolgere i riti del caso che consistono nell’offerta degli incensi e nel creare un profumo da donare agli Dei, emanato da sostanze quali il burro, la tsampa (in tibetano farina d’orzo), il the e il ginepro. Sul Dajori La si scorge Samar (Terra Rossa – 3.660 m.). Alberi e acqua caratterizzano l’ingresso al villaggio. Porte e portali delle abitazioni sono ornati da un cranio di capra, posto a protezione dalle persone defunte che non vogliono abbandonare i luoghi dove vissero e che è lo stesso tipo di protezione che è data dai chorten che circondano l’abitato. Dalla cima ove sorgeva il castello del re, con il cielo limpido, da destra a sinistra si stagliano il Nilghiri (7.061 m.) e il Tilicho (7.136 m.), il gruppo del Tharong (6.482 m.). L’area di Samar è parte integrante del Mustang da circa cento anni: un tempo era un piccolo feudo governato da un re locale. Lasciando il villaggio di Samar si prosegue fino a giungere a un bivio, a sinistra la strada carovaniera porta agevolmente, attraverso il Beza La (3.720 m.) e lo Yamdo La (3.760 m.) a Syangboche (3.800 m.), a destra, scende nuovamente e risale faticosamente, fino a raggiungere il modesto passo su cui ondeggiano bandierine delle preghiere. Intorno a noi svettano le cime del Nilghiri, del Damodar, la catena del Dhaulagiri e del Tharong e sotto di noi i canyons del fiume Kali Gandaki. Interessante la flora himalayana e con un po’ di fortuna si potranno avvistare pernici e aquile. Superato il piccolo valico, si procede oltre il massiccio e antico chorten che domina la vallata e davanti a noi si apre uno spazio che sembra non avere confini: tutto è bianco, la roccia, la sabbia. In questa immensità monocolore, si distingue nettamente la piana verdeggiante del villaggio di Ghelling (3.570 m.), dove poi la strada sale tra i campi al centro della valle, passando attraverso il villaggio di Tama Gaon e si raggiunge il passo di Nyi La (3.990 m.). Da questo punto, quando il cielo è limpido, si può ammirare la catena dell’Annapurna Nilgiri in tutto il suo splendore. Si scende verso il villaggio di Ghemi (3.520 m.). Fanno da sfondo al villaggio imponenti montagne rocciose, dai profili morbidi e sinuosi, che sembrano la tavolozza di un pittore, tanti sono i colori che vi si scorgono. L’abitato spunta tra il verde delle coltivazioni. Fermata a Ghemi, con i suoi chorten dipinti con i colori dei Sakya, il palazzo reale disabitato da tempo e i due piccoli gonpa. Il Kang Ka Cho Tò Gonpa della setta Sakya, fu edificato circa seicento anni fa. All’estremità del villaggio, sorge il piccolo Jo Mho Gonpa.Pensione completa e pernottamento in guesthouse.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Partiamo da Ghemi e attrverso un paesaggio costellato di grotte misteriose, chiamate dal National Geographic "Grotte celesti", raggiungiamo il villaggio di Tsarang dopo una sosta a Dhakmar. Proseguimento per Lo Manthang, la Città Proibita  
