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VIE D’ACQUA NELLA BIRMANIA DI UPAGOT

ASIA / Birmania

Solo noi in Italia proponiamo, da anni, questo viaggio inusuale, appassionante e rilassato. Continuiamo a gratificarci scegliendo semplicemente il meglio disponibile. La storica barca “Paukan 1947” torna ad essere tutta nostra per 5 giorni e 4 notti.
Questo viaggio lo programmiamo una volta l’anno, con un itinerario denso ma senza fretta.
Soggiorniamo in hotel accuratamente selezionati, scelti per qualità e posizione oltre a quattro pernottamenti a bordo della nostra barca.
Per sette giorni entriamo nel cuore birmano per vie d’acqua. Navighiamo con la “Paukan 1947” sull’Irrawady per oltre 400 km, visitando anche villaggi raggiungibili solo via fiume. Per due giorni, a bordo di piccole barche, ci inoltreremo fra le palafitte del Lago Inle, dove ci concediamo ville di 80 mq. per apprezzare pienamente le caratteristiche del più famoso specchio d’acqua birmano.
Infine Yangon, Mandalay, Ava, Amarapura, Mingun e ancora Paleik, Inn Dein, Yandabo e altri piccoli centri assolutamente fuori dalle rotte battute dal turismo.
La lenta navigazione lungo il fiume, parte vitale e imprescindibile del Paese, è certo il cuore di un viaggio che diventa, grazie alle sue particolari caratteristiche, un’esperienza unica.


Prezzo del Viaggio

A partire da: 5600 Euro

Questo viaggio prevede le riduzioni del Club, scopri con il tuo consulente quelle a te dedicate. Att.ne la riduzione è applicabile solo nei punti vendita e agenzie di viaggio che aderiscono al circuito Circle Travel

Il Club

Questo viaggio dà diritto a 150 Impronte del Club.
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Durata

14 giorni e di 11 notti.

Partecipanti

Partenza garantita con minimo 15 persone e il gruppo sarà composto al massimo di 25 persone.

Itinerario di viaggio

Tappa: 1 - Giorno: 1 - Milano - Singapore  
Partenza da Malpensa. Volo di linea Singapore Airlines SQ377 delle 12,40. Incontro con l’accompagnatore tre ore prima della partenza presso il banco accettazione.Pasti e notte a bordo.

Tappa: 2 - Giorno: 2 - Singapore - Yangon - Bagan  
Arrivo a Singapore alle 7,35 del mattino, volo MI516 delle 12 per Yangon dove giungiamo alle 13,25 in tempo per la coincidenza delle 15,30 con volo di linea Air KBZ. Alle 16, 50 siamo a Bagan. Trasferimento in hotel.L'ora di arrivo a Bagan consente di non essere costretti a iniziare subito le visite, ma di potersi recare in hotel per una salutare doccia prima della cena. Una buona dormita permette di cominciare a conoscere Bagan il giorno dopo, senza i disagi cui in genere si è sottoposti quando bisogna andare in giro appena sbarcati da lunghi voli intercontinentali.Due notti di permanenza a Bagan sono opportune per avere tempo sufficiente, oggi e domani mattina, per incontrare gli aspetti più significativi del luogo archeologico più importante del Myanmar. (Ricordiamo che l’accesso a tutti i luoghi sacri in Birmania è consentito solo senza scarpe e senza calzini. I voli interni, pur prenotati e confermati, possono variare anche senza preavviso relativamente agli orari di partenza, arrivo e scali intermedi. Nel caso, prevedremo gli opportuni aggiustamenti nel programma).Andiamo subito in hotel per apprezzare, se non sarà già completamente buio, il particolare scenario in cui è collocato il nostro albergo.Cena in hotel.Il nostro hotel a Bagan, “Thiripitsaya Sanctuary Hotel” (www.thiripyitsaya-resort.com). Nel complesso, per noi, è il migliore di Bagan. E’ dentro il parco archeologico, sulle rive dell’Irrawady. Ciò facilita una fruizione anche individuale del tempo per introdursi nel sito nelle ore più diverse, anche di notte. Anni fa era di proprietà governativa. Ora è gestito da una società giapponese e management birmano. Offre buoni servizi. I bungalow, pur non lussuosi e a volte bisognosi di una “rinfrescatina”, semplici ed essenziali nell’arredo, sono sparsi in una vasta area che domina il fiume, di là del quale ogni giorno il sole offre uno show immergendosi tra sabbie, acque e alture. L’ampio parco in cui è inserito è arredato con particolare gusto. Il tutto è completato da una grande piscina e da una struttura in riva al fiume per massaggi, di un bar gradevolissimo e ben fornito, di grandi ombrelli adagiati sull’erba che sono sostituiti più volte durante il giorno per rendere più appropriato uno specifico colore con una certa ora della giornata.

Tappa: 3 - Giorno: 3 - Bagan, il più sfarzoso luogo di culto al mondo la cui esistenza, per Terzani, "rende fieri d'appartenere alla razza umana"  
PAGE PAGE 1Eccoci finalmente a Bagan, “dove il figlio nasce prima del padre”. Bagan ebbe il massimo splendore nell’XI secolo. Le migliaia di templi e rovine che si elevano nella pianura vasta più di 40 kmq attraversata dall’Ayeyarwady (nome attuale del fiume Irrawady o Irrawaddy), valgono da sole il viaggio. (Pur se i lavori di restauro hanno sottratto ogni residuo aspetto “selvaggio” all’area. Discorso a parte, inoltre, merita la torre/hotel voluta nel sito dal regime, giustamente boicottata). Dall’alto di uno di questi monumenti, appare un insieme di opere imponenti, minute, graziose, poche in rovina, la più parte splendidamente e (a volte) troppo restaurate, con altissimi pinnacoli ricoperti d’oro, più modeste costruzioni ma con interessanti interventi artistici, alcune più alte di 50 metri, altre semplici cumuli di mattoni…Insomma, la più immensa, eccessiva, godibile, umana magnifica follia. La permanenza prevista nella Piana permette gli opportuni approfondimenti e anche tempo libero. Si potrà così sfruttare al meglio la posizione del nostro albergo per passeggiate tra i templi con carrozze noleggiabili vicino l’hotel stesso, godersi tramonto o alba in luoghi, possibilmente lontani da quelli più affollati, raggiungibili anche a piedi, in bici, su calessi, da soli e in piccoli gruppi.Infine, sono possibili voli su mongolfiera di primo mattino, (decisamente non economici), per una visione dei templi dall’alto.Non stupitevi se dedichiamo relativamente poco spazio alla descrizione del sito religioso archeologico e architettonico più famoso di tutta la Birmania. La nostra non è sottovalutazione degli spunti di conoscenza e suggestioni che offre, ma consapevolezza del fatto che di Bagan si è già visto e sentito parlare in molte occasioni. Le immagini che osserveremo saranno certo assai coinvolgenti, ma televisione e stampa ci hanno reso tanto consapevoli della sua ricchezza artistica e importanza religiosa, che ulteriori contributi alla sua conoscenza è bene derivino dalla visione diretta o da particolari che saranno narrati in loco. Lasciamo quindi intero il piacere della sua scoperta, e lo scarso spazio dedicato all’elencazione delle sue gioie è inversamente proporzionale all’interesse che certo desterà nei visitatori. Non perderemo nulla degli aspetti più coinvolgenti di questo luogo. Durante il nostro peregrinare tra le varie architetture religiose, oltre alle richieste di chi tenterà di venderci “pitture fatte con sabbia”, sentiremo elencare nomi poetici, astrusi, complessi, curiosi. Tharabar, Thatbyinnyu, Bupaya, Shwenandaw, Dhammayangyiv, Ananda… Appureremo che non sono solo sillabe di una strana lingua, ma appropriate didascalie sonore che introducono immagini. Queste, finalmente, lasciano le pagine patinate e lo schermo televisivo dove le abbiamo incontrate la prima volta, per farsi consistenti mattoni, pinnacoli dorati, scalinate, statue, pitture murali, corridoi ombrosi, nicchie con migliaia di Budda, rappresentazioni lignee di enormi deità, arcate, strutture maestose e più modeste graziose pagode. Tutte riportano l’intervento inesorabile costante ma pacato del tempo e quello a volte “meno attento” dell’uomo. Parte del pomeriggio è libera per attività individuali. Si potranno noleggiare bici o calessi, tornare in una pagoda o scoprirne una nuova, rilassarsi tra i giardini e la piscina o lasciare le proprie impronte tra le lingue di sabbia che accompagnano l’impercettibile scorrere dell’Irrawady proprio accanto al nostro hotel. I carri con cavalli per un giro tra i templi, possono rendere ancora più soddisfacente la permanenza in un luogo in cui la megalomania dei potenti e il credo religioso anche dei più umili, hanno lasciato tracce tanto corpose da convincerci a venire qua. Pranzo nel ristorante locale “Sunset Garden”. Buon ristorante in cui andiamo da molti anni. Proprio sul fiume.Cena in un luogo che ci piace particolarmente frequentare.

