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NATURA |

Il respiro dell’infinito

di Carolina Saporiti

«Cè sempre qualcosa di più, un po’ più in là… non finisce mai». Certo, sembra facile usare una frase di Kerouac (La strada) per parlare di Stati Uniti, ma è proprio questo il loro segno distintivo, la grandezza sconfinata, l’orizzonte senza limiti che sembra postulare un mondo dove ogni cosa è possibile: ecco il sogno americano. Abbiamo tutti in mente i grattacieli di New York, il Millenium Park di Chicago, lo skyline di Miami e la Walk of Fame di Los Angeles, ma un viaggio che si limitasse alla sola visita di una delle principali città sarebbe un vero peccato, perché gli States sono soprattutto paesaggi straordinari, affascinanti e… diversi.

Subway Zion National Park in Utah, foto Maurizio Fontana
Subway Zion National Park in Utah, foto Maurizio Fontana

«Quando non ho nessun posto dove andare, torno qui. Torno qui e ritrovo la mia voce come qualcosa che mi è scivolato dalle tasche. E ogni volta che ritorno sono circondato da persone che mi amano, che si occupano di me. Qui riesco a sentire le cose, il mondo pulsa in maniera diversa, il silenzio vibra come una corda pizzicata milioni di anni fa; c’è musica tra i pioppi tremuli e gli abeti e le querce e persino tra i campi di mais essiccato. Come fai a spiegarlo a qualcuno? Come fai a spiegarlo a qualcuno che ami? Cosa succede, se poi non capisce?». Sono le parole di Lee Sutton, uno dei quattro protagonisti di Shotgun Lovesongs, romanzo d’esordio di Nickolas Butler. Lee è un cantante di successo, perennemente in tourné, che in un momento di crisi personale torna nel Wisconsin, torna a casa.

Route 66 Usa, foto Maurizio Fontana
Route 66 Usa. Foto Maurizio Fontana

I campi di mais di cui parla saranno ciò che più frequentemente vedrete visitando gli Stati intorno ai Grandi Laghi: Minnesota, Ohio, Michigan, Indiana e Illinois. Questi cinque laghi – Superior, Ontario, Michigan, Erie e Huron – nel complesso rappresentano il più grande corpo d’acqua dolce del mondo. Da solo, il Lago Superior si estende per più di trecento miglia da ovest a est. Se le rive nelle zone di città sono affollate o (in alcuni casi) industriali, basta spostarsi per trovare tratti di litorale incontaminati. A nord del Lago Michigan le scogliere rocciose si tuffano potenti nell’acqua, formando penisole scoscese alternate a immense spiagge deserte con dune di sabbia; attorno, invece, specialmente negli stati del Wisconsin e nel Minnesota, si susseguono decine e decine di laghi più piccoli, fiumi, ruscelli che insieme compongono un territorio selvaggio, dove si incontrano solo piccoli centri abitati, granai e silos. A fare da contrasto al verde lussureggiante di questa parte del Paese sono gli stati del deserto di Nuovo Messico, Arizona, Utah, Nevada, Texas e California.

Canyonlands National Park in Utah. Foto di Maurizio Fontana
Canyonlands National Park in Utah. Foto di Maurizio Fontana

Arenaria rossa, montagne innevate, altipiani deserti, canyon che si aprono maestosi nella terra, sono i panorami del sud ovest dove entrare in contatto anche con la cultura dei nativi americani. È senz’altro il Grand Canyon (in Arizona) l’immagine più famosa che conosciamo di questa zona, ma nessuna fotografia, nessun video, nessuna descrizione, può preparare alla vastità di questo maestoso panorama… l’emozione supererà sempre le aspettative. Da qualsiasi parte lo si guardi, da qualsiasi altezza lo si ammiri, sia che ci si trovi a bordo di un elicottero o sul dorso di un mulo o su un kayak, la luce del deserto e le ombre dell’arenaria riempiono gli occhi e – ci sentiamo di dire – anche il cuore. La maggior parte dei visitatori raggiunge il South Rim, ma c’è anche un altro rifugio a nord; meno conosciuto quindi meno affollato e per questo più evocativo, da metà ottobre a maggio è però chiuso per neve. Per entrare nel cuore della cultura nativa americana bisogna andare in Arizona, lo Stato dove la storia del Wild West è più palpabile e dove più di un terzo della popolazione è di origine Navajo, Hopi o Apache e vive nelle terre deserte del nord est dello Stato, soprattutto nel Canyon Chelly e nella Monument Valley. In particolare il panorama di questa valle ha influenzato il nostro immaginario come pochi altri: una distesa di roccia e sabbia rossa e all’orizzonte tre formazioni che si stagliano sul cielo azzurro. Anche in questo caso, potremo aver visto tutti gli spaghetti western del mondo, eppure una volta qua rimarremo senza fiato.

