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VIE D’ACQUA NELLA BIRMANIA DI UPAGOT

ASIA / Birmania

Solo noi in Italia proponiamo da anni questo inusuale viaggio, appassionante e rilassato. Continuiamo a gratificarci scegliendo semplicemente il meglio disponibile. La storica barca “Paukan 1947” torna ad essere tutta nostra per 5 giorni e 4 notti.
Questo viaggio lo programmiamo una volta l’anno, con un itinerario denso ma senza fretta.
Fruiamo di hotel accuratamente selezionati, scelti per qualità e posizione, con 2 notti a Bagan.
Poi per 7 giorni c’introduciamo nel cuore birmano per vie d’acqua. Navighiamo con la “Paukan 1947” sull’Irrawady per oltre 400 km, sostando anche in villaggi raggiungibili solo via fiume. Per 2 giorni su piccole barche ci infileremo tra le palafitte del Lago Inle, dove ci concediamo ville di 80 metri quadri per sorbire pienamente le caratteristiche del più famoso specchio d’acqua birmano.
E poi Yangon, Mandalay, Ava, Amarapura, Mingun… ma pure Paleik, Inn Dein, Yandabo e altri piccoli centri assolutamente fuori dei consueti circuiti.
La lenta navigazione (velocità media di crociera 8/10 nodi), lungo il fiume che è parte vitale imprescindibile della Birmania, è certo il cuore di un viaggio che, assieme ad altre caratteristiche dettagliate nel programma, lo rendono un poco diverso dagli altri.


Prezzo del Viaggio

A partire da: 5300 Euro

Questo viaggio prevede le riduzioni del Club, scopri con il tuo consulente quelle a te dedicate. Att.ne la riduzione è applicabile solo nei punti vendita e agenzie di viaggio che aderiscono al circuito Circle Travel

Il Club

Questo viaggio dà diritto a 140 Impronte del Club.
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Durata

13 giorni e di 10 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 15 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 25 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Partenza da Milano per Yangon via Bangkok  
Partenza da Milano. Volo Thai TG941 alle 13,05 per Bangkok. Incontro con l’accompagnatore a Malpensa presso il banco accettazione 3 ore prima della partenza (Mario Romualdi 340 3475697). Pasti e notte a bordo.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Bangkok/Yangon, l'ora di arrivo consente l’intero giorno di visite nella città  
Siamo a Bangkok alle 5,55. Alle 8,00 altro volo Thai. Il TG303 per Yangon giunge alle 8,45. L’ora di arrivo consente di utilizzare buona parte della giornata per le visite previste che potranno proseguire anche domani.L’accesso a tutti i luoghi sacri in Birmania è rigorosamente previsto scalzi. Per questo occorre avere calzini e salviettine umidificate nel bagaglio a mano già all’arrivo a Yangon perché le visite inizieranno subito. Si andrà in hotel all’ora di pranzo. Poi, assegnazione delle camere per un’opportuna sosta e una salutare doccia prima di riprendere le visite. (Le stanze sono disponibili dalle ore 14).Chiamiamo capitale Yangon, anche se il governo ha stabilito la nuova capitale a qualche centinaio di chilometri da qui. Yangon è lo specchio della contraddittoria realtà del Paese, ma è assai diversa dalla vicina e quasi infrequentabile Bangkok, anche se l’aumento recente del traffico denota forti incombenti cambiamenti. Vi convivono i quartieri cinese e indiano, la Grande Moschea nella zona musulmana, edifici coloniali e antiche architetture religiose, ampi viali paralleli previsti dagli inglesi nel periodo dell’occupazione, i laghi, il fiume, i mercati, il verde, gli stupa che scintillano anche se non c’è il sole.Durante la nostra permanenza, ci recheremo presso la Pagoda Sule posta al centro della città (con la rappresentazione di un raro Budda scheletrico su cui certo ci soffermeremo), e al Grande Budda Reclinato Chaukhtatgy. Dedicheremo il giusto tempo alla dorata Shwedagon, simbolo del Myanmar che veglia sulla città col pinnacolo ricco di migliaia di diamanti, rubini e zaffiri. Complessivamente, Yangon presenta un ambiente non totalmente stravolto dai cambiamenti iniziati nei primi anni ’90, quando il regime decise di “aprirsi” all’Ovest favorendo pure la costruzione di nuovi alberghi e la ristrutturazione di qualche edificio coloniale tra cui lo storico “Strand Hotel”. Rientro in hotel. Chi vorrà potrà fermarsi sino al tramonto nella Shwedagon Pagoda che si mostra diversa a ogni cambio di luce. Pranzo e cena in hotel. (Set menù).Il nostro hotel a Yangon “Kandawgyi Palace” ( HYPERLINK "http://www.kandawgyipalace-hotel.com" www.kandawgyipalace-hotel.com) E’ una struttura in stile locale con buoni servizi, molto ben inserita in un pezzo di giungla sulle rive del lago omonimo in piena città. La hall, i ristoranti, i tavoli all’aperto, la piscina nel folto verde dove trova spazio anche un impietrito dinosauro... Un ambiente col privilegio di essere sulle sponde del lago da cui si osserva la preziosa sommità della Shwedagon. Il mattino presto può essere occasione per passeggiare sulla lunga passarella in legno che attraversa l’intero lago. (Sul lago esiste anche un santuario di “Upagot”, o “Shin Upagot”).

Tappa: 3 - Giorno: 3 - Visite, volo per Heho, poi in bus a Nyaungshwe, sulla riva nord del lago Inle, dove ci attendono le piccole barche per il nostro resort  
PAGE PAGE 1Nel caso si siano effettuate tutte le visite previste, il tempo restante è libero sino all’ora di pranzo che si consumerà presto per poter prendere il volo di linea K7 202 delle 15,00 con arrivo a Heho alle 16,10. Si potranno avere personali approfondimenti di aspetti che abbiano incuriosito, tornare alla Shwedagon Pagoda, passeggiare nel centro della città nei dintorni della Pagoda Sule, o fare acquisti anche nei negozi interni ad alcuni hotel. Il nostro, lo Strand, il Governor’s… offrono prodotti di una certa qualità, anche se a prezzi più elevati. Guida locale e bus sono a disposizione del gruppo. Pranzo e volo.(Gli orari dei voli interni, pur prenotati e confermati, possono variare e prevedere scali intermedi anche senza preavviso. Nel caso, provvederemo con gli opportuni aggiustamenti nel programma).Giunti nel minuscolo aeroporto di Heho, il bus in un’ora e mezza ci porta al Lago Inle. E’ l’occasione per un primo incontro con il territorio birmano. Giungiamo a Nyaungshwe, piccolo centro sulla riva nord. Decideremo se arrivare al resort con piccole barche o in bus, compatibilmente con l’ora e lo stato della strada che appureremo in loco.Saremo in hotel a un’ora che crediamo ci permetta di apprezzare al meglio un luogo già non anonimo.Pranzo (presto) nel ristorante locale “Green Elephant” posto in opportuna posizione in direzione dell’aeroporto. Cena in hotel sul lago Inle. (Set menù).Il nostro hotel sul Lago Inle “Inle Resort” ( HYPERLINK "http://www.inleresort.com/" www.inleresort.com)Ci gratifichiamo con 2 notti negli accoglienti “Duplex Cottage” con terrazzino privato sommersi dal verde del parco o nelle “Royal Villa”, ville di 80 mq con più ambienti. (Vedi “Quote di partecipazione”). Legno e stile locale danno personalità alle nostre residenze. Il soggiorno sarà piacevole. Il resort è in un'invidiabile posizione sul lago. Non perdete l’occasione di frequentare la SPA e sorseggiare qualcosa guardando il sole che si fa inghiottire dalle colline oltre il lago. Dal retro dell’hotel ci si può incamminare su un sentiero verso un vicino villaggio. Nel tardo pomeriggio, è il modo per incontrare una realtà agreste in tranquillità, osservando uomini che tornano dai campi, buoi, monastero, cimitero, moschea, persone sedute davanti casa, pozzo…”Mingalabar, mingalabar” sarà il sottofondo sonoro della passeggiata. La consigliamo perché non sono molte le circostanze in cui, anche da soli, ci si possa introdurre nella quotidianità locale con tanta rilassatezza. In generale, durante tutto il viaggio, suggeriamo caldamente di utilizzare a volte anche le prime ore del mattino, pur se occorre rinunciare a un po’ di sonno. In questo resort, per esempio, è un peccato arrivare a colazione all’ultimo momento. Godetevi tepore, colori, rumori del posto seduti all’aperto sull’ampia terrazza di legno accanto al ristorante.