Tappa: 4 - Giorno: 4 - Visite e imbarco sulla "Paukan 1947", navigazione verso Yandabo. Cena di fine anno su una lingua di sabbia lungo il fiume  
Oggi si potrà decidere un’alzataccia per non perdere le atmosfere brumose dell’alba e veder materializzarsi lentamente all’orizzonte pinnacoli ordinatamente dispersi nella piana. La visione dell’alba può prevedersi anche il giorno prima, purché le scelte e i tempi decisi individualmente non contrastino col programma di gruppo. In ogni caso, occorre esser pronti per le visite all’ora stabilita. Non perderemo, però, l’occasione per una lenta colazione affacciati sul parco che degrada sino alle sabbie del fiume, e assaggiare anche lo yogurt “giapponese”.Nei 2 giorni a Bagan, se compatibile col programma, visiteremo anche un laboratorio dove producono lacche. (Generalmente nei laboratori i souvenir sono più cari, anche se vi è maggiore scelta. I più convenienti si trovano nelle bancarelle accanto alle pagode, come nei passaggi coperti del tempio di Ananda).Durante le visite cercheremo d’alternare luoghi con caratteristiche diverse. Pagode grandi e minuscole, costruzioni incompiute o ricche di particolari architettonici, strutture artisticamente poco rilevanti e altre, rare, con resti in parte ben conservati di pitture murali sopravvissute agli interventi “conservativi”, praticati anche di recente che hanno interessato molti edifici sacri. Introduciamo così un tema non esplicitamente elogiativo per alcuni aspetti di Bagan, ma certo non sottraiamo nulla alla sua capacità di fascinazione. Anzi, ci consente di vederla con occhi più consapevoli e capire come mai Bagan non sia inserita tra i Patrimoni UNESCO. *Gli interventi di “mantenimento”, “ristrutturazione”, “conservazione” su molte pagode sono aspetti su cui riflettere. L’argomento è complesso perché investe il differente, addirittura contrastante, rapporto con l’arte che caratterizza noi occidentali rispetto a quello dei locali. I birmani e tutti quelli che in un edificio sacro, indipendentemente dalla sua rilevanza artistica, vedono un mezzo essenzialmente finalizzato a glorificare una deità, privilegiano il rapporto con l’Essere che l’opera materiale rappresenta, non tanto con la sua qualità estetica. E’ quindi comprensibile che verso una struttura religiosa che subisca i danni del tempo, i fedeli (e, seppur per ragioni a volte diverse, anche varie autorità e lo stesso regime centrale) si pongano primariamente il problema di conservare il tempio per far si che perduri, non vada in rovina, in coerenza col loro essere fedeli. Raramente trascurano di curarne uno in cui notino segni di decadimento. Così dedicano il dovuto impegno al suo mantenimento o ricostruzione completa, sottovalutando le conseguenze che possono derivare alla sua rilevanza artistica. Ovviamente, per quelli che vivono in regioni del mondo più laicizzate con un legame labile con l’ultraterreno, nel manufatto religioso l’aspetto estetico-artistico è prevalente e induce a comportamenti assai diversi. I due approcci sono totalmente differenti, ed è per tali interventi massicci, non tanto per motivazioni probabilmente più politiche, che Bagan non rientra tra i Patrimoni UNESCO. Ma, forse, è opportuno che partendo soprattutto dalle particolari esigenze dei fedeli, l’UNESCO riveda il giudizio su Bagan, aggiungendo alle considerazioni tecnico-artistiche anche il peso di un rapporto con l’arte vista e vissuta innanzitutto come espressione del legame col sacro.(Dopo un periodo di lunga attesa tre siti birmani sono stati di recente inclusi nel prestigioso elenco, e altri ancora attendono. Bagan, però, per le motivazioni sopra esposte resta fuori. Due di quelli entrati tra i Patrimoni UNESCO, si trovano lungo l’itinerario tra Yangon e Bagan e il terzo non è distante da Mandalay. I loro nomi non sono per nulla famosi e ciò che oggi rimane a testimonianza del passato, non è certo paragonabile con quello che la Piana di Bagan può offrire. Sono stati inseriti tra i Patrimoni UNESCO essenzialmente per il loro significato storico, memoria di una civiltà millenaria, e anche perché in questi luoghi si è intervenuti solo per garantirne una “ordinaria manutenzione” senza intaccarne l’originale aspetto e stato di conservazione).Terminate le visite, ci trasferiamo nel vicino imbarcadero per incontrare la nostra barca.Verso mezzogiorno, nel porticciolo fluviale ci aspetta la “Paukan 1947”.L’intero equipaggio ci accoglie pronto a prendersi cura di noi, dando inizio al nostro andare sulla barca con la quale percorreremo in totale, molto lentamente, oltre 400 km lungo l’Ayeyarwady (Irrawady). Il tranquillo itinerario punta controcorrente verso nord e oggi avremo bisogno di circa 8 ore per arrivare sino alla zona di Yandabo.Consigliamo senz’altro di non distrarsi durante la fase di allontanamento dalla riva. Ci si offre di osservare la Piana di Bagan dalla speciale posizione sul fiume. I tanti pinnacoli diversi e fantasiosi che abbiamo visto da vicino, emergono nettamente, altezzosi o modesti, dal profilo della riva. Prima di pranzo incontriamo il manager che fornirà informazioni sulla nave.Il percorso di cinque giorni per vie d’acqua ci porterà sino a Kyauk Myaung, il punto più a nord dell’itinerario. Inizieremo poi a ridiscendere la corrente per giungere a Mandalay. Sosteremo a Yandabo, Amarapura, Ava, U Bein, Mingun, Kyauk Myaung, sbarcando infine presso Mandalay. E’ un modo diverso di rapportarsi col fiume e con la vita lungo le sue rive, che gli amanti dello scatto fotografico opportunamente apprezzeranno, anche per la ridotta velocità di crociera.Normalmente la nave è in moto durante il giorno, anche se potrà navigare pure qualche ora col buio quando ciò si riterrà necessario.Le 16 cabine con aria condizionata sono piccole ma assai razionali. Distribuite su due ponti, 10 sul superiore e 6 in quello principale, arredate in legno, misurano 4,26 m per 3,65 m incluso bagno e doccia.La “Paukan 1947” è lunga 46 m, larga 11,5 ed è curata da 22 uomini d’equipaggio. I marinai, il capitano, lo staff complessivamente, sono molto professionali e assai cortesi. Il capitano si giova della collaborazione di tre piloti a ognuno dei quali è affidata la guida della barca nel tratto che ben conosce. Tutte le cabine sono a due letti e, come “estensione” delle cabine stesse, dispongono di poltroncine collocate all’esterno accanto all’ingresso. Vi si accede da un corridoio che passa davanti alle cabine. (All’iscrizione si potrà scegliere la propria, individuandola sulle piantine dei due ponti riportate alla fine del programma).Ristorante curato (con portate semplici ma che in genere soddisfano le esigenze dei nostri gruppi), ampio bar, area per prendere il sole e zona ombreggiata, poltroncine accanto alle cabine, il non distratto servizio, il vino della cantina di bordo, un buffet gratuito sempre aperto con tè, caffè, frutta e biscotti fanno da contorno alla permanenza a bordo. Non c’è piscina, ma si può indossare il costume da bagno sul ponte alto attrezzato con aree coperta e scoperta, per sostare all’aperto pure nelle ore più calde. (Suggeriamo di verificare più ampiamente e direttamente le qualità anche tecniche e di sicurezza della barca su www.paukan1947.com).Pranzo a bordo e cena sulle rive dell’Irrawady.Oggi è l’ultimo giorno dell’anno e, pur senza pensare a particolari eventi, vorremo trascorrere la serata in modo un poco diverso. Cercheremo un posto adatto all’attracco per consumare la cena a piedi nudi sulla spiaggia. Non sarà una cena da ricordare per le specialità culinarie, ma certamente sarà piacevole consumarla su una lingua di sabbia con contorno di fuoco, barbecue, musica e una modesta rappresentazione di cultura locale.Dopo cena, potremo assistere a un breve spettacolo di marionette o di danze birmane. Normalmente, come sa chi da anni segue la nostra programmazione, non amiamo inserire “spettacoli di arte tradizionale” perché si tratta di eventi spesso edulcorati a favore dei turisti. Non di rado, hanno poco a che vedere con le occasioni nelle quali i locali ritrovano integra la loro tradizione e alle quali si rapportano con sentimenti di gioia, dolore, partecipazione vera. In questa occasione, però, abbiamo deciso di organizzare, in un posto peraltro particolare, uno degli “eventi” che vengono normalmente proposti nei vari villaggi per ravvivare le feste locali. Non siamo in grado di indicare ora se si tratterà di balli o marionette, perché gli “artisti” non sono facilmente prenotabili a tanto tempo di distanza considerando i loro impegni nei vari paesini. (Nel caso delle marionette queste vengono animate da una famiglia di birmani che tramanda l’attività da una generazione all’altra. Le danze, invece, sono proposte da alcuni ballerini membri della “Scuola Nazionale d’Arte di Mandalay”).Danzatori o marionettisti, poco importa, rappresentano uno spettacolo “roboante” nei costumi e nelle voci, amplificato da alcuni musicanti dal vivo o musica registrata, ma assai semplice nei contenuti. Le varie scene, infatti, ripropongono sentimenti legati agli approcci amorosi, al lavoro nei campi, alla lotta tra il bene e il male. (Indovinate chi vince…).Ovviamente non capiremo niente di ciò che gli attori presenti sulla scena faranno giungere alle nostre orecchie. Urlano, piangono, sussurrano, maledicono, implorano, ridacchiano, si scherniscono, (gracchiano nel caso in cui l’amplificazione non funzioni a dovere), secondo quanto previsto dalle storie che narrano, mossi dai fili o ballando. La nostra guida all’inizio d’ogni performance ce ne anticiperà il senso.Nulla di straordinario, ma “l’impegno artigianale” di marionettisti o danzatori, la loro “genuinità”, il luogo scelto, il fuoco, la serata di fine anno e il clima di partecipazione che siamo certi saremo in grado di creare, ci faranno trascorrere alcuni momenti gradevoli.