Dopo la colazione, lasciamo Ghemi per raggiungere Tsarang. La strada scende tra rocce multicolori che caratterizzano la vallata e giunge a un ponte d’acciaio che supera il fiume Tangmar Chu, quindi risale incontrando quello che probabilmente era il muro mani più lungo del Nepal. I muri mani sono una manifestazione religiosa concreta dei seguaci del Buddismo tibetano e sono interamente costituiti da pietre votive di varie dimensioni sulle quali sono state scolpite preghiere o brani di testi sacri. Il termine mani è l’abbreviazione del mantra (formula sacra), Om Mani Padme Hum, dedicato ad Avalokitesvara, il Boddhisattva della compassione. Parola di origine sanscrita, mani, è entrata a far parte della lingua tibetana, letteralmente traduce: il Gioiello, la Gemma. Il percorso raggiunge un altro passo, per poi digradare dolcemente verso Tsarang. Secondo i monaci il nome del villaggio significa “cresta di gallo”, a causa delle costruzioni religiose di colore rosso che sorgevano numerose sui crinali gialli delle montagne. Il gonpa, del XIV secolo, appartiene all’ordine dei Sakya e ospita una settantina di monaci, alcuni dei quali vi soggiornano solo periodicamente. Nel pronao del gonpa sono rappresentati i quattro Guardiani della Fede, la storia del mondo e una ruota della vita. La ruota della vita, sipa khorlo, in tibetano, rappresenta il ciclo della nostra esistenza, condizionata dalle emozioni fondamentali quali: l’ignoranza, l’attaccamento e l’avversione, che sono rappresentati sotto forma di animali al centro della ruota stessa. All’interno del tempio, sul grande altare di legno, una vetrina racchiude molte statue, la principale raffigura Campa, e davanti file di grosse ciotole colme d’acqua; a destra dell’altare, si trovano le scaffalature, dove sono riposte le pecia (in tibetano, libri sacri) e le pareti sono ricoperti di immagini di Buddha. Poco prima di giungere a Tsarang, deviazione al villaggio di Dhakmar, circondato da pareti rocciose colorate sulle quali sono scavate grotte che testimoniano un passato misterioso. Il piccolo monastero del villaggio si raggiunge con una breve camminata.Si parte da Tsarang per raggiungere la città proibita di Lo Manthang (3.730 m.). La strada scende di 125 m., attraversa il fiume Charang Chu per risalire poi tra le rocce fino a raggiungere un cumulo di pietre situato sulla cresta di fronte al villaggio e poi scende nella valle del Tholung. Sullo sfondo, dietro il villaggio, le cime del Nilgiri, il Damar, il Tilichi e dietro l’Annapurna 4. La strada sale ancora, oltrepassa un torrente e prosegue attraverso un paesaggio desolato che ha tutte le sfumature del grigio e del giallo. Dopo non molto tempo, s’incontra sulla strada il Sungdo Chorten, uno dei più belli del Mustang. Arrivati in cima al Lo La (3.940 m.), compare, adagiata ai nostri piedi, la città murata di Lo Manthang racchiusa da montagne dalle forme e colori più svariati. E’ una grande emozione e soddisfazione essere arrivati fino a qui!Pensione completa e pernottamento in guest house.Nota Bene: al momento della stesura di questo programma, il pernottamento a Lo Manthang è previsto in una guest house, ma stanno costruendo un hotel più confortevole. Se dovesse essere pronto prima della data di partenza di questo tour, prevederemo i pernottamenti nel nuovo hotel, ma in questo caso la quota base subirà un aumento essendo l’hotel di categoria superiore.