Tappa: 4 - Giorno: 4 - Con le barche, direttamente dall’hotel, percorriamo la ragnatela di canali che congiunge al villaggio e al sito di Shwe Inn Thein (Inn Dein)  
Dopo colazione, cui dedicheremo il dovuto tempo godendoci il primo sole in un ambiente non banale, direttamente dall’hotel inizieremo a girovagare con barche che possono portare 5 o 6 persone ognuna, le stesse con cui siamo giunti il pomeriggio precedente. Le nostre imbarcazioni consentono di avvicinarsi un po’ alla quotidianità dei locali, e persino immaginare d’intravedere sui bassi fondali, memori della storia e storie che si raccontano da queste parti, qualche bara del popolo definito “mangiatore di cadaveri”. Con le barche andremo anche in alcuni luoghi di culto e al mercato galleggiante. (Se non è previsto in questi giorni, non resteremo certo senza la possibilità di essere assediati da bancarelle ben fornite). Tra i prodotti locali tipici segnaliamo che qui si trova la preziosa “bava dei fiori di loto” usata per realizzare costosissimi tessuti. (Al contrario dello “shahtoosh” il suo commercio è legale, ma è solo poco meno cara della rarissima “lana” tibetana). Al mattino, percorriamo la ragnatela di canali che si congiunge al villaggio di Shwe Inn Thein (Inn Dein) attorniati da (ex) grandi distese di canne di bambù. Attraverso una sorta d'infinito porticato con colonne che ripara dal sole centinaia di bancarelle, si arriva al sito Shwe Inn Thein. (Tra le tante bancarelle, vi invitiamo a non tralasciare quella in cui opera un ragazzo con cui la natura non è stata particolarmente benigna. Nonostante ciò, dipinge con le dita del piede piccoli oggetti il cui acquisto non è solo opera caritatevole).E’ un posto notevole, abbandonato agli elementi naturali che ne accentuano i tratti antichi e selvaggi. Vi sono molte decine di piccoli stupa e templi spesso assaliti da erbe e arbusti che ne mettono fortemente a rischio stabilità ed esistenza, ma li rendono ancora più particolari. L’escursione a Inn Dein presenta due problemi. Evitare di sostare troppo tra le tante bancarelle, e scegliere se “incontrare” le disgraziate (già nell’appellativo) “donne giraffa”. Tempo permettendo, ognuno deciderà autonomamente. (Per la cronaca, queste donne sono state trapiantate qui dai loro villaggi per essere esposte alle macchine fotografiche degli stranieri in ristoranti o case private in prossimità dei posti frequentati dai turisti). Pranzo al “Thar Lai”, sul canale, e cena in hotel. (Set menù)

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Mattinata tra lingue d'acqua e monasteri, nel pomeriggio volo verso Bagan  
Anche oggi cercheremo aspetti interessanti nei villaggi e piccoli agglomerati di palafitte che caratterizzano la vita del lago. Attraverseremo lentamente lingue d’acqua, vedremo pescatori impegnati in un mestiere che appare assai “folcloristico” alle videocamere, lambiremo le abitazioni sull’acqua o su microscopici terrapieni ricavati ammassando terra per farne fragili fondamenta di povere “dignitose” case. Incontreremo barchette manovrate da minuscoli esseri che non mancano di salutare con la manina, come ovunque nel mondo. E’ l’occasione per avvicinare un po’ una realtà di cui apprezzeremo la semplice ripetitività fatta di gesti per noi inconsueti. Orti, palafitte, pescatori che remano con i piedi per avere le mani libere, pagode, laboratori per la seta, contornano la permanenza nell’area del lago. Gli “Intha” ne popolano rive e superficie. Vivono su palafitte collegate da passerelle, coltivano orti sospesi in acqua. I pescatori usano atleticamente grandi nasse. Siamo nello stato Shan, uno tra i meno integrati del Myanmar, con i commerci d’oppio e la gelosa conservazione d’autonomia culturale. Ma, i locali sono ospitali, curano gli orti galleggianti ancorati al fondo con canne di bambù. Uno dei prodotti più diffusi è il pomodoro che commercializzano in varie regioni del Paese. Vendono prodotti agricoli e articoli d’artigianato su minuscole imbarcazioni. Durante la permanenza nella zona ci recheremo, sempre in barca, alla Phaundawoo Pagoda, famosa nonostante la moderna (anonima) struttura, per le cinque statue del Budda deformate dall’oro applicato dai fedeli. Sono le rappresentazioni che vengono portate in processione su una particolare barca, seguita da molte altre, che percorre il lago durante una delle feste più reclamizzate del Myanmar. Andremo pure al Monastero di Ngaphechaung, noto per la preziosa collezione di statue del Budda (imperdibili) ma ancor più conosciuto per la presenza dei gatti ammaestrati dai monaci (perdibili). Da qualche anno, dopo la scomparsa del monaco “domatore”, l’attività dei gatti, per loro fortuna è assai rallentata.Pranzo, presto, in hotel. Trasferimento in bus direttamente dall’hotel sino all’aeroporto per il volo di linea da Heho alle 16,25 via Mandalay. Arrivo a Bagan alle 17,40. Andiamo subito in hotel per apprezzare, se non sarà già completamente buio, il particolare luogo in cui è collocato il nostro albergo, che valorizza la nostra permanenza nel sito più importante del Myanmar.Pranzo in hotel sul Lago Inle. (Set menù).Cena a Bagan in un luogo che ci piace particolarmente frequentare. (Set menù).Hotel a Bagan “Thiripitsaya Sanctuary Hotel”( HYPERLINK "http://www.thiripyitsaya-resort.com" www.thiripyitsaya-resort.com) Nel suo complesso è il miglior hotel di Bagan. E’ dentro il parco archeologico. Ciò consente una più flessibile fruizione anche individuale del tempo per introdursi nel sito nelle ore più diverse, anche di notte. Anni fa era di proprietà governativa. Ora è gestito da una società giapponese e si trova sulle rive dell’Irrawaddy. I bungalow, pur non lussuosi e bisognosi di una “rinfrescatina”, semplici e piacevoli, sono sparsi in una vasta area che domina il fiume, di là del quale ogni giorno il sole offre uno show immergendosi tra sabbie, acque e alture. L’ampio parco in cui è inserito è arredato con particolare gusto. Il tutto è completato da una grande piscina e da una struttura in riva al fiume per massaggi, di un bar ben fornito, di grandi ombrelli adagiati sull’erba sostituiti più volte durante il giorno per rendere più appropriato uno specifico colore con una certa ora della giornata.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Bagan, il più eccessivo e sfarzoso luogo sacro al mondo la cui esistenza, dice Terzani, "ci fa' sentire fieri di appartenere alla razza umana".  
Eccoci finalmente a Bagan, “dove il figlio nasce prima del padre”. Al mattino, nonostante il desiderio di iniziare subito la sua conoscenza, non perderemo l’occasione per una lenta colazione affacciati sul parco che degrada sino ad arrivare sul fiume, per assaggiare anche lo yogurt “giapponese”.Bagan ebbe il massimo splendore nell’XI secolo e le migliaia di templi e rovine che si elevano nella pianura vasta più di 40 kmq attraversata dall’Ayeyarwady (nome attuale del fiume), valgono da sole il viaggio. (Pur se i lavori di restauro hanno sottratto ogni residuo aspetto “selvaggio” all’area. Discorso a parte merita anche la torre/hotel voluta nel sito dal regime, giustamente boicottata).Dall’alto di uno di questi monumenti appare un insieme di opere imponenti, minute, graziose, (poche in rovina nonostante il recente terremoto), la più parte splendidamente e a volte troppo restaurate, con altissimi pinnacoli ricoperti d’oro, più modeste costruzioni ma con interessanti interventi artistici, alcune più alte di 50 metri, altre semplici cumuli di mattoni …Insomma, la più immensa, eccessiva, godibile, umana magnifica follia. La permanenza prevista nella Piana permette gli opportuni approfondimenti e anche tempo libero. Si potrà così sfruttare al meglio la posizione del nostro hotel per passeggiate solitarie tra i templi con carrozze noleggiabili vicino l’hotel, godersi tramonto o alba in luoghi possibilmente lontani da quelli più affollati, raggiungibili anche a piedi, in bici, su calessi, da soli e in piccoli gruppi.Infine, sono possibili voli su mongolfiera di primo mattino, (decisamente non economici), che permettono una visione dei templi dall’alto.Non stupitevi se dedichiamo relativamente poco spazio alla descrizione del sito religioso archeologico e architettonico giustamente più famoso di tutta la Birmania. La nostra non è sottovalutazione degli spunti di conoscenza e suggestioni che offre, ma consapevolezza del fatto che di Bagan si è già sentito parlare in molte occasioni. Le immagini che osserveremo sono certo assai coinvolgenti, ma televisione e stampa ci hanno reso tanto consapevoli della sua ricchezza artistica e importanza religiosa, che ulteriori contributi alla sua conoscenza è bene derivino dalla visione diretta o da particolari che saranno narrati in loco. Lasciamo quindi intero il piacere della “scoperta”, e lo scarso spazio dedicato all’elencazione delle sue gioie è inversamente proporzionale all’interesse che desta nei visitatori. Non perderemo nulla degli aspetti più coinvolgenti di questo luogo. Durante il nostro peregrinare tra le varie architetture religiose, oltre alle richieste di chi vorrà venderci “pitture fatte con sabbia”, sentiremo elencare nomi poetici, astrusi, complessi, curiosi. Tharabar, Thatbyinnyu, Bupaya, Shwenandaw, Dhammayangyiv, Ananda… Appureremo che non sono solo sillabe di una strana lingua ma appropriate didascalie sonore che introducono immagini. Queste, finalmente, lasciano le pagine patinate e lo schermo televisivo dove le abbiamo incontrate la prima volta, per farsi consistenti mattoni, pinnacoli dorati, scalinate, statue, pitture murali, corridoi ombrosi, nicchie con migliaia di Budda, rappresentazioni lignee di enormi deità, arcate, strutture maestose graziose e più modeste pagode. Tutte riportano l’intervento inesorabile costante ma pacato del tempo e quello a volte meno attento dell’uomo. Nel luogo dove “il figlio nasce prima del padre” troveremo lo spunto per occuparci anche della religiosità birmana legata al culto dei “Nat”, gli spiriti connessi alla quotidianità che noi occidentali includeremmo tra le “superstizioni”, (termine improprio in Oriente). Non fanno parte “dell’ortodossia” ufficiale, ma sono certo compatibili col credo locale. In pratica i birmani si rivolgono al Budda soprattutto per ciò che riguarda le reincarnazioni e ai Nat per gli aspetti della quotidianità. Per ogni evento rilevante e per tutti gli uomini c’è né uno. Pure noi viaggiatori abbiamo un Nat raffigurato, in una delle tante tradizioni iconografiche, con un ventaglio e un bastone in mano.Nel tardo pomeriggio probabile tempo libero per attività individuali. Si potranno noleggiare bici o calessi, tornare in una pagoda o scoprirne una nuova, rilassarsi tra i giardini e la piscina o lasciare le proprie impronte tra le lingue di sabbia che accompagnano l’impercettibile scorrere dell’Irrawady proprio accanto al nostro hotel. I carri con cavalli per un giro tra i templi, rendono ancora più soddisfacente la permanenza in un luogo in cui la megalomania dei potenti e il credo religioso anche dei più umili hanno lasciato tracce tanto corpose da convincerci a venire qui. Pranzo nel ristorante locale “Sunset Garden”, che affaccia proprio lungo il fiume. Cena sulla terrazza dell’hotel che guarda giardino e lungofiume. (Set menù).