Altra terra di deserti, paesaggio meno malinconico di quello dei Grandi Laghi ma altrettanto contemplativo, è lo Utah. Nel sud la terra si colora di mille tonalità e ci sono così tanti parchi che qualcuno ha provocatoriamente (ma non troppo) suggerito di trasformare l’intera regione in un unico grande parco. Quelli più celebri sono senz’altro Zion e Bryce, ma chi passa da qui non dovrebbe perdere l’occasione di visitare anche Arches e Canyonlands dove si nascondono pitture rupestri antichissime. Bryce non è un canyon, nonostante il nome. È un bosco roccioso formato da pinnacoli colorati, stratificati e modellati dalle gelate invernali e dalle piogge estive. Il punto migliore di osservazione è Bryce Point, all’estremità meridionale, mentre il momento più adatto è senz’altro l’alba, ma si può sempre “ripiegare” sul tramonto. Nel parco nazionale di Zion si viene catapultati in un’altra atmosfera ancora, circondati da foreste pluviali, cascate e natura rigogliosa.

Monument Valley in Arizona. Foto di Maurizio Fontana
Monument Valley in Arizona. Foto di Maurizio Fontana

Viaggiando verso nord ovest si entra in California, lo stato d’oro, il paradiso del surf, del sole e dell’Oceano. Ed è così grande che un solo viaggio non basta per visitarla tutta. Impossibile non passare dalla Death Valley, paesaggio spoglio e inospitale punteggiato da crateri vulcanici e saline che in estate diventa uno dei posti più caldi e inospitali della Terra. L’est è invece la parte dei parchi nazionali. La valle dello Yosemite, immersa nell’omonimo parco, ha origini glaciali ed è un luogo piuttosto drammatico o potremmo dire romantico – al modo ottocentesco di intenderlo – con le sue scogliere quasi verticali, intervallate da cascate e terminanti con pinnacoli frastagliati. Ma è solo attraversando gli stati Colorado, Wyoming, Montana e Idaho che l’immensa dimensione americana si concretizza. Sono le Rocky Mountains, la spina dorsale dell’America che si estende dalle foreste del Canada al deserto del New Mexico, a riempire gli occhi con la loro natura selvaggia, potente, incontaminata. Tutta questa grandezza è arricchita dalla fauna che la abita: incontri ravvicinati con bisonti, orsi, cani di prateria, aquile, coyote, marmotte e alci sono piuttosto frequenti. Ognuno di questi quattro stati ha il proprio carattere: il Colorado è il più montuoso e popolato; Big Sky in Montana è invece il maggiore complesso sciistico degli USA ed è un posto dove staccarsi dalla routine, senza alcuna distrazione; l’Idaho è la destinazione ideale per gli amanti delle camminate in montagna. Una menzione speciale la merita il Wyoming, lo stato meno popoloso dell’America e uno dei più intatti – qui si possono esplorare il Teton National Park e le Bighorn Mountains. Paese dei cowboy con immensi spazi aperti, rodeo e sale da ballo di musica country, pur essendo uno Stato tradizionalmente conservatore, il Wyoming è stato il primo a estendere il diritto di voto alle donne. Il più grande spettacolo è senza dubbio Yellowstone che abbaglia con i suoi geyser, l’azzurro dell’omonimo lago, la fauna selvatica e le montagne tutte intorno. Si potrebbe andare avanti a elencare le meraviglie naturali degli Stati Uniti, ma queste dovrebbero essere sufficienti per decidere di partire alla scoperta della vera anima americana. La grande bellezza americana.

In apertura foto di Maurizio Fontana.

Articolo pubblicato su Circle Magazine, issue 05 / ottobre 2017. Clicca qui per sfogliare il magazine.

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