Tappa: 7 - Dal Giorno: 7 al Giorno 9 - Tre giornate dedicate alla scoperta della Valle di Lo Manthang e alla partecipazione al Tiji Festival  
Alla sinistra della città fortificata di Lo Manthang il villaggio di Thingarr, dove si trova la residenza estiva del re, mentre in lontananza s’intravvede il villaggio di Garphu che visiteremo il giorno seguente. Alcuni documenti indicano il 1380 come anno di fondazione della città, per opera del re Ame Pal, sotto il quale vi fu una prima unificazione del territorio con l’istituzione di un potere quasi centralizzato. Il nome Manthang sembra derivare dalle sillabe tibetane men (medicina) e thang (piana). Thang è anche il nome del preparato medico che ancora oggi è confezionato dall’emce (dottore tradizionale), con una notevole varietà di piante raccolte a nord, verso la terra del Tibet. A Manthang bisogna presentarsi al check post, per la registrazione e il controllo dei trekking permit. La città è tranquilla, sui tetti delle case sventolano tarchò (bandierine delle preghiere). Ai quattro angli dei tetti corna di yak e pietre con incisioni sacre proteggono la casa e i suoi abitanti. I grandiosi monasteri di Lo Manthang sono splendidi esempi della setta Sakya-pa. Saltuariamente i religiosi di Manthang si recano in pellegrinaggio alla zona sacra che racchiude il Monte Kailash e il Lago Manasarovar (Tibet). Il confine è a poche ore di cammino dalla città. La mattina del primo giorno è dedicata all’escursione al villaggio di Achenbuk/Dzong che ha sviluppato un’intera cultura all’interno di numerose grotte. Si scende inizialmente verso il fiume che attraversiamo per poi risalire. Davanti a noi distese di campi coltivati. Dopo la salita, la strada diventa pianeggiante e alle nostre spalle si stagliano le cime che ci hanno accompagnato durante il nostro viaggio. Si raggiunge la valle di Achenbuk (Chhosar), tagliata a metà dalla valle di Dzo. Sulla destra si stende il villaggio di Garphu, dove molte delle costruzioni sono appoggiate a delle grotte naturali. Sulla nostra sinistra, in fondo, il villaggio di Nyphu con l’omonimo monastero appoggiato sulla parete della montagna e costruito in parte proprio sfruttando la grotta naturale che si apre in essa. Tutta la valle è uno spettacolo per gli occhi: i campi coltivati, i contadini che tagliano le spighe di frumento, cavalli e mucche al pascolo, le montagne di arenaria punteggiate da innumerevoli grotte naturali che l’uomo ha adattato ai propri usi e che circondano i piccoli villaggi. Rientro a Lo Manthang dopo l’escursione. Il pomeriggio è dedicato alla partecipazione della cerimonia d’apertura del Tiji Festival a Lo Manthang. Il festival è un rituale che dura tre giorni conosciuto come “La cacciata dei Demoni” che si basa sul mito Tiji. Il mito racconta di una dea chiamata Dorje Jono che deve combattere contro suo padre demone per salvare il regno del Mustang dalla distruzione. Il padre demone provoca la rovina del Mustang causando una scarsezza d’acqua (risorsa molto preziosa in questa terra molto arida) e determina molti disastri dalla carestia alla morte di animali. Alla fine Dorje Jono sconfigge il demone e lo allontana dalla terra. Il Tiji è una celebrazione e riaffermazione di questo mito e durante questo festival vengono rappresentate le varie fasi del mito. Naturalmente, è programmato per coincidere con la fine dell’inverno secco/stagione primaverile e introduce la stagione umida monsonica (la stagione della crescita per il Mustang). Tiji viene dalla parola “ten che” che significa “la speranza del Buddha Dharma che prevale in tutti i mondi” ed è effettivamente un festival di rinnovamento della primavera che celebra anche la sconfitta del maligno. La seconda giornata è dedicata alla visita della città di Lo Manthang e alla partecipazione al Festival Tiji. Nella terza giornata ci sarà ancora la possibilità di partecipare all’ultima giornata di chiusura del Festival, a rivedere alcuni luoghi di questo luogo affascinante o semplicemente a gironzolare senza meta.Pensione completa e pernottamento in guest house.