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Bagan, visite e imbarco sulla “Paukan 2007” per navigare verso Yandabo  
Oggi si potrà decidere un’alzataccia per non perdere le atmosfere brumose dell’alba e veder materializzarsi lentamente all’orizzonte pinnacoli ordinatamente dispersi nella piana. La visione dell’alba può prevedersi anche il giorno prima, purché le scelte e i tempi decisi individualmente non contrastino col programma di gruppo. L’importante è essere pronti per le visite all’ora stabilita dal tour leader.Nei 2 giorni a Bagan potremo anche entrare in un laboratorio dove producono oggetti in lacca. (Generalmente nei laboratori i souvenir sono più cari, anche se vi è maggiore scelta. I più convenienti si trovano nelle bancarelle accanto alle pagode, come nei passaggi coperti del tempio di Ananda).Durante le visite cercheremo d’alternare luoghi con caratteristiche diversificate. Pagode grandi e minuscole, strutture incompiute e altre ricche di particolari architettonici, strutture artisticamente poco rilevanti e altre, meno frequenti, con resti più o meno ben conservati di pitture murali sopravvissute agli interventi “conservativi” praticati anche di recente che hanno interessato molti edifici sacri. Introduciamo così un tema non esplicitamente elogiativo, ma certo non sottraiamo nulla alla sua capacità di fascinazione. Anzi, ci consente di vedere Bagan con occhi più consapevoli e capire come mai non sia inserita tra i Patrimoni UNESCO, nonostante proprio recentemente tre siti birmani siano entrati in questo elenco. (L’inclusione di luoghi scarsamente noti e frequentati, e certo assai meno attraenti di Bagan, toglie peso alla posizione di chi riteneva che la sua esclusione fosse dovuta essenzialmente a motivi politici).Gli interventi di “mantenimento”, “ristrutturazione”, “conservazione” su molte pagode sono aspetti su cui riflettere. L’argomento è complesso perché investe il differente, addirittura contrastante, rapporto con “l’arte” che caratterizza noi rispetto a quello dei locali. I birmani e tutti quelli che in un edificio sacro, indipendentemente dalla sua rilevanza artistica, vedono un mezzo essenzialmente finalizzato a glorificare una deità, privilegiano il rapporto con l’essere che l’opera materiale rappresenta, non tanto con la sua qualità estetica. E’ quindi comprensibile che, verso una struttura religiosa che subisca i danni del tempo, i fedeli si pongano primariamente il problema di conservare il tempio per far si che perduri, non vada in rovina, in coerenza col loro essere fedeli. Raramente trascurano di curarne uno di cui notino segni di decadimento. Così dedicano il dovuto impegno al suo mantenimento o ricostruzione completa, sottovalutando le conseguenze che possono derivare alla sua rilevanza artistica. Ovviamente, per quelli che vivono in regioni del mondo più laicizzate con un legame labile con l’ultraterreno, nel manufatto religioso l’aspetto estetico-artistico è prevalente e induce a comportamenti assai diversi. I due approcci sono totalmente differenti, anzi contrastanti, ed è soprattutto per tali interventi massicci che Bagan non rientra tra i Patrimoni UNESCO. (Ancora oggi alcuni altri luoghi birmani sono in una sorta di lista di attesa).Ma, forse, è opportuno che partendo dalle particolari esigenze dei fedeli, l’UNESCO riveda il giudizio su Bagan, aggiungendo alle considerazioni tecnico-artistiche anche il peso di un rapporto con l’arte vista soprattutto come espressione del sacro.L’intero equipaggio ci accoglie pronto a prendersi cura di noi, dando inizio al nostro andare sulla barca con la quale percorreremo in totale, molto lentamente, oltre 400 km lungo l’Ayeyarwady (Irrawady). Il tranquillo itinerario punta controcorrente verso nord e oggi avremo bisogno di circa 8 ore per arrivare sino alla zona di Yandabo.Consigliamo senz’altro di non distrarsi durante la fase di allontanamento dalla riva dell’Irrawady di Bagan. Ci è offerto di osservare la Piana dalla speciale posizione sul fiume. I tanti pinnacoli diversi e fantasiosi che abbiamo visto da vicino, emergono nettamente, altezzosi o modesti, dal profilo della riva. Prima di pranzo incontro col manager che fornirà informazioni sulla nave.Il percorso di cinque giorni per vie d’acqua ci porterà sino a Kyauk Myaung, il punto più a nord dell’itinerario. Inizieremo poi a ridiscendere la corrente per giungere a Mandalay. Sosteremo a Yandabo, Amarapura, Ava, U Bein, Mingun, Kyauk Myaung, sbarcando infine presso Mandalay. E’ un modo diverso di rapportarsi col fiume e con la vita lungo le sue rive, che gli amanti dello scatto fotografico opportunamente apprezzeranno, anche per la ridotta velocità di crociera.Normalmente la nave è in moto durante il giorno, anche se potrà navigare pure qualche ora col buio quando ciò si riterrà necessario. Le 16 cabine con aria condizionata sono piccole ma assai razionali. Distribuite su due ponti, 10 sul superiore e 6 in quello principale, arredate in legno, misurano 4,26 m per 3,65 m incluso bagno e doccia. (Come da immagini sopra riprodotte).La “Paukan 1947” è lunga 46 m, larga 11,5 ed è curata da 22 uomini d’equipaggio. I marinai, il capitano, lo staff complessivamente, sono molto professionali e assai cortesi. Il capitano si giova della collaborazione di tre piloti a ognuno dei quali è affidata la guida della barca nel tratto che ben conosce. Tutte le cabine sono a due letti e, come “estensione” della cabine stesse, dispongono di poltroncine collocate all’esterno accanto all’ingresso. Vi si accede da un corridoio che passa davanti alle cabine. (All’iscrizione si potrà scegliere la propria, individuandola sulle piantine dei due ponti riportate alla fine del programma).Ristorante curato (con portate che in genere soddisfano le esigenze dei nostri gruppi), ampio bar, area per prendere il sole e zona ombreggiata, poltroncine accanto alle cabine, il non distratto servizio, il vino della cantina di bordo, un buffet gratuito sempre aperto con tè, caffè, frutta e biscotti fanno da contorno alla permanenza a bordo. Non c’è piscina, ma si può indossare il costume da bagno sul ponte alto attrezzato con aree coperta e scoperta, per sostare all’aperto pure nelle ore più calde. (Suggeriamo di verificare più ampiamente e direttamente le qualità anche tecniche e di sicurezza della barca su www.paukan1947.com).