Tappa: 5 - Giorno: 5 - Navigazione da Yandabo ad Amarapura  
È bello pensare che il primo giorno del 2018, oltre che l’ultimo di quello sparito ieri, si possa trascorrere navigando sull’Irrawady. Il fiume che stiamo percorrendo adagio da ieri, per larghezza e portata non ha nulla a che vedere con l’immenso Mekong. E’ però assai lungo, nasce nel sud himalayano, attraversa il Paese per circa 2.200 km e, soprattutto, ne costituisce sostegno vitale. Ci piace paragonare la forma del Myanmar a un aquilone di cui l’Irrawady rappresenti il filo che lo sostiene e controlla. Forse il rapporto tra fiume e Birmania non è così leggiadro, ma la “Strada per Mandalay”, come lo definivano i colonialisti, ne costituisce certo la linfa vitale. Da sempre è la più funzionale via di comunicazione, (da nord a sud è navigabile per oltre 1.500 km), è indispensabile per le coltivazioni specie del riso, (di cui la Birmania è stata per anni il secondo esportatore al mondo), forma un delta di circa 70.000 kmq assai fertile. L’accompagnatore concorda col capitano soste e visite lungo l’itinerario, tenendo presente il programma stabilito a molti mesi dalla partenza. Le specifiche condizioni ambientali e del fiume ne suggeriranno il modo più opportuno. Nei villaggi più piccoli l’attracco potrebbe essere reso difficile da un livello di acque inadeguato. Se dovesse verificarsi questa condizione sceglieremmo di sostare in località diverse. In ogni caso, indipendentemente da quanto qui riportato, il programma quotidiano che sarà di volta in volta comunicato ai partecipanti, terrà primariamente conto delle condizioni del fiume e di sicurezza dei passeggeri.I posti non turisticizzati in cui ci si ferma sono assolutamente “normali”. Piccoli agglomerati in cui il nostro passaggio è accolto dai locali senza quelle solite scene fatte d'insistenti tentativi di vendita e richieste di doni o elemosine. (Invitiamo quindi assai caldamente a non elargire nulla direttamente a singoli, tanto meno ai bambini. Nel caso, chi vorrà potrà avere occasione di donare a scuole monasteri ospedali…).Nella “normalità” che osserveremo sta la “straordinarietà” delle immagini che riporteremo a casa, non solo con gli scatti fotografici. Durante la navigazione la Birmania scorre a sinistra e destra con quella distesa attenzione che solo l’andare per via d’acqua consente. Per riempire tale vuoto di tensione non è neppure necessario un “buon” libro, (va bene pure l’ottimo infido Wilbur Smith). La permanenza in barca non è turbata neanche dai tantissimi moscerini e farfalline che si radunano intorno a ogni fonte luminosa. (Basta entrare e uscire dalle cabine a luce spenta per non passare la notte con compagnie indesiderate).Non possiamo però assicurare la presenza di questi insetti. A volte non si ha occasione di vederne neppure uno. Dipenderà dall’attraccare o navigare di notte in prossimità di luoghi dove crescono piante sulle quali i socievolissimi moscerini amano posarsi. Ciò che forse avremo occasione di osservare sono i delfini di fiume. (Si, proprio quelli che sembrano esistere solo nelle definizioni dei cruciverba: “7 verticale, delfino di fiume, 4 lettere…”). Durante i trasferimenti saremo impegnati in un “relax contemplativo” per seguire con gli occhi le sponde che ci accompagnano, e avremo modo di intuire il forte legame del fiume con la vita quotidiana che osserviamo anche dal parapetto della barca e durante le soste. Nei villaggi in cui ci fermiamo vivono persone di varie etnie che, pur interessate da uno sviluppo verso un modello (forse) ineludibile in ogni parte del mondo, permettono di constatare come esistano ancora modalità di vita molto distanti dalla nostra. E’ occasione per un “rapporto ravvicinato” con facce non ancora pienamente coinvolte nel processo evolutivo di questa regione asiatica. (Si ripropone pure il solito dilemma sui modi e sull’opportunità di questi contatti, che in genere non risultano invadenti solo se la situazione specifica è caratterizzata dall’aver perduto, in tutto o in parte, la sua “verginità originaria”).L'andamento della navigazione suggerirà l’ora dello sbarco per la visita di Yandabo, la prima delle nostre soste. Il piccolo centro si stende lungo il fiume e ci accoglie per una passeggiata attraverso le palafitte dei locali. La riva su cui affaccia è scarnificata dalla necessità di sottrarvi preziosa terra utile all’attività lavorativa qui più diffusa. Un sentiero porta sino allo spiazzo dove più volte abbiamo giocato e perso a pallavolo con i locali. A pochi metri si trovano il bar più frequentato del luogo, una pagoda e l’ingresso a un monastero.Camminando, spesso nell’apparente indifferenza dei locali, (non certo disinteresse), saremo attratti da scene di quotidianità, case, scuola, monastero e dalle tecniche di lavorazione nei laboratori artigianali del posto. Qui sono specializzati nella produzione di vasi, di dimensioni certo inferiori a quelle che noteremo a Kyauk Myaung. Yandabo è famosa perché vi fu firmato il primo trattato di pace anglo-birmano nel 1826.La camminata nel villaggio, tempo permettendo, la concludiamo con la visita ad un vecchio piccolo monastero dove, sino a due anni fa, dimorava un ancor più vecchio, commovente e seducente, monaco. *Fino ad ora non abbiamo mai trovato altri viaggiatori in questo villaggio raggiungibile soprattutto via fiume. La recente sistemazione della strada che la collega ad altri centri abitati e l’apertura di un pur piccolo hotel, fanno presagire che a breve anche questa località dovrà dire addio (nel bene e nel male) al suo isolamento. Risaliamo in barca prima dell’ora di pranzo. Continuiamo a navigare controcorrente il fiume sino a giungere nell’area di Ava e Amarapura, non distante da Mandalay.