Tappa: 8 - Giorno: 10 - Escursione a Marang per visitare il Ghar Gompa, il più antico monastero dell'Himlaya. Proseguimento per Ghemi  
Dopo la colazione, escursione a Marang, per visitare il Ghar Gompa, il più antico monastero di tutto l’Himalaya. Si racconta che sia stato costruito con l’aiuto di Padmasambhava che è stato chiamato qui per sconfiggere il demone che abitava nella collina dove è poi stato costruito. Dopo la visita, partenza per raggiungere il villaggio di Ghami. Si ripercorre a ritroso un cammino già percorso, ma l’ambiente che ci circonda non smette di incantarci. Si oltrepassa l’affascinante villaggio di Tsarang, passando accanto al chorten che indica la via, si sale al Tiu La, da dove si scorge in lontananza l’insediamento di Lari e più sulla destra il Mustang Chu (Kali Gandaki). Superato il piccolo passo, si prosegue verso lo Tsarang La (3.900 m.). Da qui spicca la macchia verde di Ghemi. Rientro sempre a Tsarang al termine del primo giorno e proseguimento a Ghemi il secondo giorno. Pranzo a Tsarang o Ghemi. Pensione completa e pernottamento in guest house.

Tappa: 9 - Giorno: 11 - Dopo aver lasciato Ghami, riprendiamo il nostro viaggio per arrivare a Kagbeni e da qui a Jomson, il nostro punto di partenza in Mustang  
Da Ghemi si scende nell’area di Mendon, dove sorgono gli antichi chorten. La prima parte di questa tappa ripercorre un tracciato già noto, si attraversano i due passi, il Nyi La e il Tziring La e, alla base di quest’ultimo, si prosegue per Ghelling. Su una bassa cresta si scorgono i ruderi dell’antico castello e del monastero femminile, mentre più su, scavate nella montagna, si trovano le grotte che ospitarono i Khampa, durante i lunghi anni della resistenza. Nel villaggio si trovano diversi monasteri e la costruzione posta più in alto sulla collina è il Gon Khan, la Cappella della Divinità Protettrice che è un luogo molto sacro il cui ingresso è rigorosamente vietato alle donne. Al di sotto sorge il Tashi Cho Gonpa, il tempio più antico per fondazione, ma quasi completamente ricostruito in seguito ad un incendio. Anche quello di Ghelling, in tempi passati, era un feudo indipendente da altre autorità, i suoi abitanti erano però costretti a vivere qui isolati, non potevano scendere a Samar perché governata da un altro re, né a Ghemi che si trovava sotto la giurisdizione di Manthang. Dopo aver superato il villaggio di Syangboche, si sale verso l’omonimo passo e da questo raggiungiamo il Yamda La, dal quale si vede in basso Bhena. Il paesaggio intorno a noi è particolare: il sentiero si snoda tra montagne molto verdi punteggiate da diversi tipi di vegetazione, tra cui si possono riconoscere i ginepri dai tronchi contorti, cespugli rigogliosi di bacche, felci….. Si ripercorre il cammino già percorso, ma i paesaggi sono fra i più suggestivi di tutta la regione ed è comunque piacevole riattraversarli. Meravigliosi panorami di canyon, aperture sulle rocce circostanti e corsi d’acqua, riempiono i nostri occhi durante il cammino. Si attraversa il villaggio di Chele da dove si scende verso le acque del Kali Gandaki e si raggiunge Chhuksang, dove s’incontra di nuovo la cima del Nilgiri.Proseguiamo per Jomson, dove è iniziata la nostra avventura in Mustang. Nel pomeriggio possiamo decidere di fare una camminata fino al grazioso villaggio di Syang, dove sorge un interessante monastero per le monache.Pensione completa e pernottamento alla Om’s guest house.