Tappa: 8 - Giorno: 8 - Navigazione Yandabo/Amarapura  
Il fiume che stiamo percorrendo adagio da ieri, per larghezza e portata non ha nulla a che vedere con l’immenso Mekong. E’ però assai lungo, nasce nel sud himalayano, attraversa il Paese per circa 2.200 km e, soprattutto, ne costituisce sostegno vitale. Ci piace paragonare la forma del Myanmar a un aquilone di cui l’Irrawady rappresenti il filo che lo sostiene e controlla. Forse il rapporto tra fiume e Birmania non è così leggiadro, ma la “Strada per Mandalay”, come lo definivano i colonialisti, ne costituisce certo la linfa vitale. Da sempre è la più funzionale via di comunicazione, (da nord a sud è navigabile per oltre 1.500 km), è indispensabile per le coltivazioni specie del riso, (di cui la Birmania è stata per anni il secondo esportatore al mondo), forma un delta di circa 70.000 kmq assai fertile. L’accompagnatore concorda col capitano soste e modalità di visita lungo l’itinerario. Le specifiche condizioni ambientali e del fiume ne suggeriranno il modo più opportuno. Nei villaggi più piccoli l’attracco potrebbe essere reso difficile da un livello di acque inadeguato. A ottobre non abbiamo mai riscontrato ciò, ma se dovesse verificarsi questa condizione sceglieremmo di sostare in località diverse. In ogni caso, indipendentemente da quanto qui riportato, il programma quotidiano che sarà di volta in volta comunicato ai partecipanti, terrà primariamente conto delle condizioni del fiume e di sicurezza dei passeggeri.I posti non turisticizzati in cui ci si ferma sono assolutamente “normali”. Piccoli agglomerati in cui il nostro passaggio è accolto dai locali senza quelle solite scene fatte d'insistenti tentativi di vendita e richieste di doni o elemosine. (Invitiamo quindi assai caldamente a non elargire nulla direttamente a singoli, tanto meno ai bambini. Nel caso, chi vorrà potrà avere occasione di donare a scuole monasteri ospedali…).Nella “normalità” che osserveremo sta la “straordinarietà” delle immagini che riporteremo a casa, non solo con gli scatti fotografici. Durante la navigazione la Birmania scorre a sinistra e destra con quella distesa attenzione che solo l’andare per via d’acqua consente. Per riempire tale vuoto di tensione non è neppure necessario un buon libro, (va bene pure l’ottimo infido Wilbur Smith). La permanenza in barca non è turbata neanche dai tantissimi moscerini e farfalline che si radunano intorno ad ogni fonte luminosa. (Basta entrare ed uscire dalle cabine a luce spenta per non passare la notte con compagnie indesiderate).Non possiamo però assicurare la presenza di questi insetti. A volte non si ha occasione di vederne neppure uno. Dipenderà dall’attraccare o navigare di notte in prossimità di luoghi dove crescono piante sulle quali i socievolissimi moscerini amano posarsi. Quello che è certo, anche se può sembrare strano, è che avremo occasione di osservare i delfini di fiume. (Si, proprio quelli che sembrano esistere solo nelle definizioni dei cruciverba: “7 verticale, delfino di fiume, 4 lettere…”). Tanto siamo sicuri di incontrarli che decidiamo di offrire una bottiglia di bianco a chi per primo ne mostrerà la foto all’accompagnatore, che volentieri ne berrà un bicchiere. Durante i trasferimenti saremo impegnati in un “relax contemplativo” per seguire con gli occhi le sponde che ci accompagnano, e avremo modo di intuire il forte legame del fiume con la vita quotidiana che osserviamo anche dal parapetto della barca e durante le soste. Nei villaggi in cui ci fermiamo vivono persone di varie etnie che, pur interessate da uno sviluppo verso un modello (forse) ineludibile in ogni parte del mondo, permettono di constatare come esistano ancora modalità di vita molto distanti dalla nostra. E’ occasione per un “rapporto ravvicinato” con facce non ancora pienamente coinvolte nel processo evolutivo di questa regione asiatica. Si ripropone pure il solito dilemma sui modi e sull’opportunità di questi contatti, che in genere non risultano invadenti solo se la situazione specifica è caratterizzata dall’aver perduto, in tutto o in parte, la sua “verginità originaria”.Le modalità della navigazione suggeriranno l’ora dello sbarco per la visita di Yandabo, la prima delle nostre soste. Il piccolo centro si stende lungo il fiume e ci accoglie per una passeggiata attraverso le palafitte dei locali. La riva su cui affaccia è scarnificata dalla necessità di sottrarvi preziosa terra utile all’attività lavorativa qui più diffusa. Un sentiero porta sino allo spiazzo dove più volte abbiamo giocato e perso a pallavolo con i locali. A pochi metri si trovano il bar più frequentato del luogo, una pagoda e l’ingresso a un monastero.Camminando, spesso nell’apparente indifferenza dei locali, (non certo disinteresse), saremo attratti da scene di quotidianità, case, scuola, monastero e dalle tecniche di lavorazione nei laboratori artigianali del posto. Qui sono specializzati nella produzione di vasi, di dimensioni certo inferiori a quelle che noteremo a Kyauk Myaung. Yandabo è famosa perché vi fu firmato il primo trattato di pace anglo-birmano nel 1826.La camminata nel villaggio la concludiamo con la visita ad un vecchio piccolo monastero dove potrebbe ancora dimorare un ancor più vecchio, commovente e seducente, monaco. (Ogni volta che vi torniamo temiamo che non vi sia più). Se la situazione lo consente si potrà ricevere una particolare benedizione.*Sino ad ora non abbiamo mai trovato altri viaggiatori in questo villaggio raggiungibile soprattutto via fiume. La recente sistemazione della strada che la collega ad altri centri abitati e l’apertura di un pur piccolo hotel, fanno presagire che a breve anche questa località dovrà dire addio (nel bene e nel male) al suo isolamento. Risaliamo in barca prima dell’ora di pranzo. Continuiamo a navigare controcorrente il fiume sino a giungere nell’area di Ava e Amarapura, non distante da Mandalay.

