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La Magnum all’altare di Augusto: obiettivo puntato su 70 anni di storia del mondo

di Alessandra Bergamasco

Antico e contemporaneo, straordinario e ordinario, guerra e pace, all’Ara Pacis la mostra dedicata ai 70 anni della Magnum Photos (Roma, 7 febbraio – 3 giugno 2018), la più grande agenzia fotogiornalistica del mondo, sembra una sequela  di contrasti. L’effetto è intenso, intorno all’altare dedicato all’imperatore Augusto e alla sua pax romana scorrono le immagini di una fetta dei nostri anni, creando narrazioni e suggestioni potentissimi. Quella romana è la prima tappa europea di un tour globale, inaugurato nel giugno 2017 all’International Center for Photography di New York.

Persone comuni e  grandi della terra, guerre e teneri ritratti di famiglia, disordini sociali e analisi antropologiche, il nostro tempo c’è tutto, dalla nettezza del bianco e nero si passa ai colori e a una miriade di sfumature dentro alle quali c’è la vita e la storia degli uomini, con le sue incongruenze e i suoi slanci, ci sono sguardi che parlano, l’obiettivo che, a sua volta, è un occhio attento e mai banale,  taglia una porzione di realtà facendone intuire il resto. Dettagli che sono storie capaci di svelare quel che le parole non dicono, non possono o non vogliono. Ma “Le parole sono importanti” – come ci ricorda una citazione di morettiana memoria – e, a modo loro, anch’esse conquistano la ribalta  in questo “Magnum Manifesto”: gli scambi epistolari, infatti, forgiano lo spirito dell’agenzia, i contratti e gli appunti lo affinano. Come tessere di un mosaico, lettere, interviste, testi delineano la voce collettiva e mettono in luce  etiche ed estetiche dei fotografi. Appare subito chiaro che amare la fotografia non è un requisito fondamentale per apprezzare gli scatti Magnum. A Parigi, nel ’47 la cooperativa fondata da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour rivoluziona il mondo della fotografia: le foto (e i negativi) sono di proprietà degli autori e non delle riviste in cui vengono pubblicate. Ciò si traduce in ampi margini di libertà di azione, un fatto nuovo per l’epoca che permetterà ai soci  di operare importanti scelte, non solo stilistiche, che diventeranno vere e proprie firme d’autore.

Elliott Erwitt: New York, 1953 © Elliott Erwitt/Magnum Photos/Contrasto
Elliott Erwitt: New York, 1953 © Elliott Erwitt/Magnum Photos/Contrasto

Magnum è una comunità di pensierouna qualità umana condivisauna curiosità su ciò che sta accadendo nel mondoun rispetto per ciò che sta succedendo e il desiderio di trascriverlo visivamente”, la descrizione migliore di cosa sia la Magnum ce la fornisce uno dei suoi fondatori, Henri Cartier Bresson. E, di fatto, quelle foto e quei reportage celebri, che documentano la storia, ne diventano  essi stessi parte integrante: dal reportage sui lavoratori immigrati negli USA, realizzato da Eve Arnold, ai ritratti di “famiglia” di Elliott Erwitt; dagli zingari di Josef Koudelka, fino agli scatti del 1968 di  Paul Fusco sul “Funeral Train”, il treno che trasportò la salma di Robert Kennedy nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di Arlington. E ancora, dalla “Spagna Occulta” di Cristina Garcia Rodero, alla cruda attualità del Sud America di Jérôme Sessini, fino al Mediterraneo dei migranti, fotografato da Paolo Pellegrin. La selezione di foto operata da Clément Chéroux – curatore della mostra e direttore della fotografia al MoMA di San Francisco – mira a evidenziare la specificità della Magnum, (e ciò che ha contribuito a costruirne il mito): l’assoluta maestria nel coniugare arte e giornalismo, cifra personale e testimonianza della realtà.

Bruno Barbey: Un gruppo di studenti forma una catena per passare i ciottoli di una barricata a rue Gay-Lussac. Parigi, 10 maggio 1968. ©Bruno Barbey /Magnum Photos/Contrasto
Bruno Barbey: Un gruppo di studenti forma una catena per passare i ciottoli di una barricata a rue Gay-Lussac. Parigi, 10 maggio 1968. ©Bruno Barbey /Magnum Photos/Contrasto

Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni:

PARTE PRIMA 1947-1968: Diritti e rovesci umani,  focalizzata sugli ideali di libertà, uguaglianza e partecipazione che caratterizzano la fine della seconda guerra mondiale. Una sorta di nuovo Umanesimo in cui gli uomini si aggregano in una molteplicità di organismi di cooperazione internazionale.

PARTE SECONDA 1969-1989: Un inventario di differenze, in cui emerge la frammentazione sociale tra gli anni Settanta e Novanta.  Dai capovolgimenti del ’68 all’individualismo consumistico degli anni a seguire.

PARTE TERZA 1990-2017: Storie della fine, presenta le diverse forme espressive dei fotografi che hanno saputo raccontare il mondo e i suoi mutamenti (dalla caduta del Muro di Berlino alla Globalizzazione), preconizzando il futuro e diventando i migliori interpreti del nostro tempo.

 

70 anni della Magnum Photos
7 febbraio – 3 giugno 2018
Ara Pacis, Roma

 

In apertura Jonas Bendiksen: Abitanti di un paese nel Territorio dell’Altaj raccolgono i rottami di una navicella spaziale precipitata, circondati da migliaia di farfalle. Russia, 2000. © Jonas Bendiksen/Magnum Photos/Contrasto

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