Tappa: 10 - Giorno: 12 - Volo di rientro a Kathmandu via Pokhara. Nel pomeriggio visita delle spettacolari città newari di Baktapur e Patan.  
Dopo colazione, volo per Pokhara e proseguimento per Kathamandu. Nel pomeriggio visita di Bhaktapur, località situata a una quindicina di chilometri dalla capitale e molto ben conservata che rispecchia un Nepal che forse a Kathmandu è più difficile percepire. L’altro suo nome è Bhatghaon, che vuol dire “città dei devoti” ed è l’antica capitale di uno dei regni della vallata. Essa ha un fascino particolare e pur avendo meno templi delle altre città, vanta il primato di averne uno fra i più belli del Nepal, il Nyatapola Devala. Esso è anche il più alto del Nepal e uno dei simboli del paese. E’ una grande pagoda di cinque piani che il re Bupathindra Malla ha dedicato alla misteriosa dea tantrica Siddhi Laksmi nel 1702. In questa città si respira veramente l’aria di un tempo, il rumore delle auto non c’è e la vita scorre come in passato, senza televisione, senza traffico, ma con gli argentieri che battono il metallo, le donne che attingono l’acqua alle fontane. Sembra che sia stata fondata nel IX secolo dal leggendario re Ananda Malla e fu capitale della valle dal XIV al XVI secolo. Dal nucleo originario di Dattatraya, la città si espanse poi verso Taumadi Tole, la piazza famosa per il grande tempio a pagoda. Si visiteranno Durbar Square, la pagoda di Pashupati. Ad angolo retto con il tempio di Nyatapola si trova il Tempio di Kasi Bishwanath che risale al XVIII secolo. Dalla terrazza del ristorantino posto nella costruzione in stile nepalese che si trova di fronte al tempio di Bhairav si può osservare l’andirivieni della piazza, sorseggiando un masala tea. Dalla piazza ci dirigeremo verso i vecchi quartieri per scoprire questa parte della città e giungere fino a Tachupal Tole, un tempo, il centro di Bhaktapur e al Golmadhi Tole. Le case che si affacciano sulle due piazze hanno balconate di legno, i negozi e gli artigiani vendono e producono di tutto. Proseguiamo per Potter’s Square, un luogo da non perdere: migliaia di vasi modellati a mano sono messi ogni sulla piazza a essiccare. La nostra visita continua con la città di Patan situata a soli 5 km. Dalla capitale. L’altro suo nome Latipur vuol dire “città della bellezza”. Situata sull’altra riva del fiume Bagmati, è prevalentemente buddista e sembra essere la più antica città buddista del mondo. La città è divisa in quattro sezioni grazie agli assi stradali nord-sud ed est-ovest e il centro è formato da Durbar Square e il Palazzo Reale. Questo grandioso complesso, esempio cittadino d’architettura newar, comprende palazzi, pagode buddiste, santuari induisti, colonne elefanti di pietra e la ”Grande Campana”, immancabile in tutte le piazze reali. Pensione completa e pernottamento in hotel.

Tappa: 11 - Giorno: 13 - Ancora una giornata dedicata alla visita della città di Kathmandu. Nel pomeriggio, trasferimento in aeroporto per il volo per l'Italia  
Al mattino molto presto, volo panoramico facoltativo per ammirare le cime più alte del mondo. La giornata è dedicata alla visita di alcuni dei siti culturali più importanti della città e allo shopping nella zona di Thamel. Nel tardo pomeriggio, trasferimento in aeroporto per il volo per Milano Malpensa.

Tappa: 12 - Giorno: 14 - L'arrivo in Italia è previsto la mattina  
L’arrivo a Milano Malpensa è previsto di mattina.Kali Gandaki 2. Lo Manthang 3. Tiji Festival


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Servizi inclusi nelle quote viaggio

La quota comprende:

  • Voli di linea Milano – Kathmandu – Milano in classe economica
  • Voli domestici Kathmandu-Pokhara a/r e Pokhara-Jomsom a/r in classe economica
  • Sistemazione nelle strutture ricettive sopra citate o equivalenti
  • Tutte le entrate ai monumenti come da programma
  • Pasti come da programma
  • Acqua in bottiglia in Mustang  
  • I seguenti mezzi di trasporto: minibus a Kathmandu, fuoristrada 4x4 nella regione del Mustang
  • Guida locale parlante inglese
  • Esperto Kel 12 al raggiungimento degli 8 pax
  • Tutte le tasse d’entrata

 

La quota non comprende:

  • I permessi per l’area del Mustang e dell’Annapurna Conservation Area usd 550
  • Le bevande, le mance ed il facchinaggio
  • Il pranzo del secondo giorno
  • I pasti quando non segnati come compresi 
  • Il visto d’ingresso in Nepal (25 usd ad oggi)
  • Le eventuali escursioni facoltative
  • Le eventuali tasse d’imbarco da saldare in loco alla partenza 
  • Le tasse aeroportuali, il fuel surcharge, …
  • Quanto non specificato nella “la quota comprende”

 

 

 

Questi prezzi sono ancorati al rapporto di cambio (1 euro = 1,12 usd) e possono essere soggetti ad adeguamento valutario (valgono le condizioni di vendita da catalogo).

La percentuale delle quote pagate in valuta estera è del 55% del prezzo del viaggio.

 

 

Bene a sapersi

  • A marzo del 2014 è stato ultimato il tratto di strada che era ancora necessario percorrere a piedi in Mustang. Di conseguenza, da Jomson a Lo-Manthang e ritorno, si viaggerà con fuoristrada locali che cambieranno a seconda del tratto di strada da percorrere. Infatti, le cooperative locali si sono accordate tra di loro, circa il percorso di propria competenza. E’ bene tenere presente che si tratta di percorrere una strada sterrata e accidentata e per questo motivo, per garantire il massimo comfort ai nostri viaggiatori abbiamo previsto finora che, nonostante le jeep possano portare fino a 7 pax (uno davanti, tre nella seconda fila e tre nella terza), noi prevediamo di far occupare solo il sedile di fianco all’autista e quello subito dietro (tre pax in tutto). Il terzo sedile sarà occupato eventualmente solo dallo staff locale o dal nostro esperto. Kel 12 riesce da quest’anno (2016) ad utilizzare delle Jeep decisamente più nuove e più confortevoli che saranno a nostra disposizione dall’inizio alla fine del nostro viaggio in Mustang. Solo nel caso in cui il fiume Kali Gandaki dovesse essere particolarmente impetuoso dopo il periodo dei monsoni, sarà necessario cambiare fuoristrada, non potendo attraversare il fiume da Jomson.
  • Lo speciale permit per il Mustang, rilasciato a un minimo di due persone, si ottiene solo tramite agenzia locale e per ottenerlo sono necessarie 1 fotografia a colori, 1 copia a colori delle prime pagine del passaporto e i dati personali. Il costo giornaliero è di 50 usd per persona per un minimo di 10 giorni. Il gruppo oltre alla guida e al personale necessario, potrebbe essere accompagnato, per tutta la durata del viaggio, dal Liason Officer, un funzionario governativo garante dell’impatto turistico con l’ambiente e la popolazione locale. Svolge quindi una funzione di controllo e vigilanza estesa a tutti i membri della carovana, stranieri e locali, affinché siano rispettate tutte le norme atte a salvaguardare i delicati equilibri socio-ambientali del luogo. Il costo dell’Ufficiale di Collegamento è a carico del gruppo (in realtà tale Ufficiale di Collegamento non è mai partito con il gruppo). All’atto del rilascio del permesso speciale i partecipanti devono sottoscrivere una lettera di garanzia nella quale s’impegnano a:
    • Mantenere pulito il percorso del trekking e l’ambiente circostante.
    • A rivolgersi all’organizzazione per qualsiasi problema dovesse sorgere durante il trekking.
    • A non donare denaro o altri beni alla popolazione locale.
    • A non compiere alcuna azione dannosa nei confronti di beni culturali, religiosi e ambientali.
    • A percorrere solo l’itinerario prescritto.
    • A contattare il governo nepalese, qualora si verificasse l’esigenza. Solo tramite l’Ufficiale di Collegamento.
    • A registrare i nomi e i documenti ai posti di controllo e negli altri uffici prescritti dal governo del Nepal.
    • A non dividersi in sottogruppi e percorrere itinerari diversi.