Tappa: 9 - Giorno: 9 - Navigazione da Kyauk Myaung, Mingun Cena su un isolotto disabitato del fiume e “Dance Drama Performance”  
Organizzando questo viaggio da vari anni, più volte siamo stati tentati di dare la sveglia assai presto, anche se non è prevista nessuna visita, a chi non si lasci maitentare dal sole che dà spettacolo mentre spunta oltre il fiume. Finiamo per non farlo perché il tempo che ognuno di noi può gestire discrezionalmente è sacro. Questa mattina, però, probabilmente avremo necessità di alzarci presto perché siamo pieni di “impegni”. (Anche se, come più volte ricordato, i programmi quotidiani possono essere modificati in relazione alle specifiche condizioni generali e del fiume che incontreremo in loco).Il lento andare della Paukan, di cui avremo certamente già imparato ad apprezzare l’accoglienza dell’equipaggio fatta pure di piccole accortezze, ci ha portati vicino ad Amarapura, capitale del XVIII secolo, a poco più di 10 km da Mandalay. Lasciamo la barca e prendiamo l’autobus per proseguire verso Amarapura. Molto vicino al ponte U Bein, si trova uno dei monasteri più grandi, se non il più grande, della Birmania. Il Maha Ganayon Kyaung può ospitare sino a 5000 monaci. Grazie anche alla sua dimensione, da qui hanno avuto inizio alcune delle proteste contro il regime militare che hanno visto coinvolti in prima fila i monaci dell’intero Paese. Sarà interessante giungervi dopo il loro rientro mattutino dalla questua che li vede impegnati tutti i giorni nei quartieri circostanti. Disposti in lunghe file entrano nelle sale da pranzo per consumare l’unico pasto quotidiano. Assistiamo al silenzioso rito e, se possibile, entriamo nei locali in cui vivono, pregano. Si potrà fotografare, ovviamente evitando ogni invadenza. (Il riferimento all’invadenza è purtroppo doveroso per non ripetere incresciosi episodi avvenuti a causa di “raptus da clic”).L’ora del pranzo dei monaci condiziona l’andamento della giornata. E’ importante recarvisi perché vi si trova la comunità più significativa della Birmania dal punto di vista sociale, religioso ed “estetico”. (Nel caso fosse necessario, non ci recheremmo a passeggiare sul ponte U Bein). Nelle vicinanze c’è il ponte richiamato prima, costruito sul lago Taungthaman. Da circa due secoli la struttura di oltre 1 km, la più lunga al mondo in tek, consente il transito da una parte all’altra. Passeggiamo sulle sue sponde per assaggiare il liquido della noce di cocco e osservare i tanti volenterosi artisti che vendono opere ispirate dal luogo, realizzate anche con la curiosa “tecnica della lametta”.Ad alcuni chilometri da qui ci aspettano calessi trainati da cavalli che ci conducono nelle campagne dove nel remoto passato si sviluppò il regno di Ava, (Inwa), vecchia capitale birmana dal 1364 al 1841. I calessi percorrono stradine dissestate e sballottolanti (ora solo in parte), attraverso scenari non avari di scorci anche cromaticamente attraenti. Ci portano a spasso nell’area dove sono vecchi edifici del XVIII e XIX secolo, inseguiti in bicicletta dalle instancabili venditrici di souvenir. In particolare ci recheremo al Bagaya Kyaung Monastery, realizzato circa 200 anni fa anch’esso in tek (tra i più interessanti del Paese), e il monastero Me Nu Ok Kyaung. (Sosteremo pure presso l’antica torre di guardia pendente solo se sarà stata messa in sicurezza dai danni provocati dall’ultimo terremoto. Riprendiamo la navigazione per Kyauk Myaung nelle cui vicinanze attracchiamo.(Anche oggi, per favorire il miglior svolgimento del programma, le visite potrebbero avere un andamento diverso da quello qui indicato).

Tappa: 10 - Giorno: 10 - Navigazione da Kyauk Myaung, Mingun  
Al mattino si sbarca nel villaggio di Kyauk Myaung, il punto più a nord del nostro itinerario fluviale. Da qui iniziamo a discendere la corrente dell’Irrawady sino a Mandalay. E’ conosciuto in tutta la Birmania per le attività artigianali di produzione del vasellame tra cui grandi contenitori di 200 litri, ma ignoto al turismo. La realizzazione di un ponte, contrastata anche dalla natura, certamente favorirà i traffici commerciali e attrarrà più estranei di quanti non circolino ora per le sue stradine. Passeggiamo e incontriamo persone impegnate in quotidiane incombenze. Scene di vita consuete legate a ritmi ripetuti. Attività produttive svolte in modo tradizionale, specie quelle legate alla fattura di vasi. Ne vediamo i vari passaggi dall’impastatura dell’argilla alla cottura in forni gestiti con modalità per noi curiose. Desterà interesse anche il modo con cui gli addetti riescono a misurare le temperature dei forni, e non mancheremo di cercare di sbirciare attraverso “l’occhio dell’inferno”.Si riprende la barca per iniziare la navigazione discendendo il fiume sino a Mingun. E’ un tranquillo paesotto con i resti alti 50 metri di una pagoda che, se terminata, svetterebbe sul fiume per oltre 150. Si può arrivare a piedi nudi sino al punto più alto (se saranno terminati i lavori di ripristino della scala) e osservare il panorama fluviale cinto dal verde. Con una passeggiata lungo il fiume si arriva al bianco Hsinbyume Paya (Myatheindan), e all’enorme campana (pare la più grande al mondo) con diametro di 5 metri pesante 90 tonnellate. Il piccolo centro ha attività legate specie al turismo. Da notare i tantissimi carri trainati da buoi e l’esosa monaca vestita di rosa, che sosta strategicamente sulla scalinata bianca di una pagoda per le fameliche macchine fotografiche.Negozi e bancarelle con oggetti d’artigianato, quadri con monaci policromi e scene di vita tradizionale. Prestare attenzione agli allettanti malefici fritti. A Mingun esiste una delle poche “home for the aged” (case per anziani) della Birmania. Rientro in barca e proseguimento della navigazione discendendo ancora l’Irrawady. Cerchiamo il posto più adatto dove attraccare per una cena su un isolotto disabitato del fiume e assistere ad uno spettacolo di “Dance and Drama performance by the Mandalay Art School”. Normalmente, come sa chi da anni segue la nostra programmazione, non amiamo inserire “spettacoli di arte tradizionale” perché si tratta di eventi spesso edulcorati a favore dei turisti. Non di rado, hanno poco a che vedere con le occasioni nelle quali i locali ritrovano integra la loro tradizione e a cui si rapportano con sentimenti di gioia, dolore, partecipazione vera. Nel nostro caso, però, abbiamo deciso di organizzare, in un posto peraltro particolare, lo stesso tipo di danze che un gruppo di artisti, membri della “Scuola Nazionale d’Arte di Mandalay”, propone normalmente nei vari villaggi in occasione delle feste locali. Si tratta di una rappresentazione “roboante” nei costumi e nelle voci (il tutto amplificato da alcuni musicanti), ma assai semplice nei contenuti perché le varie scene di ballo sono la riproposizione di fatti e sentimenti legati agli approcci amorosi, al lavoro nei campi, alla lotta tra il bene e il male. (Indovinate chi vince).Ovviamente non capiremo nulla di ciò che gli attori sulla scena faranno giungere alle nostre orecchie. Urlano, piangono, sussurrano, maledicono, implorano, ridacchiano, si scherniscono, secondo quanto previsto dalle storie che narrano saltellando. La nostra guida all’inizio d’ogni performance ce ne anticiperà il senso.Nulla di straordinario, ma la valentia dei danzatori e dei suonatori, il luogo scelto e il clima di partecipazione che saremo in grado di creare, ci faranno trascorrere una serata gradevole. Ci piace pensare che, pur non costituendo una “comunità”, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un “insieme” di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un “altrove” che custodisce terre e facce diverse.Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modi di partecipazione interessanti, si crei quella “sfumatura” che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale. Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con “sfumature” normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.La “sfumatura” di questo viaggio, del filone “Rendez Vous”, è la condivisione di una barca lungo l’Irrawady, con dettagli che possono arricchire il ricordo del viaggio stesso, come la cena e i danzatori provenienti da Mandalay, che arrivano in barca su un lembo di sabbia non abitato e tornano a casa ancora via fiume a notte inoltrata.