Tappa: 6 - Giorno: 6 - Amarapura, U Bein Bridge, Ava (Inwa) e navigazione sino a Kyauk Myaung  
Organizzando questo viaggio da vari anni, più volte siamo stati tentati di dare la sveglia assai presto, anche se non è prevista nessuna visita, a chi non si lasci mai tentare dal sole che dà spettacolo mentre spunta oltre il fiume. Finiamo per non farlo perché il tempo che ognuno di noi può gestire discrezionalmente è sacro. Questa mattina, però, probabilmente avremo necessità di alzarci presto perché siamo pieni di “impegni”. (Anche se, come più volte ricordato, i programmi quotidiani possono essere modificati in relazione alle specifiche condizioni generali e del fiume che incontreremo in loco).Il lento andare della Paukan, di cui avremo certamente già imparato ad apprezzare l’accoglienza dell’equipaggio fatta pure di piccole accortezze, ci ha portati vicino ad Amarapura, capitale del XVIII secolo, a poco più di 10 km da Mandalay. Lasciamo la barca e prendiamo l’autobus per proseguire verso Amarapura. Molto vicino al ponte U Bein, si trova uno dei monasteri più grandi, se non il più grande, della Birmania. Il Maha Ganayon Kyaung può ospitare sino a 5000 monaci. Grazie anche alla sua dimensione, da qui hanno avuto inizio alcune delle proteste contro il regime militare che hanno visto coinvolti in prima fila i monaci dell’intero Paese. Sarà interessante giungervi dopo il loro rientro mattutino dalla questua che li vede impegnati tutti i giorni nei quartieri circostanti. Disposti in lunghe file entrano nelle sale da pranzo per consumare l’unico pasto quotidiano. Assistiamo al silenzioso rito e, se possibile, entriamo nei locali in cui vivono, pregano. Si potrà fotografare, ovviamente evitando ogni invadenza. (Il riferimento all’invadenza è purtroppo doveroso per non ripetere incresciosi episodi avvenuti a causa di “raptus da clic”).L’ora del pranzo dei monaci condiziona l’andamento della giornata. E’ importante andarci perché vi si trova la comunità più significativa della Birmania dal punto di vista sociale, religioso ed “estetico”. (Nel caso fosse necessario, non ci recheremmo a passeggiare sul ponte U Bein). Nelle vicinanze c’è il ponte richiamato prima, costruito sul lago Taungthaman. Da circa due secoli la struttura di oltre 1 km, la più lunga al mondo in tek, consente il transito da una parte all’altra. Passeggiamo sulle sue sponde per assaggiare il liquido della noce di cocco e osservare i tanti volenterosi artisti che vendono opere ispirate dal luogo, realizzate anche con la curiosa “tecnica della lametta”.Ad alcuni chilometri da qui ci aspettano calessi trainati da cavalli che ci conducono nelle campagne dove nel remoto passato si sviluppò il regno di Ava, (Inwa), vecchia capitale birmana dal 1364 al 1841. I calessi percorrono stradine dissestate e sballottolanti (ora solo in parte), attraverso scenari non avari di scorci anche cromaticamente attraenti. Ci portano a spasso nell’area dove sono vecchi edifici del XVIII e XIX secolo, inseguiti in bicicletta dalle instancabili venditrici di souvenir. In particolare ci recheremo al Bagaya Kyaung Monastery, realizzato circa 200 anni fa anch’esso in tek (tra i più interessanti del Paese), e al monastero Me Nu Ok Kyaung. Riprendiamo la navigazione per Kyauk Myaung nelle cui vicinanze attracchiamo.(Anche oggi, per favorire il miglior svolgimento del programma, le visite potrebbero avere un andamento diverso da quello qui indicato).

Tappa: 7 - Giorno: 7 - Navigazione da Kyauk Myaung a Mingun  
Al mattino si sbarca nel villaggio di Kyauk Myaung, il punto più a nord del nostro itinerario fluviale. Da qui iniziamo a discendere la corrente dell’Irrawady sino a Mandalay. E’ conosciuto in tutta la Birmania per le attività artigianali di produzione del vasellame tra cui grandi contenitori di 200 litri, ma ignoto al turismo. (Anche se la costruzione, travagliata, di un ponte che la collega più facilmente al resto del Paese, accelererà certo il superamento del suo isolamento).Passeggiamo e incontriamo persone impegnate in quotidiane incombenze. Scene di vita consuete legate a ritmi ripetuti. Attività produttive svolte in modo tradizionale, specie quelle legate alla fattura di vasi. Ne vediamo i vari passaggi dall’impastatura dell’argilla alla cottura in forni gestiti in modo per noi curioso. Desterà interesse anche il modo con cui gli addetti riescono a misurare le temperature dei forni, e non mancheremo di cercare di sbirciare attraverso “l’occhio dell’inferno” quanto avviene dentro le fornaci.Si riprende la barca per invertire la direzione e iniziare a percorrere il fiume a favore di corrente. La meta è Mingun. E’ un tranquillo paesotto con i resti alti 50 metri di una pagoda che, se terminata, svetterebbe sul fiume per oltre 150. Si potrà (se la lunga scalinata sarà stata ripristinata) salire a piedi nudi sino al punto più alto e osservare il panorama fluviale cinto dal verde. Comunque, una passeggiata lungo il fiume ci permetterà di arrivare al bianco Hsinbyume Paya (Myatheindan), e all’enorme campana (pare sia la più grande al mondo, ma i russi non sono d’accordo), con diametro di 5 metri pesante 90 tonnellate. Il piccolo centro ha attività legate specie al turismo. Da notare i tantissimi carri trainati da buoi e l’esosa monaca vestita di rosa che sosta strategicamente sulla scalinata bianca di una pagoda per le fameliche macchine fotografiche. (Di mattina il posto è preso d’assalto dai visitatori che giungono da Mandalay, ma il pomeriggio, in genere, è assai più tranquillo).Negozi e bancarelle con oggetti d’artigianato, quadri con monaci policromi e scene di vita tradizionale... Prestare attenzione agli allettanti malefici fritti. A Mingun esiste una delle poche “home for the aged” (case per anziani) della Birmania. Rientro in barca e proseguimento della navigazione discendendo ancora l’Irrawady per arrivare la sera vicino a Mandalay.

Tappa: 8 - Giorno: 8 - Sbarco a Mandalay, visita dell'antica capitale  
Sarà spiacevole salutare l’equipaggio e quella che oramai avremo imparato a considerare come la “nostra” barca. Non essendovi alternativa, giunti a Mandalay, sbarchiamo. Però, prima delle classiche visite ci concediamo una piccola chicca. (Potremo farlo anche in un momento diverso, dipenderà dall’andamento della giornata e dal punto in cui sarà possibile approdare). Tra l’aeroporto e Mandalay a ridosso del fiume c’è il villaggio di Paleik. Proprio accanto visitiamo un minuscolo sito archeologico, una nostra “scoperta”. Un interessante luogo che sempre desta interesse tra i compagni di valigia. (E ancor più ne desterebbe se potessimo andarci all’inizio del viaggio). Ci si arriva con una deviazione dal nostro itinerario ed è, incomprensibilmente, ignoto al turismo. Spesso neppure segnalato sulle guide turistiche potrebbe banalmente definirsi “piccola Bagan”, per le tante decine di pagode e monasteri abbandonati, parzialmente diroccati e ricoperti di vegetazione. Risale alla dinastia Konbaung che dominò la regione dal XVIII sec. Sino a pochi anni fa in una delle pagode era ospite un pitone sacro, poi traslocato in altra località vicina, dove i turisti certo non mancano. Il nostro posto è invece frequentato da caprette vacche e dai pochi abitanti del vicino villaggio sull’Irrawady, da cui a volte arriva il ticchettio di telai.I suoi tantissimi edifici abbandonati possiedono un fascino inconsueto e giustificano la visita, anche se per ragioni logistiche dovessimo recarci lì col sole caliente. Meritano soprattutto di restare fuori dei circuiti più frequentati, perché anche un solo gruppo vociante sottrarrebbe capacità di seduzione alle decadenti guglie e ai cespugli che paiono proteggerla. Un insieme notevole anche perché, pur frequentandolo da anni, sino ad ora non abbiamo incontrato nessun altro turista. Proseguiamo con le visite entrando a Mandalay, antica capitale. Andremo in uno dei più famosi luoghi sacri del Paese, la Mahamuni Paya. E’ nota soprattutto per l’enorme statua del Budda ricoperto dallo strato d’oro che ne ha persino deformate le sembianze, a causa delle innumerevoli foglioline d’oro che i birmani vi applicano. Pare risalga al I secolo. Alle donne non è consentito accedere nell’area più sacra, così come succede anche nel tempio con i cinque Buddha d’oro nel Lago Inle. (Neanche il buddismo si sottrae, pur se a volte in forme non brutali, al vizio delle discriminazioni sessiste proprio in varia misura di tutte le principali forme di religiosità). Poi visiteremo un altro edificio significativo di Mandalay, il monastero Shwenandaw. E’ una struttura di legno degna d’interesse per architettura, decorazioni e arredi lignei e per la storia che porta con sé. E’ stato, infatti, “smontato” dall’antico Mandalay Palace e ricostruito dove si trova ora. Il Mandalay Palace, uno dei simboli della città, è un insieme di edifici la maggior parte dei quali non è aperta al pubblico per la presenza di uffici militari, circondati da una corposa cinta muraria a sua volta protetta da un fossato che l’attornia per oltre quattro chilometri. Non lo visitiamo ma vi passiamo più volte accanto perché è a poche centinaia di metri dall’albergo dove risiediamo. Il Kuthodaw Paya, noto come “il libro più grande del mondo”, è una delle “curiosità” di Mandalay. Vi sono, oltre a belle ninfee (si spera in numero sufficiente da offrire alle signore del gruppo), più di 700 piccoli stupa ognuno dei quali contiene una lastra di marmo con incise regole del buddismo classico. Shwe In Bin Kaung, classico monastero birmano, è a sud ovest della città, vicino al canale Tinga Yarzar. E’ comunemente noto tra i locali come il “monastero di tek”. La parte centrale del complesso è stata realizzata a un livello sopraelevato rispetto al circostante, ed è sostenuta da un sistema di palificazioni. La struttura è aggraziata e impreziosita da intarsi e decori sulle varie parti di legno. Ricaveremo anche il tempo per andare in un laboratorio dove producono con particolare faticosa perizia, le foglie d’oro che i fedeli offrono applicandole sulle rappresentazioni sacre. La visita è breve ma interessante perché osserveremo il lavoro dei “battitori” scandito da particolari orologi. Apprenderemo pure le motivazioni pratiche, e quelle legate alle tradizionali credenze, sull’uso della pelle di cervo nella lavorazione delle minuscole scaglie d’oro. (Non manca annesso negozio). Normalmente si va in hotel per la distribuzione delle camere nel pomeriggio, per consentire di avere alcune ore libere dopo un’intensa giornata di visite.E’ così possibile ritornare in uno dei luoghi già frequentati (come la Mahamuni Paya nelle cui gallerie sono presenti decine e decine di piccoli negozi), recarsi in alcuni altri non molto noti, salire le gradinate che portano sino alla Mandalay Hill (la terrazza panoramica sulla città), percorrere l’esterno delle mura del Mandalay Palace o cercare di entrare in qualche suo padiglione eventualmente aperto al pubblico (qui, come nella “Torre di Bagan”, normalmente si sceglie di non andare perché rappresentavano simboli del regime), fruire dei servizi dell’hotel, cercare occasioni di acquisti…Pranzo nel ristorante locale “Unique Myanmar” e cena in hotel. Il nostro hotel a Mandalay “Mandalay Hill Resort” (www.mandalayhillresorthotel.com) L’albergo scelto per soggiornarvi una notte si trova in posizione centrale, accanto al canale che circonda il vecchio Palazzo Reale. L’ampio giardino assai curato da cui è visibile la Collina di Mandalay, ospita una Spa lussuriosa. La struttura alberghiera e i servizi sono certamente gradevoli.

