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Il cimitero? In Messico è un luogo di festa e la Disney Pixar lo celebra in Coco, il suo ultimo cartoon

di Elisa Zanetti

È un omaggio al Messico, ai suoi valori e alle sue tradizioni l’ultimo film di animazione firmato Disney Pixar, in sala dal 28 dicembre per l’immancabile appuntamento al cinema per le feste. Racconta la storia di Coco, dodicenne messicano che desidera diventare un musicista, pur appartenendo a una famiglia di ciabattini dove la musica è bandita. Il perché di questo divieto? Il trisavolo di Coco aveva abbandonato la famiglia per seguire i suoi sogni musicali e da allora note e canzoni sono tenute lontane dai parenti del ragazzino che, condividendo i tipici valori messicani, celebrano la famiglia al di sopra di ogni cosa.

Coco e nonna. Disney Pixar
Coco e nonna. Disney Pixar

Questo non basterà però a fermare Coco nel rincorrere il suo sogno e nella sua avventura, ambientata durante il Dia de los muertos, il giorno dei morti, il ragazzino incontrerà nell’Aldilà i suoi famigliari defunti, per andare alla ricerca del suo mito più grande: il cantante Ernesto de la Cruz, l’unico in grado di indicargli la via.
L’azione si svolge in buona parte nel regno dei morti, ma non immaginatelo come un luogo cupo e malinconico, e questo non perché siamo in un cartone animato, ma perché in Messico il rapporto con con la morte è sereno e la celebrazione dei defunti è una vera e propria festa. «Il giorno dei morti è come una grande riunione di famiglia che elimina la divisione fra vivi e morti – commenta il regista Lee Unkrich – Non ha a che fare con il lutto, è una festa legata al ricordo dei membri della famiglia e delle persone amate scomparse, per continuare a tenerle vicine».

Coco, film Disney Pixar
Coco, fotogramma del film Disney Pixar. Courtsey Disney Pixar

I messicani credono infatti che durante questo giorno i propri cari facciano ritorno dall’Aldilà per incontrare i vivi e festeggiare con loro. I cimiteri, diversissimi dai nostri ed estremamente colorati, diventano luoghi di festa: ciascuno adibisce degli altari personali,  ofrendas,  dove riporre fotografie, alcolici, sigarette e tutto ciò che può risultare gradito al defunto e non manca chi addirittura si ferma al camposanto per un picnic particolare, condividendo un momento con i membri scomparsi della propria famiglia.

Cimitero in Messico
Cimitero in Messico. Foto da Pixaby, di Jack Mac34.

«Quello che abbiamo visto in Messico ridefinisce totalmente l’idea di cimitero – commenta Danielle Feinberg, direttrice della fotografia – Non è un posto buio e triste, ma festoso. Migliaia di candele diffondono il loro bagliore arancione, che crea un’atmosfera meravigliosa, romantica, calda e interessante. Non avevo mai visto niente di simile».
Un netto contrasto cromatico differenzia Santa Cecilia, il paesino dove vive Coco, e l’Aldilà: il primo per quanto vivace e colorato è come coperto da una patina polverosa, mentre il secondo è una vera esplosione di colore, proprio a sottolineare il rapporto positivo con la morte e il Dia de los muertos. «Entrambi i mondi sono pieni di colore, musica e gioia e i personaggi, morti o vivi, sono ottimisti e totalmente devoti alle loro famiglie».

Coco, altare
Coco, altare. Courtesy Disney Pixar.

Tra le varie offerte sono ovviamente immancabili i fiori: in Messico i preferiti dai defunti sono i tagetes erecta o fiori dai quattrocento petali, originari proprio del Paese. Si dice che il loro profumo e le tinte sgargianti guidino i defunti nel loro cammino ed è per questo che i messicani realizzano sentieri di petali fino alla propria porta di casa, per indicare la via ai loro cari in visita dall’Aldilà. In Coco è proprio un gigantesco ponte di questi fiori a unire il regno dei vivi con quello dei morti. Quest’ultimo in particolare è stato creato ispirandosi a Tenochtitlan, l’antica capitale dell’impero azteco circondata dall’acqua su cui è poi sorta città del Messico. Se oggi nella realtà non ne esiste più traccia, nel film la città continua a emergere dall’acqua e come un corallo cresce ininterrottamente, stratificandosi sempre più per accogliere i suoi nuovi abitanti.

Coco, il ponte di fiori
Coco, il ponte di fiori. Courtesy Disney Pixar.

In Messico l’importanza della festa dei morti è così forte che nel 2003 l’Unesco l’ha riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità, essa è infatti una delle espressioni culturali più antiche e di maggior rilevanza tra i gruppi indigeni del Paese. Non a casa il culto dei morti trova le proprie radici nella cultura Aztecha. Gli Aztechi ritenevano, infatti, che l’alternarsi fra la vita e la morte fosse un elemento di equilibrio necessario al mantenimento dell’ordine cosmico ed erano soliti celebrare i defunti in estate e per periodi più lunghi. Furono i colonizzatori spagnoli a ridurre i festeggiamenti fissandoli l’1 e 2 novembre. «Tutti abbiamo un comune bisogno di essere ricordati, di sentire che continueremo a contare anche dopo il nostro tempo qui. – Commenta Unkrich – C’è poi un forte desiderio di tenere in vita la memoria delle persone che abbiamo amato. Condividendo le loro storie e creando la nostra, costruiamo questa connessione attraverso le generazioni che è più grande delle nostre vite quotidiane».

Foto in apertura courtesy Disney Pixar.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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