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CULTURE |

Festival del Sahara: un incontro di uomini del deserto

di Marilena Roncarà

Un grande raduno ai margini del deserto e soprattutto un’occasione per accedere a un mondo segreto e affascinante: ecco il Festival internazionale del Sahara che a fine dicembre trasforma l’oasi sahariana di Douz, alle porte del Grand Erg Orientale, nel punto di incontro delle tribù nomadi del deserto. Uomini e donne delle dune e della sabbia arrivano fin qui non solo dal Maghreb e dal sud della Tunisia, ma anche da Libia, Algeria ed Egitto e per quattro giorni, quest’anno dal 28 al 31 dicembre, l’abituale tranquillità del posto, lascia spazio a un’effervescenza incalzante con carretti, asini e dromedari ad affollare le piazze e le strade.

Tamerza Pano, Tunisia
Tamerza Pano, Tunisia

Le tribù, per lungo tempo in lotta, con questo avvenimento suggellano e onorano la pace sahariana. Siamo, infatti, di fronte alla tradizionale parata di cavalieri e dromedari che, iniziata poco più di un secolo fa (nel 1910) come una grandiosa festa in costume, ha poi via via assunto nel corso degli anni una dimensione internazionale. Sulla piazza del souk, dove tutto l’anno si possono comprare spezie, manufatti locali, tappeti, gioielli berberi, ortaggi e bestiame, adesso si svolgono le corse competitive dei migliori dromedari, un tempo adoperati nelle guerre (i mehari) e le dimostrazioni di abilità dei levrieri del deserto (gli sloughi) abili nella caccia. Inoltre prendono corpo una serie di spettacoli su episodi quotidiani dall’insediamento attorno al pozzo, alla cerimonia delle nozze, che danno espressione alle diverse sfaccettature della vita sahariana, riuscendo sempre a emozionare. Oltre alle strade dell’oasi, protagonisti sono anche altri luoghi della città, come la Casa della Cultura, che si aprono a incontri o dibattiti sui temi del deserto.

Tozeur, città della Tunisia
Tozeur, città della Tunisia

Per la posizione e il ruolo di avamposto nel deserto, Douz ha orientato la sua economia non solo all’agricoltura, all’artigianato e al commercio, ma anche al turismo e tuttavia il festival conserva un carattere di autenticità.
Ai confini dell’oasi vengo piantate le tende (douar) e i rappresentanti delle varie tribù arrivano fin qui con quegli animali che fanno parte della loro vita, dando vita a un vero e proprio incontro di uomini del deserto. Per chi arriva da fuori il festival è un modo per avvicinarsi a loro, cogliendo una dimensione singolare dello spazio e del tempo. Il deserto evoca infatti il fascino delle grandi distese, della vita nomade e dell’erranza, l’idea dello spaesamento e della ricerca di sé negli spazi infiniti e nei loro silenzi, attraversati da segni di storie e di vita. È un viaggio che ha bisogno di tempo, inteso sia come capacità di vedere, sia come disponibilità all’incontro, mai effimero, con gli eventi del quotidiano, che si esprimono attraverso le vite di chi questi luoghi li abita, tra vecchi nomadismi e nuove forme di stanzialità.

Patio
Patio

Un ulteriore opportunità per i viaggiatori che prendono parte a questo festival, è visitare la zona attorno a Douz, pernottando magari in uno dei campi tendati del territorio, una soluzione ideale per godere della pace e dell’armonia che solo le dune del deserto possono regalare. Senza dimenticare lo spettacolo delle notti stellate.

El Jem, città del governatorato di Mahdia in Tunisia
El Jem, città del governatorato di Mahdia in Tunisia

 

In apertura Douz.

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