    • A non svolgere alcuna attività proibita nel regno del Nepal.
    • A seguire ogni regola e legge.
    • Ad acconsentire alla presenza dell’Ufficiale dell’Ambiente per tutta la durata del trekking.
  • Il Ministero del turismo nepalese sta valutando in questo periodo di togliere/diminuire il costo dello special permit per la ona ristretta del Mustang. Sarà nostra premura togliere tale supplemento se questo dovesse succedere prima della partenza del viaggio.
  • Effettuando un viaggio in altitudini che superano i 3.000 m., bisogna tenere presente che ci potrebbero essere dei problemi fisici dovuti al mal di montagna (nausea, mal di testa, diarrea). Il periodo di acclimatamento e il bere molto durante la giornata dovrebbero evitare questo problema ed esistono anche alcuni farmaci che aiutano a risolvere questi problemi (Diamox).
  • In Mustang, ogni giorno e in qualsiasi stagione, soprattutto da Jomson a Chele, a partire dalla tarda mattinata si alza sempre il vento, per cui si preferisce partire la mattina presto per arrivare alla destinazione prevista nella giornata il prima possibile.
  • Voli intercontinentali Qatar Airways.
  • La maggior parte delle zone attraversate durante questo viaggio non sono fornite di reti sanitarie funzionanti. Si consiglia di essere sempre indipendenti per quanto riguarda le medicine. Tutti i medicinali usati personalmente devono essere  portati in quantità sufficiente per il periodo del viaggio.
  • Per tutta la durata del tour, Kel 12 garantisce una valida guida locale parlante inglese e un accompagnatore italiano al raggiungimento del numero minimo di partecipanti.
  • I pernottamenti in Mustang sono previsti in Guesthouse semplici/spartane. Si tratta di costruzioni a due piani con 6-12 camere (due letti separati). Possibilità alcune volte di fare la doccia (l’acqua non necessariamente è calda). I bagni sono in comune. Si consiglia l’utilizzo del proprio sacco a pelo. In Mustang, a causa della scarsa offerta di camere, non è possibile garantire la camera singola. I pernottamenti previsti in hotel sono in camera a due letti con servizi privati (Kathmandu, Pokhara e Jomson). La conferma definitiva delle strutture utilizzate sarà comunicata con il foglio notizie alcuni giorni prima della partenza.
  • Nonostante siano tolleranti, i locali non vedono volentieri gli occidentali che si esibiscono con vestiti che lasciano scoperti le gambe, la spalla, il decolté o che sono trasparenti.
  • Scambiarsi intimità, baciarsi in pubblico, tenersi per mano fra sessi diversi, sono considerati un’offesa morale e questo maggiormente nei villaggi piuttosto che nei centri urbani.
  • Generalmente i locali non hanno difficoltà a farsi fotografare, ma è sempre buona norma chiedere il permesso prima di fare una foto.
  • In un paese dove non esiste l’ora esatta, niente è programmato con i tempi cui siamo abituati nel nostro paese.
  • Non buttate niente in un fuoco se non vi è stato concesso il permesso!
  • Fare delle donazioni nei monasteri è una pratica abituale e la somma dipende dalla valutazione del singolo individuo, ma il vostro accompagnatore vi potrà comunque dare un suggerimento.
  • Il bagaglio deve tassativamente essere costituito da sacche morbide di max 15-20 kg in totale. Le sacche morbide sono più facili da stivare nelle jeep. Importante portare qualche capo per proteggersi dal “vento”.
  • Si ricorda che nel volo Pokhara/Jomson sono consentiti solo 15 kg di bagaglio, comprensivo del bagaglio a mano. Il peso in eccesso, potrà essere lasciato in deposito nell’hotel di Kathmandu.
  • Le visite a Kathmandu, non necessariamente seguiranno l’ordine segnalato nel programma, dipendendo anche dalla puntualità dei voli aerei.

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