Tappa: 9 - Giorno: 9 - Yangon, Volo per Lago Inle. Lingue d'acqua, tra monasteri e palafitte  
Nel caso non si sia vista Paleik, si potrà farlo svegliandosi presto e deviando lungo la strada per l’aeroporto.Il volo di linea Air KBZ delle 10,15 per Heho con arrivo alle 10,50 ci permette di cominciare già oggi a conoscere il lago.Arrivati nel minuscolo aeroporto di Heho, il bus in un'ora e mezza ci porta sulla riva nord dove prenderemo delle barchette scoperte adatte a navigare sulle basse acque lacustri. (Ognuna di queste può trasportare dalle 4 alle 6 persone). Andremo nel resort per sistemarci nelle nostre accoglienti ville e pranzare.Poi, risaliremo sulle piccole barche che ci attendono nell’imbarcadero dell’hotel per un primo approccio con la realtà locale.Le imbarcazioni consentono di avvicinarsi un po’ alla quotidianità dei locali, e persino immaginare d’intravedere sui bassi fondali, memori delle storie che si raccontano da queste parti, qualche bara del popolo definito “mangiatore di cadaveri”. Andremo anche in alcuni luoghi di culto e, tempo permettendo, in una fabbrica tessile. Tra i prodotti locali tipici segnaliamo che qui si trova la preziosa “bava dei fiori di loto” usata per realizzare costosissimi tessuti. (Al contrario dello “shahtoosh” il suo commercio è legale. È meno cara della rarissima “lana” tibetana, ma non certo economica). Durante la permanenza nell’area del lago cercheremo aspetti interessanti nei piccoli agglomerati di palafitte che ne caratterizzano la vita quotidiana. Attraverseremo lentamente lingue d’acqua, vedremo pescatori impegnati in un mestiere che appare assai folcloristico alle videocamere, lambiremo le abitazioni poste sull’acqua o su microscopici terrapieni ricavati ammassando terra per farne fragili fondamenta di povere “dignitose” case. Incontreremo barchette manovrate da minuscoli esseri che non mancano di salutare con la manina, come ovunque nel mondo. E’ l’occasione per intravvedere un po’ una realtà di cui apprezzeremo la semplice ripetitività fatta di gesti per noi inconsueti. Ci recheremo anche in alcuni monasteri. Orti, palafitte, pescatori che remano con i piedi per avere le mani libere, pagode, laboratori per la seta, contornano la permanenza nell’area del lago. Gli “Intha” ne popolano rive e superficie. Vivono su palafitte collegate da passerelle, coltivano orti sospesi in acqua. I pescatori usano atleticamente grandi nasse. (Esistono oramai molte, troppe, immagini che li ritraggono, tanto da essere diventati quasi l’icona che più immediatamente identifica la Birmania).Siamo nello stato Shan, uno tra i meno integrati del Myanmar, con i commerci d’oppio e la gelosa conservazione d’autonomia culturale. I locali, però, sono ospitali, curano gli orti galleggianti ancorati al fondo con canne di bambù. Uno dei prodotti più diffusi è il pomodoro che commercializzano in varie regioni del Paese. Vendono generi agricoli e articoli d’artigianato su minuscole imbarcazioni. Il nostro hotel sul Lago Inle, “Inle Resort” (www.inleresort.com)Ci gratifichiamo nelle “Royal Villa”, terrazzino privato, sommersi dal verde del parco, accanto al lago. Vi sono, nel resort, anche altre sistemazioni accoglienti, ma noi abbiamo scelto le ville di 80 mq con più ambienti. Legno e stile locale danno forte personalità alle nostre residenze.Il soggiorno sarà piacevole, e sembrerà troppo breve. Il resort è in un'invidiabile posizione sul lago. C’è occasione di frequentare la SPA o sorseggiare qualcosa guardando il sole che si fa inghiottire dalle colline oltre il lago. Dal retro dell’hotel ci si può incamminare su un sentiero verso un vicino villaggio. Nel tardo pomeriggio si può incontrare una realtà agreste in tranquillità, osservando uomini che tornano dai campi, buoi, monastero, cimitero, moschea, persone sedute davanti casa, pozzo…”Mingalabar, mingalabar” sarà il sottofondo sonoro della passeggiata. La consigliamo vivamente (nonostante i possibili moscerini) perché non sono molte le circostanze in cui, anche da soli, ci si possa introdurre nella quotidianità locale con tanta rilassatezza.In generale, durante tutto il viaggio, suggeriamo caldamente di utilizzare a volte anche le prime ore del mattino, pur se occorre rinunciare a un po’ di sonno. In questo resort, per esempio, è un peccato arrivare a colazione all’ultimo momento. Godetevi tepore, colori, rumori del posto seduti all’aperto sull’ampia terrazza di legno accanto al ristorante.*Il programma indicato durante la permanenza nell’area del lago potrà essere variato nell’ordine delle visite secondo le condizioni specifiche che si riscontreranno in loco.Cena e pernottamento al “Inle Resort”

Tappa: 10 - Giorno: 10 - Escursione in barca tra canali sino a Shwe Inn Thein (Inn Dein), sulla riva ovest del lago. Ritorno in hotel sempre per vie d'acqua  
Subito dopo colazione, direttamente dall’hotel, riprendiamo le stesse barche del giorno prima per arrivare con oltre un’ora di navigazione a Inn Dein.(Di mattina potrebbe essere necessario coprirsi adeguatamente per il trasferimento sul lago).L’area archeologica di Shwe Inn Thein corre parallelamente a una sorta d'infinito porticato con colonne che ripara dal sole tante decine di bancarelle. (Tra queste, vi invitiamo a non tralasciare quella in cui opera un ragazzo con cui la natura non è stata particolarmente benigna. Nonostante ciò, dipinge con le dita del piede piccoli oggetti il cui acquisto non è solo opera caritatevole).Il sito sacro di Inn Dein è un posto per noi notevole, sparso in una vasta zona, abbandonato agli elementi naturali che ne accentuano i tratti antichi, incolti, selvaggi. Vi sono centinaia di piccoli stupa e templi spesso assaliti da erbe e arbusti che ne mettono fortemente a rischio stabilità ed esistenza, ma che li rendono ancora più particolari. L’escursione a Inn Dein presenta due problemi. Evitare di sostare troppo tra le tante bancarelle, e scegliere se “incontrare” le disgraziate (già nell’appellativo) “donne giraffa”. Tempo permettendo, ognuno deciderà autonomamente. (Per la cronaca, queste donne sono state trapiantate qui dai loro villaggi per essere esposte agli stranieri in ristoranti o case private in prossimità dei posti frequentati dai turisti). Poi, dopo una possibile sosta vicino all’imbarcadero dove si potrà approfittare di birre fresche e noci di cocco, risaliamo sulle barchette che ci attendono per portarci nel ristorante locale sul canale che dal sito arriva sino al lago. Pranzo e proseguimento tra la ragnatela di vie d’acqua che congiunge il villaggio al nostro hotel, attorniati da (ex) grandi distese di canne di bambù.Secondo l’ora, potremo andare direttamente all’Inle Resort o continuare a girovagare in barca tra villaggi e orti galleggianti.Pranzo durante le escursioni nel ristorante locale “Thar Lai”. Cena in hotel sul lago Inle.