Tappa: 11 - Giorno: 11 - Sbarco a Mandalay, visita dell'antica capitale  
Sarà spiacevole salutare l’equipaggio e quella che oramai avremo imparato a considerare come la “nostra” barca. Non essendovi scelta, giunti a Mandalay, sbarchiamo. Però, prima delle classiche visite ci concediamo una piccola chicca. (La sua conoscenza potrebbe avvenire in un momento diverso, per esempio domani prima di andare in aeroporto, anche in relazione al punto in cui oggi potrà attraccare la barca). Tra l’aeroporto e Mandalay a ridosso del fiume c’è il villaggio di Paleik. Proprio accanto visitiamo un minuscolo sito archeologico, una nostra “scoperta”. Un luogo che sempre desta interesse tra i compagni di viaggio. Vi si arriva con una deviazione dal nostro itinerario. Il sito è, incomprensibilmente, ignoto al turismo. Spesso neppure segnalato sulle guide turistiche potrebbe banalmente definirsi “piccola Bagan”, per le tante decine di pagode e monasteri abbandonati parzialmente diroccati e ricoperti di vegetazione. Risale alla dinastia Konbaung che dominò la regione dal XVIII sec. Sino a pochi anni fa in una delle pagode era ospite un pitone sacro, poi traslocato in altra località vicina dove i turisti certo non mancano. Il nostro posto è invece frequentato da caprette vacche e dai pochi abitanti del vicino villaggio sull’Irrawady.I suoi tantissimi edifici abbandonati possiedono fascino e giustificano la visita, anche se per ragioni logistiche dovessimo recarci lì col sole “calientissimo”. Meritano soprattutto di restare fuori dei circuiti più frequentati, perché anche un solo gruppo vociante sottrarrebbe capacità di seduzione alle decadenti guglie e ai cespugli che paiono proteggerla. Un insieme notevolissimo anche perché, pur frequentandolo da anni, sino ad ora non abbiamo incontrato nessun altro turista. Proseguiamo con le visite entrando a Mandalay, antica capitale. Andremo in uno dei più famosi luoghi sacri del Paese, la Mahamuni Paya. E’ nota soprattutto per l’enorme statua del Budda ricoperto dallo strato d’oro che ne ha persino deformate le sembianze, a causa delle innumerevoli foglioline d’oro che i birmani vi applicano. Pare risalga al I secolo. Alle donne non è consentito accedere nell’area più venerata del tempio. (Neanche il buddismo si sottrae, pur a volte in forme non brutali, al vizio delle discriminazioni sessiste proprie in varie misure di tutte le forme di religiosità). Poi visiteremo un altro edificio significativo di Mandalay, il monastero Shwenandaw. E’ una struttura in legno degna d’interesse per architettura decorazioni ed arredi lignei, e per la storia che porta con sé. E’ stato, infatti, “smontato” dall’antico Mandalay Palace e ricostruito dove si trova ora. Il Mandalay Palace è caratterizzato da un insieme di edifici, la maggior parte dei quali non è aperta al pubblico per la presenza di uffici militari, circondati da una corposa cinta muraria a sua volta protetta da un fossato che l’attornia per oltre quattro chilometri. Non lo visitiamo ma vi passiamo più volte accanto perché è a poche centinaia di metri dall’albergo dove risiediamo. Il Kuthodaw Paya, noto come “il libro più grande del mondo”, è una delle attrattive “curiose” di Mandalay. Vi sono oltre 700 piccoli stupa ognuno dei quali contiene una lastra di marmo con incise regole del buddismo classico. Shwe In Bin Kaung, classico monastero birmano, è a sud ovest della città, vicino al canale Tinga Yarzar. E’ comunemente noto tra i locali come il “monastero di tek”. La parte centrale del complesso è stata realizzata a un livello sopraelevato rispetto al circostante, ed è sostenuta da un sistema di palificazioni. La struttura è aggraziata e impreziosita da intarsi e decori nelle varie parti di legno. Andiamo anche in un laboratorio dove producono, con faticosa perizia, le foglie d’oro che i fedeli offrono applicandole sulle rappresentazioni sacre. La visita è breve ma interessante perché avremo modo di osservare il lavoro dei “battitori” scandito da particolari orologi, e conosceremo le motivazioni pratico mitologiche per cui nella lavorazione di queste minuscole scaglie d’oro entri l’uso della pelle di cervo. (Non manca annesso negozio). Normalmente si va in hotel per la distribuzione delle camere nel tardo pomeriggio per consentire di avere alcune ore libere dopo un intenso giorno di visite. (Ovviamente, come in altre occasioni, l’andamento concreto della giornata suggerirà il più opportuno uso del tempo).Pranzo nel ristorante locale “Delight Restaurant” e cena in hotel. Il nostro hotel a Mandalay “Mandalay Hill Resort” ( HYPERLINK "http://www.mandalayhillresorthotel.com" www.mandalayhillresorthotel.com) L’albergo scelto per soggiornarvi una notte si trova in posizione centrale, accanto al canale che circonda il vecchio Palazzo Reale. L’ampio giardino assai curato da cui è visibile la Collina di Mandalay, ospita una Spa lussuriosa. La struttura alberghiera e i servizi sono certamente gradevoli.

Tappa: 12 - Giorno: 12 - Visite o tempo libero, nel pomeriggio volo per l’Italia via Bangkok  
Sveglia a piacere se il giorno prima, come è probabile, si sono svolte le visite previste dal programma. Le stanze vanno liberate tutte alle 11. Dopo la colazione tempo libero per gestire discrezionalmente le ultime ore di permanenza in Birmania. Questa opportunità ci è fornita dal volo diretto che da poco tempo collega “regolarmente” Mandalay e Bangkok. Ciò consente di evitare il rientro a Yangon e di trascorrere più tempo a Mandalay.E’ così possibile ritornare in uno dei luoghi già frequentati, come la Mahamuni Paya nelle cui gallerie sono presenti decine e decine di piccoli negozi, o recarsi in altri. Salire le gradinate che portano sino alla Mandalay Hill, la terrazza panoramica della città, percorrere l’esterno delle mura del Mandalay Palace o cercare di entrarvi se qualche padiglione è aperto al pubblico, (anche se, normalmente, è uno dei luoghi come la “Torre di Bagan” dove si sceglie di non andare perché rappresentano simboli del regime), fruire dei servizi dell’hotel, visitare altri luoghi di culto, cercare ultime occasioni di acquisti…L’ora in cui è previsto il volo non consente di pranzare in un ristorante. Per questo consumeremo un leggero lunch box sul bus o in aeroporto.A ora opportuna ci si dirigiamo verso l’aeroporto. Il volo di linea PG710 delle 14,05 diretto da Mandalay a Bangkok arriva alle 16,30. Ripartiamo con Thai TG940 alle 00.40 per giungere il giorno dopo a Milano. Notte e pasti a bordo.La lunga attesa a Bangkok può essere individualmente usata, dopo aver attentamente e prudentemente verificato in loco i tempi, per recarsi nella capitale fruendo anche del servizio navetta su cui ricevere notizie all’ufficio informazione dell’aeroporto stesso.

Tappa: 13 - Giorno: 13 - Arrivo in Italia  
Partenza da Bangkok alle 00,40 e arrivo a Milano Malpensa alle 7,35.1. Cabina della Paukan 1947 2. Inle Resort Royal Villa 3. Orti galleggianti


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L'invio del presente modulo non comporta alcun impegno nei conforni di Kel 12 Travel S.p.A. Al ricevimento della richiesta, i nostri operatori provvederanno a contattarti per fornirti informazioni sulla disponibilita' del viaggio nel periodo prescelto insieme alle modalita' per effettuare l'eventuale prenotazione. I dati raccolti verranno trattati da Kel 12 Travel S.p.A. nel pieno rispetto della legge sulla privacy. Dichiaro di aver letto ed accettato le regole di tutela della privacy proposte da Kel 12 Travel S.p.A.








Servizi inclusi nelle quote viaggio

 

Per questo itinerario, a parziale modifica di quanto riportato nella scheda tecnica, le penali di annullamento saranno applicate nella seguente misura:

 

100% a partire dalla data di conferma di prenotazione.

