Bagno turco coccola per il corpo e ispirazione per oggetti d'arte e design - Circle Magazine
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Il bagno turco tra arte e design

di Alessia Delisi

È il 1863 quando Jean-Auguste-Dominque Ingres dipinge Il bagno turco: il pittore si cimenta con un tondo che sfrutta originalmente per dare alla scena – un gruppo di odalische raffigurate in un’atmosfera di voluttuosa tranquillità – quell’impressione di chiusura tipica dei bagni turchi e degli harem. La scelta di soggetti femminili orientali è frequente in Ingres, che pure non mise mai piede in Oriente, come anche in Delacroix e rientra in quella corrente culturale esotica comune in Europa soprattutto dopo il XVII secolo. “Odalisca” era infatti, nella Turchia ottomana, il termine che indicava una serva addetta a una donna. Negli scrittori occidentali la parola passò però a indicare la schiava o la concubina di un harem, acquistando una sfumatura di bellezza favolosa e sconosciuta.

Les Ottomans + Vito Nesta - Costantinopoli
Les Ottomans + Vito Nesta – Costantinopoli

Così, tra preziosi cuscini e tappeti coperti di bruciaprofumi e tazzine di caffè, tra realtà e immaginazione, prendono vita i racconti di artisti, intellettuali ed esponenti dell’alta società infatuati di costumi, usanze e tradizioni che non rappresentano più una minaccia per la stabilità politica del continente europeo, ma che sono invece l’oggetto di un sincero apprezzamento e di una volontà di emulazione.

Assouline, Ottoman Chic
Assouline, Ottoman Chic

Se infatti la Cristianità ha sempre condannato il bagno come un peccato di lussuria, la cultura mussulmana trae al contrario un enorme piacere dalla pulizia del corpo, che trasforma in un rituale sensuale. Coccolare se stessi in un hammam, massaggiando la pelle stanca con argilla profumata, non ha però niente a che vedere con la promiscuità tanto temuta dai vescovi cristiani, perché fin dall’inizio qui fu d’obbligo la separazione tra i sessi. La sua finalità è piuttosto la dimensione igienica, ovvero un impulso inequivocabilmente narcisista che esclude ogni attenzione per gli altri, sesso opposto compreso.

Penhaligon's, Savoy Steam
Penhaligon’s, Savoy Steam

Se si considera quindi che nella cultura cristiana manca un’idea del bagno come rito di pulizia praticato per il puro piacere personale, si capisce anche l’ossessione tematica dell’hammam da parte di quegli artisti occidentali ispirati a fantasie d’Oriente. Ingres però non fu il solo a lasciarsi sedurre dal bagno turco e dalle sue sensuali figure femminili: tra il 1962 e il 1971 anche Michelangelo Pistoletto realizzerà il suo Bagno turco. È questo infatti il titolo di uno dei celebri quadri specchianti dell’artista piemontese in cui protagonista la rivisitazione moderna di una delle morbide odalische di Ingres.

Les Ottomans + Vito Nesta, Turquerie Carpets
Les Ottomans + Vito Nesta, Turquerie Carpets

Ne Le mille e una notte abbondano le descrizioni di bagni come riti di preparazione ad atti significativi: quando ad esempio si varca una frontiera, quando un viandante giunge in una nuova città, una donna entra per la prima volta in un palazzo o un ragazzo si appresta a trascorrere una notte di piacere. La traduzione in francese di questo libro da parte di Antoine Galland, l’orientalista che per primo, nel 1704, le riscrisse, alimentò la diffusione di quelle “turcherie” in voga ancora oggi. Dalle creazioni della stilita Narguess Hatami, in arte Miahatami, fino a quelle di Vito Nesta per Les-Ottomans, le “turcherie” accompagnano infatti, sul terreno del costume, una ricerca inquieta e radicale sulle origini del Mediterraneo e dell’Occidente.

Miahatami SS18
Miahatami SS18
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