Tappa: 11 - Giorno: 11 - Ancora tra palafitte e scene di ordinaria quotidianità. Nel pomeriggio volo per Yangon  
Durante la permanenza nella zona ci recheremo, sempre in barca, alla Phaundawoo Pagoda giustamente nota, nonostante la moderna (anonima) struttura, per le cinque statue del Budda deformate dall’oro applicato dai fedeli. Queste rappresentazioni sono portate in processione su una particolare barca, seguita da molte altre, che percorre il lago durante una delle feste più note del Myanmar. (Le donne non possono avvicinarsi più di tanto alle “statue palla”).Andremo pure al Monastero di Ngaphechaung, famoso per la preziosa collezione di statue del Budda (imperdibili), ma ancor più conosciuto per la presenza dei gatti ammaestrati dai monaci (perdibili). Da pochi anni, dopo la scomparsa del monaco “domatore”, l’attività circense dei gatti per loro fortuna è assai rallentata.Rientro in hotel per il pranzo e trasferimento via terra direttamente dall’Inle Resort sino all’aeroporto. Torniamo a Heho utilizzando una strada che passa sul retro dell’albergo a circa un chilometro, che raggiungeremo a piedi.Volo di linea 7Y 676 delle 16,25 per Yangon dove arriviamo alle 17,35. Trasferimento in hotel.Pranzo in hotel sul Lago Inle e cena in hotel a Yangon.Il nostro hotel a Yangon “Kandawgyi Palace” (www.kandawgyipalace-hotel.com) E’ una struttura in stile locale con buoni servizi, ben inserita in un pezzo di giungla sulle rive del lago omonimo in piena città. (Non manca neppure un, prescindibile, dinosauro in pietra). La hall, i ristoranti, i tavoli all’aperto, la piscina nel folto verde sono contornati da un ambiente non banale sulle sponde del lago, da cui si osserva il complesso sacro Shwedagon. (Sul lago esiste anche un santuario di “Upagot”, o “Shin Upagot”).Potrebbe essere assai piacevole una passeggiata lungo la passerella che percorre il centro del lago e passa sul retro del nostro hotel. L’ingresso al parco che circonda il lago, a pagamento, si trova a poche centinaia di metri uscendo a destra della hall. Specie di mattina presto la passarella e le rive sono affollate di locali che praticano sport.L’ordine delle visite potrebbe subire variazioni pur mantenendone l’integrità

Tappa: 12 - Giorno: 12 - Yangon, l'ex capitale  
Chiamiamo capitale Yangon anche se il governo ha stabilito la nuova capitale a qualche centinaio di chilometri da qui. Yangon è lo specchio della contraddittoria realtà del Paese, ma è assai diversa dalla vicina e quasi infrequentabile Bangkok, anche se il fortissimo recente aumento del traffico (di cui tenere attentamente conto nel programmare la permanenza), denota forti incipienti cambiamenti. Vi convivono i quartieri cinese e indiano, la Grande Moschea nella zona musulmana, edifici coloniali e antiche architetture religiose, ampi viali paralleli previsti dagli inglesi nel periodo dell’occupazione, i laghi, il fiume, i mercati, il verde, gli stupa che scintillano anche se non c’è il sole...Durante la permanenza, ci recheremo alla Pagoda Sule posta al centro della città (con la rappresentazione di un raro Budda scheletrico su cui ci soffermeremo per qualche riflessione), e al Grande Budda Reclinato Chaukhtatgy. Dedicheremo il giusto tempo alla dorata Shwedagon, simbolo del Myanmar che veglia sulla città col pinnacolo ricco di migliaia di diamanti, rubini e zaffiri. (E’ un monumento spesso sottoposto a cure e restauri. Al momento della scrittura del programma, non ci sono stati segnalati lavori in corso).Più in generale, a Yangon ci si può introdurre in un ambiente non totalmente stravolto dai cambiamenti iniziati nei primi anni ’90, quando il regime decise di “aprirsi” all’Ovest favorendo pure la costruzione di nuovi hotel e la ristrutturazione di qualche edificio coloniale. Tra questi, lo storico Strand Hotel, potrebbe meritare una visita per un tè in una sala con immutate caratteristiche da impero britannico.Rientro in hotel. Chi vorrà, potrà invece fermarsi sino al tramonto nel complesso Shwedagon che si mostra diverso a ogni cambio di luce. Pranzo in ristorante locale o in hotel.Cena in hotel.

Tappa: 13 - Giorno: 13 - Yangon, giornata libera sino al trasferimento in aeroporto, volo per l'Italia, via Singapore. Arrivo il giorno seguente  
Sveglia a piacere e tempo libero se il giorno prima si sono svolte le visite previste. Le stanze vanno liberate tutte alle 12. Si avrà la possibilità di gestire il più discrezionalmente possibile l’ultima giornata di permanenza in Birmania. Si potrà tornare in uno dei luoghi che ci abbiano particolarmente interessato, andare in uno non visitato, terminare gli acquisti recandosi in uno degli hotel che offrono prodotti di artigianato di qualità, come lo Strand, o entrare nello Scott Market (normalmente chiuso il lunedì). Nel caso il gruppo fosse nel suo complesso interessato a questo mercato, dove si trovano tantissime decine di negozi e bancarelle che offrono quasi tutto ciò che si è incontrato in vari posti durante l’itinerario birmano, l’organizzazione mette a disposizione bus, accompagnatore e guida. Pranzo in hotel.Per tutti l’appuntamento è in hotel per il trasferimento in aeroporto. Il volo di linea MI 519 delle 17,35 per Singapore arriva alle 22.10. La coincidenza per Milano Malpensa della Singapore Airlines SQ 378 è alle 23,45. Pasti e notte in volo.Giungiamo a Malpensa il giorno dopo di primo mattino.1. Cabina della Paukan 1947 2. Inle Resort Royal Villa 3. Orti galleggianti

Tappa: 14 - Giorno: 14 - Arrivo a Milano  
Arrivo alle 5,55 a Milano Malpensa.ESTENSIONE MARE NGAPALI BEACHAl termine del viaggio, a chi desideri apprezzare un soggiorno balneare, proponiamo l’estensione a Ngapali. E’ una lunga spiaggia bianca ombreggiata da palme, con acqua cristallina di fronte al Golfo del Bengala, ancora poco toccata dalle rotte turistiche.Programmi dettagliati, servizi e quotazioni su richiesta.

PARTENZE


28/12/2017 - Sarai accompagnato da:   FULVIO GIOVANNI LUCA CINQUINI  

Prezzo del viaggio 8.246 Euro TUTTO INCLUSO

Iscrivendosi al club avrai molti vantaggi, tra cui riduzioni di prezzo variabili.
Il prezzo del viaggio per utenti che appartengono al:
LIVELLO 1: 8.246 Euro
LIVELLO 2: 8.131 Euro
LIVELLO 3: 8.016 Euro
LIVELLO 4: 7.900 Euro
LIVELLO 5: 7.785 Euro



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Servizi inclusi nelle quote viaggio

 

Per questo itinerario, a parziale modifica di quanto riportato nella scheda tecnica, le penali di annullamento saranno applicate nella seguente misura:

 

100% a partire dalla data di conferma di prenotazione.

 

 

Importante:

Il mercato turistico offre prezzi anche molto diversi. La nostra proposta non parte dalla necessità di presentare quote di partecipazione basse. Privilegiamo, invece, servizi superiori alla media assicurando un rapporto qualità/prezzo positivo in relazione all’alta stagione locale, alla coincidenza per le festività di fine anno, ai servizi in generale e alle soluzioni particolari da noi previste. Nel valutare le quote di partecipazione invitiamo quindi a porre la dovuta attenzione alle specifiche voci che includiamo.

Tra queste: qualità e modalità di svolgimento di un programma esclusivo, hotel di cui forniamo i nomi per verificarne le caratteristiche specifiche, (il costo di un hotel non è dato solo dal numero di stelle ma dalle proprie peculiarità), nomi dei ristoranti, presenza di esperto dall’Italia, uso di barche private, (il costo dei pernottamenti in barca è certo superiore al doppio dei normali hotel 5*).

 

Nota generale

I prezzi sono ancorati al rapporto di 1 EURO = 1,10 USD e possono essere soggetti ad adeguamento valutario (valgono le condizioni di vendita da catalogo). Quote di partecipazione e supplementi sono stabiliti in base ai costi di servizi e imposte alla conferma degli stessi e al numero minimo di partecipanti indicato.