 

 

Importante:

Il mercato turistico offre prezzi anche molto diversi. La nostra proposta non parte dalla necessità di presentare quote di partecipazione basse. Privilegiamo, come in questo caso, servizi superiori alla media assicurando un rapporto qualità/prezzo positivo in relazione all’alta stagione locale, ai servizi in generale e alle soluzioni particolari da noi previste. Nel valutare le quote di partecipazione invitiamo quindi a porre la dovuta attenzione alle specifiche voci che includiamo.

Tra queste: qualità e modalità di svolgimento di un programma esclusivo, hotel di cui forniamo i nomi per verificarne le caratteristiche specifiche, (il costo di un hotel non è dato solo dal numero di stelle ma dalle proprie peculiarità), nomi dei ristoranti, presenza di esperto dall’Italia, uso di barche private, (il costo dei pernottamenti in barca è certo superiore al doppio dei normali hotel 5*).

 

Nota generale

I prezzi sono ancorati al rapporto di 1 EURO = 1,10 USD e possono essere soggetti ad adeguamento valutario. Quote di partecipazione e supplementi sono stabiliti in base ai costi di servizi e imposte alla conferma degli stessi e al numero minimo di partecipanti indicato.

Per aderire alla proposta di viaggio occorre versare un acconto pari al 25% del totale costo viaggio. Il saldo è previsto entro il 17 gennaio 2017.

La data prevista per il saldo è in diretta relazione con le particolari modalità richieste dai fornitori di servizi esteri, specie in riferimento agli hotel e alla barca. (Non è un caso che le impegnative scadenze finanziarie previste dalla compagnia di navigazione  siano tali che in Italia solo la nostra azienda, grazie alla consolidata esperienza in questo settore,  prenoti l’intera barca).

 

Le scelte dei servizi con e senza supplemento potranno con più probabilità essere effettuate dai primi iscritti. Poi si procederà assegnando stanze, cabine e ponti secondo le disponibilità applicando gli eventuali supplementi. Gli interessati possono segnalarci la cabina che preferiscono, indicandocene il numero che appare nelle piante dei ponti riportate alla fine. Volentieri, se disponibili, provvederemo a confermarle.

 

 

 

 

LA QUOTA DI PARTECIPAZIONE COMPRENDE:

  • Un programma accurato per fruire degli aspetti che più caratterizzano la Birmania.
  • Pensione completa dal pranzo del 19 marzo al pranzo del 29 marzo. Quasi tutti i pasti sono set menù.
  • Accompagnatore dall’Italia con minimo 15, massimo 25 partecipanti.
  • Guide locali in lingua italiana.
  • Trasferimenti interni: 2 voli di linea, barche private, bus privato.
  • Barca “Paukan 1947” per 5 giorni/4 notti al raggiungimento di minimo previsto per la presenza  dell’accompagnatore. Nel caso si decidesse di garantire la partenza anche senza il raggiungimento del numero minimo, il programma potrebbe prevedere una barca diversa in condivisione con altri e possibili modifiche nell’itinerario che sarebbero tempestivamente  comunicate ai partecipanti.
  • Servizio di portabagagli negli hotel e barca.
  • Ingressi come da programma.
  • Supplementi alta stagione nei voli e servizi a terra. 
  • Materiale informativo e di approfondimento.
  • Voli di linea Thai o altro vettore IATA da Milano per Yangon via Bangkok e da Mandalay a Milano via Bangkok. (Ricordiamo che l’assegnazione dei posti in aereo è di esclusiva pertinenza delle compagnie di volo. Nel caso ci giungano particolari richieste le inoltreremo alla compagnia che, solitamente, risponde con una “presa d’atto” non vincolante. Il suggerimento più opportuno è quello di recarsi in aeroporto prima possibile in modo da richiedere direttamente, se disponibili, le sistemazioni gradite).

 

Pernottamenti:

  • Hotel accuratamente selezionati. Ricordiamo ancora che al di là del nostro giudizio e delle classificazioni locali, ne indichiamo i nomi scelti sulla base di precedenti positive esperienze per poterne riscontrare direttamente le caratteristiche. Questa soluzione, pur essendo sempre possibile che un albergo possa essere sostituito con un altro di livello superiore o il migliore disponibile, la riteniamo indispensabile per non limitarci a fornire generiche categorie di appartenenza o numeri di stelle stabiliti da criteri locali. Se in qualche località sono previste  sistemazioni di diversa qualità, ai primi scritti è data  possibilità  di scegliere. Agli altri saranno applicati gli eventuali supplementi.
  • Yangon, 1 notte Kandawgyi Palace Hotel: www.kandawgyipalace-hotel.com
  • Lago Inle, 2 notti “Inle Resort” nelle “Royal Villa”: www.inleresort.com
  • Bagan, 2 notti “Thiripitsaya Sanctuary Hotel”: www.thiripyitsaya-resort.com
  • Nave sull’Irrawady, 4 notti “Paukan 1947”: www.paukan2007.com
  • Mandalay, 1 notte “Mandalay Hill Resort”: www.mandalayhillresorthotel.com

 

Importante:

All’atto dell’iscrizione, secondo le disponibilità, si potrà scegliere la cabina desiderata visionando la pianta della “Paukan 1947” riportata nel “Bene a sapersi”. In mancanza di precise richieste, si riserveranno le cabine secondo l’ordine di iscrizione iniziando da prua, sia sul ponte principale che su quello superiore. Per ovvi motivi, la scelta del ponte è garantita ai primi iscritti. Poi si assegnerà quello disponibile con eventuale supplemento.

Nel caso si decidesse di confermare il viaggio anche in mancanza del raggiungimento del numero minimo, si potrà prevedere la fruizione, in condivisione con altri, di una barca diversa da quella indicata. Saranno quindi possibili, pur lasciandone invariata la sostanza, variazioni nell’itinerario fluviale e terrestre.

 

 

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • Visto. Per modalità e costi rivolgersi tempestivamente ai nostri uffici di Milano.
  • Tasse aeroportuali e “fuel surcharge” € 410 soggette a riconferma. (Non sono incluse nella quota base perché le compagnie aeree possono variarle discrezionalmente sino al momento d’emissione dei biglietti in relazione ai costi del carburante e altre voci).
  • Le tasse estere d’imbarco per i voli internazionali in partenza da Yangon (20 USD  da pagare in loco)
  • In generale, enti e autorità locali possono decidere circa tasse o spese non segnalate ne “la quota non comprende”. Pur non dipendendo dalla nostra volontà, ci scusiamo sin da ora nel caso ciò dovesse verificarsi.
  • Mance (in corso di viaggio l'accompagnatore fornirà i relativi  suggerimenti).
  • Spese personali, bevande e tutto quanto non indicato ne “la quota comprende”.

 

Bene a sapersi

 

CARATTERISTICHE DEL VIAGGIO

 

Nota importante:

Abbiamo scelto questa barca e i servizi elencati perché, dopo averli ampiamente sperimentati, crediamo siano complessivamente i migliori disponibili in Birmania. Abbiamo anche voluto riproporre il programma che effettuiamo da anni perché la sequenza dei pernottamenti nelle varie località è la più razionale, ottimizza i tempi e consente di fruire della barca nella parte terminale del viaggio.

Tempi di navigazione: si tratta di medie in condizioni ambientali come normalmente si riscontrano in questo periodo. La situazione specifica che appureremo in loco potrebbe determinare variazioni circa soste e visite.

Trasferimenti via terra. Il programma è stato costruito presupponendo il regolare andamento dei percorsi terrestri, anche se, considerando le specifiche condizioni locali, potrebbero comportare tempi superiori a quelli previsti.

Lo stato della viabilità non risponde agli standard cui siamo abituati in altri Paesi, e i tempi presunti sono appunto tali: presunti.

Quindi, certe sveglie, pranzi, cene, arrivi in hotel potrebbero svolgersi in ore inconsuete per cause ora non note ma che potrebbero condizionare lo svolgimento pratico del viaggio stesso.

I voli interni, pur confermati, potrebbero avere orari diversi o scali intermedi non previsti, per decisione dei competenti enti anche senza congruo preavviso, con opportuni aggiustamenti relativamente alle visite, pernottamenti e hotel.

L’accompagnatore provvederà a stabilire ogni giorno orari di partenza, soste, durata delle visite e quant’altro finalizzando tutto al completo svolgimento del programma. Si sottolineano ulteriormente e con particolare evidenza questi aspetti, richiamando lo spirito di adattamento dei partecipanti.

