Tel Aviv la città della gioia nasce nel 1909 - Circle Magazine
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Tel Aviv, la città della gioia

di Amanda Ronzoni

Tel Aviv è una città viva e pulsante, lontana mille miglia da quello che ci si aspetta ascoltando le news. E quando sei qui non vorresti più andare via.
Nata dall’utopia nel 1909, quando 66 famiglie decisero di tentare l’impossibile e costruire una città dal nulla tra le sabbie alle spalle del vecchio insediamento di Jaffa (Yafo), oggi Tel Aviv ha 438 mila abitanti e si trova al centro di un’area più vasta, detta Greater Tel Aviv, che conta 3 milioni di persone.

Tel Aviv vista dall’Abrasha Park, nella vecchia Jaffa. Foto di Amanda Ronzoni

Da queste parti dicono che a Gerusalemme si va a pregare, e a Tel Aviv a peccare, sicuramente ci si va per divertirsi. L’aria che si respira è quella dolce del mare, con le lunghe spiagge dorate, la promenade e i suoi bar aperti sui tramonti, i grandi boulevard con le gallerie d’arte e i quartieri trendy dove trovare le creazioni di designer e stilisti locali. Si può vagare per ore nel Carmel Market (Shuk Ha’Carmel) o al mercatino delle pulci di Jaffa.

Tel Aviv, uno dei tanti localini all'aperto. Foto di Amanda Ronzoni
Tel Aviv, locale all’aperto. Foto di Amanda Ronzoni

Le strade sono gremite di giovani, da tutto il mondo, famiglie, bambini, ragazzi che corrono con il proprio cane. Belle ragazze in costume sulla spiaggia, donne arabe velate, occidentali in vacanza, ragazzi del posto che fanno ginnastica nei parchi o surfano se l’onda è quella giusta. Non sembrano preoccupati, hanno solo voglia di vivere. E poi, ci sono gli ortodossi chiusi nei loro abiti neri, uomini d’affari in cerca del business del momento. Tel Aviv è famosa come Startup City: una sorta di Silicon Valley, anzi Silicon Wadi, come la chiamano qui, che attrae ogni anno nuove attività da tutto il mondo. Di questo sembrano parlare i grattacieli della skyline moderna che cresce a vista d’occhio sulla città vecchia delle case Bauhaus dal fascino intramontabile.

Tel Aviv, statua della Fede, Abrasha Park. Foto di Amanda Ronzoni

Ogni quartiere qui ha la sua identità. C’è la vecchia Jaffa, avvolta nella storia, con le costruzioni basse, tradizionali, i vicoli stretti e i vecchi dock che ricordano gli splendori dell’epoca del commercio di arance. Le strade di Florentin, vecchio quartiere bohémien a sud di Tel Aviv, che in questi ultimi anni si va popolando di locali dove ascoltare musica e pub dalla clientela internazionale. Neve Tzedek, uno dei quartieri più vecchi della città, mantiene la sua fisionomia all’ombra dei palazzi nuovi, ospitando piccole boutique e ristoranti all’ombra di alberi di jacaranda e ficus lussureggianti, i vecchi muri pieni di murales d’autore. C’è poi Sarona, ex-colonia templare: un tempo insediamento agricolo, oggi è uno dei quartieri più in fermento della città. Anche il vecchio porto, Namal, sta tornando a nuova vita e si offre come punto d’attrazione per gli abitanti della città. Negozi, brand da tutto il mondo, ristoranti, bar e night sul mare, una copertura in legno di 14mila metri quadrati, a tratti modellati come le onde del mare, dove sfrecciano ragazzini in skate, roller e bicicletta.

Tel Aviv, una biblioteca all’aperto sullo Sderot Rothshild (Rotschild Boulevard). Foto di Amanda Ronzoni

Non c’è tempo qui per preoccuparsi delle brutture del mondo. Magari un altro giorno, il più lontano possibile. Intanto “carpe diem”.

Tel Aviv. la scultura Hitromemut (“elevazione”) di Menashe Kadishman, in Habimah Square. Foto di Amanda Ronzoni
Tel Aviv. la scultura Hitromemut (“elevazione”) di Menashe Kadishman, in Habimah Square. Foto di Amanda Ronzoni

 

In apertura il lungomare di Tel Aviv. Foto di Amanda Ronzoni

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