La percentuale della quota pagate in valuta estera è del 55% del prezzo del viaggio.

 

Prenota Senza Pensieri. Tutela il prezzo del viaggio da eventuali adeguamenti valutari.

Modalità:

 

  • In fase di prenotazione dovrai comunicare la volontà di aderire al “Prezzo bloccato”;
  • Potrai così conoscere da subito l’importo forfettario richiesto a copertura dell’adeguamento valutario, che normalmente viene comunicato fino a 21 giorni prima della partenza;
  • Ovviamente il “Prezzo bloccato” è facoltativo. Decidendo di non aderire, gli eventuali adeguamenti ti verranno comunicati fino a 21 giorni dalla partenza;
  • Il Blocco Prezzi può essere applicato solo alle prenotazioni effettuate fino a 45 giorni prima della partenza.

 

Per aderire alla proposta di viaggio occorre versare un acconto pari al 25% del totale costo viaggio. Il saldo è previsto entro il 28 ottobre 2017.

La data indicata per il saldo è in diretta relazione con le particolari modalità richieste dai fornitori di servizi esteri, specie in riferimento agli hotel, alla barca e al periodo. (Non è un caso che le impegnative scadenze finanziarie previste dalla compagnia di navigazione siano tali che in Italia solo la nostra azienda, grazie alla consolidata esperienza in questo settore,  prenoti l’intera barca).

 

Le scelte dei servizi con e senza supplemento potranno con più probabilità essere effettuate dai primi iscritti. Poi si procederà assegnando stanze, cabine e ponti secondo le disponibilità applicando gli eventuali supplementi. Gli interessati possono segnalarci la cabina che preferiscono, indicandocene il numero che appare nelle piante dei ponti riportate alla fine. Volentieri, se disponibili, provvederemo a confermarle.

 

 

LA QUOTA DI PARTECIPAZIONE COMPRENDE:

  • Un programma accurato per fruire degli aspetti che più caratterizzano la Birmania.
  • Pensione completa dalla cena del 29 dicembre al pranzo del 9 gennaio. (Con due cene consumate in ambienti non usuali, tra cui quella del 31 dicembre).
  • Accompagnatore dall’Italia con minimo 15, massimo 25 partecipanti.
  • Guide locali in lingua italiana.
  • Trasferimenti interni: 3 voli di linea, barche private, bus privato.
  • Barca “Paukan 1947” per 5 giorni/4 notti solo nostra al raggiungimento di minimo 15 partecipanti.
  • Servizio di portabagagli negli hotel e barca.
  • Ingressi come da programma.
  • Supplementi alta stagione  e festività di fine anno nei voli e servizi a terra. 
  • Materiale informativo e di approfondimento.
  • Voli di linea Singapore Airlines o altro vettore IATA, andata e ritorno da Milano per Yangon via Singapore. (Ricordiamo che l’assegnazione dei posti in aereo è di esclusiva pertinenza delle compagnie di volo. Nel caso ci giungano particolari richieste le inoltreremo alla compagnia che, solitamente, risponde con una “presa d’atto” non vincolante. Il suggerimento più opportuno è quello di recarsi in aeroporto prima possibile in modo da richiedere direttamente, se disponibili, le sistemazioni gradite).

 

Pernottamenti:

  • Hotel accuratamente selezionati. Ricordiamo ancora che al di là del nostro giudizio e delle classificazioni locali, ne indichiamo i nomi scelti sulla base di precedenti positive esperienze per poterne riscontrare direttamente le caratteristiche. Questa soluzione, pur essendo sempre possibile che un albergo possa essere sostituito con un altro di livello superiore o il migliore disponibile, la riteniamo indispensabile per non limitarci a fornire generiche categorie di appartenenza o numeri di stelle stabiliti da criteri locali.

 

 

Importante:

All’atto dell’iscrizione, secondo le disponibilità, si potrà scegliere la cabina desiderata visionando la pianta della “Paukan 1947” riportata nel “Bene a sapersi”. In mancanza di precise richieste, si riserveranno le cabine secondo l’ordine di iscrizione iniziando da prua, sia sul ponte principale che su quello superiore, terminando con la 15 e 16, che sono le cabine meno distanti dalla sala motori. Per ovvi motivi, la scelta del ponte è garantita ai primi iscritti. Poi si assegnerà quello disponibile con eventuale supplemento.

Nel caso si decidesse di confermare il viaggio anche in mancanza del raggiungimento del numero minimo, si potrà prevedere la fruizione, in condivisione con altri, di una barca diversa da quella indicata. Saranno quindi possibili, pur lasciandone invariata la sostanza, variazioni nell’itinerario fluviale e terrestre.

 

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • Visto. Per modalità e costi rivolgersi tempestivamente ai nostri uffici di Milano.
  • Tasse aeroportuali e “fuel surcharge” € 410 soggette a riconferma. (Non sono incluse nella quota base perché le compagnie aeree possono variarle discrezionalmente sino al momento d’emissione dei biglietti in relazione ai costi del carburante e altre voci). In generale, enti e autorità locali possono decidere circa tasse o spese non segnalate ne “La quota non comprende”. Pur non dipendendo dalla nostra volontà, ci scusiamo sin da ora nel caso ciò dovesse verificarsi.
  • Mance. Suggeriamo un totale di 100 euro a persona per gratificare tutti i fornitori di servizi con cui si avrà opportunità di entrare in contatto durante il viaggio. In questa quota sono previsti anche i 40 usd che ogni partecipante potrà dedicare ai 22 uomini dell’equipaggio per il periodo trascorso sulla “Paukan 1947”. L’accompagnatore potrà raccogliere e gestire le mance per conto del gruppo.
  • Spese personali, bevande e tutto quanto non indicato ne “la quota comprende”.

 

Bene a sapersi

 

CARATTERISTICHE DEL VIAGGIO

 

Abbiamo voluto ancora una volta proporre il programma che effettuiamo da anni, con l’introduzione di altri aspetti gratificanti legati alle sistemazioni alberghiere, perché ci pare in grado di fornire un panorama esaustivo delle caratteristiche principali culturali e naturali del Paese.

La sequenza dei pernottamenti nelle varie località è la più razionale per tempi di trasferimenti e visite.

Il programma indicato, mantenendo le caratteristiche essenziali descritte, potrà eventualmente essere variato nelle sequenze, secondo le condizioni specifiche che s'incontreranno in loco.

Tempi di navigazione. Si tratta di medie in condizioni ambientali come normalmente si riscontrano in questo periodo.

Voli e trasferimenti interni. Il programma è stato costruito presupponendo il regolare andamento di voli, percorsi terrestri e su barca. I trasferimenti via terra, pur di pochi chilometri, e per vie d’acqua, considerando le specifiche condizioni locali, possono comportare tempi superiori a quelli previsti. Quindi, certe sveglie, pranzi, cene, arrivi in hotel potrebbero svolgersi in ore inconsuete per cause ora non note ma che potrebbero condizionare lo svolgimento pratico del viaggio stesso. I voli interni, pur confermati, potrebbero avere orari diversi per decisione dei competenti enti anche senza congruo preavviso, con possibili aggiustamenti relativamente alle visite, pernottamenti e hotel.

Considerando la razionalità del percorso anche per l’introduzione di tre voli interni, riteniamo che 14 giorni di viaggio siano congrui per svolgerlo nel modo più opportuno.

Il programma è intenso ma con tempi ottimizzati per visite approfondite e tempo libero. I 3 voli interni riducono i tempi degli spostamenti più lunghi e l’itinerario non costringe a cambiare hotel ogni giorno.

Indichiamo particolari del viaggio, hotel e barca, orari dei voli interni, tempi di spostamento… e persino nomi dei ristoranti, per far constatare agli interessati se i servizi previsti rispondono alle proprie esigenze. Normalmente alcuni di questi aspetti non sono segnalati perché possono variare. Noi, invece, pur potendosi presentare tale eventualità, (in realtà rara, come ben sa chi da anni ci manifesta la propria fiducia), includiamo il maggior numero di elementi per costruirsi un’idea la più vicina possibile allo svolgimento effettivo del viaggio.

Le consuetudini locali vanno rispettate. Si entra nei luoghi sacri senza scarpe e di solito è necessario avvicinarsi ed accedervi a piedi nudi.

Nel caso di dubbi sui comportamenti da tenere, in qualsiasi circostanza, suggeriamo vivamente di rivolgersi all’accompagnatore o guida locale.

L’organizzazione non risponde di eventuali inconvenienti che derivino ai partecipanti da atteggiamenti che contrastino con quanto previsto nel programma o con le consuetudini e norme locali.

