LOGIN | REGISTRAZIONE | CERCA
 
NOVITÀ |

La fotografia portavoce del pianeta

di Alessandra Bergamasco

Una congiuntura particolare, e forse rara, quella che vede due importanti città italiane, Milano e Napoli, ospitare in questi giorni gli scatti di Sebastião Salgado. Il celebre fotografo brasiliano, dalla sensibilità ecologica, più di altri è stato capace di raccontare i grandi cambiamenti sociali, economici e ambientali del nostro tempo. Classe ’44, l’età non sembra un ostacolo per il “principe del bianco e nero” che continua a catturare, col suo obiettivo sempre lucido ed essenziale, i problemi e le contraddizioni del mondo, il disagio di una condizione, le sofferenze di un territorio o di un popolo ma anche la bellezza, potente ed evocativa, di angoli remoti del pianeta ancora incontaminati.

Salgado in mostra alla Galleria Forma Meravigli
Salgado in mostra alla Galleria Forma Meravigli

A Milano, il 20 ottobre è stata inaugurata Kuwait. Un deserto in fiamme (Galleria Meravigli, fino al 28 gennaio). Una prima mondiale per un reportage dedicato ai fatti del 1991. Saddam Hussein è in ritirata dal Kuwait ma i soldati iracheni, nell’ultimo ed estremo tentativo di fermare la coalizione guidata dagli USA, incendiano oltre 600 pozzi di petrolio.

«Non ho mai visto, né prima né dopo quel momento, un disastro innaturale così enorme». Così Salgado commenta quell’inferno di fiamme e fumo, una catastrofe ambientale raccontata in trentaquattro scatti di grande impatto. C’è il dramma di un fuoco fagocitante e l’eroismo e lo sforzo fisico degli uomini: vigili del fuoco e tecnici venuti da tutto il mondo per domare un incendio che sembra infinito. Un quarto di secolo dopo, Sebastião Salgado è ritornato su quelle immagini, su un lavoro che sentiva sospeso decidendo di completarlo con una selezione di foto inedite. Quello che ci arriva agli occhi, oggi, è certamente un documento di valore storico ma è soprattutto un monito affinché quella devastazione abiti la memoria collettiva e non abbia a ripetersi.

Spray chimici proteggono questo pompiere dal calore delle fiamme. Pozzi di petrolio, Greater Burhan, Kuwait, 1991. © Sebastião Salgado, Amazonas Images, Contrasto
Spray chimici proteggono questo pompiere dal calore delle fiamme. Pozzi di petrolio, Greater Burhan, Kuwait, 1991. © Sebastião Salgado, Amazonas Images, Contrasto

Se da un lato “Kuwait” testimonia i patimenti di una natura violata, dall’altro Genesi ci ricorda la grande magnificenza del Creato. La mostra napoletana, che ha aperto le porte al pubblico il 17 ottobre (al PAN/Palazzo delle Arti Napoli fino al 28 gennaio), è un lavoro straordinariamente biblico racchiuso in più duecento immagini. «Con mia moglie abbiamo pensato a un progetto diverso, un omaggio al pianeta e con sorpresa abbiamo scoperto che quasi la metà del pianeta è ancora come nel giorno della Genesi». Parte così la realizzazione di un’opera imponente, durata 10 anni, che conduce il maestro brasiliano a esplorare luoghi vergini, non intaccati dalla mano dell’uomo. Un affascinante itinerario fotografico che ritroviamo nelle 5 sezioni in cui è suddivisa la mostra: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, il Pantanàl e l’Amazzonia. In molti di questi territori natura e uomo coesistono armonicamente, un equilibrio ambientale che si fa esempio e guida in un’epoca che pare aver smarrito quel principio di responsabilità, caro al filosofo Hans Jonas, per cui l’agire umano presente deve tener conto delle conseguenze future. Genesi è un messaggio di speranza e insieme un impegno, ci dice che abbiamo ancora tanta bellezza da preservare, un patrimonio inestimabile di natura e di vita che vale la pena conoscere e amare.

 

In apertura dalla mostra Genesi, Kafue National Park, Zambia, 2010, foto di Sebastião Salgado.

Condividi la tua passione...

Potrebbero interessarti

Brasile
Essenza Hotel Jericoacoara - Brasile
Brasile
Belmond Copacabana Palace Rio De Janeiro
Emirati Arabi
TRA LA SABBIA E LE STELLE