Argentina nel 2016 ha festeggiato 200 anni di indipendenza dalla Spagna - Circle
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200 volte Argentina

di Alfredo Luís Somoza

Nel 2016 l’Argentina ha festeggiato i suoi primi 200 anni d’indipendenza dalla Spagna. Due secoli in cui è stata più volte protagonista della Storia, non solo in senso positivo. L’Argentina è il Paese sudamericano più noto agli italiani, anzitutto perché ha accolto milioni di emigrati in cerca di opportunità: Buenos Aires è la seconda città più italiana al mondo, contando gli emigrati e i loro discendenti “tecnicamente” cittadini del Bel Paese. Parliamo di uno Stato maestosamente grande, oltre dieci volte l’Italia, con scenari naturali unici al mondo e una metropoli, Buenos Aires, tra le più vive sulla scena culturale mondiale. Paese di grandi campioni sportivi, di immensi musicisti e scrittori, l’Argentina sembra vivere eternamente su un’altalena, alternando momenti di ricchezza a clamorosi fallimenti, fasi di serenità democratica ai drammi dell’autoritarismo. L’Argentina è anche terra di personaggi globali: da Evita Peron a Maradona, da Carlos Gardel a Jorge Luis Borges, senza dimenticare Che Guevara e papa Francesco. Personalità che, a prescindere dai giudizi, hanno innovato e rivoluzionato. Tornando indietro nel tempo, dell’Argentina indigena in cui approdarono gli spagnoli restano poche testimonianze, concentrate soprattutto nel Nordovest. Le etnie della Pampa e della Patagonia sono state invece sconfitte, disperse per permettere la riconversione delle loro fertilissime terre all’agricoltura. Ai primi del Novecento l’Argentina diventa così il granaio del mondo, esportando cereali e carne per lo più in Europa. Ad arricchirsi sono i latifondisti che si sono appropriati delle terre migliori. Contemporaneamente arrivano milioni di immigrati e il Paese cresce diversificando la sua economia, che cent’anni fa era la quarta al mondo. Poi iniziano le lotte sindacali, l’ascesa dei movimenti sociali, la nascita del peronismo che dà una rappresentanza politica ai diseredati.

Argentina

Una storia, quella argentina, da metà del ’900 in poi caratterizzata dall’instabilità, dal progressivo impoverimento e dalle parentesi dittatoriali, l’ultima delle quali si conclude con il tragico saldo di oltre 30.000 oppositori uccisi dopo essere stati sequestrati: i desaparecidos. L’Argentina che ritrova la democrazia a inizio anni Ottanta sancisce diritti per tutti e condanna i militari golpisti, ma porta l’economia al default nel 2001. Una fase discendente dell’eterna altalena nella quale il Paese ancora si dibatte. Questa storia contemporanea densa e drammatica si tocca con mano nelle città, dove viene ricordata ossessivamente per esorcizzarla.
L’Argentina turistica è relativamente recente. Fino agli anni ’90 gli stessi argentini non si percepivano come “interessanti”, almeno da questo punto di vista. In poco tempo si sono invece affermati tre pilastri del turismo internazionale: cascate dell’Iguazú, Patagonia e Buenos Aires.
Paese, ma già da sola meriterebbe il viaggio, e lo si è compreso bene in questi anni di boom mondiale del tango. Una grande metropoli che non dorme mai, che ha la proposta teatrale più ricca al mondo, una gastronomia di livello internazionale e uno strano fascino da estrema periferia dell’Occidente. Nel senso che non troverete praticamente nessuna costruzione che non sia stilisticamente figlia d’Europa. Ma tutte sono aggrovigliate, caoticamente sovrapposte. E disordinato è stato lo stesso processo di crescita della città, che ai primi del ’900 contava un argentino ogni due stranieri. Tappa fondamentale è il quartiere de La Boca, fondato a fine ’800 dai genovesi venuti a costruire il porto. Un quartiere di case di lamiera dipinte con i mille colori recuperati dai cantieri navali. Culla del tango, anche se non tutti sono d’accordo, è stata la prima immagine del Paese per centinaia di migliaia di italiani, fino alla metà del secolo scorso. Lontano da Buenos Aires ci ritroviamo in Patagonia, dove “finisce il mondo”. Terra a lungo incognita, miticamente popolata dai patagones, indios dai piedi giganteschi in realtà mai esistiti.

Argentina ghiacciaio Moreno
Ghiacciaio Moreno

Secondo Borges «non si capisce perché possa piacere un luogo vuoto». Ed è vero, la Patagonia è uno spazio geografico di steppe desertiche grande tre volte l’Italia, con un rapporto tra pecore e uomini di 3 a 1. Sono le sue coste e le sue montagne lo spettacolo che di fauna marina tra i più importanti al mondo: balene, orche, pinguini, foche, elefanti e leoni marini. Dall’altro lato, sulle Ande patagoniche, alcuni tra i più grandi ghiacciai del mondo, come il Perito Moreno che ogni 2 o 3 anni regala lo spettacolo della “rottura” del ponte di ghiaccio che si forma sul Lago Argentino. Il Perito Moreno è uno dei pochissimi ghiacciai al mondo ancora in espansione, a dispetto del cambiamento climatico. In fondo alla Patagonia, l’isola della Terra del Fuoco più che un luogo fisico è una leggenda dove rivivere la storia di Magellano, di Drake e di Darwin, che navigarono le sue acque. Ma anche dei prigionieri al confino, degli allevatori predicatori inglesi e dei cercatori d’oro. Quasi 4000 chilometri a nord, altre due destinazioni da non perdere. Le cascate dell’Iguazú, forse le più spettacolari al mondo, al confine con il Brasile; e a nordovest le meraviglie della Quebrada de Humahuaca, di Tilcara e di Salta: le Ande argentine, la frontiera meridionale dell’impero incaico, unico lembo “americano” – dal punto di vista etnico e culturale – dell’Argentina. Ci sono tanti altri punti d’interesse in una terra così vasta: la valle della Luna a La Rioja, la foresta dell’Impenetrabile nel Chaco, le Sierras de Córdoba… Un Paese che per dimensioni è consigliabile visitare in due tempi. Come si conviene a una seconda patria, geograficamente così lontana.

 

Articolo pubblicato su Kel 12 Magazine, issue 03 / settembre 2016.

 

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