Su indicazione delle competenti autorità segnaliamo che la legge italiana persegue i reati a sfondo sessuale anche se commessi all’estero.

Nel caso le nostre indicazioni non siano sufficienti in un qualsiasi aspetto del programma, contattateci. Invitiamo vivamente a richiedere specificazioni anche su questioni che a casa propria appaiano secondarie, ma che in corso di viaggio potrebbero rivelarsi importanti.

(Il programmatore del viaggio è a  disposizione anche al telefono:      3403475697 o mail mario.romualdi@italia-doc.eu).

 

VARIE

 

Visto

Occorre il visto per la Birmania. Contattare i nostri uffici per ricevere indicazioni dettagliate. Le pratiche possono essere laboriose. Per prevenire sorprese e modifiche anche senza preavviso, è bene procedere appena deciso di aderire al viaggio.

Il passaporto non deve scadere entro sei mesi dal viaggio, deve contenere per lo meno due pagine libere. (Non è più necessario il rinnovo della tradizionale marca da bollo).

Ogni partecipante deve verificare personalmente la validità del passaporto e adempiere correttamente alle formalità per il rilascio del visto. L’organizzazione non assume responsabilità nel caso si avesse l’impossibilità di partire, entrare o uscire nel paese di destinazione a causa di documenti non corretti. S’invita quindi ad attenersi alle indicazioni fornite dall’organizzazione e dalle autorità competenti in Italia e all’estero. Particolare cura va posta nella corretta conservazione di eventuali documenti forniti all’estero utili a favorire l’uscita dal Paese.

 

Carte di credito

La situazione è in evoluzione ma potrebbero non essere accettate.

 

Acquisti

E’ lungo l’elenco di oggetti reperibili in negozi e mercati. Non sempre gli acquisti di gruppo in luoghi non scelti dagli interessati determinano vantaggi. Per motivi che i nostri viaggiatori certo apprezzeranno, eviteremo di indicare dove recarsi per le compere. L’accompagnatore cercherà di ricavare tempo libero per consentire a ognuno di andare dove creda. Rammentiamo l’esigenza di contrattare il prezzo, di evitare di comprare “antichità” salvo che non si sia disposti a richiedere le relative autorizzazioni per l’esportazione/importazione, di non superare i limiti nel peso del bagaglio, di rispettare le modalità d’importazione in Italia di oggetti vietati o considerati armi.

La legge italiana consente l’importazione libera di beni che non rientrino in categorie protette o vietate e non superino il valore complessivo di 175 euro.

 

Sanità

Non sono previste vaccinazioni o profilassi obbligatorie ma, come in ogni viaggio in paesi molto diversi dal nostro, si consiglia di consultare il proprio medico e l'ASL per informazioni sanitarie preventive aggiornate.

Si suggerisce di munirsi dei medicinali d'uso personale, di bere esclusivamente bevande da contenitori acquistati sigillati e mangiare solo cibi cotti.                                            

 

Si consiglia dotarsi di:

Medicinali di uso personale tra cui un disinfettante intestinale.

Abbigliamento pratico evitando il sintetico, calzature comode. Calzini di ricambio e salviettine umidificate nel bagaglio a mano per visite in luoghi sacri.

Un costume da bagno può rivelarsi utile nei momenti di relax.

Abbigliamento adeguato nei luoghi sacri.

“Zampironi”, “Autan” o similari, creme protettive solari, occhiali da sole, cappellino.

Torcia elettrica (utile in caso di momentanei black-out, anche se sempre più rari).

Adattatore universale per le prese elettriche.

Porta valori del tipo “a collo” o cintura con tasca da indossare sotto i vestiti. (Evitare il “marsupio”. Se possibile, non portare in viaggio beni particolarmente appetibili ai borseggiatori e lasciare gli oggetti di valore nella cassaforte dell’hotel).

Dollari ed euro. (Le banconote possono essere rifiutate se: presentano pur piccole imperfezioni e scritte a mano, sono precedenti il 2001, sono contrassegnate da alcuni numeri di serie o lettere, che possono variare. In generale è meglio avere banconote di recente emissione).

Un accorto viaggiatore non dimentica mai un’opportuna scorta di adattabilità a usi, clima, pasti e norme spesso contrastanti la nostra quotidianità.   Se le indicazioni non sono sufficienti contattateci anche per chiarire aspetti secondari, ma che in viaggio possono rivelarsi importanti.

 

Clima

Il periodo da ottobre a marzo è il migliore per recarsi in Myanmar. È caratterizzato da temperature “fresche”, scarsa umidità e rare piogge. Ovviamente, le diverse caratteristiche anche altimetriche dell’itinerario determinano condizioni di temperature variabili ed escursioni termiche notevoli tra giorno e notte, specie nelle zone più elevate come sul Lago Inle. In generale, sino a settembre la stagione delle piogge porta anche forte umidità e da dicembre in certe zone le temperature notturne possono calare notevolmente. Le informazioni sulle medie degli ultimi anni indicano solo delle medie, appunto, che possono essere smentite dalle specifiche condizioni che s'incontrano in loco, e le previsioni sono rese sempre più difficili dagli stravolgimenti in atto nelle condizioni del pianeta.

Inoltre, ognuno risponde alle stesse situazioni in modo diverso. Adottare, quindi, l’abbigliamento rispondente alle proprie caratteristiche. Comunque è bene avere un indumento impermeabile, anche se non siamo nel pieno della stagione piovosa, e abbigliamento adeguato alle temperature non elevate specie sul Lago Inle.

Complessivamente le informazioni ufficiali indicano l’escursione delle medie da 10 a 30 gradi nelle zone da noi attraversate con possibilità di qualche rara pioggia e freddo nelle aree di altipiano.

In questo periodo l’umidità è bassa perchè siamo nella “stagione fresca”. I monsoni cominciano da maggio-giugno portando anche un’umidità più elevata e piogge consistenti sino a settembre.

In generale, si riscontrano tre stagioni. Quella “fresca” che va da ottobre a marzo. Quella calda da aprile a maggio e la monsonica da giugno a settembre con forte pioggia e alta umidità.

(Virgolettiamo la definizione “stagione fresca” perché in alcune zone a dicembre/gennaio si possono rasentare anche i 30 gradi, mentre in altre più elevate si può aver bisogno di un abbigliamento pesante specie la sera e di primo mattino).

 

Pasti e bevande

I pranzi, per ottimizzare i tempi, in genere sono in ristoranti locali. Normalmente le cene sono in albergo per non dover riuscire dopo giornate a volte intense. I pasti, in generale sono set menù, possono prevedere anche piatti locali o genericamente orientali, che potrebbero non incontrare sempre il nostro gusto. Gli orari possono non essere quelli canonici, per non essere costretti a conformare il programma in funzione di questi.

Per offrire il maggior numero di informazioni utili, indichiamo persino i nomi dei ristoranti, anche se potremo frequentarne qualcuno diverso da quelli segnalati.

 

Fotografare

Vietato fotografare postazioni militari, di controllo e persone in divisa. In caso di dubbio evitare di fotografare. Consigliamo la dovuta sensibilità anche verso le persone comuni. Nel caso si riscontri contrarietà, l’atteggiamento opportuno è manifestare un cenno di scuse e riporre la macchina fotografica nella custodia.

 

Telefonia cellulare

La situazione varia rapidamente, perciò è necessario verificarla col proprio operatore in prossimità della partenza. A volte è stato possibile usare cellulari italiani con schede locali, ma è bene averne riscontro nelle settimane immediatamente precedenti la partenza. Lo stesso vale per le comunicazioni via Internet.

E’ però corretto informare che per la condizione specifica in Myanmar tecnica e politica, le indicazioni fornite ora o poco prima della partenza, potrebbero non trovare conferma in loco.

In uno degli ultimi viaggi, infatti, pur avendo informato i partecipanti della possibilità, assicurataci dal corrispondente, di poter fruire dei nostri cellulari italiani con l’uso di una scheda acquistata localmente, giunti in Birmania abbiamo riscontrato che tali schede erano da poco sparite dalla circolazione.

E’ comunque possibile telefonare dagli hotel, anche se le attese potrebbero essere più lunghe di quelle cui siamo normalmente abituati.

 

Mance

Le mance non sono incluse nella quota di partecipazione. Suggeriamo un importo totale di 100 euro a persona per gratificare tutti i fornitori di servizi con cui si entrerà in contatto durante il viaggio. L’accompagnatore Kel 12 potrà raccogliere e gestire le mance per conto del gruppo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piante dei ponti della “Paukan 1947” e numeri delle cabine

All’atto dell’iscrizione, compatibilmente con le disponibilità, si potranno richiedere cabina e ponte desiderati, indicando i  numeri riportati nelle piante. In mancanza di ciò si procederà assegnandole secondo l’ordine delle iscrizioni iniziando da prua, con gli eventuali supplementi.

 

 

 

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