Considerando che in questa occasione risparmiamo di fatto un giorno di viaggio, perché usiamo il volo da Mandalay a Bangkok senza essere costretti a ritornare a Yangon,  riteniamo che 13 giorni di viaggio siano congrui per svolgerlo nel modo più opportuno.

Il programma è intenso ma con tempi ottimizzati per visite approfondite e tempo libero. I 2 voli interni riducono i tempi degli spostamenti più lunghi e l’itinerario non costringe a cambiare hotel ogni giorno.

Indichiamo particolari del viaggio, hotel e barca, orari dei voli interni per far constatare agli interessati se i servizi previsti rispondono alle proprie esigenze. Normalmente alcuni aspetti (voli interni, orari, tempi di spostamento, nomi dei ristoranti…) non sono segnalati perché possono variare. Noi, invece, pur potendosi presentare tale eventualità, (in realtà assai rara, come ben sa chi da anni ci manifesta la propria fiducia), forniamo il maggior numero di elementi per costruirsi un’idea la più vicina possibile allo svolgimento effettivo del viaggio.

Le consuetudini locali vanno rispettate. Si entra nei luoghi sacri senza scarpe e quasi sempre è necessario avvicinarsi e accedervi a piedi nudi.

L’organizzazione non risponde di eventuali inconvenienti che dovessero derivare ai partecipanti da atteggiamenti che contrastino con consuetudini o norme locali.

Su indicazione delle competenti autorità segnaliamo che la legge italiana persegue i reati a sfondo sessuale anche se commessi all’estero.

Nel caso di dubbi sui comportamenti da tenere, in qualsiasi circostanza, suggeriamo vivamente di rivolgersi all’accompagnatore o guida locale.

Prima dell’adesione, se le nostre indicazioni non fossero ritenute sufficienti, contattateci, preferibilmente al telefono. Invitiamo vivamente a richiedere specificazioni anche su questioni che a casa propria appaiano secondarie, ma che in corso di viaggio potrebbero rivelarsi importanti.

 

VARIE

 

  • Visto. Occorre il visto per la Birmania. Contattare i nostri uffici per ricevere indicazioni dettagliate. Le pratiche sono laboriose e per evitare sorprese dovute a modifiche possibili anche senza preavviso, è bene procedere appena deciso di aderire. Il passaporto non deve scadere entro sei mesi dal viaggio, deve contenere per lo meno due pagine libere. Apporre la propria firma. Ogni partecipante deve verificare personalmente validità del passaporto e adempiere correttamente alle formalità per il rilascio del visto. L’organizzazione non assume responsabilità nel caso si avesse l’impossibilità a partire, entrare o uscire nel paese di destinazione a causa di documenti non corretti. S’invita quindi ad attenersi alle indicazioni fornite dall’organizzazione e dalle autorità competenti in Italia e all’estero. Particolare cura va posta nella corretta conservazione di eventuali documenti forniti all’estero utili a favorire l’uscita dal paese.

 

  • Carte di credito. La situazione è in evoluzione ma potrebbero non essere accettate.

 

  • Acquisti. E’ lungo l’elenco di oggetti reperibili in negozi e mercati. Non sempre gli acquisti di gruppo in luoghi non scelti dagli interessati determinano vantaggi. Per motivi che i nostri viaggiatori certo apprezzeranno, eviteremo di indicare dove recarsi per le compere. L’accompagnatore cercherà di ricavare tempo libero per consentire a ognuno di andare dove creda. Rammentiamo l’esigenza di contrattare il prezzo, di evitare di comprare “antichità” salvo che non si sia disposti a richiedere le relative autorizzazioni per l’esportazione, di non superare i limiti nel peso del bagaglio, di rispettare le modalità d’importazione in Italia di oggetti vietati o considerati armi. La legge italiana consente l’importazione libera di acquisti che non rientrino in categorie protette o vietate e non superino il valore complessivo di 175 euro.

 

  • Sanità. Non sono richieste vaccinazioni o profilassi obbligatorie ma, come in ogni viaggio in paesi molto diversi dal nostro, si consiglia di consultare il proprio medico e l'ASL per informazioni sanitarie preventive aggiornate. Si suggerisce di munirsi dei medicinali d'uso personale, di bere esclusivamente bevande da bottiglie acquistate sigillate e mangiare solo cibi cotti. 

 

  • Si consiglia dotarsi di: medicinali di uso personale tra cui un disinfettante intestinale, abbigliamento pratico evitando il sintetico, calzature comode. Calzini di ricambio e salviettine umidificate nel bagaglio a mano sin dall’arrivo a Yangon per visite in luoghi sacri. Abbigliamento adeguato nei luoghi sacri. Un costume da bagno può rivelarsi utile nei momenti di relax. “Zampironi”, “Autan” o similari, creme protettive solari, occhiali da sole, cappellino. Torcia elettrica (potrebbe essere utile per momentanei black-out, anche se rari). Adattatore universale per le prese elettriche, porta valori del tipo “a collo” o cintura con tasca da indossare sotto i vestiti. (Evitare il classico “marsupio” e, se possibile, lasciare gli oggetti di valore nella cassaforte dell’hotel. In generale è meglio non portare in viaggio beni di particolare appetibilità per i borseggiatori). Dollari ed euro. (Le banconote possono essere rifiutate se si notano pur piccole imperfezioni, se sono precedenti un non precisato anno, se sono contrassegnate da alcuni numeri di serie o lettere, se presentano scritte a mano). Un accorto viaggiatore non dimentica mai un’opportuna scorta di adattabilità a usi, clima, pasti e norme spesso contrastanti la nostra quotidianità.  

 

         Clima. Marzo è nel periodo migliore. Infatti, sino all’inizio di febbraio in certe zone montane (Monte Popa, Lago Inle…) le temperature notturne subiscono forte escursione e dalla metà di aprile salgono molto. Le informazioni sulle medie degli ultimi anni indicano solo una possibilità che può essere smentita dalle specifiche condizioni che s'incontrano in loco, e le previsioni sono rese sempre più difficili dagli stravolgimenti in atto nelle condizioni del pianeta. Inoltre, ognuno risponde alle stesse situazioni in modo diverso. Adottare, quindi, l’abbigliamento rispondente alle proprie caratteristiche. In certi luoghi come Lago Inle o Monte Popa le medie sono 15/30 gradi, mentre in altre quali Bagan, Mandalay e Yangon variano tra 20 e 35. (Essendo delle medie è possibile che le massime, previste per esempio a Bagan di 35 gradi possano avvicinarsi in alcuni giorni ai 40). In questo periodo l’umidità è bassa e la pioggia quasi inesistente. Marzo è nella stagione calda e secca. I monsoni cominciano da maggio-giugno portando anche un’umidità più elevata sino a ottobre.

 

  • Pasti e bevande. I pranzi, per non dover tornare in hotel, in genere sono in ristoranti locali che servono anche piatti orientali. Normalmente le cene sono in albergo per non dover riuscire dopo giornate a volte intense. Gli orari dei pasti possono non essere quelli canonici, per non essere costretti a conformare il programma in funzione di questi. Per offrire il maggior numero di informazioni utili, indichiamo persino i nomi dei ristoranti, anche se potremo frequentarne qualcuno diverso da quelli segnalati. In genere i pasti, anche se non sempre specificato, sono set menù.

 

  • Fotografare. Vietato fotografare postazioni militari, di controllo e persone in divisa. In caso di dubbio evitare di fotografare. Consigliamo la dovuta sensibilità anche verso le persone comuni. Nel caso si riscontri contrarietà, l’atteggiamento opportuno è manifestare un cenno di scuse e riporre la macchina fotografica nella custodia.

 

  • Telefonia cellulare. La situazione varia rapidamente, perciò è necessario verificarla col proprio operatore. Sino a pochi mesi fa era possibile usare cellulari italiani con schede locali, ma è bene averne riscontro immediatamente prima della partenza. E’ comunque possibile telefonare dagli hotel.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piante dei ponti della “Paukan 1947” e numeri delle cabine

All’atto dell’iscrizione, compatibilmente con le disponibilità, si potranno richiedere cabina e ponte desiderati, indicando i  numeri riportati nelle piante. In mancanza di ciò si procederà assegnandole secondo l’ordine delle iscrizioni iniziando da prua, con gli eventuali supplementi.

 

 

 

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